I VECCHI LIBRI NON MUOIONO MAI / “Cronaca di una morte annunciata”, DI GABRIEL GARCIA MARQUEZ

di Raffaele Polo _____________________
Ci sono dei libri che ti avvincono, ti rimangono dentro e, anche quando li rileggi (perchè i libri che ci sono piaciuti di più, bisogna rileggerli, una due volte, per comprendere meglio cosa è che contraddistingue quel libro e perchè è stato così importante nella tua vita…) ti rimane quella suspence, quel rimescolio interiore che solo un libro, a volte, può procurare.
Così mi capita quando, già dal titolo, mi imbatto nella narrazione di Gabriel Garcia Marquez e riscopro la “Cronaca di una morte annunciata” che è stato pubblicato nel 1981, proprio a ridosso del premio Nobel assegnato al suo autore.
È tratto da una storia vera, ma ricostruito nei sentimenti e nel pathos, con incursioni nella pura psicologia e una tecnica studiata ed efficace che l’autore ci ammannisce senza parere.
Anzitutto, l’ordine cronologico non è rispettato: l’intera storia è narrata al passato, molti anni dopo averla vissuta: c’è l’uso di pause descrittive e di analisi che danno un ritmo narrativo piuttosto lento, poiché il narratore descrive in modo particolare pensieri, azioni, sensazioni.
La vicenda si svolge in un paese costiero della Colombia ed è ambientata principalmente nelle strade di un paese che potrebbe esistere davvero; è esterno (si svolge all’aperto) ma chiuso (la vicenda si svolge principalmente di notte).
Ma colpisce da subito l’ineluttabilità del Fato, le combinazioni che convogliano verso la disfatta del protagonista che, si sa già, è condannato sin dalle prime parole della narrazione. E invano cerchiamo un appiglio, un particolare che possa contribuire alla sua salvezza e a far defluire quella cupa tragicità ‘annunciata’ contro cui niente e nessuno può far nulla, se non attendere l’esito finale.
Ed è proprio questo l’aspetto più avvincente che scuote il lettore, divenuto, suo malgrado, partecipe della incalzante vicenda.
Nè il finale, che Marquez adotta per stemperare, almeno in parte, la tragicià della cronaca, può influire sul nostro animo. Santiago, Santiago Nasar è morto. E lo sapevamo dalla prima pagina. Non siamo riusciti a cambiare il suo destino. Nessuno è riuscito. Come non sentir riecheggiare le cupe storie che vedono gli Dei tessere le sventure di uomini ed eroi?
E come non intravedere, per un attimo, la nostra storia dove, a pensarci bene, la fine è scritta sin dall’inizio. Solo che noi non lo sappiamo o facciamo di tutto per non scoprirlo.
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( 17 – continua )


























