COSI’ STIAMO DIVENTANDO TUTTI HIKIKOMORI

| 14 novembre 2021 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Morso ad un piede da un serpente velenoso, nell’omonima tragedia di Sofocle, il saggio e ancora prestante Filottete viene abbandonato dai suoi compagni di viaggio alla conquista di Troia, su di un’isola deserta, affinché non infettasse tutti con le sue piaghe purulente, su ferma decisione del troppo furbo Ulisse, meschino quanto crudele, che riuscì rapidamente a convincere gli altri capi sul da farsi.

Filottete sopravvisse per dieci anni in una realtà virtuale che non era più la sua, di caccia, di pesca, di agricoltura, in un universo parallelo del tutto alieno.

Era fortunato, rispetto a quello che stanno preparando per tutti noi.

Era fortunato, pur nella sua solitudine disperata e disperante, in quanto almeno poteva interrogarsi, all’alba, o al tramonto, sul significato dell’esistenza, sul senso dell’umana avventura, sul destino. Poteva ancora pensare.

Respirava iodio, salsedine, i profumi dei fiori, i sapori delle piante.. Aveva caldo, o freddo, sudava e batteva i denti. Preferiva il rumore del mare. E se doveva confidarsi con qualcuno, sfogarsi per un guaio, gioire d’una speranza, forse di un’illusione, poteva ancora farlo in maniera autonoma e personale, affidandosi alla tremenda forza del pensiero pluridimensionale, per chi era solo geograficamente lontano.

 

Virtuale viene dal latino virtus, che fra le altre accezioni significa anche forza. Virtuale è un atto di forza ed è più forte del reale.

 

Anche meta viene dalle lettere classiche, lo ha studiato Mark Zuckerberg, il proprietario di Facebook con annessi e connessi, che qualche giorno fa, novello Ulisse troppo furbo, ultimo  profeta, ha annunciato l’avvento di una nuova era, in cui – meta, passaggio – stiamo entrando, e anzi per quanto posso constare io, siamo già dentro fino al collo.

“Studiavo i classici e la parola ‘meta’ deriva dalla parola greca che significa ‘oltre’. Per me, simboleggia che c’è sempre altro da costruire e c’è sempre un capitolo successivo della storia. La nostra è una storia che è cresciuta oltre tutto ciò che immaginavamo; in una famiglia di app che le persone usano per connettersi tra loro, trovare la propria voce e avviare attività, comunità e movimenti che hanno cambiato il mondo”.

Che l’abbiano cambiato, non ci sono dubbi. Sul fatto che l’abbiano cambiato in meglio, qualche dubbio dovremmo porcelo, fintanto che sarà ancora possibile.

Non per il passato, e nemmeno per il presente, ma per il futuro.

La luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci,

Ha scritto infatti di recente il nuovo profeta: “Nel metaverso sarete in grado di fare quasi tutto ciò che potete immaginare: stare insieme ad amici e familiari, lavorare, imparare, giocare, fare acquisti, creare e vivere esperienze completamente nuove, totalmente differenti da quelle che viviamo oggi con i computer e i telefoni di oggi.

In questo futuro, sarete in grado di teletrasportarvi istantaneamente come un ologramma per essere in ufficio senza fare il pendolare, a un concerto con gli amici o nel soggiorno dei genitori per recuperare il ritardo. Questo aprirà più opportunità, non importa dove vivete″.

 

Bello schifo.

Dieci anni fa si levarono allarmi sociali sul triste fenomeno, malgrado le denunce andato via via sempre più ingigantendosi, degli HIKIKOMORI, i giovani che nelle metropoli sconfinate del Giappone, della Cina, della Corea, dell’Indonesia di questo nostro mondo globalizzato, avevano perso il contatto con la realtà, e vivevano ormai senza soluzione di continuità sull’isola deserta della loro cameretta di casa, dove sono scomparse le stagioni, albe e notti variano per pochi segni, e l’aria è quella metallica dei condizionatori.

Fra dieci anni, morsi dal serpente velenoso del computer, o del telefonino che dir si voglia, tanto ormai è la stessa cosa, saremo tutti HIKIKOMORI.

 

Del resto, siamo già messi bene.

Isolati, rinchiusi, bisognosi di un certificato informatico per poter uscire di casa, costretti alla solitudine da una socialità che ormai è prevalentemente virtuale, cioè forzosa, livellati, uniformati, omologati in maniera sempre più marcata da un pensiero unico dominante diventato totalitario, stiamo diventando sempre più poveri, sia economicamente, sia spiritualmente, radicalmente trasformati da un gigantesco sistema di potere in atto su scala planetaria.

 

Ci stiamo consegnando mani e piedi, inconsapevoli della nostra solitudine disperata e disperante, schiavi senza nemmeno sapere di esserlo, ai nuovi padroni del capitalismo della sorveglianza, i nuovi ricchi sempre più ricchi che da soli, in pochissimi, stanno accumulandole le ricchezze dei nuovi poveri, sempre più numerosi e sempre più poveri.

 

Siamo vivi, ma stiamo morendo lentamente, perché lentamente muore “chi diventa schiavo dell’abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia,
chi non rischia e non cambia colore dei vestiti, chi non parla e chi non conosce, chi  fa della televisione il suo guru, e chi evita una passione…”.

 

La televisione di Dazn e di Netflix, tanto per intenderci, attualizzando Martha Medeiros.

 

Comunque lavoriamo in smart-working, studiamo con la didattica a distanza, ci incontriamo su Zoom.

 

Pensare, è già un lusso che non ci possiamo più permettere. Comunichiamo con le faccine idiote e con i cuoricini atrofizzati. Viene da rimpiangere persino quando fino a poco tempo fa si mandavano ancora lettere,  e si faceva collezione di francobolli intanto diventati introvabili. Oppure si faceva una telefonata, e una telefonata allunga la vita, invece adesso un messaggio WhatsApp l’accorcia.

Litighiamo col computer, ci indigniamo, summa iniuria, levando l’amicizia su Facebook. Firmiamo in digitale, così, che siamo un individuo, una persona, un uomo o una donna in carne e ossa, lo decide un algoritmo.

 

Cinema, teatro, eventi sportivi diventati anch’essi eventi che di sportivo hanno ancora poco e punto, ma molto e tutto di spettacolo, esistono non più nei locali, negli stadi, nelle balere, ma sul salotto di casa.

La moneta è già in buona parte elettronica, con essa consumiamo sempre più e sempre peggio.

Se abbiamo bisogno di qualcosa in casa, non c’è bisogno di uscire, ci pensa Amazon.

Se dobbiamo fare la spesa, basta ordinarla su Glovo.

Non c’è più bisogno di cucinare, ci pensa Deliveroo, se ci viene fame e ci viene voglia di mangiare.

E se ci viene voglia di fare un po’ di sesso, ci sono – bastano pochi clic –  le gentili signorine e gli illustri  webmodelli di OnlyFans, male che vada i più sfigati possono contare sempre su Pornhub.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Politica

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