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‘UN METODO NATURALE DI COLTIVARE GLI ULIVI, SENZA PRODOTTI CHIMICI, ERADICAZIONI E REIMPIANTI’

| 9 aprile 2019 | 1 Comment

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Antonio De Franco, segretario del Coordinamento Agricoltori per l’Olivicoltura, ci manda il seguente comunicato.______

Il C.R.E.A., il più importante Istituto di Ricerca in agricoltura in Italia, struttura facente parte del Ministero dell’Agricoltura con a capo il Ministro Gianmarco Centinaio, pubblica a marzo 2018 (un anno fa!) una dettagliata ricerca riconducibile all’abbattimento significativo di Xylella Fastidiosa nell’ulivo. Il metodo di trattamento contenuto all’interno della pubblicazione scientifica Phytopatologia Mediterranea, edita dalla Mediterranean Phytopatological Union, un ente europeo composto da stimati scienziati e ricercatori provenienti da 16 paesi diversi.

Il protocollo di coltivazione prevede un biocomplesso di zinco, rame e acido citrico che permette di controllare il batterio Xylella che infesta gli ulivi: metodo scientifico corredato da analisi ed esperimenti condotti sul campo che, in 3 anni di trattamento, hanno evidenziato un drastico contenimento sulle cultivar. Ma con enorme spreco di denaro pubblico e danneggiando l’economia del settore, il Ministero stesso e la Regione Puglia (che ha anche erogato un contributo per le spese della ricerca) hanno omesso di prendere in considerazione detti risultati e continuato il contenimento territoriale con la pretesa, che ci espone al ridicolo agli occhi del mondo, di fermare la batteriosi con trattamenti chimici a tappeto ed il taglio degli ulivi infetti.

Ormai danni e beffe fanno fatica a contarsi: il decisore politico attua un contenimento territoriale che grava sulla spesa pubblica in modo pesantissimo e al tempo stesso investe nella ricerca ulteriori fondi, senza poi prendere in considerazione i risultati di tali ricerche. Alle certezze che può fornire un metodo scientifico basato su test effettuati direttamente sul campo si continua a preferire il calcolo probabilistico dell’eradicazione, che negli ultimi anni ha ampiamente dimostrato di non essere in grado di fermare l’avanzata della batteriosi.

Ma, cosa ancor più strana, da 12 mesi a questa parte nessuno ha notiziato la Commissione U.E. del test pubblicato con i criteri di validazione scientifica internazionalmente riconosciuti.: grave omissione verso una componente essenziale del decisore politico in materia di lotta alla batteriosi.

Lo scrivente Coordinamento Agricoltori per l’Olivicoltura, appurate dette gravissime omissioni, in data odierna ha provveduto a notificare al decisore politico (Commissione U.E., Regione Puglia e MIPAAFT) la pubblicazione dei risultati della ricerca del C.R.E.A. invitando lo stesso a compiere quello che a questo punto è un atto dovuto: mettersi alle spalle il contenimento territoriale e passare senza indugi alla convivenza agronomica con il patogeno come avviene per qualsiasi fitopatia agraria.

Si è proceduto ad esporre il tutto per competenza alla Corte dei Conti per gli evidenti profili di danno erariale consumato. Infatti, emerge come in questo anno si stia spendendo inutilmente denaro pubblico per l’attuazione, da parte delle strutture burocratiche, dell’improbabile blocco del batterio, esautorando gli agricoltori che se ricevessero gli stessi soldi per coltivare gli ulivi, scongiurerebbero il loro abbandono che sta aggiungendo al danno, la beffa che proprio il contenimento territoriale ha, invece, alimentato.

 

Category: Cronaca, Politica, Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Comments (1)

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  1. Antonio De Franco - tramite Facebook ha detto:

    Meglio sostituire nel vostro titolo la parola ‘curare’ con ‘coltivare’.
    Noi non curiamo ma coltiviamo.
    Poi la innovazione colturale con l’intensivo non è di per se negativo. L’importante, come abbiamo proposto col contro-decreto al d.l. 27, è che l’areale delle nuove cultivar sia aggiuntivo e non.sostitutivo di quello esistente.

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