PER L’ISTITUZIONE DELLA AREA MARINA PROTETTA OTRANTO – LEUCA

Riceviamo e volentieri pubblichiamo ____________
Area Marina Protetta tra Otranto e Leuca: Rinunciarvi significa perdere competitività e reputazione internazionale. I Comuni interessati dicano sì alla AMP Otranto – Leuca.
L’Adoc di Lecce esprime il proprio convinto sostegno alla realizzazione dell’Area Marina Protetta “Capo d’Otranto – Grotte Zinzulusa e Romanelli – Capo di Leuca”.
In questi giorni è stata resa nota la contrarietà espressa dal Consiglio comunale di Santa Cesarea Terme, motivata da timori di impatto su turismo e piccola nautica da diporto.
Per Adoc arretrare o “sfilacciare” il perimetro dell’AMP rischia di trasformare un investimento di qualità in una opportunità persa per le comunità costiere. Pur nel rispetto delle autonomie locali, riteniamo che la risposta alle preoccupazioni dei territori non sia l’arretramento della tutela, bensì una gestione moderna e proporzionata dell’AMP: regole chiare, infrastrutture leggere e sostenibili, corridoi di transito, informazione e controlli mirati.
Le AMP sono fondamentali per la Blue Economy. La Blue Economy è già oggi un pilastro dell’economia italiana: nel 2022 l’economia del mare ha generato 64,6 miliardi di euro di valore aggiunto, con un impatto complessivo diretto e indiretto di 178,3 miliardi (pari al 10,2% del PIL) e oltre 1 milione di addetti. Dentro questi numeri, il turismo costiero (alloggio e ristorazione) è il primo settore per valore aggiunto: 18,5 miliardi di euro e 410.700 addetti.
Le aree marine protette sono uno strumento concreto di Blue Economy perché trasformano il capitale naturale in qualità misurabile e in attrattività: uno studio per la Commissione europea conclude che MPAs e misure spaziali di protezione possono generare benefici economici per pesca, turismo marittimo e altri settori della blue economy, quando sono ben progettate e gestite.
La stessa ricerca SDA Bocconi (Blue Economy Monitor) riporta esempi pugliesi indicativi di impatto sul turismo sostenibile: l’AMP di Porto Cesareo con 70,4 milioni/anno e l’AMP delle Isole Tremiti con 25,1 milioni/anno; e segnala che ogni AMP può generare 30–50 posti di lavoro diretti, oltre all’indotto.
In Puglia le buone pratiche sono già realtà e dimostrano che tutela e sviluppo possono convivere:
Torre Guaceto è riconosciuta per un modello di gestione partecipata e per pratiche di sostenibilità (incluso il rapporto con la piccola pesca), citate come “buona pratica” anche in documentazione istituzionale.
Porto Cesareo realizza programmi strutturati di fruizione sostenibile ed educazione ambientale, coinvolgendo operatori e cittadini (es. iniziative in spiaggia).
Isole Tremiti: la gestione prevede attività di monitoraggio e ricerca, strumenti fondamentali per una governance “adattativa” e credibile.
La Regione Puglia, inoltre, ha formalizzato una strategia per una blue economy sostenibile (Blue Vision2030), che rende ancora più evidente come una nuova AMP coerente e ben gestita sia un tassello di politica industriale e territoriale, non un semplice vincolo.
L’Associazione Adoc della provincia di Lecce chiede a MASE, ISPRA e Regione Puglia di proseguire con determinazione nell’iter di istituzione dell’AMP, evitando arretramenti che ne comprometterebbero efficacia e coerenza ecologica, e di attivare subito un confronto tecnico-operativo con le comunità locali sulle misure di convivenza con turismo e nautica: boe e ormeggi sostenibili, corridoi, autorizzazioni proporzionate e digitali, segnaletica, controlli mirati.
Un territorio costiero che vive di turismo si distingue per qualità: un’Area Marina Protetta ben gestita è una scelta di competitività, una leva reputazionale che attrae attenzione internazionale e investimenti coerenti con la transizione ecologica. La provincia di Lecce e la Puglia non possono perdere questa opportunità!
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