LA RASSEGNA FILOSOFICA DELL’UNISALENTO / Attenzione ai falsi intellettuali! DA AVORROE’ AI GIORNI NOSTRI, LA LEZIONE DELLA PROFESSORESSA FIORELLA RETUCCI

| 16 febbraio 2021 | 0 Comments

 

di Mariangela Rosato______

Siamo giunti oramai al penultimo appuntamento, il decimo di quelli previsti nel programma, dell’interessante rassegna on line dal titolo “Filosofica-mente, Riflessioni sul pensare e sull’Agire” inerente il tema “Uomo e Civiltà” e organizzata dal Dipartimento di Filosofia dell’Università del Salento. Una rassegna, la cui positiva natura itinerante ha permesso di seguire ogni evento sormontando le difficoltà legate al Covid e, soprattutto, le distanze geografiche.

Ad intervenire nel corso dell’incontro di ieri, è stata Fiorella Retucci (nella foto), professoressa associata di storia della filosofia medioevale e presidente del forum accademico italiano, la quale ha dedicato la sua presentazione al civis nel Medioevo e alla sua dimensione universalistica.

Numerosi sono i quesiti che hanno spinto la professoressa ad interessarsi a tale tematica in particolare quello legato al ruolo dell’essere umano nella sua dimensione individuale e collettiva, nonché alla libertà d’azione del soggetto in qualità di cittadino.

Domande queste, che potrebbero sembrare prive di fondamento se si guarda al Medioevo con le linee direttive offerte dai manuali di filosofia secondo le quali il Medioevo sarebbe un lungo periodo di oscurantismo e di involuzione in cui l’individuo non è attore della sua vita, bensì risulta sottomesso al disegno provvidenziale. “Ci si è abituati per tali ragioni – afferma Retucci – ad immaginare il Medioevo per sottrazione. Numerosi sono, invece, gli autori medioevali che hanno una visione più attiva dell’individuo primo fra tutti Averroè il quale identifica l’essere umano con la sua razionalità e l’intelletto”.

La riflessione per Averroè non ha un fine esclusivamente teoretico, ma presenta delle profonde ricadute sulla dimensione etica e politica. Per cui, la sapienza filosofica, ci dice Averroè, conduce l’essere umano sia alla felicità intellettuale, sia al conseguimento della perfezione della vita morale che è il presupposto della convivenza civile tra gli uomini. “Averroè – specifica la professoressa – va ancora più in là affermando che i falsi amanti della sapienza utilizzano la filosofia senza conoscerne la vera natura e sono da considerarsi come dei veri nemici pubblici”. Citando le parole di Averroè, Retucci continua: “i falsi intellettuali sono più pericolosi degli uomini ignoranti perché con loro non si possono assolutamente creare dei rapporti di convivenza civile e non si può fare alcuna forma di contratto in quanto tutte le loro orazioni sono rivolte al loro utile”.

Una lettura che dà ampio spazio alla razionalità e all’azione individuale la ritroviamo anche in altri autori medioevali come Tommaso di York, il quale, così come Averroè, democraticizza l’accesso alla razionalità estendendola a tutti gli uomini sia in una dimensione etica che collettiva: “per questi autori quindi non c’è bisogno di un’educazione civica per fare dell’uomo un buon cittadino, perché la vera natura dell’uomo è già garanzia ontologica che permette agli uomini di essere pieni cittadini.

L’incontro si conclude con una serie di domande , rispondendo alle quali  la professoressa ha maggiormente chiarito alcuni aspetti del suo intervento, tra cui l’idea del falso intellettuale: “a volte mi sembra di trovarmelo di fronte il falso intellettuale. Come si fa a riconoscerlo? Forse c’è una strada: il vero amante della sapienza non può essere solo un teoretico, ma deve essere qualcuno che mette anche in pratica dal punto di vista etico e agisce nell’ambito politico, in conformità a quelle che sono le conclusioni teoretiche. Il vero intellettuale, quindi, tiene sempre uniti tutti e tre gli aspetti. Un elemento senza l’altro fa dell’intellettuale un falso intellettuale”.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Category: Cultura, Eventi

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