L’INTERVISTA / IL MADE IN ITALY IN TRINCEA NEL MONDO: IL VERO LUSSO NON HA BISOGNO DEL PETROLIO. A leccecronaca.it ELISA BUONO SPIEGA COME UN PRODOTTO ARTIGIANALE SIA UN INVESTIMENTO CHE FA BENE A TUTTO

| 17 Maggio 2026 | 0 Comments

di Cristina Pipoli ________________

Intervista all’anima di Elisa Buono: la rivolta dell’artigianato che non si svende ai giganti del fango globale e non chiede scusa alla finanza. Mentre i mercati internazionali oscillano sotto i colpi dei ricatti geopolitici e l’industria della moda si piega alla dittatura dell’usa-e-getta, c’è chi ha deciso di fare delle proprie mani una linea del fronte.

Elisa Buono, la mente e il cuore dietro il marchio EliMeli, rifiuta la retorica del lusso frivolo e lancia una sfida aperta a chi misura il valore del mondo solo attraverso i grafici finanziari, o i barili di greggio. In questa intervista senza filtri né ipocrisie, rivendica l’orgoglio del saper fare italiano come unico, vero atto di resistenza civile e culturale rimasto contro la distruzione del nostro tempo.

D- Il lusso e l’artigianato sono storicamente figli della stabilità. Come si riposiziona un prodotto d’eccellenza quando il mondo intorno sta cambiando pelle, valori e certezze?

R- “Il punto è proprio quello. Tutto crolla perché c’è l’illusione dell’USA-E-GETTA come fonte di risparmio. È tutt’altro, a conti fatti è l’opposto del risparmiare. Un prodotto d’eccellenza è curato, ben fatto, è di qualità, è sostanza, in più non si deteriora nel giro di qualche stagione, è durevole e resta intatto nel tempo. Ecco perché definisco l’artigianato come OPERE, perché in realtà lo sono. Un’opera ti gratifica sempre per le qualità che possiede e non ha nulla a che vedere con il LUSSO frivolo da esposizione.

La stabilità globale può anche crollare, ma in tempo di crisi il prodotto si riposiziona non come un capriccio, ma come un valore sicuro, durevole e concreto. La borsa artigianale diventa un investimento contro l’incertezza, un punto fermo contrapposto al consumismo usa-e-getta, perché il valore del lavoro manuale resta“.

In un’epoca di profonde transizioni, l’eccellenza manifatturiera smette di essere una scelta estetica e si trasforma in una corazza ideale. Scegliere la concretezza del fatto a mano significa opporsi attivamente al declino culturale ed economico della nostra società. Quando ogni certezza vacilla, l’autenticità di un manufatto storico non rappresenta un’ostentazione passeggera, bensì una fortezza di stabilità e un porto sicuro contro l’effimero.

D- Mi dica la verità: il marchio “Made in Italy” è ancora uno scudo che protegge, o è diventato un’etichetta nostalgica che non basta più a salvarvi dalla concorrenza?

R- “Scudo?? Assolutamente! Noi piccoli imprenditori siamo sempre in prima linea per difendere il MADE IN ITALY. Cedere all’usa e getta, come dicevamo prima, sarebbe più facile, i costi sarebbero più bassi, ma la nostra qualità non si SVENDE, anzi si difende ad ogni costo, posizionando il suo valore al di sopra del mercato globale. Il Made in Italy non è una protezione magica, ma una trincea quotidiana che logora i bilanci a causa di tasse e costi elevati. Eppure rivendico con forza la scelta di combattere e di consumare i miei stessi margini finanziari pur di non arrendermi, rifiutando ogni offerta di liquidazione da parte di colossi stranieri. Non svendiamo la nostra identità al mercato globale“.

Mantenere la produzione ancorata al territorio non è una scelta commerciale, ma un preciso dovere politico e sociale. Chi decide di restare in Italia, affrontando costi spropositati e sacrificando i propri profitti, non protegge un semplice marchio, ma custodisce i confini culturali della nostra nazione. Questa resistenza quotidiana è il solo argine rimasto contro l’omologazione globale che vorrebbe cancellare la nostra unicità.

D- Cosa risponde a chi accusa il mondo della moda di essere cinico e distante dalle tragedie contemporanee?

R- “Tutto si ricollega al ‘consumismo rapido’ di cui parlavamo prima, perché è questa la strategia contemporanea: prezzo basso e scarsa qualità. NO. La crisi di alcuni settori è diffusa ovunque e mantenere una stabilità in momenti così difficili è fondamentale. Garantire posti di lavoro alle persone è fondamentale. Continuare a produrre bellezza in mezzo al caos non è cinismo o frivolezza; è FORZA, è CREDO e anche RESISTENZA CIVILE”.

Mantenere attiva la produzione significa dare stipendi veri, proteggere la dignità delle famiglie e difendere la stabilità sociale del territorio contro ogni forma di distruzione. Mantenere accesi i laboratori e vivo il lavoro italiano nel cuore della tempesta è una dichiarazione di guerra culturale. La vera etica non si fa con i proclami morali o con i salotti distanti dalla realtà, ma offrendo sicurezza e dignità economica a chi resiste ogni giorno sul territorio. Produrre meraviglia e qualità quando tutto intorno vacilla è l’unico modo per dimostrare che l’ingegno umano non si piega alla logica del declino.

D- Se tutto dovesse crollare domani, cosa resterebbe della sua azienda? Qual è il valore reale che sta difendendo?

R- “Se tutto crolla, il valore in assoluto che rimane sono le MIE MANI… Quelle nulla le porta via. L’artigianato si basa sul SAPER COSTRUIRE DAL NIENTE grazie all’intuizione, alla visione, e qualunque cosa succeda, queste qualità non svaniscono, anzi ti permettono di ESISTERE SEMPRE autonomamente. Se anche sparissero i muri, le mura del laboratorio o i macchinari, resterebbe il “saper fare” custodito nella mente e nei gesti degli artigiani. Questa consapevolezza ti permette di ricominciare anche sulle macerie, garantendo la trasmissione della conoscenza alle generazioni future. Voi misurate il mondo in base ai grafici finanziari, io lo misuro in base a ciò che l’uomo sa fare senza l’aiuto di un computer”.

La ricchezza di un popolo non si calcola in borsa, ma nella memoria biologica delle dita di chi crea. Le strutture fisiche possono essere distrutte e i capitali possono azzerarsi, ma il patrimonio immateriale dell’ingegno e dell’autonomia manuale è immortale. Finché l’essere umano conserverà la capacità di plasmare la materia cruda partendo da un’idea pura, nessuna crisi e nessun algoritmo potranno mai decretare la fine del nostro futuro.

D- Il petrolio muove le guerre e decide i costi di trasporto e di energia. Voi artigiani dipendete da questa catena tanto quanto una fabbrica di carri armati. Come può il Made in Italy definirsi autonomo se basta un blocco del greggio per mettervi in ginocchio?

R- “Intanto l’artigianato non ha necessità di macchine industriali, come abbiamo detto si costruisce sulla manualità dell’uomo e questo ci permette un consumo energetico veramente basso con un impatto nocivo sul nostro pianeta pari a zero. Ma non solo: il non dipendere dall’industrializzazione ci dà la possibilità di sviluppare una crescita maggiore sul territorio locale, usufruendo di una filiera corta e facendo emergere un’economia più fluida. L’artigianato vero non ha bisogno del PETROLIO per sopravvivere.

Questa vostra domanda ignora totalmente la nostra realtà produttiva. La dipendenza dai combustibili fossili si combatte ottimizzando la logistica a chilometro zero, e questo ci rende impermeabili ai ricatti geopolitici globali di cui parlate nei vostri editoriali”.

La vera indipendenza economica e politica non si conquista nei palazzi dei governi, ma si coltiva sul banco di lavoro dei nostri distretti territoriali. L’iper-industrializzazione ha reso il mondo schiavo di rotte marittime vulnerabili e di pozzi di petrolio stranieri. L’artigianato, al contrario, rappresenta un modello di autosufficienza energetica primordiale e modernissimo: una sovranità produttiva che mette al centro le risorse della terra e la forza dell’uomo, spezzando le catene delle grandi speculazioni globali.

D- Mentre i giganti del fast fashion usano il petrolio per produrre milioni di borse in poliestere a pochi euro, lei vende eccellenza a prezzi elitari. In un’economia di guerra dove il potere d’acquisto evapora, la sua ecologia non rischia di essere un lusso ipocrita per pochi ricchi?

R- “Se mi permette è la prospettiva che va rivista! Come abbiamo già detto CHI MENO SPENDE PIU’ SPENDE. Una borsa di plastica ti dura al massimo due mesi, poi necessiti di un altro acquisto, e qui crolla il RISPARMIO! Una borsa artigianale viceversa è un investimento nel tempo, il prezzo iniziale lo ammortizzi nella durata.

In più, se vogliamo guardare tutto l’insieme, il fatto a mano non usa le discariche per il riciclaggio e l’uso dannoso di idrocarburi, quindi oltre al risparmio personale c’è anche un risparmio collettivo. Chiamarlo lusso ipocrita è solo un insulto al lavoro italiano. La competitività si vince educando la cliente a comprare meno, ma a comprare italiano”.

D- Lei produce accessori per donne che cercano una moda etica, eppure la chimica del petrolio è ovunque. Gran parte delle alternative cruelty-free sul mercato sono fatte di poliestere e poliuretano tossici per il pianeta. Questo ‘prodotto ecologico’ è davvero così pulito o sta solo usando il mito del Made in Italy per nascondere che, senza gli idrocarburi, non saprebbe con quali materie prime produrre?

R- “Se lei guarda la mia collezione, noterà sicuramente che quasi tutte le mie borse sono in tessuto lana di qualità, cotone di qualità (vedi i Gobelin, i Damascati eccetera) fatta eccezione di un paio che sono in pelle totalmente vegana, e questa non è una scelta casuale.

Le mie materie prime sono naturali, in più io CUCIO e non INCOLLO, evitando anche sostanze nocive e solventi chimici.

I miei componenti invisibili sono privi di tossine, e utilizziamo tessuti di altissima tecnologia derivati da scarti della terra. Quindi SÌ, IL MIO PRODOTTO È DAVVERO PULITO E LA MIA CLIENTE INDOSSA UN’AUTENTICA MODA ETICA. La vera competitività si ottiene liberando la moda sia dallo sfruttamento che dai pozzi di petrolio stranieri, dimostrando che l’ingegno italiano sa creare il lusso del futuro partendo dalla terra”.

L’ecologia della plastica è l’ennesimo inganno globale venduto sotto falso nome. Sbandierare il “cruelty-free” per nascondere derivati del petrolio che avvelenano i fiumi e le terre è il vero cinismo commerciale di questo secolo. La moda etica non si progetta nei laboratori chimici delle multinazionali, ma si coltiva raccogliendo ciò che la natura ci offre spontaneamente. Tornare alla trama di un damascato, alla consistenza della lana, rifiutando colle e idrocarburi, è un atto di igiene mentale e ambientale. È la terra italiana che si riprende il suo primato contro l’illusione sintetica del mondo moderno.

L’OPERA DI RESISTENZA: LA BORSA ELIMELI

Non è solo un accessorio, ma un manifesto visivo sospeso nel tempo. Al di sopra, le geometrie scure e industriali ricordano le ombre pesanti degli idrocarburi e della standardizzazione meccanica. Sotto, sul piedistallo della pura materia, troneggia la borsa EliMeli.La scelta cromatica non è casuale: un tessuto jacquard damascato dalle tonalità calde, luminose e solari. È un colore chiaro e purissimo che squarcia il buio, ponendosi in aperto contrasto con il nero del petrolio e l’opacità del fast fashion. La morbida eleganza delle sue forme e la raffinatezza dei dettagli cordati artigianali incarnano quella femminilità discreta che rifiuta il rumore delle fabbriche. Questa luce dorata, impressa nella trama della lana e del cotone di altissima qualità, è il simbolo della filiera pulita, dell’energia umana e di un’ecologia reale. È la prova tangibile che la bellezza del Made in Italy non ha bisogno di idrocarburi per splendere e resistere nella trincea del mondo.

È la prova tangibile che la bellezza del Made in Italy non ha bisogno di idrocarburi per splendere e resistere nella trincea del mondo. Eppure, questa verità dà fastidio. Dà fastidio a quel cartello industriale guidato da colossi come Shein, Temu, Zara o H&M, giganti che accumulano miliardi spacciando poliestere tossico derivato dal petrolio per “moda democratica”, mentre le loro navi cargo avvelenano gli oceani. Ma il vero cancro risiede nel silenzio complice delle istituzioni europee e di quegli enti finanziari che vendono bollini “green” farlocchi a chi ricicla idrocarburi, mentre lasciano affogare di tasse i laboratori artigianali dei nostri territori. 

Sarebbe opportuno chiedersi qui su leccecronaca.it se anche nel Salento, come nel resto del paese, assistiamo a uno sciacallaggio silenzioso dove i fondi speculativi esteri che arrivano a prezzi di saldo per depredare il nostro saper fare, svuotarlo e delocalizzare, nell’indifferenza della politica locale?

C’è un’ipocrisia di fondo che questo articolo vuole sventrare, ed è la stessa che si respira nelle redazioni dei grandi media nazionali.

I giornalisti di regime e i direttori allineati preferiscono non fare questi nomi per non perdere i ricchi contratti pubblicitari delle multinazionali; preferiscono piangere sulla crisi economica nei loro editoriali patinati piuttosto che denunciare chi sta scientificamente distruggendo il lavoro italiano. 

Pubblicare la voce di chi produce senza chiedere scusa alla finanza globale non è solo una scelta editoriale, è un test di coraggio.

Chi decide di censurare o ammorbidire queste accuse non sta firmando la propria sottomissione ai padroni del petrolio e del fango globale?

EliMeli non ha paura di combattere in trincea; resta da vedere quanti di voi abbiano ancora la dignità di restarci insieme a noi.

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Disponibile ora su EliMeliArt.it

EliMeli – tesori fatti a mano

#artigianato #MadeInItaly #borse

Category: Costume e società, Cultura

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