IL PRANZO DELLA DOMENICA / ELISA CHETTA, SEMPRE DI CORSA TRA LAVORO E FAMIGLIA, TROVA PURE IL TEMPO PER OSPITARE IL NOSTRO INVITATO SPECIALE

di Raffaele Polo _______________
Elisa Chetta è docente con specializzazione al sostegno nella scuola primaria e dell’infanzia («Ho due abilitazioni», ci dice con orgoglio).
È in uno dei rari momenti nei quali può darci retta e, in verità, ha preparato un pranzo coi fiocchi, come avrà fatto, lei che è sempre impegnata eppure riesce a gestire lavoro e famiglia in maniera perfetta…?
«Ho fatto tutto a gusto mio, mi auguro che ti piacciano la lasagna, il polpettone di tonno, i finocchi al gratin e, dulcis in fundo, la torta mimosa che -dicono- è la mia specialità…»
Elisa ci guarda sorridendo, è attorniata da un cagnolone nero («A cuccia, Cara!») e da un gatto che ci osserva, pigramente disteso sulla poltrona.
«Oggi sono sola. Andrea, mio marito, è a Roma: Giulio è al basket ed Emma a lezione di canto. Ecco perché posso finalmente partecipare al ‘Pranzo della domenica’. E cominciamo subito che poi devo andare a ritirare i figlioli…»
«Come è la tua esperienza di ‘insegnante di sostegno’?»
«Rispondo sinceramente: ci sono due aspetti contrastanti. É un’attività affascinante, che richiede preparazione, aggiornamento e tanta, tanta pazienza. Se affrontata seriamente, riempie di soddisfazioni… Però, purtroppo, la scuola italiana è ancora decisamente arretrata rispetto agli standard desiderati. E io, come un po’ tutte le colleghe del settore, siamo spesso, molto spesso, considerate quasi un corpo estraneo, nei confronti dell’ambiente in cui operiamo. Non è facile trovare un’armonia con gli insegnanti che si occupano degli alunni che non hanno problemi e spesso non sono sensibili alle esigenze dei ragazzi meno fortunati. Meno male che, per quello che riguarda i bambini, sapendoli motivare e coinvolgere, c’è subito un’apertura verso i loro compagni con qualche problema…»
«Cosa potresti suggerire alle tante ragazze desiderose di intraprendere questa carriera, aperta a tutti, ma squisitamente frequentata dal pubblico femminile?»
«Pazienza, tanta pazienza. E non solo con i bambini, ma con tutto il mondo che ti circonda e che, non sempre, riesce a comprendere i tuoi sforzi.»
«È difficile conciliare questa attività con la famiglia?»
Elisa sorride e ci presenta la sua splendida torta minosa.
«Nel mio lavoro è importantissimo aggiornarsi e quindi leggere, studiare, ricercare al di là dei programmati incontri di settore. Ma si ha sempre poco tempo e, a volte, la stanchezza fisica e mentale riesce a vincere… Ma bisogna combattere sempre, alla ricerca di quel meraviglioso sguardo che, alla fine, ti destinano le creature che ti vengono affidate. Adesso, però, devo proprio andare, spero che ti sia piaciuto questo strano pranzo ma è così, arrivederci…»
Elisa se ne va, dopo una carezza a Cara che scodinzola a tutto spiano.
Gaetano (il gatto), socchiude gli occhi, a mo’ di saluto, e continua la sua siesta…
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( 96 ‐ continua )
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