QUELLI CHE … “Quando il calcio era bello”. MERCOLEDI’ 8 GIUGNO A LECCE LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO ‘COMMOVENTE’ DI ANDREA POLO E FRANCESCO FEDELE

| 6 Giugno 2022 | 0 Comments

di Raffaele Polo  ______

Ci sarà certamente Pasculli; ma anche altre glorie del calcio leccese interverranno alla presentazione di “Quando il calcio era bello”‘, il libro di Andrea Polo e Francesco Fedele, appena edito da Il raggio Verde (pagg. 254, euro 15).

 

Nella splendida cornice leccese di piazzetta Giosuè Carducci, dove c’era il Convitto Palmieri, mercoledì 8 giugno dalle ore 19, tifosi e amanti della lettura, nonché il solito gruppo di nostalgici di cose di casa nostra, cercheranno di capire il perché di questo titolo che, pure, non ci lascia indifferenti…

Quando, da ragazzi, ci incontravamo con i nostri coetanei, programmavamo semplicemente i nostri giochi che non erano affidati al caso, ma seguivano una trama congegnata in anticipo.

Il dialogo era, più o meno, di questo tenore:

«Allora, facciamo che voi avete rapinato la banca e noi siamo i buoni che vi seguiamo, per recuperare i soldi…»

«Si, però poi voi fate gli indiani e noi vi inseguiamo e vi sconfiggiamo»

«Va bene, allora cominciamo che noi eravamo con lo sceriffo e vi inseguivamo…»

 

Il gioco cominciava e le corse, la finta guerra e gli animosi contrasti non si contavano. Fino a quando la perentoria voce del babbo e quella insistente della mamma non ci richiamava a casa. «Basta, sei sudato. E guarda come ti sei combinato, le scarpe sono tutte sporche!»

E la cosa ci infastidiva non poco perché il termine del gioco arrivava all’improvviso e proprio nel momento più bello delle nostre scorribande alla ricerca dei rapinatori della banca.

 

Ecco, ci è rimasto dentro quella memoria dell’intercalare, quel ‘facciamo che noi eravamo‘ così semplice ma anche così vicino alla nostra fanciullezza, nella quale bastava un nulla per calarci in fantastiche avventure, mescolando passato, presente, immaginazione e suggestioni provenienti dai fumetti e dai primi programmi TV in bianco e nero.

E proprio quella sgrammaticata proposta del ‘facciamo che io ero’, con l’uso eccezionale dell’imperfetto per programmare un futuro ci pare la più fantastica e azzeccata invenzione che inconsciamente noi ragazzi abbiamo realizzato. E le bambine non erano da meno: giocavamo con loro solo se disponibili alla ormai consueta proposta: facciamo che io era la mamma, tu il papà e abbiamo due bambini monelli….

Poi, col passare degli anni, vengono meno le occasioni per ritrovarci con i coetanei a programmare qualcosa con l’asserto ‘facciamo che noi eravamo’… No, niente da fare: adulti, tristi e senza speranza, interessati solo a carriera soldi e politica, non abbiamo più tempo per queste sciocchezze.

E ci sorprende non poco che due giovanotti, seguaci delle imprese della squadra del Lecce, abbiano inventato un mondo comunicativo che hanno battezzato ‘Quando il calcio era bello’, dove c’è quell’imperfetto che pare sopravvissuto, a voler rinverdire l’entusiasmo del nostro ‘facciamo che noi eravamo’.

Ora, questo programma editoriale con le belle foto a colori e la veste grafica di tutto rilievo, ci pare veramente un sogno: per noi ‘del secolo scorso’ il colore sulle pagine era una piacevole eccezione, quando arrivò ‘Topolino’ tutto a colori, fu un evento. E non parliamo poi di tutto quello che riguardava il calcio di casa nostra.

 

Era bellissimo aspettare l’uscita del ‘Pungolo Sportivo’, stampato su carta verde e che si occupava di tutte le squadre salentine, avevamo imparato anche ad apprezzare la prosa spesso approssimativa di alcuni corrispondenti che, da uno degli oltre cento paesi della provincia, illustravano le imprese della squadra locale e le immancabili nefandezze dell’arbitro.

 

Il ‘Pungolo’ arrivava a metà settimana, il lunedì c’era ‘La Gazzetta del Mezzogiorno’, tutta dedicata a squadre che non conoscevamo e delle quali ci è rimasto un vago ricordo: chi può dire di rammentare un certo Ascatigno, che segnava sempre nel Chieti? E il portiere del Nardò, un tale Pistolesi, che parò tutto in un derby col Lecce, lo potremo mai dimenticare? Così come la formazione iniziale dei giallorossi di allora: Genero Tardivo Garagna Lucci Zini Marovelli… era un atto di fede imparare quei nomi, per noi non meno importanti di Sarti Burnich Facchetti Bedin Guarneri Picchi…

 

Giocavamo nei campetti della periferia, con palloni leggerissimi che volavano via se c’era un po’ di tramontana, ma costavano poco, quelli pesanti erano poco adatti alle scarpe da passeggio che utilizzavamo con disinvoltura, del resto a cosa servivano i tacchetti sul terreno pietroso del ‘Campo delle spine’ o della ‘Merok’? Al ‘Bisanti’, lì si che ci volevano i tacchetti, col terreno che era un misto di sabbia, terra nera e solo davanti alla porta era sostituito da pietre e sassi affioranti…

 

Che volete, il calcio era così, le magliette un sogno, non c’erano i nomi dei giocatori dietro, i colori rigidamente quelli di Juventus, Inter e qualche  raro accenno al Milan, una maglietta giallorossa era introvabile, del resto quelli erano i colori della Roma.

Era bello così il calcio, allora?

Ma no, per favore. Era il gioco dei poveri in spirito, si faceva anche per strada ma vuoi mettere con i mezzi e gli optional di adesso?

Pure, c’era chi si esaltava, stravedeva per la propria squadra, io ricordo che ho giocato (pochissimo…) nella Pro Patria di Mesciu Ginu, gli avversari irriducibili erano la Juventina, la Mec, la Grassi…

E il Carlo Pranzo andò in disuso a favore del nuovo Stadio di via del Mare, conservo ancora, da qualche parte, il gagliardetto del Santos di Pelè, che  venne a giocare con il Lecce…

Ora, per carità, non vorrei essere il solito stucchevole partecipe del gruppo dei ‘laudatores temporis acti’, ma debbo dire che questa pubblicazione di Andrea e Checco mi ha fatto commuovere perché, dopo un po’ di tempo, la memoria ammanta i ricordi di una sottile, impalpabile patina, che ti fa dire, con i lucciconi agli occhi ‘Quando il calcio era bello’….

 

Category: Costume e società, Cultura, Eventi, Libri

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