SEMPRE PIU’ CONNESSI, MA SEMPRE PIU’ SOLI: L’AMORE AL TEMPO DELLE APP

di Emanuela Boccassini _________________
In un momento di particolare tristezza mi sono rifugiata nelle serie TV. Ne ho viste diverse in pochi giorni, ma una in particolare mi ha colpito per la sua capacità di stimolare una riflessione sulla nostra società. Si tratta della serie coreana
La protagonista è una giovane donna che, dopo una delusione sentimentale e travolta dal lavoro, non ha più tempo né voglia di dedicarsi alla vita affettiva. Durante una riunione le viene chiesto di recensire una nuova applicazione, Boyfriend on demand, un servizio che permette incontri sentimentali virtuali. All’inizio lo fa per lavoro, poi finisce per lasciarsi coinvolgere da quell’esperienza. Fino a quando scopre che gli incontri sono identici per tutte le utenti e capisce che ciò che sta vivendo non ha nulla a che vedere con una relazione reale.
Questa storia mi ha spinto a riflettere sul nostro tempo e sul ruolo sempre più centrale della tecnologia nel tentativo di riempire il vuoto emotivo che spesso attraversa la nostra società.
C’è stato un tempo in cui i rapporti nascevano nei cortili, nelle strade, nelle chiacchiere interminabili tra amici. Un tempo in cui la crescita passava anche attraverso il confronto diretto, l’osservazione e l’interazione con i ragazzi più grandi, dai quali si imparava, a volte senza neppure rendersene conto.
Oggi, sempre più spesso, le relazioni – di qualsiasi tipo – nascono su uno schermo. Uno schermo che sembra proteggerci dal mondo e dalle sue difficoltà. Anche dalle relazioni vere che ti contraddicono, ti deludono, ti mettono in discussione e richiedono tempo e impegno. Uno schermo che in realtà rischia di allontanarci proprio da quell’esperienza diretta che ci permette di conoscere davvero gli altri e, in fondo, anche noi stessi.
Oggi sembra mancare sempre più spesso il contatto diretto: il senso di umanità, il calore, la disponibilità a esserci per gli altri. Così molte persone finiscono per rifugiarsi nella tecnologia, confidandosi online, sfogando rabbia e frustrazione dietro una tastiera o cercando affetto in relazioni virtuali che, però, non riescono a colmare il vuoto emotivo che portano dentro. Anzi, talvolta finiscono persino per acuirlo.
Non sempre ci si rende conto di quanto quel mondo possa essere fallace. È più immediato, più rassicurante, meno pericoloso. Ci permette di spegnere, cancellare, bloccare. Di controllare ciò che gli altri vedono di noi. Sembra una relazione, invece spesso è solo simulazione. Non esiste nella realtà. Non può consolare davvero, non può sostituire un abbraccio, una stretta di mano, uno sguardo colmo d’affetto.
La serie Boyfriend on Demand mi è sembrata, in fondo, lo specchio della nostra società. Una società che, poco alla volta, rischia di scivolare verso una forma di deriva emotiva e relazionale. La strada che stiamo percorrendo potrebbe portarci, quasi senza accorgercene, a una progressiva disumanizzazione dei rapporti.
Oggi esistono app e chatbot basati sull’intelligenza artificiale capaci di ascoltare, di rispondere, perfino di aiutare a mettere ordine nei pensieri. Possono dare l’illusione di una presenza, ma non possono sostituire una relazione vera. Non possono sostituire l’imprevedibilità, la complessità e perfino i conflitti che fanno parte di ogni rapporto umano. Se l’amore diventa perfetto, programmato e senza contrasti, forse non è amore. È soltanto un servizio.
Non è un caso che imprenditori e innovatori come Elon Musk parlino sempre più spesso di intelligenza artificiale, robot e nuove forme di interazione tra uomo e tecnologia. Il futuro che si prospetta è affascinante sotto molti aspetti, ma solleva anche una domanda inevitabile: fino a che punto siamo disposti a delegare alle macchine ciò che appartiene alla nostra umanità?
Perché il rischio più grande non è la tecnologia in sé. Il rischio è smettere di chiederci dove finisca il mondo virtuale e dove inizi quello reale. E, soprattutto, dimenticare quanto abbiamo ancora bisogno gli uni degli altri.
Category: Costume e società, Cultura




























