leccecronaca.it HA LETTO “Vorrei essere come sono”, IL ROMANZO DI PIERA GIORDANO

| 1 agosto 2019 | 0 Comments

di Emanuela Boccassini _______

“Vorrei essere come sono” è il primo, toccante e intenso, romanzo scritto dalla poetessa Piera Giordano, docente di lettere in un liceo piemontese.

L’opera si presenta come un colpo in pieno stomaco che porta il lettore violentemente e dolorosamente alla realtà in tutta la sua crudeltà pur non priva di speranza.

Giordano racconta la vita amara e solitaria di Linda, una liceale tormentata. Tormentata da un destino beffardo, tormentata da se stessa, dall’amarezza per la perdita della sua migliore amica, Silvia, da un segreto scomodo da confessare.

Tormentata da un “tarlo” che la divora da dentro. La consuma lentamente provocandole ferite difficilmente rimarginabili. Ma l’autrice affronta le tematiche (violenza e suicidio), piaghe sociali presenti nei telegiornali di tutto il mondo, con una delicatezza e una sensibilità senza pari. Non approfondisce, ma sfiora con leggerezza, come un batuffolo di ovatta sulla pelle martoriata, lasciando al lettore il compito di tuffarsi nella tragedia e farla propria.

Quella narrata dalla Giordano è la storia verosimile di una famiglia in cui le donne ‒ protagoniste principali, nel bene e nel male ‒ sono assoggettate al volere e al potere degli uomini: da un alto il “padre padrone”, il quale pretende che tutto sia come ordina lui, dall’altra il nonno che, in silenzio, commette il più abominevole dei peccati.

“Il gioco della felicità” diventa il peggior incubo di una bambina che non sa come liberarsi e come superare l’indifferenza e l’omertà della madre. Da adolescente la ribellione, apparentemente ingiustificata, attira le ire del padre e Linda, da ragazzina «gentile, sempre sorridente», che non fa «capricci» ed è «ragionevole» diventa ingestibile e incomprensibile agli occhi increduli del genitore «che scambia la famiglia per un reggimento», convinto di aver svolto, nel miglior modo, il proprio dovere.

Invece lui non comprende e la punisce, mentre la madre, pur sapendo, non la protegge, anzi la incolpa rinfacciandole il cambio di rotta: da un’infanzia allegra e felice a una adolescenza solitaria e ribelle. «Guardavi Pollyanna ed eri graziosa come lei. Cantavi la sigla mettendo il tuo nome al posto del suo, “Linda porta sempre il sole con semplici parole e buona volontà, con il suo candore risveglia il buon umore e dà serenità”. Adesso ascolti quella musica che è solo rumore pieno di odio».

Ma odio verso chi? Forse verso se stessa o piuttosto verso le persone che avrebbero dovuto salvarla e difenderla ma fanno finta di non sapere e non capire. E quando la ragazza trova il coraggio di confidarsi con la madre, a tredici anni, l’unica risposta che ottiene è di avere pazienza. «Le donne soffrono più degli uomini però hanno la forza di sopportare». La incita a farsi furba ed evitare le situazioni violente. «Secondo lei io sarei cresciuta, avrei trovato un lavoro, mi sarei sposata, me ne sarei andata e il corso della vita avrebbe risolto la situazione. Per me così non funzionava. Non mi voleva bene». L’unica supplica che rivolge alla Madonna è «che renda la madre più comprensiva».

E così, con il passare degli anni i pensieri sono sempre gli stessi: la rabbia con la quale, alcune mattine, ancora si sveglia, come se il passato «riprendesse vita». Si sente fuori posto, si colpevolizza per quello che le è capitato. Si dice che non è stata capace di scegliere, che si è lasciata intrappolare. E poi pensa che lui le voleva bene. Gli “acidi” le bruciano lo stomaco. Non riesce a eliminarli. In lei vive la consapevolezza che «gli eventi accadono indipendentemente da te. Non puoi tagliarne una parte, modificarli o cancellarli a tuo piacimento».

 

Abbandonata a se stessa, Linda cambia drasticamente il suo aspetto e si ribella, a suo modo, all’indifferenza e al silenzio materno. Si sente «costretta a vivere fra le quattro mura di un alloggio in un quartiere-dormitorio dove tutto è ristretto e diventa soffocante a cominciare dalla voce» del padre; la «madre con la mania della pulizia. La nonna che vuole che impari a ricamare. Il nonno. L’acquisto della casa. Abitare tutti insieme. La scuola. I compagni a seguire look standard credendo di essere originali, per essere accettati a qualsiasi costo. Alcuni sono dei veri imbecilli che se la prendono con i più sfigati».

Ma se da un lato Linda vorrebbe conforto, sostegno, sollievo dal dolore e dalle cattiverie del mondo, conosciute troppo presto, dalla madre incapace di ogni dimostrazione di affetto; dall’altro però trova ciò di cui necessita da un’estranea, Francesca, la supplente di lettere, che prende a cuore Linda, la sua ritrosia, la sua testardaggine, la sua anima. In lei Francesca vede il dolore, lo sbandamento, una ragazza difficile, bisognosa di quelle attenzioni e di quell’amore che la famiglia non è capace di offrirle. Con enorme fatica riesce a fare breccia nel cuore della giovane, ne conquista la fiducia e l’ascolta, la incoraggia, la allontana, anche se per poco, dal luogo della sua angoscia. Le offre un’alternativa alla sua sofferenza.

Ma è possibile curare certe ferite? Forse non c’è una risposta, o probabilmente non ne esiste una universale. Certamente, però, il messaggio più importante, a mio avviso, trasmesso da questo romanzo ‒ che consiglio caldamente non solo per gli argomenti trattati ma soprattutto per lo stile dell’autrice ‒ è che se la vita non è «il tonto ottimismo di Pollyanna», è sicuramente speranza, è la realizzazione di un miracolo: la rinascita. Rinascita di sé, la rinascita e l’apertura a una nuova esistenza, grazie anche alla presenza di persone sensibili e intelligenti in grado di comprendere e semplicemente di rimanere accanto.

 

Nell’ occasione, abbiamo intervistato l’autrice a Lecce, dove è venuta per la presentazione del suo romanzo, pubblicato dall’editore salentino Stefano Donno, per iQdB Edizioni.

 

D.) – “Vorrei essere come sono” sembra quasi un mantra per l’autostima. Come ha scelto questo titolo?

R.) – Sì, può essere un mantra, inteso come mezzo per liberarsi, anzi per affrontare e superare una situazione difficile. È ciò che desidera Linda. Questo desiderio risuona dentro di lei e la spingerà a mettersi in azione e a decidere. Penso che questo “mantra” sia in ognuno di noi, non solo per rafforzare la propria autostima, ma soprattutto per soddisfare l’esigenza di essere accettati , in quanto appartenenti a una comunità, così come si è, con i propri pregi e difetti. Riprende anche, interpretandolo, il titolo di una canzone di Kurt Cobain: “Come as you are”.

 

 

D.) – Fa spesso riferimento ai Nirvana, suppongo che le piacciano particolarmente, che nesso c’è con il libro? Qual è il significato recondito, se esiste, che l’ha spinta a usarli come colonna sonora del romanzo?

R.) –  Le parole sono suoni, la scrittura e la vita sono ritmo. Quindi parole, vita, accordi, musica si accompagnano. «I giovani non ascoltano la musica, la abitano» è ciò che sostiene Franco Ferrarotti. Ed è quello che succede a Linda. Non si sente compresa in famiglia, non si trova con i suoi coetanei, la scuola non è un luogo coinvolgente. Si rifugia nella musica e nell’immaginazione. La musica, che è emozione, diventa una strada che porta all’animo di Linda. Perché proprio i Nirvana? Questo gruppo ha avuto un grande successo negli anni Novanta. Il suo cantante Kurt Cobain, è stato l’idolo di tanti giovani. Egli ha dato voce, con le sue canzoni, al malessere e al disagio giovanile. La usa stessa vita è stata segnata da inquietudine e tormento. Linda lo ha scelto come suo amico immaginario, parla e riflette con lui. È sempre presente in qualsiasi momento. Anche Kurt Cobain ha Boddah, il suo amico immaginario, che lo accompagnerà per tutta la vita. A lui dedicherà la sua ultima lettera con cui saluterà il mondo. I testi delle canzoni dei Nirvana sono suggestive e, come osserva Gabriele Salvatores, sono piccoli e folgoranti poesie. Il ritmo che personalmente preferisco è quello dell’MTV Unplugged in New York.

 

 

D.) – La trama del libro è ispirata a una storia vera o è frutto della sua fantasia? In quanto docente, qual è il ruolo più importante della scuola nella vita degli studenti?

R.) –  Questa storia è inventata, ma in essa sono confluiti elementi e particolari che ho pescato dalla vita reale e dalla mia esperienza. Lo dichiaro nelle note del romanzo. Ho conosciuto adolescenti ribelli, aggressivi e disorientati. Ho ascoltato le testimonianze di giovani donne che avevano subito violenza. Ho sentito la rabbia e la frustrazione delle canzoni di Cobain. Vi sono anche influenze che arrivano da scrittori che ho letto. C’è un riferimento esplicito a Italo Calvino quando Linda legge di Pin, «solo e sperduto» nel mondo dei grandi. Dopo la pubblicazione del romanzo, una lettrice mi ha riferito un’esperienza simile a quella di Linda, che ella stessa aveva vissuto. I ragazzi trascorrono una buona parte del loro tempo a scuola, tempo importante. Si relazionano con i compagni, con i bidelli, con i professori. È un mondo protetto dove si impara l’importanza della parola come strumento di mediazione. Si impara a conoscere se stessi, gli altri, il mondo. Si impara quella che viene definita “cittadinanza attiva” e si scopre l’importanza del fare positivo e dell’impegno.Una breve suggestione poetica:

In classe

È un aprire i libri

è un chiuderli

è una lotta

tra la sedia e la strada

è una parola

è la tua

è un bere

è un rifiutare

è un entrare

è uno sgusciare

è rifare il mondo.

 

D.) – Come giustifica l’atteggiamento tutt’altro che materno, della genitrice di Linda?

R.) – Linda desidera l’abbraccio è la comprensione della mamma che fa la domestica nelle case di famiglie borghesi e spera per la figlia un destino diverso dal suo. Quindi vuole il bene di Linda. Non capisce che prima di tutto il bene è quello interiore. Ha paura e questo la blocca. Ha paura di mettere in crisi l’apparente pace familiare e per la famiglia sacrifica la figlia. È un atteggiamento che ancora c’è, almeno così indicano le statistiche e gli studi sociologici. Si prova vergogna per l’accaduto e si rinuncia a denunciare per sostenere la situazione. Proprio per questo la storia di Linda è dichiarazione contro la violenza e gli abusi sui minori. Bisogna impegnarsi a diffondere una cultura che si prenda cura e protegga i nostri bambini e bambine.

 

D.) – Nella totale indifferenza del prossimo e nel giudizio spesso affrettato dettato dalle apparenze, gli adolescenti come e a chi possono chiedere aiuto in circostanze difficili come quelle vissute dalla protagonista?

R.) –  Consiglierei di rivolgersi a un adulto positivo che, come succede per Linda, dopo aver ascoltato l’adolescente, lo metterà in contatto con centri antiviolenza e servizi sociali dove psicologi e assistenti lo accompagneranno rassicurandolo e sostenendolo psicologicamente. Sono situazioni delicatissime che possono essere affrontate solo con adulti consapevoli e preparati.______

LA RICERCA nel nostro articolo di ieri

L’OPERA PRIMA DI PIERA GIORDANO A LECCE GIOVEDI’ 1

Category: Cultura, Eventi, Libri

Lascia un commento