LA DIPENDENZA DAL GIOCO D’AZZARDO

| 25 febbraio 2021 | 0 Comments

UN PROBLEMA SOCIALE E DELLA DEMOCRAZIA. A leccecronaca.it ANNA LEO SPIEGA IL SUO ULTIMO LIBRO “Sara un io diviso”

di Mariangela Rosato______

Baratro e dipendenza sono i due temi centrali del romanzo di Anna Leo (nella foto di copertina), sociologa e scrittrice leccese, dal titolo “Sara un io diviso” uscito da Bertoni Editore lo scorso anno in piena pandemia, con una prefazione di Anna Maria Colaci, professoressa di storia della pedagogia all’Università del Salento.

Attraverso la protagonista, il romanzo affronta le problematiche del gioco d’azzardo e dell’adozione le quali risultano sempre di grande attualità, nonostante la crisi pandemica.

Le restrizioni governative, infatti, se da una parte hanno diminuito il gioco d’azzardo classico con la chiusura dei luoghi a questo adibiti, dall’altra, hanno determinato un aumento considerevole del gioco d’azzardo on-line rafforzando maggiormente il fattore della dipendenza.

Il libro – spiega la scrittrice- fa capire come determinati malesseri personali, dovuti nel caso di specie all’adozione, possono poi generare altri tipi di difficoltà come quella del gioco d’azzardo in cui la protagonista Sara è caduta”.

Problematiche che, tuttavia, non sono definitive, ma possono essere risolte attraverso un percorso di riabilitazione personale e di riscoperta della propria unicità. Per la scrittrice, infatti, è importante creare un canale e uno spazio nel quale poter discutere di tutte le problematiche presenti nel tessuto sociale, dal problema del femminicidio, a cui l’autrice ha già dedicato vari progetti, a quello del gioco d’azzardo, il tutto coinvolgendo le scuole e le comunità. “È importante – sottolinea la sociologa- dare un messaggio forte attraverso il quale spiegare che i sentimenti e la comunicazione possono salvare da alcune esperienze negative.

Allo stesso tempo è necessario riflettere su quanto l’ambiente in cui si vive possa influenzare e determinare le azioni individuali e su quale debba essere il percorso che conduce a scelte importanti come, ad esempio, quella di adottare un bambino”. 

Oltre alla storia di Sara, il libro presenta una serie di contributi: un breve commento giornalistico di Claudia Forcignanò, giornalista per il Corriere Salentino;  un’analisi psicoterapeutica di Guido Scopece, psicologo e psicoterapeuta; un commento normativo e giurisprudenziale sulla ludopatia dell’ avvocato Stefania Foscarini e, in ultimo, la testimonianza di Laura, una madre adottiva. Riflessioni queste, che permettono di inquadrare le tematiche affrontate nel libro anche attraverso un approccio tecnico e scientifico.

 

Il tema centrale del romanzo stimola, inoltre, una riflessione di natura prettamente politica la quale ci permette di indagare il ruolo occupato dallo Stato nell’incentivare e sostenere il gioco d’azzardo. Secondo un recente studio dell’Istituto Superiore della Sanità, condotto su un campione della popolazione italiana compresa tra 18 e 74 anni, infatti, si è constatato un calo del gioco d’azzardo nel periodo di quarantena ed una sua forte impennata con la diminuzione delle restrizioni.

La scrittrice a tal proposito afferma: “Lo Stato non ritiene che il gioco d’azzardo sia un problema perché questo crea e porta denaro nelle casse statali. Il player non ha potuto, per forza di cose, recarsi fisicamente a giocare optando per giochi on line i quali sono ancora più subdoli di quelli che richiedono una presenza fisica. Il giocatore, infatti, rimanendo a casa diventa ancora più dipendente dal gioco facendo di questo un elemento indispensabile e sempre presente nella quotidianità”.

Il gioco d’azzardo on-line, quindi, risulta essere una delle tante problematiche su cui è necessario fare luce e prendere provvedimenti più concreti.

Per poter evitare delle ricadute sulla società italiana – afferma Anna Leo – sarebbe necessario assicurare una maggiore trasparenza nello sviluppo e nel mantenimento dell’industria del gioco, nonché una corretta informazione che permetta di far capire che il gioco deve essere considerato come un passatempo e non come uno strumento di arricchimento.

Incentivato dalla precarietà economica e sociale, il gioco d’azzardo si presenta come uno dei sintomi di una crisi della democrazia più profonda – il termine crisi da intendersi nella sua accezione positiva – che si articola su più aspetti primo fra tutti lo sgretolamento dei rapporti personali e l’imperversare della civiltà del sospetto che vede nell’altro un nemico piuttosto che un alleato.

A questi si aggiunge anche un dilagante individualismo che lo stesso Tocqueville aveva già preannunciato nei suoi scritti politici come endemico alla democrazia. Un individualismo che, acuitosi in questi mesi di pandemia, contribuirebbe a radicare il sentimento di estraneità nei confronti dell’alterità.

Riprendendo l’idea della crisi come un momento di discernimento e di passaggio, la sociologa sostiene: “La pandemia ha risvegliato le coscienze di molti. Ci siamo chiesti a che punto siamo della nostra esistenza, dove vogliamo andare, cosa vogliamo essere e diventare. La mia vita è cambiata perché ho capito che nell’esistenza di ognuno ci sono cose più importanti dell’apparire: ci sono la specificità e la bellezza dell’incontro disinteressato. Perciò, affinché ci sia una presa di coscienza più ampia su certe problematiche, lo Stato deve agire aiutando proprio le fasce più deboli del nostro Paese le quali sono più soggette a vivere momenti di sbandamento”.

L’intenzione è chiara e richiede, senza dubbio, un coinvolgimento unanime che parta dalle azioni dei singoli per invertire la rotta ed affrontare le sfide poste dalla democrazia.______

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Category: Cronaca, Cultura, Libri

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