STRAGE DI BOLOGNA: NESSUNO VUOLE SCOPRIRE LA VERITA’

| 2 agosto 2019 | 1 Comment

E’ SCOPPIATA UNA BOMBA NON E’ STATO PRESO NESSUNO, NON SI SA CHI E’ STATO MA LA BOMBA E’ DI CHIARA MARCA FASCISTA. Così il giornalista della Rai a poche ore della strage diede la notizia.
Sono trascorsi 40 anni e vediamo se è cambiato qualcosa, vediamo cosa scrive oggi l’Ansa e cosa riporta la Rai.

Ansa: “Un afoso sabato di esodo, con le foto e le immagini delle code in autostrada pronte, come da ‘copione’ del periodo, per diventare l’argomento del giorno di quotidiani e tg. Alle 10.25 del 2 agosto 1980, invece, un’esplosione alla stazione centrale di Bologna spezza nel sangue la tranquilla routine del rito delle vacanze: 85 morti e 200 feriti il bilancio finale della strage più sanguinaria nella storia italiana.
Il boato squarcia l’ala sinistra dell’edificio su piazza Medaglie d’Oro…..” e poi continua ricordando tutto quello che avvenne in quella drammatica giornata.

Rai 3, il canale gestito dagli ex comunisti, dopo aver ricordato molto velocemente l’accaduto, conclude con un significativo: ” sulla Strage di Bologna restano molte zone d’ombra tendenti al nero”.

Ed ecco cosa ha detto il Presidente Mattarella oggi.
Leggiamo con attenzione le sue contraddittorie parole. Egli prima sostiene che i responsabili sono stati assicurati alla giustizia, ma subito dopo è costretto ad ammettere che della Strage di Bologna non sappiamo ancora nulla.

Le istituzioni, grazie all’opera meritoria dei suoi uomini, sono riuscite a definire una verità giudiziaria, giungendo alla condanna degli esecutori e portando alla luce la matrice neofascista dei terroristi. L’impegno profuso non è riuscito, tuttavia, a eliminare le zone d’ombra che persistono sugli ideatori dell’attentato. È una verità che dovrà essere interamente conquistata, per rendere completa l’affermazione della giustizia”. Così Sergio Mattarella in occasione dell’anniversario della strage di Bologna, l’attentato del 2 agosto 1980 che uccise 85 persone e ne ferì 200.

Ricordiamo che Mattarella, che ricopre l’attuale ruolo istituzionale grazie al Pd, all’epoca dei fatti era uno dei leader della Democrazia Cristiana, quel partito che in Italia gestiva il Potere, compresi i Servizi Segreti.

E così ho rispolverato un articolo scritto due anni fa in occasione della commemorazione della Strage da parte del Presidente Loizzo, vi invito a  leggere con attenzione queste poche e superficiali riflessioni, potrete capire come mai i conti non tornano..

Le parole di commemorazione sono quasi sempre le stesse, da decenni, ma a quanto pare come disse uno dei condannati, a nessuno importa sapere chi sono veramente i responsabili.

 

(v.m.)______Sulla Strage di Bologna il  Presidente del Consiglio Regionale di Puglia, dichiara che bisogna condannare l’odio cieco, e che attendiamo la verità.
Io mi auguro che il Presidente Loizzo abbia detto qualcosa di più interessante di quanto riportato dalle agenzie di stampa, altrimenti abbiamo di che preoccuparci.
Se dopo quasi quarant’anni non si ha ancora la capacità di capire quanto è successo o siamo tonti,  o più probabilmente è perché dopo che abbiamo  raccontato certe verità, frutto di prese ideologiche e di convenienza politica, oggi che pure il quadro politico è completamente cambiato, non abbiamo il coraggio di dire che erano tutte menzogne, quelle che per anni i giornali e le forze politiche, che di quella strage hanno beneficiato, hanno raccontato.

Quando si parla di stragi e di morti è difficile fare un’analisi fredda, si è portati ad immedesimarsi nel dolore delle famiglie che hanno subito la perdita di un proprio caro, più che restare lucidi e porsi domande e fare analisi.
Ma sono passata quasi quarant’anni, e se la Rai ci fa vedere le immagini sbigottite e l’orrore di chi  scampò miracolosamente alla strage, continua ad evitare però a porsi delle domande, la prima fra tutte, A CHI SERVIVA QUELLA STRAGE? o ancora meglio a chi è servita.
All’indomani della strage L’UNITA’ organo del Partito Comunista Italiano titolava in prima pagina”Quasi certo: un atroce attentato fascista”.
Ora che il PCI senza avere alcuna prova nell’immediatezza della strage addossasse la responsabilità agli avversari di sempre, si può comprendere, ma se a farlo è un intero sistema, compreso quello giudiziario, allora si finisce dove siamo oggi, senza responsabili, ma con una lapide nella stazione di Bologna che sopra ai nomi dei caduti recita: “Vittime del terrorismo fascista”.
La responsabilità politica di quella strage fu addossata ad una precisa forza politica che si chiamava MOVIMENTO SOCIALE ITALIANO, il partito neofascista, che da allora non si riprese più.
Quindi l’operazione sul piano politico riuscì perfettamente, la Democrazia Cristiana e i partiti satelliti, a causa della corruzione di cui erano artefici cominciavano a perdere consenso, consenso che però non sarebbe andato al PCI trattandosi di un elettorato moderato, per cui i consensi cominciavano a spostarsi a destra verso il MSI.
La strage riportò i voti nell’ovile, ” meglio ladri che assassini”, questo fu il motto grazie al quale, la Dc e suoi alleati continuarono a governare per un altro decennio.
Per avvolorare la tesi della strage fascista, si indagò in un’unica direzione, e quando si vide chiaramente che si trattava di una Strage di Stato, si cominciò a parlare di servizi deviati, insomma si è detto tutto ed il contrario di tutto.
Alla fine di tutto questo indagare sono andati assolte tutte le centinaia di persone coinvolte ed indagate, dopo quasi 40 anni non si conoscono i mandanti, non si conoscono i motivi per cui la strage andava compiuta, insomma sappiamo solo che erano coinvolti gli apparati dello Stato.

Sono stati condannati come esecutori due fidanzati, già ergastolani che per ottenere qualche privilegio in prigione avrebbero anche potuto pure confessare, ma non lo hanno fatto, in definitiva l’unica cosa che è restato in piedi sono gli slogan, e le dichiarazioni dei TG, come quello di un cronista della Rai che al tg della sera disse: ” Non si sa chi è stato, non è stato preso nessuno, ma la bomba è di chiara marca fascista”.
Oggi sorrido pensando a me che ragazzino che 37 anni fa dopo aver ascoltato il giornalista della RAI  pensai che avessero trovato un pezzo di bomba con la marca incisa su dal fabbricante di bombe tipo: “Bomba Fascista made in Italy”.
Ora da che mondo è mondo chi sta all’opposizione, quando mette una bomba lo fa mettendola sotto la sedia di chi comanda, non in mezzo alla povera gente.
Presidente Loizzo il prossimo anniversario oltre a ricordare i morti della strage di Stato, come è doveroso che sia, forse dovrebbe ricordare anche tutte le vittime innocenti che per decenni sono state perseguitate, incarcerate, bollate col marchio dell’infamia, perché gli apparati dello Stato dovevano difendere una classe politica da cui dipendevano.
Per non parlare di coloro che in seguito alle migliaia di dichiarazioni, lapidi, libri, documentari e film, sono stati fatto oggetto dell’odio di coloro che sentendosi giustificati hanno bruciato centinaia di sedi del MSI per non parlare dei ragazzi ammazzati, compresi ragazzi e bambini arsi vivi mentre dormivano nella loro casa.

Ed ecco la dichiarazione di Loizzo.

“A 37 anni dall’esplosione nella sala d’aspetto di seconda classe della stazione centrale di Bologna, il Consiglio regionale della Puglia non dimentica e condanna ancora l’odio cieco degli attentatori, che vollero colpire persone semplici, bambini, donne e uomini di ogni età, in un luogo nel quale non potevamo esserci che vittime innocenti”. Lo sostiene nell’anniversario della strage nella stazione di Bologna, il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Mario Loizzo. “Gli obiettivi di quella strage sono tuttora oscuri, perché dopo quattro decenni – sottolinea Loizzo – siamo ancora in attesa di una risposta a tanti perché. Ci sono state sentenze, ci sono state condanne, ci hanno indicato dei colpevoli, ma quella giornata dolorosa attende una verità e della verità c’è bisogno assoluto; ha ragione il presidente Mattarella”. “Un pensiero va a tutte le famiglie delle vittime e in particolare ai sette pugliesi periti in un giorno che per loro – aggiunge Loizzo – doveva essere spensierato, in viaggio verso i luoghi di vacanza. Il 2 agosto 1980 la Puglia pagò il tributo più alto: Sonia Burri 7 anni, Vito Diomede Fresa 62 anni, Francesco Cesare Diomede Fresa 14 anni, Errica Frigerio 57 anni, Patrizia Messineo 18 anni, Giuseppe Patruno 18 anni, Silvana Serravalli 34 anni”.

Category: Costume e società, Politica

Comments (1)

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  1. ANTONINA LAQUANITI ha detto:

    IL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA COSSIGA CHIESE SCUSA AI FASCISTI ACCUSATI INGIUSTAMENTE.
    Solo due giorni dopo la strage di Bologna, l’allora presidente del Consiglio, Francesco Cossiga, non aveva dubbi sulla cabina di regia dell’esplosione alla stazione che uccise 85 persone ferendone oltre 200. Il 4 agosto del 1980 il futuro presidente della Repubblica sentenziava con grande sicurezza davanti all’assemblea del Senato: «Dell’orribile strage di Bologna la matrice è chiara. Non da oggi si è delineata la tecnica terroristica di timbro fascista». Il resto è storia. Una storia tutta italiana. Fatta di depistaggi, cortine fumogene, segreti di Stato, scaricabarile istituzionali… Stragi di Stato, forse. Come per Ustica. Come per piazza Fontana. Anche sulla strage di Bologna la verità processuale (che si è conclusa con la condanna definitiva di Francesca Mambro, Valerio Fioravanti e Luigi Ciavardini come esecutori materiali) fa acqua da tutte le parti trascinandosi dietro una scia interminabili di omissis e polemiche, sullo sfondo del derby ideologico tra “buoni” e “cattivi” che resta la più odiosa eredità degli anni di piombo e della guerra civileCossiga e le scuse su Bologna

    Molti anni dopo la strage, nel 1991, Cossiga da capo dello Stato getta la maschera chiedendo “scusa” alla destra, rappresentata all’epoca dal Msi, per quella verità “non vera” frettolosamente confezionata. Il picconatore si scusò personalmente con Giuseppe Tatarella: «Fui fuorviato, intossicato. Ho sbagliato, chiedo scusa a Lei che rappresenta in questo momento la sua parte politica…», disse. Un gesto di grande coraggio che sedusse il popolo e la dirigenza missina, finalmente sdoganata dall’equazione stragismo uguale destra. In tutta Italia non si contarono manifestazioni e caroselli liberatori. A Bologna Filippo Berselli, all’epoca consigliere comunale del Msi, distribuì a tutti i colleghi la prima pagina del Secolo d’Italia di allora con il titolo “Cossiga: chiedo scusa al Msi-Dn”. E i muri delle città d’Italia ennero ricoperti da un manifesto con la fiamma del Msi e il virgolettato con le scuse del capo dello Stato (foto).

    L’ultima intervista del picconatore

    Cossiga, dunque, ammise di essere stato fuorviato da quei capi dei Servizi segreti che lui stesso, insieme a Giulio Andreotti, aveva voluto. Pochi mesi prima di morire il presidente-picconatore rivelò a Gianni Minoli, in una puntata de La storia siamo noi“, la sua teoria, mai esternata pubblicamente prima di allora, citando il “patto segreto” fra il governo Moro e l’Olp di Arafat responsabile, secondo lui, dell’esplosione alla stazione centrale di Bologna del 2 agosto che costò la vita ad 85 persone.

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