“Vecchie cicatrici”, SPLENDIDO DEBUT ALBUM DI ROBBE’

| 26 settembre 2020 | 0 Comments

di Roberto Molle______La mia collaborazione a leccecronaca.it va avanti ormai da qualche anno e funziona più o meno così: la redazione mi gira i comunicati stampa delle varie agenzie che curano le uscite discografiche dei singoli musicisti, valuto se gli album meritano ed eventualmente scrivo il pezzo; oppure, forzando un po’ le regole propongo io stesso recensioni, interviste e quant’altro ruoti intorno alla musica.

Ammetto che buona parte dei press kit che mi arrivano non fanno una bella fine…E’ triste, ma ultimamente il panorama musicale italiano offre pochissimo in fatto di qualità, originalità e bellezza.

 

Di tanto in tanto però, qualche perla riesce a farsi strada tra le mille produzioni discografiche e a farsi notare, e allora ecco la cronistoria quasi in diretta di un ascolto che mi ha sorpreso piacevolmente e di cui voglio far partecipi i lettori di questo giornale.

 

Venerdì sera, tarda ora. È un periodo questo in cui una certa idiosincrasia nei confronti dei social si è fatta feroce, e l’idea di prendermi un periodo sabbatico nei confronti di tutto ciò che si ricolleghi alla tecnologia si fa sempre più forte; perciò, limito l’accesso al computer e alle email a una sola volta al giorno.

Apro la posta e tra spam e messaggi indesiderati c’è una mail che il direttore di leccecronaca.it mi ha girato, la apro quasi con noncuranza pensando che si tratterà del solito comunicato stampa che cerca di spacciare l’ennesimo esordiente col disco in uscita alquanto banale e bruttino…

Sto per eliminare il messaggio ma qualcosa mi trattiene, l’incipit delle note di presentazione recita: “Dalla Puglia ai reels irlandesi: esce oggi “Vecchie cicatrici”, debut album di Robbè (nella foto). Un viaggio musicale dal subappennino Dauno ai cieli di Cork, per un esordio discografico denso e travolgente”.

Si vabbè, mi dico, lo slogan non è male ma le canzoni come saranno? A quel punto il mio interesse per tutto quello che musicalmente proviene dall’Irlanda mi fa fare il passo successivo, apro il video di una canzone che fa parte del disco e… magia!

Sabato mattina, fuori la tramontana ha finalmente spazzato via l’umidità. Colazione veloce e un salto dal gommista, con l’occasione ascolto l’mp3 dei dodici brani allegati al press kit e butto giù qualche riflessione da fermare sul pc appena sarò a casa.

Sabato, quasi ora di pranzo. Scrivo la recensione di “Vecchie cicatrici”, album del cantautore Roberto Doto (nella foto) in arte Robbè, nato a Deliceto (Foggia) nel 1994, vive a Bologna dal 2013.

 

Prima di dire della sua musica ecco alcune informazioni su Roberto. La sua iniziazione avviene tra l’immensa collezione di dischi e le chitarre di uno zio, comincerà a suonare la chitarra intorno agli undici anni e cantare gli verrà naturale. Arrivano le prime collaborazioni con alcuni gruppi musicali. Durante il liceo si innamora del folk-rock e fa esperienze con il laboratorio Orafolk e gli Akoè. IL trasferimento a Bologna coincide con la consapevolezza di poter iniziare a esprimersi attraverso il songwriting.

Nel 2015 si trasferisce per un certo periodo a Cork, nel sud dell’Irlanda, dove ha modo di confrontarsi con le realtà musicali del luogo e di esibirsi dal vivo. Vince anche una borsa di studio per la Shangai School of Music.

A inizio 2017 si autoproduce un demo di sei brani e con “Ilenia” (canzone ripresa anche in “Vecchie cicatrici”) vince il terzo posto nella sezione ”Autori di testi di canzoni” del concorso “Va in scena lo scrittore” della Fondazione Unitaria Italiana Scrittori. A maggio 2017 si classifica in semifinale nel “Gazzetta Music Contest” della Gazzetta del Mezzogiorno. Sempre in quell’anno inizia la collaborazione col fisarmonicista Simone Lamusta, facendo esperienza principalmente nei locali bolognesi.

 

E ora il disco. “Vecchie cicatrici” è un album composto da dodici brani giocati sul solco di un folk leggero ed echi di combat-folk (chiari rigurgiti di miscellanee influenze tra l’Emilia e l’Irlanda).

Una scrittura dei testi eterea, poetica e sognante; mai banale, neanche in certi tornanti dove verrebbe facile legare sole, cuore, amore.

Poi la voce, calda e a tratti sensuale, mediterranea… assolutamente. Un cantare che si fa incrocio dei venti e sembra quasi di vederli: Rino alla ricerca di “un cielo sempre più blu” e Franco che continua a “girare tra le favole in mutande”, sorridere sornioni e felici di continuare a vivere attraverso le arie e le melodie di giovani musicisti.

 

Roberto (o Robbè) mi appare, mentre le canzoni scivolano una via l’altra, plastica reincarnazione di miti passati e presenti, a parte Gaetano e Fanigliulo, man mano che le note si srotolano e le parole si levano chiare e definite, ecco altre presenze fare capolino tra i solchi del disco: dal migliore Bennato (Edoardo) al Bubola di “Doppio lungo addio”, fino a quel Vasco Brondi responsabile di una delle one-man band (“Le luci della centrale elettrica”) più originali e di un album (“Canzoni da spiagge deturpate”) che con le dovute differenze accosterei a “Vecchie cicatrici”.

E poi Modena City Ramblers, The Gang, Guccini, sono in tanti ad aggirarsi tra le suggestioni dei brani di quest’album; va detto, nonostante tutti i nomi fatti il lavoro a pieno titolo vive di una propria e solida originalità.

Un solo ascolto per ora, ma già tante emozioni. Alcuni titoli già si fanno tormentoni e risuonano nella mente.

 

Gli animi, i sensi e la pelle. In apertura una fisa che conduce all’Irlanda di certe gighe care ai Pogues, e una voce che “cantastoria” emozioni che grondano da un cuore che esplode per le troppe intenzioni.

Lontano. Una ballata dai toni nostalgici che s’insinua sull’arpeggiare della chitarra di un menestrello senza tempo e senza età.

Vecchie cicatrici. Una folk-ballad con sullo sfondo un certo mister Bob Geldof a dirigere i musicisti.

Ilenia. Forse la canzone più bella del disco. Non sarebbe dispiaciuta a Rino Gaetano o a Ivan Graziani. Una lovesong dal respiro tzigano con lo stesso spleen e lo stesso mood dei sopracitati.

Artigiano della musica. Musica medioevale e musica popolare filtrate in un’alchimia che sprigiona arie per le poesie dei trovatori.

Ancora una sera. Cavalcata folk in un viaggio tra visioni, propositi e ideali.

Vorrei vivere al mare. Forse il brano più legato alle origini di Robbè. Disincantata dichiarazione d’amore ad un luogo delle origini… o dell’anima.

 

“Vecchie cicatrici” di Roberto (Robbè) Doto è pubblicato Da Beta produzioni e distribuito da Artist First. Disponibile all’ascolto in formato fisico e su tutti i digital stores.

Suonano nel disco: Robbè: voce e chitarra acustica; Simone Lamusta: fisarmonica; Elena Mirandola: Violino; Fausto De Bellis: chitarra elettrica e basso; Francesco Praino: batteria.

 

 

Ascolta “Vorrei vivere al mare”

 

Category: Cultura

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