“L’ITINERARIO BODINIANO”: LECCE OMAGGIA I LUOGHI E LE “CASE DI CALCE” DI VITTORIO BODINI NEL CINQUANTESIMO ANNIVERSARIO DELLA SCOMPARSA

| 27 novembre 2020 | 0 Comments

di Chiara Evangelista______

Ho abitato

in ogni numero civico della via

con tutti

con le rondini

coi vecchi che muoiono all’alba

in una verde luce d’acquario

con quelli che sloggiano

portandosi coi mobili sul carretto

i vetri della finestra

e l’albero di limone del cortile”

 

“Pietre che stridono che scrivono”. Vittorio Bodini, uno dei poeti più rappresentativi del nostro Salento, ha messo spesso al centro della sua opera la città di Lecce, trasformandola da luogo della geografia in luogo della mente, del cuore e dell’immaginazione.

 

“Tu non conosci il Sud,

le case di calce da cui uscivamo al sole come

numeri dalla faccia d’un dado”

 

A cinquant’anni dalla sua morte, Lecce onora il poeta attraverso un percorso culturale-turistico dei luoghi più significativi della città barocca descritta in liriche e racconti. “L’Itinerario bodiniano” interesserà dieci luoghi della città di Lecce: Via Carlo Russi, Chiesa delle Scalze, Porta Napoli, Santa Croce, Porta San Biagio, Chiesa del Rosario, Porta Rudiae, Chiesa dei Santi Nicolò e Cataldo, Castello Carlo V, Piazza Duomo.

In ogni tappa saranno apposte targhe che riporteranno i versi associati al luogo e attraverso un QR code si potranno ascoltare le liriche recitate.

 

Vittorio Bodini si costruisce il mito della sua dimensione vitale e poetica, una piccola patria immota nel suo Seicento eterno.

L’ozio e il capriccio ricamarono la tenera pietra leccese, il visibile fu ridotto a segmento di moto. Un’anima inquieta e sfuggente che ha portato il poeta a comprendere il Sud solo dopo averlo lasciato.

Il soggiorno madrileno, dal 1946 al 1950, fu l’intuizione necessaria per comprendere i volti a cui non aveva saputo dare nome e cartografare i paesaggi lunari borbonici da cui era fuggito “delicatamente”, come scrive il poeta. Uno smarrimento, quello di Bodini, che lo costringe a sentirsi orfano della stessa poesia: “Poesia, struggenti inchieste sulla verità dell’essere. Non ci ha portati lontano/ a che prezzo d’insofferenze. O’ soccorreteci, bianca poesia”.

 

Anche Bodini, come Mallarmè e Montale, aspirava a trascrivere il libro da donare all’umanità. Nei versi traspare una umanità minima, misera, acrona ma graziata nei suoi mestieri quotidiani. E possiamo dire che Bodini sia riuscito nel suo intento.

Perché, come afferma il poeta, “tra le caverne di noi stessi e la vita c’è il libro lento”.

 

 

 

Category: Cultura, Eventi

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