“Terra di conquista e profitto di multinazionali che rovinano la nostra salute, il nostro ambiente, le nostre tasche”. BOMBE A GAS, IMPIANTI SEDICENTI ‘GREEN’ IN REALTA’ INQUINANTI, OBSOLETI E ANTIECONOMICI. GASDOTTI VECCHI E NUOVI PARCELLIZZATI SUL TERRITORIO. UNO SCENARIO DA PAURA PER BRINDISI E DINTORNI

| 31 marzo 2021 | 0 Comments

Riceviamo e volentieri pubblichiamo. Angelo Gagliani, per conto delle associazioni firmatarie, ci manda il seguente comunicato______

Anche la centrale A2A di Costa Morena ha chiesto a MinAmbiente l’autorizzazione alla conversione a turbogas dell’impianto Brindisi Nord, fermo dal 2014, dopo l’analoga richiesta di ENEL per Cerano, oltre alla centrale turbogas EniPower già esistente e in funzione dentro il petrolchimico. Avremo così 3 centrali a turbogas vicine, “decarbonizzandoci”, dicono.

E, sempre nel raggio di 1 km Edison vuol fare un megadeposito di GNL (gas liquido), con il petrolchimico ENI Versalis che continua regolarmente a “sfiammare” a pochi metri. Altro che rischio di incidente industriale rilevante e Direttiva Seveso: una vera bomba di gas in città.

 

Brindisi sarà così “capitale del gas” fossile, quando invece il Governo ha dichiarato di voler ridurre le emissioni di CO2 del 60% per il 2030, e addirittura zero emissioni per il 2050. E mentre in Europa e nel resto d’Italia si punta al Green New Deal, sull’idrogeno verde e rinnovabili, comunità energetiche (Brindisi ha ricevuto 300 mila euro dalla L.R. 45/2019 per le comunità energetiche) ed energia diffusa coi superbonus,  noi a Brindisi costruiamo nuove centrali col metano di TAP: il metano, fossile o bio, se bruciato, libera CO2, meno del carbone, ma è comunque CO2 emessa in più… Vogliamo ridurre le emissioni di CO2, creando nuove centrali a turbogas aggiuntive…

 

Per non parlare del megaimpianto di compostaggio anaerobico per la produzione di biometano previsto sempre nella stessa zona, come anche quello di Erchie (molto combattuto dal Comune e dalla popolazione): anche se è metano “bio”, una volta bruciato, produce CO2 e nanoparticelle e spreca il compost raccolto dai cittadini che potrebbe essere compostato aerobico e venduto a prezzo simbolico ai contadini per fertilizzare i suoli e combattere la desertificazione e rafforzare gli ulivi contro la xylella…

 

Questi impianti si chiamano “stranded assets”, cioè investimenti nati già vecchi, obsoleti e antieconomici: ma A2A, Edison, ENEL, SNAM, ENI, TAP (le aziende che ci hanno avvelenato finora), perché li fanno?

Il Recovery Fund non può finanziare tali impianti, perché non sono green, pensate: lo fanno per i sussidi di Stato per il “capacity market”: cioè lo Stato paga tali impianti per coprire i picchi di consumo non garantiti dalle rinnovabili e per il rifasamento sincrono della rete elettrica, cioè entrano in funzione solo se serve. Un bel business che paghiamo noi Stato, cioè noi cittadini in bolletta.

Come pagheremo anche tutti i gasdotti arrivati, come TAP/SNAM e i danni ambientali a Torre Rossa e al Bosco del Tramazzone, o nuovi gasdotti in costruzione, come il Matagiola-Massafra, Poseidon in arrivo da Israele, le interconnessioni alle centrali di A2A e Cerano (5 km), che tra l’altro “non necessitano di VIA”, perché opere connesse all’impianto…

 

Inoltre, secondo un recente studio della Carbon Tracker Initiative, nel 2030 si prevede che il costo di produzione delle fossili sarà del 60% superiore, mentre il costo delle rinnovabili e batterie di stoccaggio scenderà: ma tanto ci sono i fessi che pagano…

 

E i politici locali e regionali, i sindacati confederali e altre istituzioni a Brindisi invece chiedono di semplificare le autorizzazioni per tali impianti in nome di uno “sviluppo per Brindisi e occupazione”, ben sapendo che ogni impianto necessita di poche decine di tecnici specializzati (non certo brindisini) e che il gas non ha indotto.

E ARERA ha appena deliberato un aumento del 7% del prezzo di energia e del 5% del gas: perciò sono aumentate anche le bollette dei brindisini.

 

Quando la finiamo di essere terra di conquista e profitto di queste multinazionali che da sempre ci inquinano e rovinano la nostra salute, il nostro ambiente, le nostre tasche, senza peraltro dare niente in cambio alla città?

 

Chiediamo al Comune di Brindisi e a tutte le istituzioni, ai sindacati, a tutti gli enti coinvolti e ai cittadini di rompere con le logiche del passato e di cambiare finalmente rotta, in linea con l’Europa, per una Brindisi più vivibile e uno sviluppo più green e sostenibile,

 

Movimento No TAP/SNAM della Provincia di Brindisi

Redazione emergenzaclimatica.it (www.emergenzaclimatica.it )

Rete Legalità per il Clima (www.giustiziaclimatica.it)

Comitato No Compostaggio Erchie

 

 

 

 

Category: Costume e società

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