A QUARANTADUE ANNI DALL’OMICIDIO DI ALDO MORO, LA VERITA’ ANCORA LONTANA. QUALCHE DOCUMENTO VECCHIO E NUOVO PER AVVICINARCI QUANTO PIU’ POSSIBILE

| 10 maggio 2020 | 0 Comments

MV_______Anche quest’anno film, documentari, interviste sono andati in onda sui diversi canali televisivi per ricordare l’On. Aldo MORO rapito il 16 marzo del 1978 e “giustiziato” dalle Brigate Rosse il 9 maggio, dopo quasi due mesi di prigionia. Nessuno, trattando la vicenda dell’ on. Moro, si è mai preoccupato di pensare, cosa sarebbe accaduto se la Democrazia Cristiana, e sopratutto i suoi Ministri degli Interni, non fossero stati indulgenti, per non dire compiacenti, nei confronti di quella sinistra che nelle piazze esibiva le P38 e lanciava bombe molotov, e avesse invece usato il pugno di ferro contro le bande armate, come le Brigate Rosse, i Nuclei Armati Proletari o i Comunisti combattenti ecc.

Ci sarebbe stato il rapimento di Moro e l’uccisione degli uomini della sua scorta?

Qui sotto vengono riportati  alcuni trafiletti delle migliaia di pagine che i giornali hanno dedicato al rapimento e all’uccisione di Moro.

Lo facciamo perché, nonostante siano tutti stati scritti a distanza di tanto tempo, ancora oggi la verità sull’uccisone del Presidente della Democrazia Cristiana è avvolta nel mistero.

Leggendoli vi accorgerete che pur essendo trascorsi quarantadue anni ognuno racconta una sua verità, che però non solo non combacia con le altre, ma sono verità distinte e distanti tra loro, spesso addirittura opposte.
Le Brigate Rosse erano comuniste, e questa forse è l’unica verità su cui tutti sono d’accordo.

Poi però, quando si arriva a parlare e soprattutto a scrivere dell’uccisone di Moro, c’è chi pensa che siano stati i servizi segreti italiani deviati, oppure gli anticomunisti della Gladio, dietro cui c’era Cossiga ed Andreotti, oppure gli americani  contrari al Compromesso storico, o il KGB,  la polizia segreta russa, e così via discorrendo, come se le B.R. fossero dei fantocci in mano a questa o a quella potenza straniera.
Alle fredde analisi dei commentatori, alle inchieste portate avanti da importanti giornali, alle verità velate o rivelate nei libri dedicati a quel luttuoso evento, si contrappone quello che 40 anni fa, a caldo i giovani leccesi, che avevano fatto dell’anticomunismo la loro bandiera e la loro fede, scrivevano.
Il documento che abbiamo scovato è unico, una chicca,  e per questo ve lo proponiamo.
Stiamo parlando degli anni di piombo e la giovane destra aveva pagato sino a quel momento un tributo di sangue notevole  per mano comunista.

A causa della  complicità del Partito Comunista Italiano, e all’inerzia della Democrazia Cristiana che era al Governo, la sinistra extraparlamentare era diventata sempre più violenta, sino al punto che alcuni di loro decisero di intraprendere la strada della lotta armata. Uccisioni e rapimenti si susseguirono a ritmo incalzante ma lo Stato restò ad osservare, come poi dichiareranno molti anni dopo i terroristi comunisti, l’impunità loro concessa in quegli anni li aveva convinti che avrebbero potuto spingersi oltre senza rischiare nulla. A Lecce la giovane destra, a differenza della maggior parte delle città italiane, era numerosa e vivace, e anche in quella circostanza, non perse l’occasione per dire la sua, in modo originale, lontano dalla retorica del momento, e polemizzando aspramente con il partito della vittima, ed in qualche modo anche con il partito di cui facevano parte: il Movimento Sociale Italiano che in quell’occasione aveva scritto un manifesto di circostanza condannando al violenza da qualsiasi parte venisse.

Ed ecco questo documento unico nel suo genere.
La carta ingiallita i caratteri erano quelli che venivano sistemati a mano lettera dopo lettera, affiancati gli uni agli altri, con una pazienza infinita, all’interno della tipografia Martano, che all’epoca era di fronte alla chiesa di Sant’Anna, o della tipografia La Commerciale che si trovava su una stradina adiacente la piazzetta  di fronte alla chiesa di San Matteo a Lecce.
Ed ecco il testo:

MORO: CHI SEMINA VENTO RACCOGLIE TEMPESTA
Il Fronte della Gioventù esprime le più sentite condoglianze alla famiglia dell’On. Aldo Moro.
Poi una linea a sottolineare che tutto il resto non aveva a che fare con il cordoglio, ma era invece un’accusa pesante nei confronti del Partito di Moro.

Alla Democrtazia Cristiana, invece ricordiamo che se le Brigate Rosse oggi riescono a colpire al cuore dello Stato, è perché qualcuno gli ha permesso in questi anni di potersi esercitare indisturbate, in rapimenti, ferimenti ed omicidi.

Mazzola e Giraluci, sono state le prime due vittime delle Br, la cui unica colpa era quello di essere di destra.
Il loro omicidio, rimasto impunito, risale a quattro anni fa.
Le B.R. in questi anni hanno potuto contare sulle coperture della sinistra extraparlamentare e del Partito Comunista, ma le responsabilità della D.C. sono enormi.
Mentre i nostri ragazzi venivano massacrati davanti alle scuole, per strada o sprangati sotto casa, il Ministro degli Interni dichiarava: “la violenza viene solo da destra”.
Mentre i Magistrati, giornalisti, poliziotti, venivano sequestrati, gambizzati, assassinati dai brigatisti rossi, la D.C. parlava di “sedicenti e fantomatiche Brigate Rosse” quasi che il terrorismo comunista fosse un’invenzione della destra.

Sino ad ora è toccato a noi piangere i nostri morti. Ora è il vostro turno.

DALLE FABBRICHE ALL’UNIVERSITÀ’ IL COMUNISMO NON PASSERA’.

e poi la firma FRONTE DELLA GIOVENTU’ ed una mano che stringeva una fiaccola, il simbolo dei giovani del Movimento Sociale Italiano.

 

Ecco questo documento, nonostante la sua ingenuità ed anche una certa durezza, che oggi sarebbe difficile comprendere,  dà uno spaccato ben preciso, per  quanto parziale di come quell’avvenimento venne vissuto da una parte di quei giovani impegnati in politica.
Qui sotto come già accennato, una panoramica di stralci di articoli pubblicati su Moro.

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Era la mattina del 9 maggio 1978, quando con una telefonata, le Brigate Rossecomunicavano di aver ucciso Aldo Moro, rapito 55 giorni prima, a via Fani, a Roma. Il suo corpo fu trovato nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani, a Roma, a poca distanza dalle sedi del Partito Comunista Italiano e della Democrazia Cristiana.
Aldo Moro, ex segretario della Democrazia Cristiana ed ex primo ministro italiano, era stato rapito in via Mario Fani a Roma, nei dintorni della sua abitazione, il 16 marzo del 1978, da un commando del gruppo terrorista delle Brigate Rosse, che uccise i 5 membri della scorta di Moro.
ANNA DITTA

“Una fredda mattina. Era il 16 marzo del 1978, da poco passate le 9.  In via Mario Fani, a Roma, un commando delle Brigate Rosse trucidava 5 uomini della scorta e rapiva Aldo Moro, presidente della Democrazia Cristiana, il partito che governava da sempre l’Italia.

Quella mattina Moro era atteso alla Camera dove era in programma la presentazione del IV Governo Andreotti, nato su iniziativa di Aldo Moro che aveva spinto e trovato un primo coinvolgimento del Partito Comunista Italiano nella trattativa per la sua formazione.” DIRE Agenzia di Stampa Nazionale

“L’uccisione di Moro è avvenuta per mano delle Brigate Rosse, ma anche e soprattutto per il volere di Giulio Andreotti, Francesco Cossiga e del sottosegretario Nicola Lettieri”. Ferdinando Imposimato, al tempo giudice istruttore della vicenda del sequestro e dell’uccisione di Moro, era intervenuto sul Caso Moro. “Se non mi fossero stati nascosti alcuni documenti – aveva detto – li avrei incriminati per concorso in associazione per il fatto. I servizi segreti avevano scoperto dove le Br lo nascondevano, così come i carabinieri. Il generale Dalla Chiesa avrebbe voluto intervenire con i suoi uomini e la Polizia per liberarlo in tutta sicurezza, ma due giorni prima dell’uccisione ricevettero l’ordine di abbandonare il luogo attiguo a quello della prigionia”.”Quei politici – continuava Imposimato – sono responsabili anche delle stragi: da Piazza Fontana a quelle di Via D’Amelio…..” Huffington Post

“Rocco Turi, autore di La Storia Segreta del Pci formula un’altra ipotesi sul delitto Moro, alla luce di documenti e testimonianze raccolti in mezza Europa. Le Br erano infiltrate da professionisti, addestrati in Cecoslovacchia, nel blocco sovietico.”

L’apertura di Aldo Moro verso il PCI destò non poco clamore, non solo all’interno del suo partito ma anche da parte della Brigate Rosse che vedevano in Moro il simbolo di un accordo che avrebbe portato il Partito Comunista a un assoggettamento allo Stato Democratico da loro tanto disprezzato.

Punendo Moro, volevano punire tutta la classe politica, volevano dimostrare il loro dissenso nei confronti di uno ‘stato imperialista delle multinazionali’ e nei confronti del compromesso storico che avrebbe, forse, cambiato per sempre le sorti del nostro Paese. Le BR non raggiunsero il loro scopo, il rapimento di Moro si rivelò un’azione fallimentare che non portò ai risultati sperati.

Oggi proviamo soltanto rabbia perché è troppo tardi: i due che sapevano tutto se ne sono andati in silenzio e per sempre: Cossiga e Andreotti. Il primo era anche un mio amico, ma sapevo che su Moro mentiva.

Paolo Guzzanti

«Aldo Moro? Voleva emancipare l’Italia dall’abbraccio soffocante degli americani. Così come Berlinguer voleva emancipare il Pci dall’abbraccio soffocante di Mosca. Per questo il leader della Dc è stato rapito e ucciso». Antonio Ferrari non è l’ultimo dei cospirazionisti. Settant’anni, storica penna del Corriere, di cui è stato a lui…….
Francesco Cancellato

Moro ucciso da Gladio, per sabotare il socialismo in Europa

Cossiga è stato colui che ha lavorato per i registi di 40 anni di storia italiana. Ha sempre lavorato con copertura della massoneria inglese, però si è messo al servizio dell’operazione più vergognosa (non tanto nello scopo, ma ma nel modo) che sia stata fatta nell’ambito dell’intelligence sul territorio italiano: l’operazione Stay Behind, altrimenti detta Gladio. E poi è rimasto prigioniero, di questa cosa. Tenete presente che la vera responsabile della morte di Moro è la Stay Behind, cioè Gladio. Questa è una cosa che non ha detto nessuno, finora, e che è vera. E’ la cricca costituita da Cossiga, Gelli, Santovito. Non scordiamoci che Gelli partecipava alle riunioni, quand’è stato rapito Moro. La cricca – Gelli, Santovito, Michael Ledeen – che è la regia dell’operazione Stay Behind, è quella che ha deciso le cose più raccapriccianti della strategia della tensione. E’ una pagina vergognosa della storia italiana, della quale Cossiga – che ho conosciuto ed era una persona amabile, per certi aspetti – è rimasto prigioniero, tutta la vita. Ha avuto il rimorso di Moro, e lo ha manifestato in ……..LIBRE

“Sul palcoscenico di via Fani c’erano i nostri servizi segreti e quelli di altri Paesi stranieri interessati a creare caos in Italia, l’uccisione di Aldo Moro non fu un omicidio legato soltanto alle Brigate Rosse”. CiaMossad e Kgb, un’unica trama per timore che il “compromesso storico” sostenuto con convinzione dal presidente Dc potesse rompere gli equilibri tra est ed ovest. Parola del procuratore generale presso la corte d’appello di Roma, Luigi Ciampoli, ascoltato ieri dalla nuova commissione parlamentare d’inchiesta sul caso Moro che in questi giorni muove i primi passi.

Rita di Giovacchino

A cent’anni dalla nascita è giunto il momento di smetterla di credere «alla favola che sia stato ucciso perché stava preparando il compromesso storico con i comunisti». È questo il punto di partenza di un importante libro di Massimo Mastrogregori, Moro (che sta per essere pubblicato per i tipi della Salerno), particolarmente attento ai rapporti tra lo statista democristiano e i partiti di sinistra.

Paolo Mieli

 Le Brigate Rosse Assassini impuniti.
Per quale motivo non si è voluto punire fermamente gli artefici di questa tragica stagione politica?Ancora oggi si parla di tregua politica..forse perché esistono ancora frange politiche che non hanno mai rinnegato quegli atti? Samuele Cagliari 

Non so a quali frange politiche si riferisca, ma nella sinistra italiana, dalla quale provenivano la quasi totalità dei terroristi di sinistra, la “presa di coscienza” di una realtà negata all’inizio dell’esperienza della lotta armata risale ormai ad almeno trent’anni fa, cioè proprio dal sequestro Moro. La “tregua politica” di cui ogni tanto si parla sarebbe in realtà una “soluzione politica” per i brigatisti che ancora hanno a che fare col carcere, partendo dalla considerazione che non si trattava di criminali comuni ma, appunto, politici, figli di una determinata stagione ormai definitivamente chiusa…
Giovanni Bianconi

Category: Costume e società, Politica

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