RISCOPERTE LIBRARIE / CROCE, PERO’ GIULIO CESARE

| 25 giugno 2020 | 0 Comments

di Raffaele Polo______

Siamo nella seconda metà del 1500.

Brilla, in Italia, l’ingegno di un fabbro, figlio di gente umile, che ha il coraggio e la capacità di abbandonare il suo mestiere, per mettersi a fare il cantastorie, scrivendo e rappresentando commedie, scherzi, monologhi, elogi paradossali, scene di vita popolare e giocosi enigmi: diciamo di Giulio Cesare Croce da San Giovanni in Persiceto, creatore dell’immortale ‘Bertoldo’ e letterato controcorrente che solo il Romanticismo riuscì a riscoprire e valorizzare.

Croce, infatti, diversamente da chi sceglieva di vivere del proprio talento letterario affidandosi ad un potente mecenate, che gli commissionava direttamente le opere ‘pro domo sua’, preferisce rimanere nel popolino, frequentando i mercati, le aie, le piazze che diventano scenari naturali per i suoi ‘scherzi’.

Hanno essi una caratteristica fondamentale, che li rende diversi da tutti gli altri: nelle sue storie i poveri, gli umili sono protagonisti positivi e astuti, vengono messi alla berlina i ricchi e i potenti, mentre si esalta la figura del ‘contadino scarpe grosse e cervello fino’ che riesce, proprio come Bertoldo, a tenere testa al re Alboino senza rinunciare ai propri principi ed alle inveterate usanze dei pari suoi…

Fino all’estremo limite quando, obbligato dalla vita di corte a rinunciare ai semplici ma genuini piatti che gli cucinava la moglie Marcolfa (anch’essa rappresentazione delle donne del popolo, così diverse dalle dame di corte…), muore con grande dolore dello stesso Re che lo aveva promosso a suo personale, saggio consigliere.  E i versi che la narrazione vuole fossero opera dello stesso Alboino, così sintetizzano la figura di Bertoldo:

In questa tomba tenebrosa e oscura,
Giace un villan di sì deforme aspetto,
Che più d’orso che d’uomo avea figura,
Ma di tant’ alto e nobil’intelletto,
Che stupir fece il Mondo e la Natura.
Mentr’ egli visse, fu Bertoldo detto,
Fu grato al Re, morì con aspri duoli
Per non poter mangiar rape e fagiuoli.

 

Al ‘Bertoldo’, il Croce fece seguire il ‘Bertoldino’ con le sue ‘piacevoli et ridicolose semplicità’, ovvero un capovolgimento di comicità che il figlio del saggio Bertoldo riesce a procurare con la sua scempiaggine e la ignoranza genuina che diverte i nobili di corte. Ma, anche qui, l’occhio di Croce sposa il riscatto degli ignoranti e dei poveri: Bertoldino cresce e diventa uomo, finisce per acquisire saggezza e per avere un figlio, Cacasenno, che…è peggio di lui.

Va detto che quella di ‘Cacasenno’ non è più storia di Croce, ma la saga viene continuata da Adriano Banchieri, importante letterato, monaco versatile che si diletta di amenità quali, appunto, gli scritti del girovago Croce che, comunque, riesce ad avere due mogli e ben quattordici figli…

Trascurato per secoli, il ‘Bertoldo’ viene riscoperto nell’Ottocento e, da allora, è un punto di riferimento chiarissimo per indicare i rozzi contadini della Bassa Padana e anche il geniale sberleffo di cui sono capaci, grazie alla saggezza popolare, per sconfiggere miseria e sfortuna.  E anche il giornale satirico omonimo, famoso per la sua satira, altro non è che una sorta di prosecuzione delle trovate della creatura di Croce, dedicato alla gente semplice, in continuo antagonismo con ricchi e nobili…

Di piacevolissima lettura, questo testo è divertente e ricco di spunti comici: esemplare, su tutti, il ‘Testamento di Bertoldo’ che viene letto dal notaio, ser Cerfoglio e indica….

Ma lasciamo che siano i curiosi lettori a scoprirlo.______

LA RICERCA nel nostro articolo del 22 giugno scorso

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Category: Cultura

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