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‘TAP NON E’ OPERA STRATEGICA’

| 6 dicembre 2018 | 0 Comments

(Rdl)______In vista della grande manifestazione di sabato mattina a Melendugno, il Comitato No Tap ha diffuso ieri un lungo comunicato contenente alcune importanti questioni. Ne riportiamo qui di seguito i passaggi più significativi (nella foto, un flash mob dei mesi scorsi)______

In questi giorni, 60 associazioni e decine di liberi cittadini hanno sottoscritto l’ennesima diffida al Governo italiano , dove si pongono particolari accenti sulla NON STRATEGICITA’ E SULL’INUTILITA’ di Tap, anche alla luce delle urgenti preoccupazioni per un cambiamento climatico in atto.
La diffida delle associazioni, unita alle ultime due risposte provenienti dal Ministero dell’Ambiente, dimostra la totale ASSENZA di valutazione dell’utilità climatica dell’opera TAP.

Il Governo italiano si è limitato alla mera valutazione di impatto ambientale del singolo progetto TAP, mentre invece la perizia tecnica consegnata al GIP del Tribunale di Lecce lo scorso novembre ha sottolineato l’assenza di una “valutazione unitaria” dei due progetti Tap e Snam…

Ma non solo questo.
Dal referto dei periti consegnato al GIP e dalle risposte alle nostre richieste di accesso agli atti, noi ora sappiamo per certo che nè la “valutazione unitaria”, tra allaccio SNAM e progetto TAP, è stata mai fatta, nè è stata fatta alcuna valutazione della “utilità climatica” del progetto TAP rispetto agli obiettivi climatici strategici dell’Europa.
Ora, però, la UE sta rivedendo la propria strategia climatica al 2050 in modo ancora più rigoroso rispetto al 2013 (emissioni “zero” al 2050), perché i cambiamenti climatici stanno precipitando, tant’è che persino il Commissario UE su energia e clima parla di “inutilità” di nuovi gasdotti, altrimenti destinati a decadere…

Come si fa dunque a continuare a definire TAP un’opera “strategica”?
Come si fa ad avallare un’opera privata destinata alla inutilità e al danno climatico, quando la Costituzione italiana riconosce la libera iniziativa economica privata “se funzionale alla utilità sociale” e “se non lede la dignità e la sicurezza dei cittadini”?
Quali utilità, dignità e sicurezza può offrire un’opera che aggiungerà CO2 in un contesto considerato il peggiore d’Italia per vulnerabilità ambientale e della salute e sul quale persino l’IPRES della Regione Puglia, nel suo Report, dichiara di non disporre di dati sulla situazione climatica?
Come ci si può illudere che le “compensazioni” o “attenzioni” verso il territorio possano ristorare la presenza di un’opera destinata a permanere per decenni come “Started Asset” dannoso al clima?

In tali casi, il principio di precauzione imporrebbe, perché direttamente previsto dal Trattato della Unione europea, che ci si FERMI e che l’opera NON SI FACCIA!
Il Governo italiano sostiene invece il contrario…
Il silenzio della politica e della imprenditoria locale su questi interrogativi, si traduce inoltre in colposa complicità nel concorrere alla produzione dei danni climatici e nel ledere le garanzie della Costituzione italiana, a tutela delle presenti e future generazioni.

Category: Cronaca, Politica

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