OGGI A UGENTO LA SERATA PER JEFF BUCKLEY

| 25 Giugno 2022 | 1 Comment

di Roberto  Molle ______

A volte Facebook è come quel vuoto guardato dall’undicesimo piano di cui hai paura ma ne sei anche attratto; e per esorcizzare l’istinto di buttarti giù, cominci a pensare a come riempirlo, tutto quel vuoto che, già sai, non riuscirai mai a colmare.

I social, come magneti di memorie, spesso stimolano a tirare fuori storie, ricordi, sensazioni e volti… Per non dimenticare o, per quanto possibile: trasmettere, condividere, confrontare. E alla fine ti ritrovi a fare mille post di parole e di canzoni, dove scrivi, spieghi, racconti le tue passioni.

 

Proprio su una di queste onde emozionali, ciclicamente riaffiora (come un’ossessione) il ricordo delle brevi ma intense vite di Tim e Jeff Buckley: padre e figlio entrambi musicisti che hanno marchiato indelebilmente la storia del rock.

Tim è giovanissimo quando Jeff viene al mondo, spaventato dalle responsabilità che dovrà affrontare e ammaliato dalla sirene del rockstar system, lo abbandona insieme alla madre e intraprende una strada che lo porterà al successo, pubblicando una serie di dischi memorabili (“Goodbye and hello!” e “Starsailor”, per citarne solo alcuni) dalla metà degli anni Sessanta a circa quella dei Settanta. Con una voce duttile e di grande estensione, si è mosso tra i territori del folk, del jazz e del pop sconfinando spesso in ambito psichedelico.

 

Jeff Buckley, farà anch’egli un percorso che lo porterà al successo, anche se più ponderato e con il nome ingombrante del padre da tenere a bada. Una voce più calda e sofferta intinta nel folk e una discografia (purtroppo) appena abbozzata: un unico splendido album dal titolo “Grace”, tanti concerti e unanimi riconoscimenti che lo sganciarono dall’aura di Buckley senior.

 

Tim e Jeff si incontrarono in rare occasioni, ma c’era la decisa intenzione da parte di entrambi di ritrovarsi e dare finalmente un senso al loro essere padre e figlio. Ma il destino aveva in serbo un’amara sorpresa, il 29 giugno del 1975 Tim Buckley muore per overdose di eroina e alcol (aveva 28 anni).

Dopo la morte del padre, Jeff inizio a usare il suo vero cognome: Buckley, fino ad allora, artisticamente si faceva chiamare Moorhead (come il patrigno); comunque, pur avendolo perdonato, tenne sempre una linea molto netta tra lui e Tim.

Proprio quando tanti dolori avevano perso di intensità e la sua personalità artistica andava assumendo quella caratteristica di umanità e pacificazione che lo stavano maturando, anche Jeff perde la vita in uno stupido, banale incidente: facendo il bagno nel Wolf River, un fiume affluente Mississipi. Era il 29 maggio del 1997 (aveva 31 anni).

 

Per quanta mi riguarda, sento spesso di avere dei conti in sospeso con alcuni musicisti, come se avessi un debito con loro. Per ripagarli della bellezza della loro musica m’invento un po’ di cose…

Ad esempio per Jeff Buckley ho imbastito una serata in suo onore. Tutto avverrà questa sera a Ugento (Le) e si chiamerà “L’angelo che si strappò le ali”.

L’evento rientra nell’ottava edizione della manifestazione “Canto alla luna” (negli anni scorsi sono stati tributati Nick Drake, Sixto Rodriguez, Ian Curtis e altri musicisti) e si propone di omaggiare Jeff Buckley attraverso la riproposizione delle dieci canzoni del suo album “Grace”.

 

I musicisti impegnati saranno metà salentini (Misophònia, Christine IX band, Fausto Cota, Shining Angels e Fernando Alemanni, Asiel) e metà da altre parti d’Italia (Madyon da Cuneo, Fabrizio Tavernelli Complesso da Correggio, Edoardo Avi da Bolzano, Giovanni Cultrera dalla Maddalena). A inframmezzare le canzoni ci sarà il racconto di squarci di vita di Jeff Buckley.

L’appuntamento è per questa sera presso l’area esterna del centro di aggregazione dell’Associazione “Mare blu”, in via Pasteur a Ugento  nei pressi del supermercato Lidl. Ingresso gratuito.

 

Category: Cultura, Eventi

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  1. Francesco Cultrera ha detto:

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