ULTIM’ORA / “Ambiente svenduto”, LE CONDANNE

| 31 maggio 2021 | 5 Comments

(Rdl)_______

Dopo nove anni dai primi passi in sede istruttoria, è arrivato a sentenza, in primo grado di giudizio, il processo denominato “ambiente svenduto”, vale a dire i disastri ambientali causati dall’Ilva relativi alla gestione della famiglia Riva, a carico di quarantasette imputati, di cui quarantaquattro persone e tre società.

L’accusa principale è di “associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale e l’avvelenamento di acque o sostanze alimentari, cagionando eventi di malattia e morte nella popolazione residente”.

Tra gli imputati, i fratelli Fabio e Nicola Riva, dell’ex proprietà Ilva; l’ex direttore di stabilimento Luigi Capogrosso; l’ex responsabile Rapporti istituzionali Ilva Girolamo Archinà; l’ex direttore del siderurgico di Taranto e attuale direttore generale di Acciaierie d’Italia, Adolfo Buffo; l’avvocato dell’Ilva Francesco Perli; l’ex presidente  della Puglia Nichi Vendola; l’ex sindaco di Taranto Ippazio Stefano, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido, l’ex presidente dell’Ilva ed ex prefetto di Milano Bruno Ferrante, l’ex assessore regionale e attuale deputato al Parlamento Nicola Fratoianni, l’attuale assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia, l’ex direttore generale Arpa Puglia, Giorgio Assennato.

 

Le parti civili costituitesi in giudizio sono circa novecento.

 

La storia del processo è emblematica. Anni di indagini, durante i quali nel 2012 ci fu il sequestro degli impianti dell’area a caldo dello stabilimento siderurgico e nell’arresto di una parte dei vertici aziendali, a cominciare da esponenti della famiglia Riva, allora proprietaria della fabbrica.

Poi il rinvio a giudizio, ma annullato per un vizio di forma, quindi il secondo rinvio a giudizio nel febbraio 2016 e le varie udienze, fino a quella odierna, per cinque anni.

 

Questa mattina a Taranto, presso la Scuola sottufficiali della Marina Militare, la Corte d’Assise, presidente Stefania D’Errico, giudice a latere Fulvia Misserini, dopo dodici giorni di camera di consiglio, ha reso noto la sentenza.

Ventidue e venti anni di reclusione per Fabio e Nicola Riva.

Tre anni e mezzo di reclusione, invece, sono stati inflitti all’ex presidente della Regione Puglia Nichi Vendola.

Ventuno anni e sei mesi all’ex responsabile delle relazione istituzionali Girolamo Archinà e ventuno anni all’ex direttore dello stabilimento di Taranto Luigi Capogrosso.

Fra le altre condanne: diciassette anni e sei mesi all’ex consulente della Procura Lorenzo Liberti.

Due anni all’ex direttore generale dell’Agenzia per l’ambiente della Regione Puglia, Giorgio Assennato, accusato di favoreggiamento nei confronti dell’ex presidente Nichi Vendola, come detto condannato a tre anni e mezzo per concussione.

Dichiarata la prescrizione per Donato Pentassuglia, attuale assessore regionale all’Agricoltura.

Tre anni per l’ex presidente della Provincia di Taranto, Gianni Florido.

Per Lorenzo Liberti, che da consulente della Procura avrebbe accettato una mazzetta da 10.000 euro per addomesticare una perizia, condanna a quindici anni.

Quattro anni, rispetto ai venti richiesti dai pm, la condanna rimediata dall’ex direttore e attuale dirigente di Acciaierie d’Italia Adolfo Buffo.

Condanna a undici anni e mezzo per l’ex capo area parchi Marco Andelmi, a 5 anni e mezzo per l’avvocato Francesco Perli, legale dell’azienda.

Assoluzione per l’ex prefetto di Taranto, Bruno Ferrante, presidente di Ilva nel periodo di transizione.

Nella sentenza inoltre viene disposta la confisca degli impianti dell’area a caldo che furono già sottoposti a sequestro il 26 luglio 2012.

All’Ilva, ancora, è stata comminata una sanzione da 4 milioni di euro ed è stata disposta la confisca per equivalente del profitto illecito nei confronti delle tre società Ilva spa, Riva fire spa e Riva forni elettrici, per un ammontare di 2 miliardi e 100 milioni di euro.

Category: Cronaca, Politica

Comments (5)

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  1. Consiglieri regionali M5S Casili, Galante, Di Bari - tramite mail ha detto:

    “La sentenza di oggi deve rappresentare un punto di svolta per la città di Taranto.
    La Corte d’Assise ha stabilito che per decenni i tarantini sono stati vittime di una logica che ha privilegiato il profitto rispetto al diritto alla salute. Un modello di sviluppo diverso è possibile, per questo bisogna continuare con la strada intrapresa in questi anni per la riconversione economica.

    Tra i punti del percorso intrapreso con il presidente Emiliano per entrare in maggioranza c’è la convocazione del tavolo istituzionale per la sottoscrizione dell’accordo di programma. Oggi rinnoviamo quella richiesta, in modo da poter lavorare assieme a tutti gli attori coinvolti per la chiusura dell’area a caldo e per definire un modello di sviluppo compatibile con le vocazioni del territorio, per cui bisogna pensare già da ora agli interventi da realizzare anche utilizzando i fondi europei.

    La priorità è tutelare la salute dei cittadini puntando sulla riconversione economica, prevedendo assieme alla chiusura dell’area a caldo, la realizzazione di interventi di bonifica e risanamento dell’area dismessa e assicurando la tutela dei livelli occupazionali.
    Sappiamo che la strada da percorrere è ancora lunga e c’è ancora tanto da fare per i tarantini, cui tutta l’Italia deve chiedere scusa per quello che hanno subito.

    Siamo già in ritardo, per questo occorre iniziare a lavorare da subito per raggiungere questi obiettivi”.

  2. Genitori Tarantini - tramite Facebook ha detto:

    Lo sappiamo che non è finita, che domattina al nostro risveglio ritroveremo la coltre giallognola pesante, sulle nostre teste, che l’acciaieria continuerà a produrre, per adesso. Ma le sensazioni che abbiamo provato stamattina nel sentire con le nostre orecchie che quelle persone sono state condannate pesantemente, ci hanno ricompensato parzialmente degli anni di lotta, non ci siamo mai fermati, mai.
    Anche quando sembrava che tutto fosse finito, che era inutile qualsiasi azione organizzassimo, noi abbiamo lottato e ancora lo faremo.
    Ringraziamo i giudici, due donne e i sei giudici popolari, tutti gli avvocati delle parti civili e i magistrati. Le lacrime di gioia di stamattina erano dolci come il miele.

  3. Luciano Manna, Veraleaks - tramite Facebook ha detto:

    Ho iniziato a seguire questo processo nelle aule sin dalle udienze preliminari nel 2015, l’anno successivo il dibattimento per arrivare alle condanne di oggi dopo aver testimoniato sul sistema di falsificazione delle analisi nei lavoratori Ilva.

    Ho iniziato con Peacelink e terminato con VeraLeaks. Tanto lavoro, un pezzo di vita volato via. Un processo avviato per indagini mosse da denunce arrivate in Procura sin dal 2008, un processo che ha emesso condanne per reati compiuti sino al 2013.

    Non è quindi finita, in attesa degli altri gradi di giudizio rispetto alle condanne di oggi, ora inizieranno le udienze sempre a carico della gestione Riva per un altro processo, quello già avviato, il Leucaspide, e poi chissà se arriverà un processo anche per la gestione dei Commissari di Governo, di ArcelorMittal, nonostante una legge scellerata abbia assicurato loro per alcuni anni l’immunità penale che ha fatto archiviare numerose indagini a seguito di ulteriori denunce. Finiremo di denunciare solo a impianti spenti, forse
    Non me la sento di esultare oggi anche se si è più sereni e sollevati, sono molte le persone che alla lettura di questa sentenza non ci sono più più: gli operai morti su impianti sequestrati, quelli ammalati ma soprattutto decine e decine di persone decedute che pur non essendo entrati mai in fabbrica non hanno avuto giustizia, spesso neanche una infanzia o una adolescenza.

    A ciò si aggiunge il fatto che il Governo, nonostante queste condanne, non ha nessuna intenzione di cambiare rotta. In un quadro normativo più volte violato nel corso degli anni, dove spesso è la stessa Procura di Taranto ad essere la prima vittima della politica di Governo, mi chiedo come si possa manifestare la giustizia ambientale e sociale e come sia tutelato il diritto alla Vita a Taranto
    Grazie a chi ha condiviso questo pezzo di vita e di strada con me, nel bene e nel male, ma sempre contro il male.

    Grazie a chi rimarrà accanto a me nei prossimi giorni, nei prossimi anni. Da buoni cavalli vincenti, però, c’è da rimanere sobri e concentrati con una buona dose di follia e sregolatezza perché questa storia non è finita e perché si viva ancora di guerriglia, col veleno nel sagnue e il cuore in mano.

  4. Antonella Laricchia, consigliere regionale M5S - tramite mail ha detto:

    “La sentenza del processo ‘Ambiente Svenduto’ testimonia quello che sosteniamo da tempo: per anni la politica ha girato la testa dall’altra parte di fronte a una fabbrica che avvelenava la città solo per fare profitto.
    Non ci possono essere giustificazioni per i governi nazionali e regionali che si sono succeduti, così come per tecnici e politici condannati o prescritti.
    Tra i prescritti leggiamo anche il nome dell’attuale assessore all’Agricoltura Donato Pentassuglia.
    Ci saremmo aspettati che rinunciasse alla prescrizione, come fatto da altri imputati, ma purtroppo così non è stato. Ora chiedo chiarezza sulla sua posizione, come su quella dell’ex dirigente dell’assessorato all’Ambiente Antonello Antonicelli, per questo ritengo necessario che Emiliano venga a riferire in aula dell’ex Ilva al primo Consiglio utile.
    Serve un cambio di pagina per Taranto, con l’accordo di programma che stabilisca la chiusura dell’area a caldo del siderurgico e la ricollocazione per garantire il reddito dei lavoratori. Tutto il resto sono solo chiacchiere, di cui i tarantini sono giustamente stanchi”.

  5. Fabio Matacchiera, Fondo Antidiossina Onlus - tramite mail ha detto:

    “Le azioni intraprese dal Fondo Antidiossina sono state ritenute determinanti per l’esito del processo “Ambiente Svenduto” a carico della ex Ilva, in cui la Corte d’Assise di Taranto ha condannato a 22 e 20 anni di reclusione Fabio e Nicola Riva, ex proprietari e amministratori dell’Ilva che rispondono di concorso in associazione per delinquere finalizzata al disastro ambientale, all’avvelenamentodi sostanze alimentari, all’omissione dolosa di cautele sui luoghi di lavoro.
    Oltre a loro sono stati condannati, politici, amministratori, funzionari pugliesi e dirigenti della stessa Ilva.
    E’ molto importante sottolineare che la onlus Fondo Antidiossina ha prodotto decine e decine di video acquisiti dalla Corte d’Assise e che nel 2011 commissionò le analisi sulle cozze del Mar Piccolo, in cui si venne a scoprire per la prima volta che in quei mitili le diossine raggiungevano valori allarmanti. Si arrivò così a un incidente probatorio.
    Inoltre, rendiamo noto che al Fondo Antidiossina, costituitosi parte civile nel processo, tramite l’Avv. Raffaella Cavalchini, è stata riconosciuta una somma di euro 20.000 (vedi stralcio sentenza allegata) a titolo di provvisionale penale, quindi già esecutiva, demandando alla sede civile per la quantificazione integrale del danno.

    Prima ancora, l’Associazione Peacelink, guidata da Alessandro Marescotti, aveva trovato quantità di diossine non compatibili con la salute umana nel formaggio prodotto in una masseria vicina all’impianto siderurgico”.

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