“Una cordata per la solidarietà”. L’ASSOCIAZIONE ‘PROSSIMA’ VUOLE RIPENSARE A LECCE IL MODELLO DI ASSISTENZA DI CONTRASTO AL DISAGIO SOCIALE

| 4 Luglio 2021 | 0 Comments

(g.p.)______“Il cittadino italiano senza reddito, l’immigrato, il tossicodipendente: mondi fatti di solitudine, di sofferenza, vissuti ai margini di una Lecce spesso troppo narcisista e ‘turismo-centrica’ per accorgersi di loro”.

E il passaggio più forte del comunicato “Una cordata per la solidarietà”, che l’ associazione “Prossima” ci ha mandato in redazione e che qui di seguito riproduciamo integralmente.

Poi lo commentiamo pure.______

Nato come un momento di analisi, all’interno dell’Associazione Prossima, per riflettere sul complesso rapporto tra immigrati e residenti in alcune zone di Lecce, come ad esempio Piazzetta Rodi, Via Duca degli Abruzzi e Piazza d’Italia, ben presto è diventato occasione di riflessione sui molteplici contesti legati al disagio sociale nell’area urbana.

Grazie all’incontro e al confronto con persone e associazioni che quotidianamente lavorano per arginare il disagio sociale e che conoscono da tempo le condizioni di sofferenza e marginalizzazione in cui si trovano a vivere uomini e donne della nostra città, abbiamo compreso innanzitutto che il problema non riguarda soltanto gli immigrati, ma che anche un numero consistente di soggetti fragili di nazionalità italiana che vivono un rapporto complesso con la città.

Con il prezioso contributo dell’associazione Dunya, si è costituito un gruppo informale che ha avvicinato nel corso degli incontri l’Imam Saiffedine Maaroufi, la comunità di Sant’Egidio, l’opera Frati e Soru e alcuni rappresentanti di associazioni di residenti stranieri con lo scopo di capire insieme cosa succede in determinate zone della città, perché succede, chi sono le persone coinvolte e come si può intervenire.

Il confronto ha fatto emergere e comprendere le varie dimensioni in cui si muove il cittadino italiano senza reddito, l’immigrato, il tossicodipendente: mondi fatti di solitudine, di sofferenza, vissuti ai margini di una Lecce spesso troppo narcisista e “turismo-centrica” per accorgersi di loro.

 

Sul territorio ci sono attori, istituzionali e non, che cercano di dare risposte alle situazioni di fragilità, ma dal confronto avuto nel corso delle settimane è emerso che spesso sono risposte non coordinate e le energie investite non sempre vengono fatte convergere, con una conseguente mancata ottimizzazione delle risorse.

 

Occorrerebbe una regia istituzionale che permetta di mettere a sistema tutte le risorse umane e materiali oggi disponibili e proponga soluzioni per quelle carenze sostanziali che sono determinanti per garantire la tenuta del tessuto sociale cittadino.

 

Ripensare la distribuzione dei servizi mensa presenti sul territorio, dei punti di accoglienza, dei servizi igienici (la cui distribuzione e funzionamento in città è essenziale anche per i turisti), degli alloggi, creare una rete di relazioni e di contatti con i patronati, con i mediatori culturali e i centri per l’impiego è essenziale per abbattere la marginalizzazione.

Il gruppo, che si è ribattezzato “Cordata per la solidarietà”, intende nelle prossime settimane estendere a tutti gli interessati il confronto su questa tematica e chiedere all’amministrazione comunale un confronto aperto e costruttivo.

Tutti coloro che sono interessati a contribuire alla discussione possono contattare cordata@prossima.it ______

 

Operazione meritoria. Dico  subito perché e pongo POI qualche distinguo, quale contributo propositivo.

Da questo piccolo osservatorio privilegiato che in tal senso è leccecronaca.it abbiamo visto e registrato sempre più spesso episodi di una lunga serie di squallore di una città che ti consuma senza scampo, e in cui la solitudine ti uccide, nella sua periferia e nel suo centro di una metropoli globalizzata, problematica, anonima, ipocrita, indifferente, ed emarginata, sobborgo che pare sempre in una giornata di una decomposta fiera.

Una città che per lo più se ne lava le mani: ci sono i dormitori, alla Caritas danno da mangiare, è una “scelta” loro, dice.

E non capisce che con questi alibi alla propria indifferenza finisce con l’aggravare la condizione degli ultimi, degli emarginati, dei disperati, dei poveri che diventano sempre più poveri e sempre più numerosi, perché non sa più avvolgerli in una Comunità, di cui ha smarrito l’appartenenza, e il senso stesso, attenta solamente alle logiche egoistiche, consumistiche ed affaristiche.

Ivi comprese quelle dell’accoglienza – mi sia consentito –  trasformata spesso in ideologia indiscriminata di un buonismo all’acqua di rose, che finisce col diventare complice di sfruttatori  a vario titolo e relativi business, e che disorienta i cittadini, che non riescono più a comprendere come si devono comportare, non sono più in grado di occuparsi del vicino di casa che ha bisogno di aiuto, o di colui che dorme su un cartone a pochi metri dalla nostra casa.

Occorre ripensare il modello della solidarietà verso gli ultimi, proprio così, comprendendo  sia quei Leccesi che hanno patito i nuovi modelli economici degli ultimi anni e degli ultimi decenni, e per questo rimasti indietro, sia quelli che hanno sperimentato direttamente la sempre difficile integrazioni multiculturale.

Occorre ripensarla con una nuova mentalità, che si liberi da logiche da  pensiero unico  e totalitario.

Occorre ripensarla ripartendo da considerazioni semplici: l’educazione culturale, l’esempio personale, la rete del vicinato e del rione.

Le rivoluzioni sono lente, non accadono ad una data certa, in un giorno stabilito. le rivoluzioni si fanno lavorando sul territorio a lungo e con sacrificio, con l’esempio di esperienze concrete.

Dall’archivio di leccecronaca.it le due che abbiamo registrato una alcuni anni fa, l’altra pochi mesi fa, diverse fra di loro, ma che vanno entrambe nella direzione che mi permetto di suggerire e di proporre quale contributo al dibattito avviato  oggi dall’associazione Prossima.

PARTITO IL PROGETTO DI LECCE BENE COMUNE, PER CAMBIARE I NOSTRI STILI DI VITA SBAGLIATI E DANNOSI. SIAMO ANDATI A CURIOSARE ALLA PRIMA RIUNIONE ORGANIZZATIVA. ECCO CHE COSA HANNO DETTO, E CHE COSA FARANNO, VENTI FAMIGLIE LECCESI

UNA RIVOLUZIONE LENTA, MA POTENTE, FATTA DI BELLEZZA, CULTURA E INTRAPRENDENZA ECONOMICA. A leccecronaca.it DON GERARDO IPPOLITO RACCONTA IL RISCATTO A LECCE DELLA ZONA 167 E DELLA SUA COMUNITA’

 

 

 

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