LECCECRONACHE / CENTO GRAMMI DI ANGOSCIA

| 17 marzo 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Vado a fare la spesa.

Ostentando una borsa pubblicitaria capiente, per giustificare la mia ‘uscita’ agli occhi di eventuali sorveglianti, eccomi attraversare le vie del paese, meravigliandomi perché non c’è nessuno, ma proprio nessuno, per le strade.

Soprattutto nel ‘centro commerciale’ e in piazza, solo qualche figura come la mia, con borse in bella evidenza e mascherine sul volto.

Davanti alla Posta, una fila di persone in silenzio, a distanza una dall’altra. Non più tardi di qualche giorno fa, c’era la ressa, fuori e dentro l’Ufficio e gli impiegati non riuscivano a dar retta a tutti… Oggi sono tutti calmi, ordinati, pazienti…

Arrivo davanti al Supermercato, c’è anche qui una lunga fila di persone distanziate, sono tante ed hanno scelto di usare la ‘fila a serpentone’, quella che si fa negli aeroporti, per intenderci, dove si avanza ma si è sempre allo stesso posto…

A regolare il traffico, un addetto del Supermercato, rigorosamente vestito di nero e con la mascherina. Non parla, fa solo un gesto con la mano, indica uno della fila, il più vicino, e quello entra, senza profferire verbo.

Siamo tutti in silenzio. Ci sono due scapestrati che, seduti su un muretto, parlano gridando e motteggiando. Ma nessuno pare dar loro retta, anche i conoscenti ci salutano con un breve cenno del capo e riprendono a scrutare il telefonino.

È veramente un’atmosfera irreale: tutti a capo basso, col telefonino in mano, il volto coperto e una espressione di mestizia generale.

Anche i ‘colored’ che, ormai, stanziano da sempre vicino ai carrelli, non dicono nulla. Hanno le mascherine bianche anche loro e quasi quasi rimpiangiamo il tradizionale intercalare, che ci pareva fastidioso: “Capo, vuoi carelo?”.

No, nessuno parla, neppure le temutissime casalinghe di mezza età che, notoriamente, hanno nelle cassiere valide antagoniste per tenzoni verbali.

Dentro, è ancora peggio. Si vagola guardando gli scaffali, cercando di fornirsi velocemente di quello che serve, ma il gusto di gironzolare per il supermercato, confrontando prezzi e prodotti, in cerca dell’offerta con lo sconto o della novità, non c’è più.  Severi cartelli ci ammoniscono a velocizzare le compere e ci ricordano che siamo in quarantena, caso mai ce ne dimenticassimo.

Alla cassa, poi, uno alla volta, distanziati, ci pare un sogno la fila estiva con i turisti che tornavano da mare, ancora bagnati e sporchi di sabbia, in un turbillon di voci, dialetti, costumi da bagno e sudore…

Niente, solo le mascherine che coprono il sorriso della cassiera, la riconosciamo a stento, è indaffarata e preoccupata, si vede subito, solo monosillabi dalla sua bocca, anche lei sorvegliata dall’uomo in nero che allunga il braccio e ci indica l’uscita…

Torniamo a casa, per le vie deserte e silenziose.

Una stretta di angoscia l’abbiamo dentro, neppure lo stanato di pasta al forno, appena tirato fuori dal forno dalla moglie, può consolarci.

Addentiamo il primo boccone, il secondo…  Al terzo, ci siamo dimenticati delle mascherine e dell’uomo in nero col braccio levato.______

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Category: Cronaca, Cultura

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