QUANDO SI POSA LA POLVERE SI VEDE IL PAESE. IL GIORNO DOPO LA NOTTE DELLA TARANTA A MELPIGNANO

| 24 Agosto 2026 | 0 Comments

di Mirko Gentile ____________________

Ventinovesima edizione, venti piazze, un tema, “Le vie del Mediterraneo”, che parla di partenze e ritorni più di quanto forse intendesse. Abbiamo raccontato la festa. Adesso proviamo a raccontare il giorno dopo.

Ho aspettato due giorni prima di scrivere questo pezzo. Non per pigrizia, ma solo perché il 23 agosto, a Melpignano, non resta più niente da fotografare. Ed è precisamente quello il punto.

Sabato sera, sul piazzale dell’ex Convento degli Agostiniani, l’Orchestra Popolare guidata da Ermal Meta ha chiuso la ventinovesima Notte della Taranta, con le coreografie di Fredy Franzutti e gli ospiti — Alessandra Amoroso, Levante, Maria Mazzotta, Gisela João, Sayf, Giulia Vecchio, Welo. Prima, dal 30 luglio al 19 agosto, il festival itinerante aveva attraversato venti piazze salentine sotto il titolo “Le vie del Mediterraneo”. Un tema scelto per raccontare incontri e contaminazioni, e che invece (senza volerlo, credo) racconta anche di partenze dolorose e nostalgici ritorni.

Melpignano ha 2.211 abitanti. Per una notte ne ospita decine di migliaia. Il rapporto è così sproporzionato che non serve nemmeno il commento, e infatti l’ho scritto e riscritto tre volte cercando di non farlo diventare una battuta.

Poi ho passato la domenica a cercare i numeri. È stata la parte peggiore.

Il rapporto SVIMEZ presentato lo scorso febbraio si intitola “Un Paese, due emigrazioni”, e dice che fra il 2002 e il 2024 quasi 350mila laureati under 35 hanno lasciato il Mezzogiorno per il Centro-Nord. Al netto dei rientri (perché qualcuno torna, e ci arrivo) la perdita netta resta di 270mila giovani qualificati. Altri 63mila hanno lasciato direttamente l’Italia. In Puglia, fra il 2019 e il 2026, la popolazione fra i 18 e i 35 anni è calata del 6,8%; in provincia di Lecce del 6,7%.

Ma il dato che mi ha fermato non è il primo. È il secondo. La quota di laureati fra chi parte, nella fascia 25-34 anni, è passata dal 20% del 2002 a circa il 60% del 2024. Fra le donne, dal 22% a quasi il 70%.

Traduco, perché merita di essere detto in italiano semplice: non parte il Sud. Parte la componente più istruita del Sud. E parte, in maggioranza, femmina e laureata.

C’è una definizione, letta sulla testata online di 90100lab, che da giorni non riesco a togliermi di dosso: il Sud come “una gigantesca industria stagionale della nostalgia”. Il meccanismo è descritto meglio di come saprei fare io: “poi però cominciano a chiudere gli stabilimenti, finiscono le ferie, si smontano i festival, spariscono le stories con la granita e improvvisamente il posto in cui tutti volevano vivere torna a essere il posto da cui bisogna partire”. E su vdnews Paolo Russo ha aggiunto l’immagine che (ahimé) chiunque qui riconosce: gli amici arrivati da Milano, Bologna, Roma, Torino, che “per undici mesi esistono solo dentro uno schermo e che ad agosto tornano a essere una presenza reale”.

Ecco. Il tamburello, in fondo, arriva alla fine di quel movimento. Non all’inizio.

Sia chiaro: non è un pezzo contro la Taranta. Sarebbe stupido, e sarebbe anche ingeneroso verso una macchina che porta qui decine di migliaia di persone e restituisce alla pizzica una dignità che per decenni le era stata negata dagli stessi salentini. Il problema non è la notte del 22 agosto. Il problema sono le altre trecentosessantaquattro.

Perché qualcuno torna davvero, e questa è la parte che non va raccontata con la retorica del “borgo che rinasce”. Torna chi ha nostalgia, certo, ma torna soprattutto chi si è fatto le ossa altrove e decide di rimetterle qui. In provincia di Lecce il tasso di occupazione è in crescita. Al bando Resto al Sud 2.0, che finanzia gli under 35, dalla Puglia sono arrivate 256 domande. Duecentocinquantasei. Che è un numero bello e un numero piccolo, e sarebbe disonesto far finta che compensi 350mila partenze.

E poi c’è il pezzo di mondo che nessuno conta, perché non fa notizia e non fa nemmeno statistica decente. Le associazioni. In Italia gli enti iscritti al Registro unico del Terzo settore hanno superato quota 140mila, e quasi la metà — il 47% — sono associazioni di promozione sociale. In Puglia, dai vecchi registri regionali ne sono migrate oltre cinquemila.

Sono loro che tengono aperto a settembre. A gennaio. Il martedì sera di febbraio in cui in un paese di duemila anime c’è una rassegna di teatro con quattordici persone in sala, e va bene così. Sono presidenti che di mestiere fanno altro, che l’associazione la portano avanti come secondo lavoro e a volte come terzo, che anticipano di tasca propria il service audio e poi aspettano il rimborso che forse arriva. Che compilano moduli SIAE alle undici di sera. Che ricevono patrocini gratuiti — la formula è quella, “patrocinio gratuito”, e andrebbe premiata per onestà lessicale: gratuito per chi lo concede — e che intanto la bolletta della sala prove la pagano loro.

Ho letto molte delibere comunali in questi mesi, per altri motivi. Non ricordo di aver visto un capitolo di bilancio dedicato alla cultura che somigliasse a una scelta e non a un avanzo.

Questa, se vogliamo, è la denuncia. Non che il Salento sia bello solo ad agosto: è bello sempre, ed è un fatto. È che la sua vita culturale, per undici mesi, sta in piedi grazie a persone che la finanziano con il proprio stipendio e la mandano avanti dopo cena, mentre l’attenzione, il denaro e i comunicati stampa si concentrano sulle tre settimane in cui c’è qualcuno da impressionare.

Fra qualche giorno Melpignano tornerà ad avere 2.211 abitanti. Le stories con la granita finiranno nell’archivio, i palchi verranno smontati e caricati su un camion, e la provincia tornerà a essere quella cosa che d’inverno chiude alle otto.

La domanda, allora, non è come riempire una piazza per una notte. Quella l’abbiamo imparata benissimo: ventinove edizioni sono un pedigree accademico.

La domanda è chi la tiene aperta le altre trecentosessantaquattro. E se abbiamo intenzione, prima o dopo, di pagarlo.

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi, Politica

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