I Libri di leccecronaca.it

| 29 Ottobre 2012 | 0 Comments

Rassegna mensile di novità librarie a cura di Mario Bozzi Sentieri
Gli ultimi e più interessanti volumi di tutti i generi freschi di stampa

 

Aprile 2013

POLITICA

 

Giampaolo Pansa, La Repubblica di Barbapapà – Storia irriverente di un potere invisibile  (Rizzoli, pagg. 333, Euro 19,00)

 

“Barbapapà è il soprannome che la redazione di ‘Repubblica’ aveva dato a Eugenio Scalfari, il fondatore e il primo direttore. Ho lavorato accanto a lui per quattordici anni, più altri diciassette all”Espresso’. E oggi qualche amico mi domanda sorpreso: ‘Perché hai voluto scrivere da canaglia la storia del trionfo di Barbapapà e di quanto è accaduto dopo?’. Rispondo che l’ho fatto per non sottostare alla regola plumbea che tutela i grandi giornali. Fortezze sempre ben difese, capaci di incutere un timore riverenziale che induce a cautele cortigiane e narrazioni felpate. Con un po’ di presunzione, sono convinto che nessun altro fosse pronto a costruire un racconto fondato su un’infinità di ricordi personali e con l’aiuto di un diario tenuto per decenni. Tuttavia questo non è un libro riservato ai soli addetti ai lavori. L’importanza acquisita da ‘Repubblica’ nell’ultimo trentennio fa del quotidiano guidato da Scalfari e oggi da Ezio Mauro un testimone unico dell’Italia odierna. Uno specchio autorevole, e in molti casi autoritario, che rimanda a un potere invisibile, ma concreto. Lo detiene il gruppo raccolto attorno a una testata in grado di influenzare partiti, governi, mode culturali, comportamenti di massa. Il mio racconto riporta sulla scena le stagioni che hanno reso forte ‘Repubblica’: l’epoca violenta del Settantasette, la bufera del terrorismo, l’assassinio di Moro, il caso P2, le battaglie con il Psi di Craxi e il Pci di Berlinguer…

 

EUROPA

 

Franco Ferrarotti, L’Europa al bivio  (Edizioni Solfanelli, pagg. 160, Euro 12,00)

 

L’Europa è ferma di fronte al dilemma: unione puramente monetaria oppure autentica comunità politica? Questo libro spiega che il dilemma viene da lontano e costituisce il peccato originale dell’Unione europea. L’Europa ha ceduto e fino ad oggi è rimasta legata alla concezione del generale de Gaulle di una “Europa delle patrie”, unita sola dalla moneta unica. Ma una moneta sovrana senza sovrano non basta. È una moneta orfana, vittima designata della predatoria speculazione internazionale.
Il primo saggio, che dà il titolo a questo libro, affronta questo tema, oggi decisivo per l’avvenire dell’Europa.

 

MONDO

 

Fabrizio Martalò, L’Islam entra in banca – Economia e finanza islamica da Maometto fino ai giorni nostri  (Greco e Greco, pagg. 306, Euro 12,50)

 

All’età di dieci anni il piccolo Maometto fu iniziato all’arte del commercio e accompagnò le carovane dello zio che attraversavano il deserto della penisola araba per raggiungere le città siriane. Più tardi, formò con la moglie un patto chiamato qirad che sarebbe, secondo lo storico Roberto Lopez, il modello della commenda, utilizzata dai mercanti italiani e giunta poi con alcune varianti sino alla città anseatiche della Germania settentrionale. Come ricorda Fabrizio Martalò in questo libro, Maometto amava i mercanti. Diceva che avrebbero goduto della felicità in questo mondo e nell’altro, dichiarava: “colui che guadagna denaro piace a Dio”. Quando conquistarono le città bizantine della costa mediterranea, gli arabi trovarono fiorenti economie commerciali e divennero nell’esercizio della mercatura ancora più raffinati ed esperti di quanto fossero stati negli anni in cui i loro traffici erano prevalentemente continentali.

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788879806985 L’ Islam entra in banca. Ecomomia e finanza islamica da Maometto fino ai giorni nostri All’età di dieci anni il piccolo Maometto fu iniziato all’arte del commercio e accompagnò le carovane dello zio che attraversavano il deserto della penisola araba per raggiungere le città siriane. Più tardi, formò con la moglie un patto chiamato qirad che sarebbe, secondo lo storico Roberto Lopez, il modello della commenda, utilizzata dai mercanti italiani e giunta poi con alcune varianti sino alla città anseatiche della Germania settentrionale. Come ricorda Fabrizio Martalò in questo libro, Maometto amava i mercanti. Diceva che avrebbero goduto della felicità in questo mondo e nell’altro, dichiarava: “colui che guadagna denaro piace a Dio”. Quando conquistarono le città bizantine della costa mediterranea, gli arabi trovarono fiorenti economie commerciali e divennero nell’esercizio della mercatura ancora più raffinati ed esperti di quanto fossero stati negli anni in cui i loro traffici erano prevalentemente continentali. 12,00 new EUR in_stock

 

 

ECONOMIA

 

Filippo Peschiera (a cura di ), L’anticrisi e il futuro: la collaborazione nell’impresa tra capitale e lavoro (De Ferrari, pagg. 130, Euro 14,00)

 

Occasione importante, quella rappresentata dalla pubblicazione degli atti del convegno su “La collaborazione nell’impresa tra capitale e lavoro”, organizzato nell’ottobre 2011 dal Centro Europeo per le radici cristiane nella società, presieduto dal Prof. Filippo Peschiera. Al centro della riflessione dei convenuti e dei contributi successivi,  l’idea del “modello renano”, in grado di realizzare l’auspicata collaborazione tra i diversi fattori della produzione, secondo la dottrina d’ispirazione cattolica, ma non solo, in grado di riportare al centro della vita economica e sociale – come indicato da Papa Benedetto XVI nell’Enciclica Caritas in Veritate – la dignità del lavoro, l’accesso ad esso e la sua stabilità, ricordando, così come richiesto non solo da esigenze di giustizia, ma dalla stessa «ragione economica», senza dimenticare che il «primo capitale da salvaguardare e valorizzare è l’uomo, la persona, nella sua integrità» . Indicazioni, che in una fase acuta della crisi, suonano come un prospettiva d’impegno sociale e culturale, a cui gli le riflessioni del   Centro Europeo per le radici cristiane nella società offrono concreti riscontri.

 

                                                                      ***

 

Giovanni Dragoni, Banchieri & Compari – Come mala finanza e cattivo capitalismo si mangiano i soldi dei risparmiatori (Chiare Lettere, pagg. 176, Euro 15,00)

 

Dove finiscono i nostri soldi? Chi paga la crisi? L’Italia è tra i paesi che faticano di più a risollevarsi. La cura Monti ha bloccato la crescita. La disoccupazione è ai massimi dal 2004. Soprattutto le banche non riescono a superare la crisi, nonostante i generosi interventi fatti in loro soccorso. Quelle italiane hanno ricevuto dalla Bce 270 miliardi di prestiti a buon mercato, più di un quarto del totale distribuito in Europa. Perché hanno bisogno di così tanti soldi? Perché sono imbottite di Bot, Btp e Cct comprati quando sembravano un investimento sicuro, mentre ora sono ad alto rischio, la fiducia è crollata e il debito pubblico sembra inarrestabile. Questo libro racconta come la pioggia di denaro facile proveniente dal grande bancomat di Francoforte venga impiegata per fare speculazioni: le banche hanno aumentato gli acquisti di titoli di Stato (318 miliardi di euro!) che il Tesoro altrimenti non avrebbe saputo come piazzare, forti della garanzia che il rendimento dei titoli è molto più alto del costo del prestito. Alla fine chi paga? Gli Stati, se i cittadini potranno sopportare nuove tasse. Come racconta Dragoni, ricostruendo storie e casi esemplari, le scorribande della finanza e le speculazioni delle banche si incrociano con la ragnatela di partecipazioni, i conflitti d’interesse, le triangolazioni con l’estero per aggirare il fisco. A farne le spese, i risparmiatori, mentre c’è sempre qualche banchiere in grisaglia o un cinico operatore che incassa un bonus milionario.

 

 

 

METAPOLITICA

 

Franco Cardini, Arianna infida Bugie del nostro tempo (Medusa Edizioni, pagg.203, Euro 14,90)

 

Questo libro ricorda volentieri un samizdat, una di quelle pubblicazioni clandestine circolanti nell’Unione Sovietica del secondo dopoguerra che si poteva trattenere per breve tempo, magari per una sola notte, passata in bianco immersi nella lettura. Con questo non si vuol certo dire che Franco Cardini abbia subito una qualche forma di censura, meno che mai politica (o forse sì, ma questo è da vedere). Questo libro, in realtà, nasce da una profonda e spassionata riflessione sui meccanismi che nel nostro Paese bloccano la circolazione delle idee e la corretta informazione. “Arianna infida”, dunque, è il tentativo di riprendere il bandolo di una matassa che si è persa nelle cento o mille bugie che ci vengono propinate ogni giorno, tanto sulla storia remota o recente, quanto sugli eventi che accadono ai giorni nostri. In queste pagine Franco Cardini denuncia alcuni mali che ci affiggono: del nostro essere europei, in un’Europa che, a dispetto delle proprie radici ebraico-cristiane, appare condizionata da lobbies economico-finanziarie e da teoremi come quello neoconservatore sull’esportazione della democrazia; del nostro essere italiani, in un’Italia assediata da circhi di nani e ballerine, bugie e prevaricazioni tanto culturali quanto politiche; del nostro essere affacciati sul Mediterraneo, crogiolo di culture di cui continuiamo ostinatamente a disinteressarci accontentandoci della vulgata ufficiale.

PENSIERO FORTE

 

Primo Siena, Incontri nella Terra di Mezzo – Profili del pensiero differente (Solfanelli, pagg. 216, Euro 15,00)

 

Convocati in una ideale “Terra di Mezzo” l’autore incontra quindici esponenti del “pensiero differente” del secolo XX, sui quali egli s’è formato intellettual­mente e spiritualmente. Dieci di essi, italiani (Giovanni Gentile, Marino Gentile, Julius Evola, Guido Manacor­da, Attilio Mordini, Silvano Panunzio, Michele Fede­rico Sciacca, Giovanni Papini, Ferdinando Tirinnanzi, Emilio Bodrero); e cinque stranieri (Vintila Horia, Rus­sell Kirk, Romano Guardini, Charles Maurras, Carlos Alberto Disandro). Si tratta di una minoranza di pensa­tori che hanno saputo concepire intellettualmente e te­stimoniare nei fatti una visione metapolitica del mondo e della vita: confessori di un “pensiero forte” che – in tempi dominati dal “pensiero debole” – riscatta il vigo­re essenziale di una cultura “politicamente scorretta”. L’itinerario intellettuale dei pensatori qui ritratti, ripropone gli aspetti plurimi di un “realismo metafi­sico” che, affrontando il kaos della nostra epoca in­quieta, cerca di riaprire la via del kosmos sulla quale incamminare nuovamente la società attuale per ricon­durla ad un modello sapiente di civiltà, nel solco della tradizione perenne.

 

 

TEMPI MODERNI

Giancarlo Ricci, Il padre dov’era – Le omosessualità nella psicanalisi (Sugarco, pagg. 208, Euro 16,50)

Nell’attuale dibattito sull’omosessualità maschile e sull’identità di genere questo libro propone, in modo critico, punti di vista nuovi esposti in modo agevole in una quarantina di voci. Ne risulta una sorta di mappa delle problematiche più significative: dagli scenari sociali dell’ideologia di genere alla genesi dell’identità sessuale, dall’ipotesi biologica sull’origine dell’omosessualità alla vicenda della sua derubricazione dal DSM. Con gli strumenti della psicanalisi l’autore si inoltra sul terreno clinico esplorando i motivi psichici e familiari che portano all’orientamento omosessuale. I temi affrontati sono ampi: l’assenza del padre e il predominio della madre, il nodo dell’adolescenza, ma anche il vissuto traumatico, l’abuso, la diffusione della pornografia. Affrontando il dibattuto tema della domanda di cura, l’autore si sofferma sulle diverse forme di omosessualità che differiscono anche per il manifestarsi o meno di un disagio soggettivo. La nostra epoca, che festosamente si compiace del declino del padre, sembra celebrare il trionfo di un «godimento smarrito », barattandolo con un concetto di libertà e di emancipazione in cui tutto è permesso.

 

 

CHIESA CATTOLICA

 

Roberto de Mattei, La Chiesa fra le tempeste – Il primo millennio di storia della Chiesa nelle conversazioni a Radio Maria (Sugarco, pagg. 170, Euro 16.00)

Benedetto XVI, utilizzando la metafora applicata da san Basilio al post-concilio di Nicea, ha paragonato il nostro tempo a una battaglia navale notturna nel mare in tempesta e nell’omelia per la festa dei santi Pietro e Paolo, il 29 giugno 2006, ha descritto la navicella della Chiesa come «squassata dal vento delle ideologie» , ma inaffondabile e sicura nel suo cammino… La storia, che è maestra di vita e di fede cristiana, ci insegna, attraverso l’esempio dei martiri, come la Verità non sia negoziabile e debba essere testimoniata, se necessario, con il sangue. I monaci e gli eremiti ci ricordano il rifiuto del mondo e la necessità di un’unione costante con il Signore, nel silenzio e nella preghiera. L’azione degli apologisti ci mostra come l’apostolato si eserciti non solo esponendo positivamente la fede, ma anche confutando i pregiudizi e gli errori con le armi della polemica e della controversia. Nel primo millennio di storia furono gettate le fondamenta e le radici della cristianità e i sovrani e i principi cristiani che hanno creato le nazioni europee ci offrono l’esempio di come si può cristianizzare il mondo, senza appartenervi. L’esempio dei crociati è, tra tutti, quello più generoso perché  essi offrirono la loro vita alla Chiesa, ignorando quali prove avrebbero dovuto subire per compiere fino in fondo la propria vocazione. Lo spirito con cui si lanciarono alla liberazione del Santo Sepolcro è lo stesso che oggi dovremmo chiedere per liberare la Chiesa e la civiltà cristiana dai mali che la affliggono.

 

STORIA

 

Vito Tanzi,  Italica – Costi e conseguenze dell’unificazione d’Italia, (Grantorino Libri, pagg. 289, Euro 20,00)

 

Con Italica: Costi e Conseguenze dell’unificazione d’Italia Vito Tanzi cerca di giudicare il processo unitario nazionale  non dal punto di vista tradizionale, enfatizzandone  gli aspetti patriottici ed eroici,  ma  dal punto di vista dei costi e benefici, puntando l’attenzione sulle conseguenze economiche. In quest’ottica, l’unificazione appare meno vantaggiosa per il popolo italiano, e specialmente per i cittadini che vivevano allora e vivranno poi nel Mezzogiorno d’Italia.

Al momento dell’unificazione, il Piemonte era  infatti talmente indebitato, e aveva un disavanzo nei conti pubblici talmente elevato che rischiava il fallimento. La scelta era unificazione o fallimento. Scelse l’unificazione e le sue finanze furono salvate dalla creazione del Regno d’Italia.

Nel 1861  c’era d’altra canto  poca differenza nel reddito medio tra Nord e Sud dell’Italia, e l’emigrazione dal Sud era scarsa. L’unificazione contribuì invece a creare il problema del Mezzogiorno, non solo col trasferimento del debito piemontese sul resto d’Italia, ma anche attraverso altri fattori : quali  il forte aumento delle tasse nel Mezzogiorno, la rapida applicazione dei bassi dazi doganali del Piemonte al Regno di Napoli, la  distruzione della  ristretta rete di welfare, ad opera della Chiesa.

Nel contempo l’unificazione creò uno stato unitario molto centralizzato, con funzionari piemontesi mandati ad amministrare tutti i territori del Regno d’Italia, attraverso un’amministrazione molto pesante, che causò molte difficoltà e forte reazioni.

***

 

Paolo Simoncelli, Non credo neanch’io alla razza – Gentile e i colleghi ebrei (Le Lettere, pagg. 238, Euro 16,50)

 

I rapporti di stima e di amicizia tra Gentile e molti colleghi ebrei si intensificano dopo le leggi razziali. Il ricorso a Gentile per consiglio, per aiuto, non rimane vano. Gentile incontra Mussolini a palazzo Venezia la sera del 29 agosto 1938. Testimonierà di avergli detto ben chiaro di non credere alla razza. Procederà a protestare col duce e ad aiutare i colleghi ebrei; e non solo privatamente. Ripetute e pubbliche le sue prese di posizione antirazziali. L’ampia documentazione inedita raccolta, dagli epistolari agli atti d’ufficio presso i ministri dell’Educazione nazionale e della Cultura popolare, Bottai e Pavolini, dimostra la gamma varia ma costante di interventi a sostegno di intellettuali ebrei, noti e meno noti che vedono in Gentile il loro unico sostegno.
Emerge per contro l’amara constatazione dell’opportunismo anche antisemita, il coro pubblico di non richiesto sostegno razzista di ben altri e insospettabili esponenti della cultura italiana, poi corsi nel dopoguerra a “cancellare le tracce” del loro vergognoso comportamento.

 

                                                                     ***

 

Alessandro D’Ascanio,  Storia dell’ A.L.B.A. – Un tentativo autarchico di politica petrolifera
nell’Italia dei primi anni Quaranta
 (Edizioni Solfanelli, pagg. 184, Euro 14,00)

Nel corso del 1941, nel pieno della drammatica partecipazione dell’Italia al secondo conflitto mondiale, IRI e AGIP furono incaricati dal regime fascista di installare un impianto di estrazione di oli combustibili sulla Maiella, nel cuore del bacino minerario asfaltifero abruzzese.
L’apparato logistico delle forze armate reclamava un urgente bisogno di carburante dal momento che gli allineamenti strategici della guerra avevano tagliato fuori l’Italia dal greggio di provenienza mediorientale. Si decise allora di investire denaro pubblico nella costituzione dell’ALBA (Azienda lavorazione bitumi asfalti), una specifica struttura aziendale, controllata dai due enti cardine dell’interventismo economico statale, cui si conferì la difficile missione di sperimentare una nuova tecnologia di trattamento delle rocce asfaltiche per l’estrazione di oli.
L’ambizioso tentativo, nel breve volgere di un biennio, fu bruscamente arrestato dal deflagrare inarrestabile delle operazioni belliche sul suolo nazionale e dall’occupazione tedesca degli impianti in costruzione. Nel dopoguerra, il sito individuato sarebbe stato lasciato nel più completo abbandono.
Nonostante tale fallimentare epilogo, la ricostruzione della vicenda dell’ALBA, oltre a permettere di osservare il processo di razionalizzazione del bacino minerario della Maiella messo in atto dal regime fascista, consente di analizzare in concreto un caso di politica industriale gestito da IRI e AGIP nelle particolari forme che l’intervento pubblico in economia assunse nell’Italia del tempo, tra velleità corporative, propositi autarchici, incentivi e vincoli dell’economia di guerra.

                                                          ***

 

Francesco Perfetti, Fascismo e riforme istituzionali (Le Lettere, pagg. 190, Euro 20,00)

Il dibattito sul parlamentarismo e sulla sua funzionalità, particolarmente vivace nell’ultima fase dello Stato liberale, ruotò attorno a temi tornati ora di attualità: monocameralismo, bicameralismo, ruolo del Senato, sistemi elettorali e via dicendo. Al dibattito, che interessò tutte le forze politiche dell’epoca, prese parte anche il fascismo. Le discussioni sulla riforma costituzionale proseguirono pur dopo la conquista del potere e accompagnarono l’intera storia del regime mettendo in evidenza come, all’interno del fascismo, coesistessero tendenze contrastanti i cui poli estremi erano, da una parte, la volontà di eversione e sovvertimento del sistema parlamentare e, dall’altra, l’aspirazione a inserire il nuovo edificio istituzionale nel solco della tradizione conservatrice. Il volume ricostruisce i termini del dibattito e le trasformazioni istituzionali fino alla istituzione della Camera dei Fasci e delle Corporazioni.

 

***

 

Emilio Gin: L’ora segnata dal destino. Gli Alleati e Mussolini da Monaco all’intervento (Edizioni Nuova Cultura, pp. 424, Euro 27,00)

 

L’entrata in guerra dell’Italia, il 10 giugno 1940, costituisce un nodo storiografico per certi versi ancora irrisolto. Emilio Gin , sulla base di una imponente documentazione reperita negli archivi italiani ed esteri e della vasta letteratura sull’argomento rilegge i nove mesi della “non belligeranza” italiana attraverso la lente della natura pragmatica e non ideologica della politica estera di Mussolini. La ricerca giunge a conclusioni innovative individuando nell’entrata in guerra dell’Italia l’ultimo e illusorio tentativo mussoliniano di ricondurre la questione sui binari della diplomazia e della trattativa. Questa linea italiana appare compresa bene da Chamberlain che, forte della propria esperienza da Stresa a Monaco, è tra i pochi a cogliere la non sovrapponibilità di Roma e Berlino. E accanto a Chamberlain compaiono elementi noti e meno noti dell’apparato di governo britannico che tuttavia soffrono progressivamente dell’aggressività e dell’italofobia ad esempio di Eden. Analogamente nell’apparato politico-diplomatico francese, man mano che scorrono i mesi che portano all’aggressione tedesca alla Polonia e alla non belligeranza italiana, l’antica polemica anti mussoliniana lascia il posto a riflessioni diverse, più attente alle divaricazioni che non alle consonanze italo-tedesche.

 

 

 

STORIA DELLE DESTRE

 

Alejandro C. Tarruella, La Guardia di Ferro Argentina Da Perón e Kirchner (Settimo Sigillo, pagg. 280, Euro 26,00)

Ricostruzione dettagliata della storia di una delle più interessanti componenti del movimento giustizialista, quella facente capo ad Alejandro Alvarez, da molti considerato uno dei pochi interpreti autentici del pensiero politico di Perón. Il movimento nasce come un gruppo giovanile fascisteggiante all’indomani del golpe che ha spodestato Perón (1950), cresce e si fa “adulto”, fino a diventare un’importante componente del movimento neo-giustizialista. Percorre l’intero arco della transizione peronista, dal debito col fascismo contratto dal Gruppo de Oficiales Unidos che diede origine al peronismo, fino alle posizioni ultracattoliche in cui oggi si riconosce Alejandro Alvarez, passando attraverso tutte le altre stagioni del peronismo, dalla conservatrice alla progressista, dalle simpatie filocastriste agli ammiccamenti nei confronti della dittatura militare.

Opera di grande importanza per comprendere la storia dell’Argentina e del peronismo. La denominazione di Guardia di Ferro adottata dal movimento di Alvarez testimonia un evidente debito culturale nei confronti del fascismo europeo.

***

Roberto Tundo (a cura di), Le storie della destra salentina (Tipografia 5 Emme, pagg. 300, s.p.)

“Questo libro nasce dalla voglia di raccontare la storia della Destra nel Salento attraverso i racconti di chi l’ha vissuta in prima persona in modo che trasmetta lo spirito della vita politica – afferma Roberto Tundo, curatore di Le storie della destra salentina  – Non volevo scrivere la storia completa dell’MSI, ma era necessario contestualizzare tutte le vicende raccolte in modo che seguissero un filo logico, da qui l’utilità degli articoli del giornale ‘La Contea’, che all’epoca raccontava le vicende del partito attraverso le voci dei militanti che davano espressione alle loro idee“. Il libro è un susseguirsi di episodi vissuti dai militanti della Destra salentina, che si vanno a inserire in un contesto storico-politico più ampio. Le vicende raccontate dalle decine di “testimoni” coinvolti sono di ogni tipo:  dalle origini  alle drammatiche “pistolettate” nella Lecce degli anni 70, dalle vicende goliardiche,  come “la cena col capo”, ai retroscena dei congressi di partito dai racconti della radio di destra nel periodo delle radio libere alla partecipazione ai Campi Hobbit, dalle esperienze ecologiste alla “svolta di Fiuggi”.  Per raccogliere tutto il materiale necessario, dagli articoli di giornale alle fotografie, Roberto Tundo ha realizzato  un lungo lavoro di ricerca, riuscendo a dare vita ad un testo espressione del suo desiderio di raccontare la vita della Destra salentina vissuta dall’interno. La prefazione del libro è di  Gianni Alemanno, sindaco di Roma, che scrive “la ricostruzione puntuale di Roberto Tundo sull’evoluzione della destra nella Provincia di Lecce dal Movimento Sociale Italiano, passando per Alleanza Nazionale, fino ad arrivare al Popolo delle Libertà, risulta utile per comprendere come sia il progetto di società a costituire la sostanza di una comunità politica e non la forma-partito”.

Per acquisti: tundoroberto@gmail.com

 

SCIENZA

 

Steven W. Mosher, Controllo demografico. Costi reali e benefici illusori (Cantagalli, pagg. 416, Euro 21,00)

 

Steven W. Mosher affronta in questo libro una delle questioni più dibattute dei nostri tempi: il problema demografico. L’autore – dati scientifici alla mano, tutti interpretati con esemplare onestà intellettuale – sbugiarda la retorica dogmatica di quanti – a tutti i livelli, dall’istruzione ai mass media, dalla politica alle istituzioni, UNPD compresa -, ci hanno fatto credere che il mondo era ed è vicino a un baratro a causa della sovrappopolazione mondiale, una sorta di bomba demografica pronta ad esplodere..

 

 

CLASSICI

 

Gabriele D’Annunzio, Tragedie, sogni e misteri (Mondadori, pagg. 3.700, Euro 120,00)

 

In occasione dei centocinquant’anni dalla nascita di d’Annunzio, si completa con il teatro l’edizione delle sue opere nei Meridiani. I due tomi, a cura di Annamaria Andreoli con la collaborazione di Giorgio Zanetti, raccolgono, per la prima volta, corredate di ricchissimi apparati, tutte le opere drammatiche dannunziane, da Francesca da Rimini alla Figlia di Iorio, dalla Fiaccola sotto il moggio a Fedra e al Martyre de saint Sebastien, solo per citare le più celebri. Versatile e aperto a ogni sperimentazione, d’Annunzio lascia nel suo tempo il segno sull’intero mondo dello spettacolo: tragedia, commedia, melodramma, sacra rappresentazione, pantomima, balletto, cinema (film e documentario). Ogni testo è accompagnato da un’introduzione che ne ripercorre le fasi ideative e compositive, soffermandosi poi sull’allestimento scenico, sulla regia, sugli interpreti e sulle reazioni del pubblico, e da note esplicative, indispensabili quando si tratta di drammi storici di ambientazione remota o esotica. Anche il saggio cronologico è mirato alle opere teatrali: sottolinea la centralità del teatro nella vita di d’Annunzio e getta nuova luce sulla sua travagliata relazione amorosa con Eleonora Duse, grazie a documenti solo di recente recuperati. Non meno nuovo risulta il suo rapporto con il cinema, di cui è pioniere entusiasta, sia in veste di soggettista che

 

 

ROMANZI

 

Paul Bourget, Il demone meridiano  (Edizioni Solfanelli, pagg. 440, Euro 25,00)

 

Cos’è il “demone meridiano”? È la tentazione di chi ha raggiunto il meriggio della vita [di chi ha superato “il mezzo del cammin di nostra vita”]. Per Louis Savignan, affermato storico e bandiera degli intellettuali cattolici, tornato da Parigi nella natia Alvernia quando gli viene offerto di candidarsi al Parlamento, tale tentazione consiste da un lato nel poter trascurare gli studi per la politica, dall’altro la morale per amare la donna con cui era stato fidanzato vent’anni prima e da cui era stato abbandonato.
Nel frattempo, a Parigi, un prete modernista celebra (cinquant’anni prima del Concilio!) con un nuovo rito in lingua volgare e il figlio di Savignan inclina pericolosamente verso questa eresia.
Sullo sfondo, la lotta della Chiesa contro il nemico esterno (la politica anticlericale massonica) e quello interno (il modernismo).
“Il demone meridiano”, considerato il capolavoro di Bourget, ha un intreccio perfettamente funzionante, ma è soprattutto un raffinato scavo psicologico e, infine, un grande romanzo ideologico.

 

 

LETTERATURA

 

Miguel de Unamuno, In viaggio con Don Chisciotte  (Medusa Edizioni, pagg. 139, Euro 16,50)

 

Questo libro raccoglie per la prima volta l’insieme di saggi brevi e di articoli scritti dal grande intellettuale e scrittore spagnolo sull’opera di Cervantes, e in particolare sul Don Chisciotte. Era un progetto che lo stesso Unamuno voleva realizzare e non ebbe poi il tempo di condurre in porto. Si presenta come una raccolta organica che, ponendosi accanto al celebre”Vita di Don Chisciotte e Sancio” (1905), completa per il lettore italiano il panorama delle importanti ricerche di Unamuno sul mito più grande della letteratura spagnola. Milan Kundera, nella sua Teorìa del romanzo, pone il Don Chisciotte come fondamento del romanzo moderno. Il volume comprende il saggio “Il cavaliere dalla trista figura” del 1896, mai tradotto finora, dove Unamuno confronta le descrizioni che raffigurano Don Chisciotte nel romanzo con i ritratti che i pittori moderni gli hanno dedicato. Tra baffi cadenti e riflessioni sulla bruttezza del personaggio di Cervantes, lo scrittore torna sul tema che gli sta più a cuore: il valore universale di questo mito. Nella raccolta anche alcuni articoli polemici, tra cui “Muoia Don Chisciotte” che prende di mira gli eruditi che impantanano Don Chisciotte nelle dispute filologiche perdendo il messaggio umano e morale. Come scrive nell’Introduzione Enrico Lodi “sia Unamuno, sia Don Chisciotte, incarnano al meglio il conflitto tra la volontà di compiere un ideale che serbano dentro e l’impossibilità di raggiungerlo.

http://giotto.ibs.it/cop/copj170.asp?f=9788876982682 In viaggio con Don Chisciotte Questo libro raccoglie per la prima volta l’insieme di saggi brevi e di articoli scritti dal grande intellettuale e scrittore spagnolo sull’opera di Cervantes, e in particolare sul Don Chisciotte. Era un progetto che lo stesso Unamuno voleva realizzare e non ebbe poi il tempo di condurre in porto. Si presenta come una raccolta organica che, ponendosi accanto al celebre”Vita di Don Chisciotte e Sancio” (1905), completa per il lettore italiano il panorama delle importanti ricerche di Unamuno sul mito più grande della letteratura spagnola. Milan Kundera, nella sua Teorìa del romanzo, pone il Don Chisciotte come fondamento del romanzo moderno. Il volume comprende il saggio “Il cavaliere dalla trista figura” del 1896, mai tradotto finora, dove Unamuno confronta le descrizioni che raffigurano Don Chisciotte nel romanzo con i ritratti che i pittori moderni gli hanno dedicato. Tra baffi cadenti e riflessioni sulla bruttezza del personaggio di Cervantes, lo scrittore torna sul tema che gli sta più a cuore: il valore universale di questo mito. Nella raccolta anche alcuni articoli polemici, tra cui “Muoia Don Chisciotte” che prende di mira gli eruditi che impantanano Don Chisciotte nelle dispute filologiche perdendo il messaggio umano e morale. Come scrive nell’Introduzione Enrico Lodi “sia Unamuno, sia Don Chisciotte, incarnano al meglio il conflitto tra la volontà di compiere un ideale che serbano dentro e l’impossibilità di raggiungerlo. 14,02 new EUR in_stock

 

PERSONAGGI

 

Giordano Bruno Guerri,  La mia vita carnale – Amori e passioni di Gabriele D’Annunzio  (Mondadori, pagg. 230, Euro 20,00)

 

“Posa”, “finzione”, “provocazione”, “teatro”: ecco i termini associati per decenni al nome di Gabriele D’Annunzio. Con queste parole siamo stati abituati a descriverlo, così ci è sempre stato insegnato. Ma la suggestione della sua poesia, le imprese ardite e la retorica detta appunto “dannunziana” non sono sufficienti a svelare il segreto di una vita “inimitabile”. Giordano Bruno Guerri ci conduce lontano da stereotipi, accompagnandoci nelle stanze folli e geniali della dimora dannunziana. Pagina dopo pagina, sfogliando il “libro di pietre vive” che il Vate ci ha lasciato, riscopriamo un uomo che fu seduttore e amante irresistibile, avvinto dal “bisogno imperioso della vita violenta, della vita carnale, del piacere, del pericolo fisico, dell’allegrezza”. Grazie al diario (in gran parte inedito) di Amelie Mazoyer, ancella in servizio continuo che il Vate ribattezza Aélis, conosceremo Gabriele D’Annunzio uomo “intero”. Geisha, complice e confidente, Aélis si contende il ruolo di preferita con l’elegante musicista Luisa Baccarà e con la cameriera Emilia. Aélis annota per lunghi anni tutto ciò che accade nelle stanze del Vittoriale, registrando ascese e cadute delle “badesse di passaggio”: nobildonne, artiste, prostitute, semplici paesane o avventuriere; e un contorno di personaggi non secondari. Su tutto ciò, naturalmente lui, la sua grandezza di poeta e la sua strepitosa vitalità, fatta di genio e di cocaina, invenzione e di ironia: il suo essere un libertario e anarchico, modernizzatore e anticipatore.

 

                                                          ***

 

Pupi Avati, La grande invenzione – Un’autobiografia (Rizzoli, pagg. 396, Euro 18,00)

 

Un passato fastoso, un presente difficile, e una inesauribile riserva di sogni: è l’eredità che riceve alla nascita Pupi Avati, figlio di due mondi, la ricca borghesia urbana bolognese e l’arcaica tradizione contadina di Sasso Marconi. La galleria degli antenati è unica: la bisnonna Olimpia, asolaia emigrata in Brasile in cerca di fortuna con i tre figli piccoli, il nonno Carlo che trovò moglie grazie a venticinque bignè, gli zii materni che ogni anno portavano ai Savoia le ciliegie di Sasso Marconi, il nonno Giuseppe che chiese alla Madonnina del Paradiso una grazia “fatale”, i genitori protagonisti di una incredibile storia d’amore… Con questi presupposti, come stupirsi se la tua vita diventa un’unica grande avventura, dalla via Emilia a Cinecittà? Nella Bologna del dopoguerra si svolge l’educazione sentimentale di Pupi, un ragazzo timido ma un po’ mascalzone, un perdigiorno con una bruciante passione per il jazz, un rapporto complesso con le donne, un amore irreversibile per il cinema. Poi l’addio alla carriera da musicista, la parentesi come rappresentante di surgelati, i difficili esordi cinematografici, la Roma degli artisti, l’insolito lavoro con Pasolini, i pedinamenti per conoscere il maestro Fellini, i successi di pubblico e critica.

La grande invenzione racconta tutto questo e molto altro ancora. L’irresistibile capacità di invenzione narrativa che dispiega, e che rivela un Avati scrittore finora insospettato, ne fanno un grande romanzo corale, un intreccio di percorsi e di sogni che seduce il lettore trasportandolo in una singolare dimensione di realismo magico all’emiliana.

 

IMMAGINARIO

 

Antonio Faeti, La storia dei miei fumetti –  L’immaginario visivo italiano fra Tarzan, Pecos Bill e Valentina  (Donzelli Editore, pagg. 426, Euro 32,00)

 

Antonio Faeti, che quarant’anni fa regalò al lettore, con il suo Guardare le figure, una ricostruzione a tutto tondo dell’immaginario visivo italiano attraverso le illustrazioni dei libri per l’infanzia, duplica oggi il suo dono con questa esplorazione dell’altra faccia di quello stesso immaginario. La storia dei suoi fumetti (vale a dire di tutti i fumetti da lui divorati, collezionati, posseduti, catalogati, coltivati con la passione maniacale che ben conoscono i cultori del genere) diventa qui la storia di ciascuno di noi. Proprio come accade al protagonista dell’Educazione sentimentale di Flaubert, anche l’autore di questo libro ripensa alle sue prime fantasie e ritrova le piccole tracce, i brandelli della sua educazione sentimentale. E visto che, come scrive Faeti, «in una educazione sentimentale si è scelti, non si sceglie», in questo percorso della memoria ci sono presenze sorprendenti e assenze illustri. La Vipera Bionda, il Brontolosauro, Manuela la matadora accompagnano la crescita di questo immaginario tra gli anni quaranta e cinquanta. Da Nadir Quinto a Raffaele Paparella, da Jacovitti a Guido Crepax, dal «Corriere dei Piccoli» a «Lanciostory», è la memoria del sogno – dei nostri sogni – che rivive in queste pagine ispiratissime, indimenticabili.

 

Marzo 2013

POLITICA

 

Piergiorgio Corbetta – Elisabetta Gualmini, Il partito di Grillo (Il Mulino, pagg. 244, Eiro 16,00)

 

Capace di suscitare entusiasmi e speranze pari ai timori e alle ripulse, il «grillismo» sembra più di una meteora del costume: forse sarà un nuovo protagonista degli equilibri politici italiani, forse – come promette e minaccia – li farà saltare. In ogni caso, sarà bene conoscere il fenomeno più da vicino, al di là del clamore giornalistico. Con l’aiuto dell’Istituto Cattaneo, il lettore potrà scoprire le ragioni del successo del M5s e potrà quindi, alla vigilia delle prossime elezioni politiche, su cui Grillo si sforza quotidianamente di mettere un’ipoteca, inquadrare bene il movimento e la sua organizzazione dentro e fuori la rete, il rapporto tra la base e il condottiero-blogger, le relazioni tra eletti e militanti, l’uso delle tecnologie informatiche e della «web democracy», il ruolo delle tradizioni civiche e la capacità di proiezione a livello nazionale.

 

***

 

Arturo Diaconale, Per l’Italia – Un’idea nazionale un’idea liberale (Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)

 

L’autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranità nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell’identità italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranità e dell’identità non si può essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non è possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell’unità politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.

 

ECONOMIA

Sergio Ricossa, Come si manda in rovina un Paese. I danni causati all’economia italiana, dal dopoguerra ai tempi recenti, dalla lunga ingerenza del potere pubblico (Rubbettino, pagg. 294, Euro 16,00)

Sergio Ricossa raccoglie in questo volume parti del diario da lui tenuto dal 1944 al 1994. La stazione di partenza è rappresentata dall’opera di ricostruzione compiuta nel secondo dopoguerra. Si giunge man mano in tante altre stazioni, che segnano però un radicale cambiamento dell’originaria direzione di marcia. Ricossa ci fornisce le istruzioni attraverso cui afferrare il senso di tale cambiamento. E la sua storia diviene un’incalzante narrazione dei danni provocati dalle interferenze del potere pubblico nell’economia. Si comprende allora che la crisi di oggi ha alle spalle una lunga incubazione. La sua dinamica, reiterativa, monotona, è quella dell’interventismo. Promette sempre di affrancarci dalle “impietose” leggi del mercato. Realizza solamente la sistematica distruzione di una rilevante parte delle risorse prodotte dai cittadini. E ricorre, con la proterva presunzione di avere trovato il rimedio, a nuove interferenze, che hanno come risultato il puntuale peggioramento della situazione. Il protagonista principale di una tale disfatta è una classe politica incline a qualunque compromesso, che ha istituzionalizzato la pratica vergognosa del voto di scambio e un assistenzialismo sfrenato. A ciò si aggiunge l’inettitudine di un ceto imprenditoriale mai veramente disposto a rischiare e l’incapacità dei sindacati di misurarsi con le leggi dell’economia. Un’irriverente spiegazione delle cause del nostro declino.

 

PENSIERO FORTE

 

AA.VV.  Mircea Eliade – Le forme della Tradizione e del Sacro (Edizioni Mediterranee, pagg. 170, Euro 12,50)

Mircea Eliade è stato uno dei pensatori più influenti del XX secolo, ha segnato una svolta cruciale nello studio dei fenomeni religiosi e interrogarsi sulla sua vita è come interrogarsi sulla storia spirituale di un passato in cui affondano le nostre radici presenti. L’Italia è stata quasi una seconda patria per il romeno Eliade, e tutti italiani sono i nove autori di questo libro che affronta temi e problemi di respiro universale: eros, politica e religione, tempo e storia, trasmutazione alchemica. Vengono inoltre esaminate le tangenze del pensiero di Eliade con quello di altri studiosi della religione.

 

TRADIZIONI

 

Castrese Cacciapuoti, Dèi del Giappone tradizionale. Strutture ideologiche indoeuropee nei miti dello Shinto. Il carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese e di altri popoli altaici (Il Cerchio, pagg. 296, Euro 22,00)

In questa originale opera il concetto di ideologia tripartita, postulata da Georges Dumézil, viene applicato ai miti dell’Asia Orientale, basandosi principalmente sulle ricerche svolte dal professor Yoshida Atsuhik, che iniziò i suoi studi in Francia proprio sotto la guida di Dumézil.

Avvalendosi del metodo comparativo, viene portato alla luce l’inequivocabile carattere trifunzionale delle tradizioni mitiche dello shinto giapponese primitivo e di altri popoli altaici.

Si disveleranno così corrispondenze sorprendentemente numerose e puntuali, testimonianza di profonde influenze del mondo indoeuropeo sull’Asia orientale risalenti a ben prima dell’introduzione del buddhismo, che gettano una nuova luce sui rapporti intercorrenti in epoche remote tra i vari popoli dell’Eurasia.

 

 

STORIA

Fabrizio Amore, Il cantiere di Bottai (Cantagalli, pagg. 321, Euro 18,00)

Giuseppe Bottai fu tra i pochi leader fascisti ad avere un lucido ed organico progetto politico e a ritenere che tale progetto potesse realizzarsi soltanto dotando il fascismo di un ampio e denso apparato culturale. Il ”cantiere” di cui in questo volume si parla é l’Ateneo pisano, che dal 1928 divenne la sede di uno dei più interessanti esperimenti della rivoluzione totalitaria propugnata da Bottai: cambiare i canoni dell’economia e della politica tradizionali per realizzare il corporativismo, inteso come dottrina originale in grado di modificare radicalmente la società italiana.

***

Pierluigi Romeo di Colloredo, La carne del Carnaro (Associazione Culturale Italia Storica, pagg. 132, Euro 16,00).

Venerdì 12 settembre 1919, Gabriele D’Annunzio occupa Fiume. La vicenda fiumana segna una svolta fondamentale nella storia politica dell’Italia uscita dalla Grande Guerra delusa e umiliata nelle proprie aspettative territoriali, ma anche nella vita del Poeta. Dalla preparazione sino alla proclamazione dell’unione di Fiume all’Italia nel primo discorso tenuto da D’Annunzio ad una folla in delirio – nascita di un modo di fare politica che segnerà per sempre il mondo, da Piazza Venezia a Berlino, sino all’Avana di Fidel Castro – la Marcia di Ronchi viene descritta ora per ora, esaminando gli avvenimenti e gli uomini, dando voce ai protagonisti con documenti e discorsi, per offrire il quadro più completo possibile su quel venerdì 12 settembre 1919. Con gli avvenimenti viene analizzato il ruolo della Massoneria Italiana e internazionale, insieme agli interessi esoterici del Vate, aspetto poco noto ma fondamentale per conprendere le scelte e le decisioni di Gabriele D’Annunzio sia come uomo d’arte che come uomo d’arme.

***

Massimo Zamorani, Luigi Ferraro – Un eroe del mare (Mursia, pagg. 253, Euro 19,00)

Luigi Ferraro (1914-2006), ufficiale della Marina Militare, è stato uno dei primi italiani a specializzarsi nelle tecniche di immersione subacquea. La sua passione per il mare nasce presto: fin dall’adolescenza da balilla trascorsa fra Tripoli e l’Italia inizia a immergersi e a segnalarsi per audacia e perizia tecnica. Allo scoppio della Seconda guerra mondiale si distingue in alcune imprese proprio come sommozzatore ed entra nel Gruppo Gamma, il nucleo speciale dei nuotatori d’assalto della Xª Flottiglia Mas. Il suo mito viene consacrato nell’estate del 1943, quando passa alla storia come affondatore solitario di ben tre navi nel corso delle operazioni notturne di sabotaggio contro le forze navali alleate nel Mediterraneo orientale, tra Alessandretta e Mersina. Con la sua esperienza e con le sue intuizioni nel dopoguerra ha contribuito notevolmente all’evoluzione dell’attività subacquea, inventando un nuovo tipo di maschera e di pinne, impegnandosi nel recupero di navi affondate e collaborando con aziende come Cressi Sub e Mares e personaggi come Jacques Cousteau ed Enzo Maiorca. Luigi Ferraro non è stato solo un eroe di guerra, ma anche e soprattutto un vero eroe del mare.

***

 

Federco Niglia, L’antigermanesimo italiano – Da Sedan a Versailles (Le Lettere, pagg. 140, Euro 16,00)

I rapporti tra Italia e Germania si caratterizzano da sempre per una certa dose di ambivalenza: dietro all’aspirazione alla conoscenza e all’intesa si celano sovente il sospetto e l’incomprensione. Gli italiani, per parte loro, hanno sempre avuto un atteggiamento di amore-odio per il mondo tedesco.
Dietro agli stereotipi, positivi e negativi, che influenzano l’attuale visione italiana del mondo tedesco si nasconde una storia articolata e complessa. Questo volume analizza il momento cruciale in cui la Germania si afferma come polo di riferimento culturale per l’Italia: nell’ultimo trentennio dell’Ottocento la Germania bismarckiana penetra la politica, l’economia e la cultura del Regno d’Italia. Vista inizialmente come fonte di rinnovamento per il paese, l’influenza tedesca viene progressivamente rigettata da porzioni consistenti dell’intellettualità e del mondo politico nazionale. Lo schieramento di Italia e Germania su schieramenti opposti nella grande guerra trasformerà l’antigermanesimo nel paradigma dominante della visione italiana dell’Europa.

 

***

 

Fabrizio Bucciarelli, Operazione Shadow Circus (Mattioli, pagg. 135, Euro 16,00)

Queste pagine raccontano la storia della lotta di quella parte del popolo tibetano che, dopo l’invasione cinese del 1949-50 e la successiva fuga in India del XIV Dalai Lama seguita alla rivolta di Lhasa del ’59, optò per la resistenza armata contro l’occupazione. Nonostante i numerosi appelli al mondo intero, pochissimi si mostrarono interessati alle tragiche vicende tibetane. Solo l’India e gli Stati Uniti accettarono di supportare la causa tibetana, forse più per calcolo politico che per vera solidarietà. Ne derivò un ventennio di lotta senza esclusione di colpi, misconosciuto ai più e ben poco coperto dai media, che terminò nei primi anni ’70, quando la presidenza Nixon decise di abbandonare i resistenti come pegno di amicizia verso una Cina in fase di riavvicinamento. Oggi molti dei vecchi combattenti tibetani vivono come profughi in esilio, ma la loro battaglia e quella del Dalai lama continuano sotto altre forme.

 

***

 

Robert Jones, Cavalieri – I  guerrieri d’élite dell’Europa medievale (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 296, Euro 32,00)

Splendente nella sua armatura e con le insegne, montato su un destriero durante un torneo o impegnato in combattimento ravvicinato sul campo di battaglia, la figura del cavaliere di corte è diventata un’icona del Medioevo. Ma dietro l’immagine popolare esiste una realtà storica più complessa e affascinante. Questo libro va oltre il mito per spiegare chi fosse davvero questo celebrato guerriero a cavallo. Dai particolari della complicata armatura alle tappe della “carriera militare”, dal codice cavalleresco al ruolo politico e sociale, il volume offre una guida riccamente illustrata al mondo dei cavalieri attraverso resoconti di prima mano, rievocando in modo vivace e realistico battaglie come quelle di Agincourt e Pavia, nonché singoli cavalieri quali Goffredo di Buglione, Guglielmo il Maresciallo e Riccardo Cuor di Leone.

 

***

 

Massimo Filippini  I caduti di Cefalonia: fine di un mito, (IBN editori, pagg.  112  Euro 10,00).

 

L’Autore ridimensiona il mito resistenziale relativo alla tragedia di Cefalonia, che ha ampliato a dismisura il numero dei soldati italiani fucilati dai tedeschi (fino a oltre 9.000, riportati dalle ricerche documentali di Filippini a circa 1.700 come numero comprendente anche i caduti in combattimento) e oscurato quello che è il nodo centrale della questione: il massacro inutilmente feroce da parte dei Tedeschi vi fu, ma gli Italiani non erano tutelati dalle norme internazionali per l’indugio di Badoglio nel dichiarare lo stato di guerra con la Germania, nonostante gli avvertimenti di Eisenhower.
Il tentativo di costruire a posteriori  una pagina di Resistenza del Regio Esercito dopo l’otto settembre si scontra con l’evidente situazione di disfacimento della disciplina e di irresponsabile insubordinazione che tolgono al Comandante della divisione Acqui, gen. Gandin, la possibilità di qualsiasi trattativa con i Tedeschi, mentre incombe il pericolo di un massacro da parte dell’aviazione germanica e un tentativo autonomo del contrammiraglio Galati di portare soccorsi con due torpediniere viene bloccato dagli Inglesi.

Su tutto emergono le responsabilità del Re e del maresciallo Badoglio nell’aver lasciato allo sbando l’Esercito, per poi intimare l’11 settembre, a fuga conclusa a Brindisi, di opporsi a qualsiasi tentativo di disarmo da parte dei Tedeschi.

 

***

 

Adriano Romualdi, Il fascismo come fenomeno europeo (Settimo Sigillo, pagg. 169, Euro 20,00)

 

Questo contributo di Adriano Romualdi si rivela di particolare interesse per il taglio storiografico con cui l’aromento viene affrontato, integrato, come è, da una continua attenzione verso l’aspetto ideologico, e nella specificità della prospettiva europea in cui il fascismo viene oculatamente inserito, cogliendone le radici culturali nella civiltà del vecchio continente e in particolar odo nel romanticismo ottocentesco. La modernità del fenomeno fascista, che pur si alimenta dell’humus spirituale e culturale dell’Europa, è colto lucidamente dallo studioso nel suo tentativo di socializzare i valori tradizionali, riproponendoli nell’era della modernizzazione e della massificazione, al fine di “reintegrare i diseredati nella proprietà, nella famiglia, nella patria”.

***

 

Fortunato Aloi, I fatti del 70 (Città del sole, pagg. 286, Euro  16,00)

Reggio Calabria 1970. Scoppia la rivolta per “Reggio Capoluogo”, rivolta che segnerà, soprattutto sul piano storico e politico, uno spartiacque: da quella data inizia una nuova fase per la Calabria e per tutto il Mezzogiorno. Questo saggio, sostanzialmente un testo di testimonianze, analisi e documentazione, vuole rileggere i fatti di Reggio del 1970 per tentare di capire quello che è stato il Mezzogiorno e capire quale è stata la funzione ideologica che hanno avuto alcuni pensatori, per quanto la Rivolta sia stata un movimento di popolo. Perché Reggio con la sua Rivolta è sì storia, ma è soprattutto la consapevolezza di una volontà e la certezza di un popolo, e questo libro è un “attraversamento” di quei fatti.

 

ANNI DI PIOMBO

Enzo Raisi, Bomba o non bomba – Alla ricerca ossessiva della verità (Minerva Edzioni, pagg. 264, Euro 19,00)

2 agosto 1980. Una bomba esplode alla Stazione di Bologna, provocando una vera e propria strage. Enzo Raisi (allora giovane del M.S.I.) in partenza per le vacanze si salva per pochi attimi.
2005. Enzo Raisi divenuto nel frattempo Deputato della Repubblica, membro della commissione Mitrokhin, indaga sui documenti provenienti dagli archivi degli ex paesi dell’est e scopre nuovi elementi che raccontano una versione molto diversa da quella conosciuta fino ad oggi.
Un libro-inchiesta in cui vicende pubbliche e private si intrecciano alla ricerca della verità fino ad oggi non emersa, con al centro il patto tra Aldo Moro ed i palestinesi, che consentiva il passaggio ed i deposito di armi ed esplosivi sul territorio italiano. Una pubblicazione che contiene per la prima volta un CD con tutti i documenti della commissione Mitrokin legati alla terribile strage di Bologna del 2 Agosto 1980. La verità di Enzo Raisi è che Mambro, Fioravanti e Ciavardini sono innocenti. “Ma in Italia all’epoca – dice Raisi – c’erano troppi interessi contrastanti per fare luce sulla verità”.

 

STORIA DELLE DESTRE

Paolo Deotto e Luciano Garibaldi, La vera storia dell’Uomo Qualunque  (Edizioni Solfanelli, pagg. 110, Euro 10,00)

“Qualunquismo”. Pochi sanno cosa voglia realmente dire, a cosa si riferisca. Ma in tanti sono pronti a giurare che il “qualunquista” è un uomo egoista, gretto, che bada solo agli affari suoi, che evita qualsiasi impegno politico e sociale. Se invece leggiamo la straordinaria avventura di Guglielmo Giannini, fondatore del settimanale “L’Uomo Qualunque” e poi dell’omonimo partito politico, scopriremo che quel commediografo di successo, giornalista, scrittore, era un uomo serio, pur con le sue intemperanze, col suo carattere sanguigno e irruente. Scopriremo che il movimento politico che fondò aveva probabilmente un difetto fondamentale: era troppo moderno.
In un’Italia che usciva dalla Seconda guerra mondiale e dalla guerra civile, che era alla fame e tuttavia ancora dilaniata dall’odio, il giornale di Giannini e successivamente il partito costituirono la voce di quei milioni di italiani che desideravano tornare a una vita normale, che erano disgustati da una politica di settarismo e arrivismo, che volevano tornare a essere cittadini e non continuare a essere sudditi.
Un’avventura brevissima, quella di Giannini. Il clamoroso successo del settimanale, alla fine del 1944, e del partito, alle elezioni per la Costituente e alle amministrative del 1946, fecero tremare i grandi partiti di massa, la Democrazia Cristiana e il Partito Comunista, che, alleati nel CLN ma sempre in contrasto tra loro, trovarono un nuovo momento di unità nello stritolamento di un comune nemico che si era dimostrato in grado di catalizzare i voti degli italiani pacifici, lavoratori, stanchi di furori ideologici che avevano portato solo disastri. Alle elezioni politiche del 1948 ebbe inizio il declino dell’“Uomo Qualunque”, che fu inarrestabile. La politica “professionale” aveva vinto e si prese anche la vendetta con la “damnatio memoriae”.

PERSONAGGI

Giulia  Simone, Il guardasigilli del regime – L’itinerario politico e culturale di Alfredo Rocco (Franco Angeli, pagg. 238, Euro 27,00)

Protagonista centrale della costruzione politico-giuridica dello Stato, Alfredo Rocco offrì al fascismo delle solide basi dottrinarie, che aveva elaborato fin dal tempo in cui era capogruppo del movimento nazionalista a Padova. Una volta nominato ministro, Rocco mise in pratica, attraverso la creazione della legislazione fascista, il proprio pensiero politico, strutturato attorno alla formulazione del principio organicistico già elaborato nel corso degli anni patavini, influenzando profondamente la stessa ideologia fascista. Grazie ad una vasta ricerca condotta su documenti editi ed inediti, rinvenuti in archivi nazionali ed esteri, questa biografia mette in luce la versatilità intellettuale e politica di Alfredo Rocco. Emerge la sua figura di ministro – quella più conosciuta – ma anche di studente, docente, padre di famiglia, militare, politico, giornalista, amministratore di giornali. Il suo percorso politico appare tortuoso, tuttavia la logica che ispira il suo pensiero è chiara: dalla giovanile militanza radicale fino all’attività legislativa, Rocco ha avuto come obiettivo quello di tutelare sempre l’autorità dello Stato, al di sopra di tutto.

 

***

Domenico Vecchioni, Pol Pot – L’assassino sorridente (Greco & Greco, pagg. 153, Euro  12,00)

Il 17 aprile del 1975 le prime avanguardie dei “Khmer rossi” entrano in Phnom Penh. Sono guerriglieri giovanissimi, molti di loro non hanno più di sedici anni, sono i seguaci di Pol Pot, fautori di un\’ideologia assoluta, cieca ed irrazionale che causerà incommensurabili lutti allo già stremato popolo cambogiano. Un popolo che in pochi anni perderà un quarto della propria consistenza per l\’affermazione di una ideologia astratta, dove sfuma il senso della sacralità della vita e scompare ogni espressione di umanità.

 

 

LETTERATURA

 

Adriano Tilgher, Pirandello o il dramma di vedersi vivere  (Edizioni Solfanelli, pagg. 112, Euro 10,00)
La presente raccolta di scritti, curata da Pierfrancesco Giannangeli, nasce dalla volontà di dare nuovo lustro alla figura di Adriano Tilgher, pensatore fra i più originali di quell’epoca di acceso fervore culturale di inizio secolo e fra i primi a rivelare l’originalità del teatro pirandelliano con alcuni saggi rimasti fondamentali.
Accusato da più parti di essere un «critico filosofo», di imprigionare la produzione di Pirandello in astratte formulazioni, Tilgher ha dimostrato nelle sue opere di volgere a favore il malevolo rimprovero lanciatogli da alcuni colleghi. Le sue lucide analisi di giornalismo militante, andando oltre l’effimero dello spettacolo, collegano il «dramma» di Pirandello alla più avanzata cultura europea del primo Novecento.
La raccolta comprende cinque scritti molto penetranti ed esemplificativi del metodo di Tilgher, fra cui Il mondo poetico di Pirandello, in cui è contenuta la celebre teorizzazione del dualismo di Vita e Forma, teorizzazione che entrerà a far parte, a pieno titolo, della storiografia letteraria sullo scrittore siciliano e che rimarrà inseparabile dal suo nome.
Nata per interpretare il «dramma» dell’Agrigentino, per stringere da vicino il suo ragionare, quella formula ripresa da Georg Simmel non risolve sicuramente il complesso mondo pirandelliano ma, in qualche modo, gli mette dei paletti, lo illustra schematicamente, tornando a scandire con regolarità, come un motivo generatore, i momenti più significativi dell’attività del critico.

 

NOIR

 

Roberto Genovesi,  La mano sinistra di Satana  (Newton Compton, pagg. 384, Euro 9,90)

 

Londra, 1888. Un uomo ha il potere di vedere efferati delitti del passato. Wilfred Gayborg è infatti un investigatore diverso da tutti gli altri. È uno psicometrista capace di “vedere” la storia di un’arma del delitto stringendola tra le mani. Tutti a Scotland Yard lo guardano con sospetto per le sue azzardate tecniche d’indagine, che si muovono nella zona d’ombra tra scienza e magia. Eppure Gayborg, grazie alle sue inquietanti scoperte, che risolvono sorprendentemente casi di efferati omicidi, occupa le pagine dei quotidiani. È un uomo dal passato tragico, segnato dalla morte, un’anima che vive nell’ombra, non concede nulla ai sentimenti e si mischia solo con le prostitute che popolano le vie della Londra notturna e più povera. Proprio quelle prostitute su cui si sta accanendo un misterioso serial killer, che la cronaca ha ribattezzato col nome di Jack lo Squartatore. E quando le vittime nei vicoli bui di Whitechapel cominciano ad aumentare, perfino i più scettici si convincono che Gayborg sia l’unico in grado di far luce sull’identità dello spietato assassino. Ma Gayborg deve fare presto, perché l’ombra di Jack si sta avvicinando pericolosamente all’unica donna che lui abbia mai amato…

 

Febbraio 2013 – I Libri di leccecronaca.it

 

 

POLITICA

Luca Antonini, Federalismo all’italiana (Marsilio, pagg. 207, Euro 15,00)

 

L’impianto del federalismo all’italiana non è mai stato seriamente “radiografato”. Pochi sanno, ad esempio, che su un semplice albero si intrecciano oggi almeno cinque diversi tipi di competenze: europea, statale, regionale, provinciale, comunale. Così, i danni provocati dalle alluvioni non dipendono solo dalla pioggia, ma anche da un sistema trascurato e ingestibile. Lo stesso avviene per settori come sanità, trasporti, istruzione e welfare. Gli scandali sono spesso la punta dell’iceberg di un problema molto più vasto. Per capire come stanno veramente le cose, distinguendo virtù e inefficienze, è necessario avere un quadro completo della situazione. Tuttavia sono ancora pochissimi – la cerchia ristretta degli addetti ai lavori – a conoscere la verità sul federalismo all’italiana, soprattutto quella dietro le quinte, che dovrebbe invece essere diffusa tra tutti gli elettori, per evitare strumentalizzazioni o veri e propri raggiri. Luca Antonini – principale consulente del Governo e del Parlamento sul federalismo fiscale – la racconta in questo libro, un excursus sulla riforma rimasta incompiuta ma che assorbe più di metà della spesa pubblica italiana. In questo “diario di bordo”, ricco di dati inediti, l’autore descrive le riforme costituzionali, il federalismo fiscale, il nesso con la spending review, gli aspetti chiave e le ricadute concrete sulla vita dei cittadini, mettendo in luce distorsioni, responsabilità e sprechi, ma anche casi di conclamata efficienza.

 

***

 

Arturo Diaconale, Per l’Italia – Un’idea nazionale – Un’idea liberale (Rubbettino, pagg. 195, Euro 12,00)

 

L’autore ripercorre in maniera critica i momenti salienti della storia dello Stato unitario, dal Risorgimento ad oggi. Prende spunto da queste fasi storiche e dai personaggi che ne sono stati i protagonisti per avanzare la tesi che la strada per uscire dalla crisi economica e tornare a essere competitivi sul mercato globale deve necessariamente passare attraverso il recupero della piena sovranità nazionale e la fine del progressivo indebolimento dell’identità italiana. Senza una forte idea nazionale che consenta il recupero della sovranità e dell’identità non si può essere presenti sulla scena politica ed economica globale. Non è possibile partecipare a pieno titolo alla realizzazione dell’unità politica europea. Non si riesce ad assicurare una tutela efficace della grande risorsa italiana rappresentata dal suo patrimonio ambientale, artistico e storico. E, soprattutto, non si riesce a trovare la strada capace di portare, attraverso lo smantellamento dello Stato burocratico-assistenziale costruito in decenni di dirigismo statalista, fuori dalla grande crisi economica.

 

NEL MONDO

 

Khaled Fouad Allam, Avere vent’anni a Tunisi e al Cairo – Per una lettura delle rivoluzioni arabe (Marsilio Edizioni, pagg. 208, Euro 18,00) 

 

I notiziari, se da una parte evidenziano la lontananza tra il luogo in cui si svolgono gli eventi e quello in cui ci si trova, dall’altra riportano alla memoria sensazioni simili già vissute. Così, quando, nel dicembre 2010, vidi le immagini delle prime sommosse tunisine, ebbi la sensazione di tornare al periodo della mia infanzia in Algeria. Mi venne in mente, in particolare, il periodo del maggio 1968». Parte dai suoi ricordi personali, Khaled Fouad Allam, per costruire una lettura comparativa delle contestazioni e dei rivolgimenti che abbiamo imparato a conoscere con il nome di «Primavera araba». Sono molte le domande che Allam si pone nel corso di questo libro e che configurano un approccio del tutto inedito: perché il mondo arabo non ha avuto un suo Sessantotto? Perché il conflitto israelo-palestinese non avrà mai la valenza simbolica e aggregatrice che ebbe il Vietnam per i giovani occidentali degli anni sessanta e settanta? Cosa accomuna i linguaggi e le forme mediali in cui il dissenso dei giovani arabi trova espressione alle manifestazioni degli indignados e al rap delle grandi periferie metropolitane occidentali? Qual è il rapporto con i nuovi mezzi di comunicazione? Internet giunge davvero a liberare i sogni di questi giovani o rischia di diventare anch’esso strumento di chiusura? E, infine, perché non riesce a emergere una leadership forte? Ricco di spunti e suggestioni – sociologiche e letterarie (testi di canzoni, film e letteratura) – il libro muove dalla consapevolezza che per comprendere quanto sta avvenendo nel mondo arabo non si può non considerare cosa voglia dire oggi avere vent’anni a Tunisi e al Cairo e confrontarsi con modelli di società che racchiudono in sé ancora tante, troppe, contraddizioni irrisolte. Contraddizioni che diventano ancora più esplosive nel processo di ricostruzione che fa seguito alle rivolte, come dimostra la bozza di Costituzione dei salafiti tunisini, qui pubblicata per la prima volta, in cui si pretende di dare vita a una nuova forma di governo islamico servendosi di concetti e di riferimenti che risalgono al mondo medievale arabo e dunque alle strutture portanti della società di quell’epoca.

 

***

Lucio D’Arcangelo, La spirale di Gabelentz Morfologia e tipologia delle lingue (Edizioni Solfanelli, pagg. 120, Euro 10,00).
Oggi la globalizzazione della ricerca ha portato alla luce le lingue più lontane ed esotiche (ad esempio quelle aborigene dell’Australia) rivelando possibilità impensate per il linguaggio umano. La diversità delle lingue è apparsa in tutta la sua portata come un “fenomeno vitale manifesto” , che rende problematico ogni tentativo di classificazione.
Ogni lingua racchiude una visione del mondo, un “pensiero” emergente attraverso i secoli o i millenni. Ma questo patrimonio inestimabile è oggi in serio pericolo. Si calcola che ogni anno muoiano venticinque lingue e di questo passo un po’ meno della metà delle lingue del mondo, che sono in tutto 6000-6500, entro questo secolo sarà sparita: una catastrofe culturale che non ha precedenti nella storia dell’umanità e che ha suscitato l’allarme dell’UNESCO.

 

 

ECONOMIA E SOCIETA’

Suzanne Dionet-Grivet, La guerra dell’acqua (Fuoco Edizioni, pagg. 319, Euro 16,00)

Inquinamento, conflitti per il controllo delle risorse idriche, idrodiplomazia e necessità di una gestione concertata… Questi sono solo alcuni dei temi affrontati in questo notevole saggio in modo chiaro e semplice. Grazie a numerose illustrazioni e schemi, oltre che a diversi esempi estrapolati nei più diversi contesti mondiali, quest’opera rappresenta senz’altro uno strumento prezioso per capire le sfide ed i problemi legati alla necessità di disporre per l’uomo di questa risorsa fondamentale per la vita, che pur essendo la più abbondante sul nostro Pianeta, è sempre più di difficile utilizzo. Circa un quarto della popolazione mondiale infatti non dispone di un accesso diretto a questo bene primario, mentre il controllo delle fonti e dei servizi idrici è sempre più in mano alle multinazionali. Oggi la crescita demografica ed i cambiamenti climatici hanno reso ancor più pressante questo tema affrontato da vicino al Forum Mondiale sull’acqua che si tenuto a Marsiglia nel marzo 2012.

 

***

 

Lorenza Violini e Giorgio Vittadini, La sfida del cambiamentoSuperare la crisi senza sacrificare nessuno (Bur, pagg. 448, Euro 10,90)

 

Il dissesto economico e le tensioni sociali che stanno mettendo in ginocchio l’Europa sono il segno di una ben più profonda e radicata crisi culturale. A venire meno non sono soltanto le istituzioni governative, ma i paradigmi ideologici e le certezze che per anni le hanno sorrette. È necessario un ripensamento delle pratiche di gestione del bene comune, un cambiamento che riaffermi la priorità delle iniziative sorte “dal basso” e che rimetta al centro della vita civile l’uomo, la famiglia e tutti quei soggetti sociali dei quali, per troppi anni, si è rifiutato di riconoscere la funzione pubblica.
I saggi raccolti in questo volume indicano come gli stessi cittadini possano farsi motore della crescita, se non ostacolati dallo Stato; come ognuno di noi, facendo appello al proprio senso di responsabilità e alle risorse illimitate del proprio “desiderio socializzante”, possa dare vita a una iniziativa sociale a misura d’uomo, in grado di fornire risposte concrete ai bisogni della collettività e dei singoli individui.

 

TEMPI MODERNI

Rossella Sereno, Fratelli di gradinata (Novantico, pagg. 121, Euro 16,00)

Questa  pregevole opera, che si distingue per la delicatezza nell’approccio all’argomento e nella capacità di riportare le interviste dei protagonisti, rappresenta un importante contributo a chi non frequenta il mondo ultras ma vuole conoscerlo meglio. Dalle pagine emergono con chiarezza la mentalità, le sensazioni, le molteplici esperienze dei “Fratelli di gradinata”, che li distinguono dal tifoso appassionato, un insieme di idee e valori – amicizia, orgoglio, onore – che trovano riscontro anche nella vita quotidiana, rese leggibili per chi vuole capire. Una  fotografia del mondo ultras, scritta con il doveroso distacco del “non protagonista”.

 

PENSIERO FORTE

 

Plinio Correa de Oliveira, Trasbordo ideologico inavvertito e dialogo (a cura di Guido Vignelli) (Editoriale Il Giglio, pagg. 128, Euro 15,00).

 

Che cos’è il dialogo? Un modo per approfondire punti di vista diversi con l’obiettivo comune di conoscere la verità, oppure una parola-talismano carica di significati reconditi, una tecnica per trasbordare inavvertitamente i cattolici verso posizioni ideologiche, lontane dagli insegnamenti della vera fede? Mascherata da un’apparenza bonaria e conciliante, quella del dialogo è una tecnica precisa, che sottintende la negoziabilità di qualunque principio, impone la rinuncia all’esistenza di qualsiasi verità, stabilisce le premesse perché, col tempo e con una serie progressiva di mediazioni, i principi stessi finiscano per essere svuotati di senso. Una tecnica che obbliga ad una continua trattativa, ad un continuo e incalzante compromesso, pur di tenere aperto il tavolo di mediazione con la parte avversa. Massicciamente utilizzata tra gli anni ‘60 e ‘80 dai comunisti, la tecnica del dialogo è servita ad indebolire le difese psicologiche di milioni di cattolici e di anticomunisti, rendendoli accondiscendenti e disposti più ad attaccare chi denunciava il disastro dei regimi comunisti che i suoi responsabili.

Pubblicato per la prima volta nel 1965, fu tradotto in italiano nel 1970 dall’Edizione de «L’Alfiere» di Napoli. L’Editoriale Il Giglio ne ha curato ora una nuova edizione, affidando la traduzione dall’originale portoghese a Guido Vignelli, autore anche della postfazione, “Il mito del dialogo relativista. Una strategia di conquista che continua”.

Benché contestualizzato ad un preciso momento storico-politico, il saggio non ha perso di attualità poiché la tecnica del dialogo ha continuato ad essere utilizzata costantemente fino ai nostri giorni, rivestita da un’aura di “buonismo” e di “rispetto delle differenze”, producendo effetti di notevole rilievo sul piano culturale ed identitario.

La sua più recente versione è quel politically correct che permea ogni settore e che viene brandito ad ogni pie’ sospinto per mettere a tacere chi osi affermare un qualsiasi principio. Quel politically correct che, tanto per fare un esempio, in nome della libertà religiosa garantita a tutti impedisce ai cattolici di mostrare i propri simboli perché non graditi ai fedeli di altri credo ed espelle Gesù Bambino dalle recite scolastiche di Natale.

 

***

 

Alberto Henriet, L’uomo che cavalca la tigre – Il viaggio esoterico del barone Julius Evola (Edizioni Tabula Fati, pagg. 120, Euro 10,00)
Alberto Henriet ha avuto la brillante idea di guidarci come in una visita a una esposizione dei quadri di Julius Evola: ogni quadro suscita nell’autore delle immagini, quasi delle visioni, dove ben presto Evola stesso, in alcuni casi grazie al suo “doppio” Ea (che, come ben si sa, era lo pseudonimo usato in Ur e Krur), diventa diretto protagonista di scene in cui viene trasportato nel suo (di Evola) presente, passato e futuro, una realtà trasfigurata fantasticamente grazie alle avanguardie artistiche che Henriet conosce molto bene e sa amalgamare nei suoi racconti-visioni di poche righe o di diverse pagine, e il cui titolo è spesso proprio quello di un quadro evoliano: l’ambiente romano dell’aristocrazia e dei cabaret dove il Barone era un vero e proprio “personaggio”; le figure di Onofri, Reghini, Parise, Sibilla Aleramo; le musiche di Debussy, Strawinsky, Schönberg; i quadri di Kandinsky, Carrà, Léger, Picabia, della Secessione Viennese: tutto ciò fa da sfondo all’Evola degli Anni Venti, la cui figura spesso risalta nei ricordi dei testimoni e, fin quando sono sopravvissuti, dei superstiti di allora.

 

DIRITTO

Giacinto Auriti, Il valore del diritto (Edizioni Solfanelli, pagg. 64, Euro 7,00)
Il tema del “valore del diritto” è scelto per evidenziare come sul presupposto di una convinzione filosofica e di teoria generale si possa elaborare una legge scientifica del diritto che travalichi il momento puramente empirico del diritto positivo.
L’indagine muove dalla definizione del valore come “rapporto tra fasi di tempo” e conseguentemente del diritto come strumento, con la successiva distinzione tra fisiologia e patologia del diritto e della società, a seconda che sia normale o meno il giudizio di valore che le condiziona.
Su queste premesse si considerano varie problematiche che, pur se fra loro apparentemente estranee, sono tutte analizzate nella medesima ottica del giudizio di valore che lo condiziona.
In breve, ci si propone di dimostrare la validità del teorema iniziale in base alla sua idoneità a risolvere i vari problemi presi in considerazione. La conferma delle tesi svolte con metodo deduttivo va poi data risalendo con metodo induttivo dal problema particolare ai principi.

 

SCIENZA

Stanley L. Jaky, Disegno intelligente ? (Fede & Cultura, pagg. 46, Euro 2,88)

Questo opuscolo su quella teoria dell’evoluzione che è nota col nome di Disegno Intelligente è stato ispirato dagli articoli in prima pagina che il New York Times vi ha dedicato per tre giorni consecutivi, nell’agosto del 2005. Questi articoli e altre storie di copertina hanno dato molto rilievo a un aspetto di quella teoria che è connesso, almeno indirettamente, al fondamentalismo biblico. Ma quella teoria ha nella sua armatura altre crepe, e molto più serie, e di queste dovrebbero essere pienamente consapevoli quei cristiani che vogliono prendere sul serio l’ammonimento di Paolo nella Lettera ai Romani, secondo cui il loro culto deve essere un “culto ragionevole”. Per nessuna ragione essi dovrebbero accettare la dottrina “biblica” errata della creazione speciale di ogni specie. Una simile nozione è un insulto a un’esegesi equilibrata e a una sana teologia. Le lacune, spesso molto gravi, della teoria Darwinista non possono essere risolte nella teoria del Disegno Intelligente, che dal punto di vista filosofico non è in grado di affrontare il disegno e la finalità. Inoltre, si tratta di una sottile riedizione della teoria della creazione speciale. E quel che è peggio, sostenendo di essere una teoria dell’evoluzione “scientifica”, implica che il disegno, nella misura in cui include una finalità (una finalità divina in effetti), possa essere un oggetto di misurazione, operazione quest’ultima che è il criterio della verità nell’ambito della scienza.

 

STORIA

 

Niall Ferguson, Occidente (Mondadori, pagg. 432, Euro 22,00)

Se nel 1411 fossimo stati in grado di circumnavigare il globo, saremmo rimasti abbagliati dallo splendore e dalla potenza della civiltà orientale: a Pechino si costruiva la Città Proibita; nel vicino Est, gli Ottomani stringevano d’assedio Costantinopoli. Nei regni di Aragona, Castiglia, Francia, Portogallo e Inghilterra, al contrario, avremmo trovato malattie, carestie e guerre interminabili. L’idea che l’Occidente sarebbe riuscito a dominare il resto del mondo sembrava un’ipotesi folle e assolutamente irrealizzabile. Eppure è ciò che accadde nei secoli successivi. Cosa ha permesso alla civiltà occidentale di trionfare sull’apparente superiorità degli imperi d’Oriente? La risposta, sostiene Niall Ferguson, è che l’Occidente seppe mettere a frutto sei strumenti assenti nella civiltà orientale: scienza, democrazia, medicina, concorrenza, consumismo ed etica lavorativa. E, oggi, la perdita del monopolio di questi strumenti porterebbe a un declino irreversibile del dominio occidentale. Occidente è un affascinante viaggio intorno al mondo che ripercorre la storia della nostra civiltà: dal Grande Canale della Cina al Palazzo Topkapi di Istanbul, da Machu Picchu alla Namibia. Ma è anche la storia di navigazioni, missili, vaccini e blue jeans. Il racconto definitivo della storia dell’Occidente in età moderna.

 

***

 

Luciano Monzali, Un re afghano in esilio a Roma – Amanullah e l’Afghanistan nella politica estera italiana 1919-1943 (Le Lettere, pagg. 148, Euro 16,00)

Per molti anni visse in esilio a Roma un importante sovrano afghano, Amanullah, che aveva combattuto vittoriosamente contro i Britannici nel 1919 e che aveva cercato di avviare un coraggioso programma di riforme politiche e sociali per il proprio popolo. Fra il 1929 e gli anni della seconda guerra mondiale Roma divenne il luogo da cui Amanullah cercò di orchestrare svariati intrighi e macchinazioni per riconquistare il trono perduto. Questo libro, fondato su documentazione diplomatica in gran parte inedita, da una parte è un tentativo di comprendere come i diplomatici italiani di stanza a Kabul, fra i quali spicca Pietro Quaroni, percepissero e interpretassero la società afghana e i suoi problemi; dall’altra è una ricostruzione delle relazioni italo-afghane all’interno del quadro generale della politica italiana verso il Medio Oriente e l’Asia centrale negli anni fra le due guerre mondiali.

 

***

 

Alberto Leoni, Il paradiso devastato (Edizioni Ares, pagg. 495, Euro 19,50)

Il 10 giugno 1940 l’Italia entrava nella Seconda guerra mondiale, dopo aver subìto il martirio di durissimi bombardamenti, il suo territorio venne invaso dagli angloamericani il 10 luglio 1943: da quel momento l’intera Penisola, da Capo Pachino a Domodossola, diventò una sconfinata arena di battaglia, in cui si affrontarono centinaia di migliaia di combattenti provenienti da ogni angolo del Globo. Per la prima volta uno storico italiano ricostruisce ogni singolo tassello di quella interminabile Campagna, non confinando la prospettiva al campo della politica o della guerra civile, ma approfondendo l’analisi dei protagonisti militari di quel conflitto, ossia delle macchine da guerra alleate e naziste. È una narrazione del volto sporco della guerra fatta dalla prospettiva dei soldati, che furono prima di tutto uomini, dei loro slanci come delle loro paure: è un racconto «dal basso», nel solco della migliore storiografia anglosassone, dove sono dettagliate tutte le tappe di una via Crucis di spettrale ampiezza: le spiagge della Sicilia, come quelle di Salerno e di Anzio, la Linea Gotica, il baluardo di Cassino, Ortona, la «Stalingrado d’Italia», fino alla breccia di Argenta, l’ultima battaglia che consentì lo sfondamento e la vittoria finale. Alberto Leoni ha dato voce a una miriade di eroi dimenticati o sconosciuti, come i fanti canadesi, i temerari fucilieri nippoamericani, i gurkha dai pugnali a lama ricurva, nonché gli implacabili paracadutisti tedeschi, i famoso Diavoli verdi. I loro nomi costellano i tanti cimiteri militari presenti nel nostro Paese.

 

***

 

Angelo Ventrone, «Vogliamo tutto». Perché due generazioni hanno creduto nella rivoluzione 1960-1988 (Laterza, pagg. 378, Euro 24,00).

In questo volume Angelo Ventrone indaga alcuni decenni della storia recente del nostro paese, dal 1960 fino alla fine degli anni Ottanta. Indica due poli: il 1960, nel quale le proteste contro il governo Tambroni sembrano confermare agli occhi dei rivoluzionari italiani le potenzialità insurrezionali che albergano nelle masse popolari del paese; il 1988, l’assassinio del senatore Roberto Ruffilli, il cui omicidio è stato progettato per contestare e contrastare il definitivo riconoscimento, da parte della grande maggioranza dei militanti delle Brigate Rosse, della sconfitta e della conseguente conclusione della fase della lotta armata. È all’interno di questo trentennio che si svolge la parabola dell’ultimo movimento rivoluzionario italiano. Attraverso l’analisi dei testi prodotti da questa complessa galassia – dal gruppo dei Quaderni Rossi a quello di Classe Operaia, da Potere Operaio a Lotta Continua, dai maoisti ai trozkisti, dalle Brigate Rosse a Prima Linea, per finire con l’Autonomia Operaia – l’autore risponde ai tanti interrogativi che quegli anni sollevano. Per ricostruire l’universo mentale e le pratiche politiche dei giovani di quegli anni, sono state utilizzate le fonti più varie: la memorialistica, le riviste, i libri, gli opuscoli, i documenti di questure e prefetture, gli atti giudiziari, i manifesti, i volantini, le scritte sui muri, le canzoni e i film.

 

MEDIA

 

Gabriella Alfieri e Ilaria Bonomi , Lingua italiana e televisione (Carocci editore, pagg. 144, Euro 11,00)

Amata o denigrata, scatola magica o scatolone vuoto, la televisione ha indubbiamente contribuito a plasmare l’italianità nella sua essenza, non solo  in virtù del suo iniziale intento pedagogico, ma anche per la sua capacità di  aggregazione, attirando spettatori di ogni regione e strato sociale. Tale

differenziazione sociolinguistica ha comportato un conseguente rimodellamento  del parlato, sviluppando nuovi fenomeni di oralità. La televisione ricrea  comportamenti linguistici grazie alle infinite varietà che la  contraddistinguono: è questa la tesi espressa dalle linguiste Gabriella Alfieri
e Ilaria Bonomi nel saggio Lingua italiana e televisione. Il libro traccia una fondamentale distinzione, mutuata da  Umberto Eco, tra «paleotelevisione» (1954-76), con intento principalmente
divulgativo e destinata a pubblici differenziati, e «neotelevisione», che segna  l’avvento della tv commerciale rivolta a un pubblico generalista. L’abisso tra  le due ere televisive è notevole, in quanto quella contemporanea presenta una  testualità all’insegna dell’ibridazione tra i media: ormai radicato è l’uso di  ricevere sms, email o commenti da Facebook in trasmissione, nonché, dagli anni
Ottanta, le telefonate degli spettatori, «con conseguente sdoganamento delle  pronunce regionali e abbassamento dei registri lessicali». Il saggio di Alfieri  e Bonomi presenta una carrellata di esempi tratti da vari generi televisivi  della neotelevisione per descrivere la pluralità di registri e situazioni
comunicative in essi presenti.

Gennaio 2013

 

POLITICA

Lodovico Festa, Ascesa & declino – Italia 1992-2012  (Edizioni Ares, pagg. 240, Euro 14,00)

«Dal 1992 al 2012 la storia italiana sembra un giro dell’oca: si parte con la crisi della politica e la necessità di un governo tecnico tutelato da influenze straniere, e si arriva con la crisi della politica e la necessità di un governo tecnico tutelato da influenze straniere. Naturalmente sono consistenti le differenze tra una fase e l’altra: il 1992 chiudeva una stagione con protagonisti forti, con un sistema istituzionale evidentemente inadeguato ma sorretto da un compromesso storico (quello della Costituente) di formidabile portata. Proprio per la consistenza dei soggetti quella stagione è ancora più drammatica della seconda: invece che gli spread tra Buoni del tesoro italiani e tedeschi, ci sono le manette a guidare le danze. E proprio la drammaticità degli avvenimenti  testimonia l’impreparazione di tutti a gestire la nuova fase. Il 2011 invece è una commedia molto annunciata, i tentativi di far cadere Silvio Berlusconi si susseguono, gli eventi sono seguiti da un Presidente della Repubblica troppo cauto in particolare verso i magistrati «combattenti» ma con una forte sensibilità democratica che protegge da esiti più sconvolgenti. Alla fine la caduta del governo avviene in forme controllate che danno qualche margine a una gestione politica della fase successiva.

Solo qualche margine, però, perché il non essere riusciti a far organizzare dai partiti, sia pure mal messi come sono quelli secondorepubblicani, il passaggio da governo politico a governo d’emergenza con una grande coalizione tipo quelle tedesche ha ulteriormente logorato il rapporto tra società e Stato, alimentando le derive filotecnocratiche (“è sufficiente l’amministrazione”), quelle di protesta (“non c’è destino comune della nazione, ognuno si salvi come può protestando o arrangiandosi”) e quella da nomenklature (“la gestione dello Stato è problema delle grandi potenze protettrici e delle tecnocrazie, il ceto politico deve coprire questi soggetti del potere reale e pensare sostanzialmente ai propri interessi”)…»

 

***

 

Alessandro Nardone, La destra che vorrei (Sacco Editore, pagg. 156, Euro 14,90)

La crisi economica e quella di valori, gli scandali, le scissioni, il bunga bunga ed una classe politica interessata soltanto alla conservazione del potere, che ormai detiene da oltre vent’anni. Anche a destra esiste una generazione pronta ad alzare la testa, una generazione che non si riconosce tanto nell’incoerenza di Fini quanto negli atteggiamenti di Berlusconi; una generazione antitetica alle Minetti ed alle Carfagna perché ritiene che la politica sia una cosa seria, e che rappresentare la gente nelle istituzioni non possa essere altro che la naturale conseguenza di capacità, militanza e contatto con il territorio. Basta, quindi, con il sistema delle nomine, vera e propria catena di montaggio per yes man asserviti al capo che operano non per gl’interessi collettivi, ma unicamente per essere ri-nominati e rimanere attaccati alla poltrona, il più possibile. Ricostruire la destra ripartendo dai valori, innanzitutto, ma tenendo presente che, per trasmetterli, dovrà essere in grado di liberarsi del passato, parlando un linguaggio nuovo e, soprattutto, trovando nuovi punti di riferimento in grado d’incarnare quei principi. I valori della destra in 5 canzoni, 5 film e 5 libri: da Jovanotti a Fabri Fibra, passando per Guccini, Saramago, Salinger, Orwell, per arrivare all’intervista immaginaria al protagonista di Fight Club: è il tentativo con il qual l’autore abbandona gli stereotipi che – dagli anni ’70 ad oggi – hanno composto l’iconografia della destra italiana, per mettersi alla ricerca di spunti nuovi attraverso i quali comporre il mosaico di una destra realmente figlia del nostro tempo, in grado di parlare alle nuove generazioni facendosi capire e, magari, tornando ad appassionarle.

 

ESTERI

 

Giacomo Gabellini, La parabola – Geopolitica dell’unipolarismo statunitense (Anteo, pagg. 303, Euro 25,00)

Il crollo dell’URSS ha permesso a Washington di instaurare un assetto geopolitico unipolare incardinato sugli Stati Uniti. Per raggiungere questo obiettivo, i centri decisionali statunitensi hanno escogitato e messo in atto una strategia “mondialista” volta ad omologare tutti i popoli che abitano il pianeta ai principi del nuovo ordine mondiale. Tale strategia si è dispiegata sul piano economico attraverso l’espansione coatta del libero mercato, su quello geopolitico con l’occidentalizzazione del mondo e su quello militare con la riconfigurazione ed espansione verso est della NATO. Questo libro indaga i passaggi fondamentali che caratterizzano questa “parabola” unipolare statunitense, che ha conosciuto la propria fase ascendente e il proprio picco nel corso degli anni ’90, per poi intraprendere una discesa progressiva che non pare ancora essersi conclusa. Ne emerge uno scenario molto distante dalle raffigurazioni ufficiali, che vede numerosi attori emergenti implementare piani che mirano ad alterare i rapporti di forza internazionali e a ridefinire l’assetto mondiale, in cui l’avvento del multipolarismo comporterà la conclusione della breve e turbolenta “parabola” statunitensi

 

ECONOMIA E SOCIETA’

 

Luca Gallesi,  C’era una volta l’economia. Oro e lavoro nelle favole dal «Mago di Oz» a «Mary Poppins»(Bietti, pagg. 92, Euro 12,00)

Quando gli economisti raccontano favole è il momento di rivolgersi alle favole per capire l’economia. In questo saggio, denso e graffiante, sono personaggi fiabeschi ad accompagnarci in un mondo dominato dai Signori dell’Oro, che come maghi – fanno lievitare o collassare l’economia, giocando con i destini di chi invece svolge un lavoro onesto per vivere. Le favole si rivelano così fonte inesauribile di sapienza, soprattutto nei momenti di crisi; più di serissime e impettite trattazioni, forniscono gli strumenti per capire l’eterna lotta tra Oro e Lavoro, tra chi si guadagna il pane con le proprie forze e chi specula sulla fatica altrui. Ad unire le analisi di Luca Gallesi le teorie economiche di Ezra Pound, grande poeta ed insieme intellettuale “alternativo”. Nucleo dell’economia poundiana è che il denaro è una unità di misura da rapportare all’economia reale, non ha valore in sé soprattutto da quando la moneta non è più convertibile in oro. La chiave dei disastri economici, compresa la bolla speculativa attuale, è che lo Stato ha rinunciato a emettere moneta delegandola ai privati fin dalla fondazione della Banca d’Inghilterra nel 1964, e come avviene tuttora con le Banche centrali di emissione: esse sono enti privati che «creano denaro dal nulla per poi prestarlo allo Stato, che si indebita ogni volta che ha bisogno di denaro per i propri scopi».

 

***

 

Antonio Selvatici, Il libro nero della contraffazione –  Quanto costa all’Italia la falsificazione. Quanto si arricchisce la malavita. Che cosa si fa e che cosa si deve fare (Pendragon, pagg. 230, Euro 15,00)

La prima indagine giornalistica sulla contraffazione: le cifre da capogiro, i legami con la criminalità organizzata e gli intrecci internazionali di un business che replica illegalmente non solo le note griffes dell’abbigliamento, ma anche armi, prodotti agroalimentari, sigarette, giocattoli, parti di ricambio delle auto, permessi di soggiorno. Si tratta di un furto che vale alcuni miliardi di euro l’anno e di cui fanno le spese i consumatori, il fisco e un’importante fetta di prodotti Made in Italy, in un trasferimento illecito di ricchezza che sottrae risorse all’Occidente e alimenta l’economia di un colosso economico quale la Cina, Paese dal quale proviene la principale quota mondiale di prodotti contraffatti. Chiamando in causa gli organismi preposti al controllo a livello italiano, europeo e mondiale, questo libro offre una serie di spunti su possibili misure alternative per arginare un fenomeno che necessita urgentemente di essere contrastato.

 

TEMPI MODERNI

 

Roberto Volpi, Il sesso spuntato – Il crepuscolo della rivoluzione sessuale in Occidente (Lindau, pagg. 208, Euro 16,00)

Capita non di rado di sentire affermare dalle fonti più disparate, e anche qualificate, che quello del declino demografico dell’Occidente sarebbe un problema inventato. Forse è più realistico pensare che il problema non solo esista, ma sia a tal punto grave che misure di stampo dichiaratamente natalista – tese in primis, se non in modo esclusivo, a incrementare le nascite – non riescono che ad attenuarlo senza venirne a capo. Questo saggio coglie l’anima del problema, che sta proprio nella riproduzione sessuale in Occidente, nel sesso degli occidentali, che è cambiato – in corrispondenza con i cambiamenti nelle coppie e nelle famiglie, nel matrimonio e nei modi e nei tempi del mettersi e dello stare insieme tra uomini e donne – non sempre, anzi quasi mai, in meglio. È con quest’anima assai problematica e riottosa che bisogna fare i conti, ammesso e non concesso che ci stiano ancora a cuore le sorti della nostra civiltà.

 

***

 

Miriam Pastorino (a cura di), Il delirio e la speranza. Storie di padri separati (Erga, pagg. 252, Euro 10,00)

Secondo un’indagine condotta da Gesef (Associazione genitori separati dai figli) su 26.800 soggetti, il 75% degli uomini in fase di separazione subisce mobbing giudiziario e l’89% subisce la minaccia dalla coniuge di non poter vedere i figli. Questa raccolta di racconti, insolita per la coralità delle voci e dei contributi che l’hanno resa possibile, ci costringe a meditare sulle radici culturali del multiforme malessere dei “padri separati”, ma, nello stesso tempo, apre a prospettive di speranza: perché i protagonisti, sempre uomini più o meno quarantenni, capaci di lottare eroicamente e di resistere alle prove più drammatiche perché sostenuti dall’incrollabile volontà di vivere pienamente il proprio ruolo paterno, finiscono sempre, in un modo o nell’altro, per discostarsi dagli stereotipi del maschio opportunista, debole e rinunciatario stigmatizzato dai mass media e dalla politica.

Miriam Pastorino, scrive nell’introduzione: “Può una società sopravvivere senza padri? Mai come oggi il nostro futuro è apparso appeso alla capacità di liberarci in fretta delle zavorre del passato e in particolare di quelle false ideologie che, con la pretesa di regalarci il massimo della felicità assieme al massimo della libertà, hanno finito per spalancare le porte a innumerevoli dolori individuali e causato il collasso di tutte le nostre basi culturali e sociali”.

 

PENSIERO FORTE

 

Giovanni Chimirri, Teologia del nichilismo I vuoti dell’uomo e la fondazione metafisica dei valori (Mimesis, pagg. 309, Euro 24,00)

Secondo F. Nietzsche, il nichilismo è lo “smarrimento dei valori tradizionali – Dio, Verità, Bene – e lo scivolamento verso il trivellante sentimento del proprio nulla”. In un mondo frutto del caso, l’uomo si ritrova senz’anima, destinato al niente della morte e senza un fine soprannaturale. Contro questo modo di concepire l’esistenza, si espongono a livello multidisciplinare (teologia, filosofia, psicologia, morale) non solo le contraddizioni interne del nichilismo, ma anche quelle dei suoi precursori (agnosticismo, materialismo, ateismo, scientismo, laicismo). Particolare attenzione viene data alla fondazione religiosa della libertà, della morale e dell’amore (contro il relativismo) e alla critica delle concezioni di Dio come Nulla e Ineffabile (misticismo, teologia negativa). Guidano lo studio il realismo e il pensiero cristiano, due prospettive che offrono risposte per superare le precarietà della vita (divenire, vuoto, male, angoscia) e intravedere la presenza dell’Assoluto. In Appendice, le classiche “dimostrazioni dell’esistenza di Dio” esemplificano la perenne validità di una “metafisica dell’essere” profondamente anti-nichilista.

 

SPIRITUALITA’

 

Giovanni Fighera, “Che cos’è mai l’uomo, perché di lui ti ricordi ?” – L’Io, la crisi, la speranza (Edizioni Ares, pagg. 240, Euro 15,00)

«Questo libro di Giovanni Fighera entra nel vivo della crisi della modernità, e analizza i fondamenti che l’hanno prodotta e che tuttora ne producono gli sviluppi in modo veramente impressionante»: la libertà sciolta dai valori e dalla verità, la parcellizzazione del sapere, il relativismo, l’ideologia scientistico-tecnicistica. «Fighera si fonda soprattutto su testi di poeti e di letterati, che dimostra di conoscere molto bene, citando in modo puntuale molti loro passi particolarmente significativi». Così si esprime Giovanni Reale nella Prefazione , mentre Gianfranco Lauretano nell’Invito alla lettura evidenzia come attraverso un documentato percorso storico (dall’antichità alla contemporaneità) si delinea la «questione che l’autore ritiene fondamentale: senza il Mistero, il mondo è più piccolo e assurdo, soprattutto la parte più interessante del mondo, cioè l’io, la persona».

L’uomo, come dimostra la sua storia, soprattutto in questa età post-moderna, non è autosufficiente, non è in grado di salvarsi da solo. Bisogna fondare un nuovo umanesimo, che per Fighera deve riscoprire Dio e riappropriarsi della legge morale universale guardando di nuovo alla ragione umana non più intesa in modo riduttivo. «Questo Tu che ha creato il mondo apre le porte all’amore, vero fulcro della conoscenza, e all’appartenenza a esso, per cui la solitudine che contraddistingue i contemporanei è sconfitta con l’adesione e l’appartenenza alla Verità. Rinasce così anche la capacità di costruzione di un mondo più umano, attraverso la responsabilità, che! è etimologicamente un rispondere a qualcuno».

 

RITRATTI

 

Pietrangelo Buttafuoco, Fuochi (Vallecchi, pagg. 238, Euro14,50)

Dalla Sicilia al Continente, da Berlusconi a Gheddafi, da Terzani al barone Von Ungern-Sternberg, dall’Opa alla Lapa. Pietrangelo Buttafuoco racconta così, con la sua personale invettiva, personaggi e contraddizioni, termini e situazioni che stanno caratterizzando l’ennesima stazione di un Occidente in crisi. Fuochi perché sono parole, le sue, capaci di bruciare la fisicità delle pagine dei quotidiani e trasformarsi in passaggi di racconto, disvelatore e ironico allo stesso tempo. Fuochi sono gli incontri dell’autore con i personaggi della politica, del giornalismo, della società, da Norberto Bobbio a Eugenio Scalfari, dai quali emerge un mosaico più complesso di quello che esegeti o detrattori si ostinano a comporre. Fuochi sono i racconti, le pillole, gli aneddoti sparsi che si fanno apologhi e ci aiutano a capire di che razza sono i nostri tempi. Fuochi non possono che essere , infine, anche le parole sulla destra italiana, un luogo che non è più dimora verticale di spirito ma un carro consegnato a vagare nell’orizzontalità. Sotto la mano di Buttafuoco, l’Italia e il mondo si fanno tela su cui imprimere e graffiare. E il risultato non può che essere incendiario.

 

***

 

Orfeo Tamburi, Malaparte come me (Le Lettere, pagg. 110, Euro 14,00)

Curzio Malaparte fu un personaggio fuori del comune: grande scrittore sempre al centro della scena artistica, politica, culturale e mondana, legò il suo nome non solo a capolavori come Kaputt e La Pelle, ma anche a una vita vissuta con intensità eccezionale all’insegna di contraddizioni e polemiche. Personalità complessa ed enigmatica fu, di volta in volta, fascista intransigente e oppositore del regime, strapaesano e novecentista, cortigiano e frondista, sempre, comunque, protagonista e testimone delle grandi tragedie del Novecento. Fra coloro che lo conobbero a fondo e lo frequentarono a lungo vi fu il pittore Orfeo Tamburi, che collaborò con lui curandone la rivista Prospettive e illustrandone molte opere. Il sodalizio fra i due, che si conobbero nel 1937, durò praticamente fino alla morte di Malaparte. Nei suoi ricordi, scritti con grande immediatezza e con gusto dell’aneddoto, Tamburi descrive – son parole sue – «Malaparte com’era e come pochi lo hanno conosciuto» perché «con gli altri spesso recitava o, meglio, si divertiva a mascherare la realtà che, forse, trovava troppo piatta».

 

MEDIA

 

Pier Francesco Pingitore, Memorie dal Bagaglino. Diario intimo di un cabaret (Mursia, pagg. 186, Euro 16)

Un anno dopo aver concluso il suo lungo viaggio con il Bagaglino, Pier Francesco Pingitore, uno dei padri dello spettacolo di satira politica più amato e criticato d’Italia, arriva in libreria con Memorie dal Bagaglino. Diario intimo di un cabaret, nel quale svela retroscena inediti di quasi cinque decenni di carriera.  Dallo scantinato di Via di Panico, in cui è nato, alle glorie del Salone Margherita,  il Bagaglino è stato una fucina di successi e un’incubatrice di personaggi tra realtà e caricatura. Tanti i comici e le primedonne che si sono succeduti su quel palco ricco di lustrini e paillettes: da Oreste Lionello a Pippo Franco e a Leo Gullotta, da Pamela Prati a Valeria Marini. Senza dimenticare la prima Gabriella Ferri.

Un diario che, con ironia e spontaneità, fa rivivere gli entusiasmi, le illusioni, gli amori, le invidie e le rivalità di un gruppo di artisti che da una cantina di una Roma popolare e ridanciana è arrivato al grande pubblico televisivo, mettendo in scena pregi e difetti di un intero Paese.

 

STORIA

 

Michele Angelini, Gli Stati Confederati d’America: utopia o realtà possibile ? –   I ribelli del sud erano davvero senza possibilità di fronte ai nordisti? Quali furono i momenti topici in cui poteva cambiare il corso della guerra? Quale eventuale futuro economico e istituzionale dopo il conflitto? (Ermanno Albertelli Editore, pagg. 144, Euro 15,00)

Il libro rappresenta un’interessante riflessione sul futuro degli USA in caso di vittoria dei secessionisti durante la guerra civile. Analizza le effettive possibilità dei ribelli e le occasioni in cui potevano cambiare il corso del conflitto. Il testo dà ampio spazio a quello che poteva essere il futuro economico, istituzionale e sociale della CSA in caso di sopravvivenza alla guerra. In questo volume, tra fantasia e realtà, si può trovare una serie di spunti utili per eventuali approfondimenti sull’argomento, sia per chi già è appassionato alla guerra civile sia per chi ancora non conosce la grande epopea dei “Johnny Rebs e Billy Janks”, e infine per i giocatori di wargames storici che possono trarre spunto per nuovi scenari.

 

***

 

Fabrizio Di Lalla, Un posto al sole-La colonizzazione demografica in A.O.I.  (Solfanelli, pagg. 440, Euro 30,00)

Nonostante la colonizzazione demografica abbia rappresentato l’elemento  distintivo del colonialismo, la ricerca storica su tale argomento ha presentato  finora un vuoto d’indagine inspiegabile. Salvo, infatti, alcuni scritti limitati ad alcuni aspetti e di estrema sintesi, poco o  nulla è stato scritto e il riferimento più importante resta ancora il saggio di  Carlo Giglio del lontano 1939. Il  libro di Fabrizio Di Lalla cerca di supplire a tale carenza attraverso una  ricerca a tutto campo attraverso l’esame del notevole materiale  disponibile nei principali archivi italiani. La documentazione raccolta è stata messa a confronto, nel piano dell’ opera, con gli articoli pubblicati nelle tante riviste coloniali dell’epoca  determinando due piani di lettura. Da una parte l’aspetto propagandistico che faceva  leva sulla società  italiana, creando consenso e speranze,  dall’altra la dura realtà che emerge dalle testimonianze scritte, mai  pubblicate, non solo dei vertici politici e aziendali ma anche dei semplici coloni che alla fine pagarono il prezzo più alto di questa avventura. Parte integrante del saggio è l’ampia appendice che comprende, tra l’ altro, i quadri riassuntivi degli elementi essenziali della colonizzazione  demografica e un’ampia iconografia fotografica e documentale.

 

***

 

Giuseppe Brienza,  Evita Peròn, populismo al femminile (Pagine, pagg. 120, Euro 14,00)

Oggi si riesce a fatica a comprendere lo straordinario successo che ebbe in Argentina questa donna venuta dal popolo e che aveva saputo vivere per il suo popolo. Fu la moglie di Peron ad occuparsi per prima della promozione della donna nella nuova società argentina del dopoguerra, ispirandosi a principi e promuovendo misure che non ne snaturavano le prerogative essenziali svolte nella famiglia, in netta antitesi con quanto perseguito dal femminismo individualistico che avrebbe caratterizzato la seconda metà del XX secolo.  Questo studio mette in particolare evidenza quanto la partecipazione alla vita politica della donna argentina sia frutto dell’instancabile impegno di Evita, la cui attività assistenziale fu continua e che interpretò sempre il suo ruolo politico e sociale come una missione da adempiere.

 

***

 

Giulio Vignoli (a cura di) , Gli italiani di Crimea – Nuovi documenti e testimonianze sulla deportazione e lo sterminio (Settimo Sigillo, pagg. 182, Euro 16,00)

Il libro fa seguito al saggio di Giulia Giacchetti Boico e Giulio Vignoli, “L’olocausto sconosciuto. Lo sterminio degli italiani di Crimea”, pubblicato sempre da Settimo Sigillo nel 2008.
In questo volume vengono fornite più ampie notizie storiche sulla presenza italiana in Crimea, nel Mar d’Azov e nel Mar Nero. Successivamente sono riportate nuove testimonianze dell’olocausto che non avevavno trovato posto nel precedente saggio o perché ancora sconosciute, o perché i superstiti dello sterminio si erano rifiutati di fornirle o pubblicarle temendo ancora per se medesimi e per i loro cari.

Chiudono il volume brevi accenni agli italiani tuttora rimasti, dopo la deportazione, in Kazakistan e in Uzbekistan.

 

***

 

Stefano Verdino, Genova reazionaria – Una storia culturale della Restaurazione (Interlinea, pagg. 193, Euro 20,00)

Una Genova tra provincia ed Europa è la citta narrata nei diari inglesi e francesi di molti viaggiatori, addirittura periferico epicentro del Romanticismo inglese nel breve tempo del soggiorno di Byron, con altri autori da Mary Shelley a Lady Blessington. Ma la città della formazione di Mazzini (1815-31) e della fine dei giansenisti fu anche una officina della Reazione, non meno di Torino e Modena, quando anche il melodramma giocò la sua partita quale strumento di riverbero legittimista, come evidenzia il “Bianca e Fernando” di Bellini per l’inaugurazione del nuovo teatro intitolato al sovrano regnante Carlo Felice. Stefano Verdino racconta il progetto reazionario, la cultura della città, i suoi passaggi internazionali, il mondo dell’università, le polemiche culturali: un quadro tanto ricco e vario quanto inesplorato.

 

STORIA DELLE DESTRE

 

Federico Gennaccari, Claudio Volante e Guido Giraudo, Voci contro vento – Storie e canzoni della musica alternativa 1965-1983  (Fergen, pagg. 496, Euro 20,00)

Una storia illustrata (più di 200 tra foto, copertine, manifesti e giornali) delle canzoni scritte da militanti del Fronte della Gioventù e del Fuan tra il 1974 e i primi anni Ottanta (più qualche predecessore negli anni Sessanta), per raccontare la cronaca e la vita quotidiana nella stagione degli “anni di piombo” e della “guerra civile” a bassa intensità, divisi fra l’impegno politico e i sentimenti di amore e di rabbia, i morti da piangere e le inchieste giudiziarie, le speranze e i sogni, l’anticomunismo e l’Europa Nazione.

Canzoni diffuse dalle prime radio libere (quasi un centinaio quelle di destra) e protagoniste dei tre Campi Hobbit (il primo raduno nel 1977 ebbe un impatto “rivoluzionario”, sfatando tanti luoghi comuni sulla destra).
La musica alternativa non è un genere preciso, al suo interno si spazia dagli Janus, che facevano del buon rock progressive con incursioni nell’hard, curando molto la musica e meno i testi, agli Atellana che recuperavano le tradizioni popolari come il Canto dei Sanfedisti (“Sona, sona, sona carmagnola”) e il Canto delle Lavandaie del Vomero, canto napoletano del XIII secolo. Poi a parte la musica celtica e le atmosfere medievaleggianti della Compagnia dell’Anello (fantasy anche nel nome tratto da “Il Signore degli Anelli” di Tolkien, un “cult” per la Destra anni ‘70), gli unici ancora in attività, per tutti gli altri (Lombroni, Scocco, Amici del Vento, Zetapiemme, Marzi, Di Fiò ecc.) i punti di riferimento sonori sono i cantautori tra ballate, un po’ di rock e brani in perfetto stile cabaret dove con l’ironia si mettevano alla berlina gli avversari, evidenziandone le contraddizioni. Canzoni “contro vento” che giravano al di fuori dei canali commerciali e costituiscono realmente una cultura “underground”, tramandata oralmente o in modo artigianale e semiclandestino, utilizzando vecchie registrazioni, essendo da molto tempo esauriti i dischi e le cassette originali.
Un fenomeno minoritario che ha comunque interessato qualche milione di italiani.
Un patrimonio storico e culturale che non poteva andare perso (oggi conservato da Lorien, l’archivio storico della musica alternativa) e che bisogna conoscere per poter capire la destra di ieri con un occhio all’oggi e uno sguardo al domani.

 

***

 

Rodolfo Sideri, Adriano Romualdi – L’uomo, l’opera e il suo tempo (Settimo Sigillo, pagg. 160, Euro 15,00)  

A quarant’anni dalla tragica morte, il pensiero eretico e politicamente scorretto di Adriano Romualdi viene esaminato in tutta la complessità delle sue articolazioni, in modo da offrirne un panorama completo, finora mancante nella pur vasta letteratura sul neofascismo. Il pensiero romualdiano viene ripercorso, attraverso l’esame di tutta la sua vasta bibliografia, sia per inserirlo nel suo contesto storico, sia per individuare quelle linee che, nel panorama desertificato delle culture politiche, sono ancora in grado di offrire una chiara e coerente concezione del mondo, visto da Destra. L’Europa-Nazione, la ricerca delle radici indoeuropee, l’interpretazione del Fascismo come Rivoluzione Conservatrice, l’idea di uno Stato nuovo e del valore della cultura come forza prepolitica, sono certamente risposte che Romualdi forniva ai problemi del suo tempo, ma costituiscono ancora, per chi vuole mantenere una vigilanza critica sulle tendenze del mondo moderno, un utile strumento interpretativo. Uno strumento forse troppo tagliente per le coscienze appiattite sulla dimensione del politicamente corretto, ma che è comunque utile proporre anche perché, come scriveva Romualdi, «sarebbe veramente imperdonabile lasciarsi sfuggire la soddisfazione di attirare contemporaneamente l’incomprensione degli sciocchi e l’ira degli imbecilli».

 

I CLASSICI

 

Vilfredo Pareto, Le configurazioni del fascismo (1922 – 1923), (Edizioni di Ar, pagg. 129, Euro 13,00)
Secondo Pareto l’Italia post-1918 è ricca di forze centrifughe (le leghe rosse, il sindacato dei ferrovieri e dei tramvieri) e di forze centripete (plutocrati e borghesia produttiva) e rileva che ogni gruppo organizzato vuole impadronirsi del potere centrale, mentre le tendenze centrifughe sono meramente tattiche. Egli configura il fascismo come una forza politica di restaurazione del potere centrale tutt’altro che invisa alla plutocrazia, ma ricca, al proprio interno, di tendenze socializzatrici. In definitiva il fascismo al potere avrebbe configurato una sorta di governo di salute pubblica, nel quadro di una politica di riforme sociali condotta dall’alto. Edizione critica a cura di Francesco Ingravalle.

 

***

 

Friedrich Georg Junger e Ernst Junger, Guerra e guerrieri (Mimesis, pagg. 74, Euro 8,00)

«La guerra è l’evento che ha dato la fisionomia al volto del nostro tempo». Così scriveva Friedrich Georg Jünger nel 1930 nello scritto Guerra e guerrieri, un breve saggio che è diventato fondamentale nel dibattito filosofico e politico novecentesco. In questo scritto l’autore tedesco tenta di mettere a fuoco il senso della guerra senza confini che era esplosa nel corso della Primo conflitto mondiale, ma che avrebbe sempre più dato forma alla esistenza degli uomini anche nei decenni a venire. Ancora oggi Guerra e guerrieri, oltre che una eccezionale testimonianza della mutazione dello natura della guerra avvenuta nel corso della Prima guerra mondiale, ci pone dinanzi all’immagine della violenza senza forma che caratterizza la vita contemporanea. A Guerra e guerrieri segue il discorso che Ernst Jünger pronunciò nel 1979 nella città di Verdun per sancire una nuova amicizia tra la Francia e la Germania: il grande scrittore e filosofo, nonché eroe della Prima guerra mondiale, in poche righe ripensa alla sua vita in guerra e alla pace planetaria a cui oggi l’uomo deve aspirare come sua unica salvezza: «Guardando retrospettivamente i fronti si fondono – gli avversari appaiono accerchiati da pericoli comuni che sono ancora più forti della volontà dei generali e del coraggio del singolo: ciò che è materiale diventa strapotente, la terra stessa si fa vulcanica e il fuoco non minaccia più di annientare questo o quello, bensì tanto l’amico quanto il nemico. Allora, quando ci stringevamo nei crateri prodotti dalle bombe, credevamo ancora che l’uomo fosse più forte di ciò che è materiale. Questo si è dimostrato un errore».

 

ROMANZI

 

Paolo Carretta, Sherlock Holmes e il fuoco della pernacchia (Edizioni Solfanelli,  pagg. 248, Euro 16,00)

Nel 1915 l’Abruzzo è colpito da uno dei più disastrosi terremoti della storia d’Italia, quello di Avezzano con oltre trentamila morti. Purtroppo incombe la prospettiva, sempre più concreta, di un coinvolgimento in quella catastrofe di livello planetario che è la Grande Guerra. Nuove terribili armi si apprestano a fare il loro debutto tra i monti fioriti dell’Appennino.

Molti soffrono e soffriranno, pochi sguazzano e lucrano per le possibilità offerte dalla ricostruzione e dalla mobilitazione. Un Maresciallo dei CCRR combatte la sua “buona battaglia” ma pare sul punto di essere soverchiato da avversari (esterni) e da nemici (interni). L’odioso omicidio commesso ai danni di una nobildonna inglese, opera di menti raffinate, richiama tuttavia a Sulmona e sulla scena del crimine, un illustre pensionato Sherlock Holmes e il suo fedele compagno dr. John Watson. Fortunatamente c’è anche Gabriele d’Annunzio con le sue donne, la cui presenza vale da sola a scongiurare il rischio di un giallo senza…

 

NOIR

 

Paolo Foschi, Il castigo di Attila (Edizioni E/O, pagg. 176, Euro 13,00)

Subito dopo il successo della Roma in Champions League contro il Liverpool, il portiere Rocco Graziano viene trovato in fin di vita nella propria villa alle porte della Capitale. Chi è stato a ridurre così il calciatore, e perché? Gelosia? Droga? Scommesse? Tutte le piste sono aperte. L’inchiesta è affidata al commissario Igor Attila, ex pugile medaglia d’argento alle Olimpiadi di Seul del 1988, con un passato di frustrazioni sportive e una dolorosa delusione amorosa alle spalle, ma tutt’altro che arreso al destino. Al suo comando, gli agenti della Sezione Crimini Sportivi: la più sgangherata delle squadre di polizia composta da piccoli truffatori, traffichini e sfaticati. Presto le indagini metteranno a nudo la doppia vita del calciatore: infaticabile atleta di giorno, frequentatore di locali equivoci e amicizie pericolose di notte. Fra veline e buttafuori, politici e camorristi, ultrà e calciatori, l’indagine del commissario Attila farà luce sui legami pericolosi fra sport, denaro, e potere.

 

LETTERATURA

 

Antonio Catalfamo, Cesare Pavese – Mito, ragione e realtà  (Edizioni Solfanelli, pagg. 312, Euro 21,00)

L’autore, grazie alla sua esperienza di studi internazionali, ha analizzato l’opera di Cesare Pavese nella sua unità, usando un metodo interdisciplinare e realizzando un vero e proprio «corpo a corpo» con i testi.
In questa raccolta di saggi si occupa di vari aspetti, con un approccio innovativo rispetto alla critica precedente: dagli studi dedicati dallo scrittore langarolo alla letteratura americana, a partire dalla sua tesi di laurea su Walt Whitman, a lungo trascurata, alla dimensione dell’«impegno», nel confronto «intertestuale» con altri scrittori, come Vittorini, all’analisi di alcuni momenti biografici (la posizione nei confronti del fascismo, della Resistenza e del Partito comunista italiano), sui quali una parte, seppur autorevole, della critica, ha equivocato, alla rivalutazione delle fasi trascorse dallo scrittore a Brancaleone Calabro e nel Monferrato, dopo l’8 settembre del ’43, sinora considerate, con logica riduttiva, rispettivamente come fasi di stasi creativa e di isolamento, nonché di crisi religiosa, alle tanto dibattute questioni del rapporto tra «mito» e «ragione» nei Dialoghi con Leucò e del rapporto tra «realtà» e «simbolo», nonché tra individuo e territorio (alla luce dei nuovi studi di Franco Ferrarotti), ne La luna e i falò.
Ma, al di là dei singoli aspetti, secondo Catalfamo, si ripropone in Pavese una «triade»: mito, ragione, realtà. Opera in lui un doppio processo di «introversione» e di «estroversione» della realtà. Egli parte dalla realtà, la interiorizza, la analizza razionalmente attraverso il confronto con il mondo complesso che è dentro di lui, comprendente le sue esperienze passate, ma anche quelle della specie di cui fa parte, risalendo nei secoli, fino ai primordi dell’umanità. Da questo confronto emerge il «significato ultimo della realtà», ch’egli comunica agli altri attraverso i suoi scritti. E allora l’opera letteraria assume il significato di «racconto», nel quale, classicamente, consiste il «mito».

 

ARTE

 

Vittorio Sgarbi, La Stanza dipinta (Bompiani, pagg. 420, Euro 11,90)

La storia dell’arte contemporanea è costellata di assenze e di censure: la dittatura dello sperimentalismo come linguaggio obbligato ha relegato nel silenzio artisti di sicuro talento, che alle avanguardie dogmatiche si sono contrapposti, cercando di superarle e “di riagganciarsi all’ultimo gesto della mano con il pennello o con la pietra”. Questi coraggiosi custodi delle forme, che segretamente operano nella penombra, non si incontrano nei templi consacrati all’arte e costituiscono una realtà sommersa da scoprire e recuperare. Da qui la proposta di un personalissimo museo dove gli esclusi trovano una legittima collocazione; da Giorgio de Chirico a Renato Guttuso, da Man Ray a Domenico Gnoli, dalla Scuola Romana ad Andrew Wyeth, da Valerio Adami a Tullio Pericoli, La stanza dipinta è una raccolta di saggi che rende conto di tante viventi esperienze artistiche che hanno in comune la resistenza alle mode e il rifiuto delle tendenze programmate.

 

CATALOGHI

 

Claudia Salaris,  Riviste futuriste – Collezione Echaurren Salaris (Gli Ori, pagg. 1184, Euro 100,00)

Alla fine degli anni settanta, quando il futurismo era un fenomeno conosciuto solo tra gli addetti ai lavori e non aveva ancora raggiunto quella popolarità che per gradi ha conquistato dalla metà degli anni ottanta, Pablo Echaurren e Claudia Salaris hanno cominciato a collezionare libri, giornali, manifesti del futurismo italiano.

Questa raccolta ha contribuito ad allargare la conoscenza del futurismo: Claudia Salaris, avvalendosi della collezione come di una banca dati, ha pubblicato numerosi studi sul movimento fondato da F. T. Marinetti, tra cui Storia del futurismo (1985; 1992) e Bibliografia del futurismo (1988), disegnando una mappa che fino a quel momento non era stata ancora tracciata.

Ora, al fine di valorizzare la collezione, è stato progettato un ampio regesto comprendente, in più volumi, varie aspetti dell’esperienza futurista: le riviste, le realizzazioni nel mondo, i manifesti, i libri, le cartoline, le ceramiche ed i cataloghi.

Di ogni oggetto si propone una scheda con descrizione tecnica, informazioni storico-critiche, bibliografia, immagini a colori, traduzione in inglese. Date queste caratteristiche, l’opera si annuncia come unica nel suo genere.Il primo volume, che contiene l’inventario ragionato di duecento testate (ottocento fascicoli e settecento illustrazioni a colori), ricostruisce la mappa delle riviste futuriste italiane disseminate dal Piemonte alla Sicilia. Giornali, almanacchi, numeri unici, fogli umoristici che compongono il grande universo di carta in cui è inscritta la storia del primo movimento d’avanguardia, nato nel 1909 e attivo fino al 1944.

 

***

 

Gemma Sena Chiesa (a cura di), Costantino 313 d. C. L’editto di Milano e il tempo della tolleranza. Catalogo della mostra (Milano, 25 ottobre 2012-17 marzo 2013) (Mondadori Electa,  pagg. 299, Euro 29,00)

Il volume, riccamente illustrato, costituisce la sintesi più aggiornata  sul tema in una veste grafica che intende con la sua eleganza evocare i fasti costantiniani. La chiarezza degli scritti scientifici fa sì che il catalogo sia destinato a un pubblico più vasto di quello dei cultori della materia. Il catalogo si compone di una nutrita serie di saggi affidati ai maggiori specialisti italiani e stranieri che affrontano le varie tematiche al centro dell’evento espositivo. Diversi saggi sono incentrati sulla rivoluzione religiosa che dalle persecuzioni volge al tempo della tolleranza: dopo l’attenta analisi delle fonti, si indaga l’origine del “chrismòn” dalle insegne imperiali al simbolo della fede vittoriosa per poi disegnare un quadro delle altre religioni dell’impero mentre si passa dal politeismo al dio unico. Altri studi ruotano intorno alle tre istituzioni che furono protagoniste dell’età di Costantino: la chiesa, l’esercito e la corte imperiale. Una sezione a parte è dedicata a Elena e al suo potere femminile tra regalità e santità: i luoghi in Oriente e a Roma, la questione del suo ritratto, la tradizione iconografica anche moderna della Leggenda della Vera Croce. Completa il volume una schedatura completa e illustrata delle oltre duecento opere in mostra, provenienti dalle più prestigiose collezioni museali del mondo.

 

IMMAGINI

 

Ivan Buttignon, Gli spettri di Mussolini – La storia del fascismo italiano raccontata attraverso i suoi simboli (Hobby and Work editore, pagg. 240, Euro 15,50) 

Da sempre le raffigurazioni simboliche sono centrali nella religione, nella filosofia, nelle arti e, non da ultimo, nella politica. E’ dunque possibile ricostruire l’intera parabola del ventennio fascista attraverso l’analisi dei suoi simboli, dei suoi miti e dei suoi riti. Dal pugnale al fascio littorio, dall’aquila imperiale alla spiga di grano, dalla riscoperta dell’antica Roma all’architettura razionalista, dalla rivisitazione del Risorgimento all’elogio dell’arditismo, dal culto dello Stato totalitario alla divinizzazione del Duce, il libro offre un viaggio colmo di sorprese nel cuore stesso del fascismo storico, evidenziandone ombre e luci, innovazione e reazione. Un saggio rigoroso e documentato ma scritto in modo fluido e accattivante.

Dicembre 2012

 

POLITICA

 

Chiara Moroni, Genesi e storia del Popolo della libertà – Quale futuro per un partito unico del centrodestra (Rubbettino, pagg. 198,   Euro 14,00)

Nel marzo del 2009 i due maggiori partiti del centrodestra italiano, Forza Italia e Alleanza Nazionale, insieme a diverse sigle minori, sono ufficialmente confluite all’interno di un nuovo soggetto politico, il Popolo della Libertà. Il Pdl sembrava mettere a disposizione il necessario insieme di legittimità, coerenza e forza elettorale, coniugando, attraverso l’elaborazione di un quadro valoriale e progettuale comune e condiviso, due realtà politiche diverse per genesi, storia ed identità.

Con questo lavoro si vuole dimostrare che quel progetto è praticamente fallito sia a livello organizzativo sia, in parte, a livello politico, attraverso l’analisi delle premesse e delle cause già presenti in fieri nelle modalità di costituzione e nella progressiva strutturazione strutturazione organizativa e decisionale.

Oggi il Pdl si sta avviando verso l’ennesima trasformazione le cui coordinate sono ancora tutte da definire, a sua volta Fini sembra aver perso di vista il progetto di una destra moderna e moderata bloccato dai tatticismi di breve periodo.

Quale futuro è possibile immaginare per il centrodestra italiano? Il momento storico-politico sarebbe favorevole all’elaborazione di nuove forme di rappresentanza, ma quali forme, con quali leader e rispetto a quali progetti ideali e politici è ancora tutto da definire.

 

***

 

Mario Seminerio, La cura letale (Bur, pagg. 176, Euro 12,00)

L’economia italiana rischia il collasso e attingere a piene mani dalle tasche dei cittadini non è certo la soluzione per uscire dalla crisi. L’ennesima stagione del “rigore”, inaugurata dal governo Monti sotto la pressione di un’Europa dietro la quale vi sono le ansie e le reticenze della Germania, non è altro che una formula rimasticata, che già in passato si è rivelata inefficace. Oggi può diventare una ricetta sicura per il disastro. Quello di cui l’Italia ha disperatamente bisogno sono imprese libere dalla rete della burocrazia e della corruzione; un sistema di tassazione che premi chi produce e non chi gestisce una rendita; una visione politica coraggiosa, che non si accontenti di traghettarci verso la successiva tornata elettorale, ma sappia mettere in campo riforme autentiche, in grado di affrancare il nostro sistema produttivo dai parassitismi che lo infestano. Mario Seminerio, analista e consulente finanziario, ci svela i retroscena e i meccanismi reali dell’economia. E avverte: il tempo per salvare il Paese sta per scadere.

 

NEL MONDO

 

Alì  Mansour e Emanuele Bossi,  Nel cuore di Hezbollah. Analisi della composizione, dell’attività e degli assetti geostrategici in cui opera il “partito di Dio”  (Anteo, pagg. 223, Euro 20,00)

ondato nel 1982 in seguito all’invasione del Libano da parte dell’esercito israeliano nell’ambito dell’operazione “Pace in Galilea”, il movimento Hezbollah è riuscito, nel corso degli anni, a trasformarsi gradualmente nel più agguerrito e sofisticato elemento della resistenza nazionale e regionale contro Israele. Le dinamiche geopolitiche areali e l’endemica instabilità interna del Libano hanno progressivamente portato il “Partito di Dio” a raccogliere, anche attraverso una politica assistenzialista molto sensibile ai bisogni degli strati più poveri della popolazione, crescenti consensi attorno a sé che hanno permesso ad Hezbollah di divenire una delle più solide formazioni politiche del “Paese dei Cedri”, sostenuta anche da fasce non sciite della popolazione libanese. Questo libro indaga in maniera approfondita la struttura portante che sorregge Hezbollah, analizzando gli scopi, il funzionamento e la visione strategica dell’anello centrale dell’asse della resistenza – di cui fanno parte anche Iran e Siria – che si trova attualmente sotto il fuoco incrociato delle potenze occidentali, della Turchia e delle monarchie del Golfo Persico.

 

***

 

Laogai Reserch Fundation Italia, La persecuzione dei cattolici in Cina (Sugarco, pagg. 144, Euro 12,50)

Mao Zedong considerava i cristiani pericolosi nemici. Il Partito pone se stesso, cioè lo Stato, al centro dell’universo e tutto deve servire a rafforzare il suo potere, perciò i criminali vanno puniti e « rieducati » attraverso il lavoro. A tal fine si riempiono i laogai, campi di concentramento mascherati da industrie o fattorie che esportano in Occidente buona parte dei loro prodotti a prezzi – ovviamente – molto competitivi. Questi campi sono ancora oggi attivi e operanti. Harry Wu – fondatore della Laogai Research Foundation – e i dissidenti che sono in contatto con lui ne hanno individuati almeno mille; da tre a cinque milioni sono le persone che si ritiene siano attualmente detenute nei campi. Insieme con i criminali comuni sono imprigionati dissidenti, ministri e fedeli di diverse religioni. In queste prigioni, dopo sedici ore di lavoro forzato, i prigionieri subiscono un sistematico lavaggio del cervello per venire «rieducati».

 

ECONOMIA E SOCIETA’

 

Normanno Malaguti, La moneta debito- Origine del debito pubblico (Il Cerchio, pagg. 170, Euro  18,00)
Come mai il mondo affoga nel debito sovrano? il meccanismo anonimo che rende Stati e collettività sempre più grandi e “fuori controllo”, che obbliga i singoli Stati nazionali a emettere leggi sempre più drastiche nella limitazione del benessere dei propri cittadini, che ha fatto intravedere di nuovo, dopo decenni di sviluppo, ad un Occidente stupito ed impreparato lo spauracchio dell’impoverimento, che infine espropria la sovranità degli Stati e della stessa Unione Europea in favore di Enti finanziari multinazionali i cui vertici sfuggono ad ogni legittmità democratica: questo saggio lo illustra in modo semplice e comprensibile a tutti.

 

***

 

Emidio Novi, La dittatura dei banchieri. L’economia usuraia, l’eclissi della democrazia, la ribellione populista (Controcorrente, pagg. 240, Euro 15,00)

La turbofinanza è la negazione dell’economia reale, del lavoro produttivo, della stessa democrazia. È un mercato universale che abbatte tutti i confini, che con la globalizzazione vuol rendere tutti gli uomini uguali nella povertà, nella perdita della libertà e della loro identità e storia. Alla fin fine, questo mercato non realizza proprio il modello della società sovietizzata, burocratizzata, priva di sogni e di speranza? E cosa resta di veramente antagonista al mercato universale se non i popoli, la loro identità, la loro religione e le tradizioni e le comunità solidali?

Un pugno di oligarchi esercita un dominio irrazionale, illimitato, prevaricatore, odioso: è la dittatura dei banchieri. In Grecia e in Italia stanno sperimentando governi tecnici con sistemi di coercizione e manipolazione senza precedenti.

 

PENSIERO FORTE

 

Alain de Benoist, Nuova Destra Nuova Europa (I libri del Borghese, pagg. 99, Euro 13,00)

Pubblicato per la prima volta in italiano con il titolo “Manifesto per una rinascita europea”, questo libro rappresenta l’autentico Manifesto del GRECE (Gruppo di Ricerca e Studi per la Civiltà Europea) di cui Alain de Benoist è stato la vera anima. Manifesto che non è solo una documentazione storica, ma si rivela di stringente attualità. Queste idee, professate 40 anni fa, che hanno avuto il merito di anticipare tempi e nodi contemporanei, restano giuste. Il fallimento della società liberista è sotto gli occhi di tutti, ha inquinato e depauperato la libertà e si è trasformata in una società che non ha più comun denominatore o riferimenti a polis, bene comune, collettività. Lo scopo del GRECE è quello di ri-vedere una visione del mondo, recuperare la memoria delle origini, agire sulla società, premendo nei punti di frattura e infine impegnarsi in una ricostruzione della comunità.

 

***

 

Alessandro Gnocchi e Mario Palmaro, Ci salveranno le vecchie zie – Una certa idea della Tradizione (Fede & Cultura, pagg. 1480, Euro 15,00)

Chi sono “le vecchie zie”? Sono il simbolo di coloro che, con pazienza, intelligenza e fede, ricostruiranno il mosaico della Tradizione. Tassello per tassello, figura per figura, senza la necessità di troppa teoria e senza sentirsi in dovere di giudicare i compagni di strada. Rifacendosi al titolo di un celebre pamphlet di Leo Longanesi, Gnocchi&Palmaro mostrano come saranno proprio loro, “le vecchie zie” a indicare quale sia la strada giusta per porre riparo ai disastri che il neomodernismo ha portato dentro la Chiesa cattolica. E, dicono i due autori, lo potranno fare per il semplice fatto che vivono di Tradizione, quindi hanno il privilegio di evitare di perdere tempo a parlarne. Con questo nuovo libro, che inaugura la collana “I libri del ritorno all’Ordine” da loro diretta per Fede & Cultura, Gnocchi & Palmaro susciteranno come sempre scompiglio e più di una reazione scomposta in campo progressista. Ma questa volta sapranno essere urticanti anche nei confronti di certo tradizionalismo e certi tradizionalisti. Per fare veramente “ritorno all’Ordine”, bisogna prima avere il coraggio e la lucidità di fare chiarezza anche nel proprio campo.

 

 

TESTIMONIANZE

 

Indro Montanelli, Nella mia lunga e tormentata esistenza – Lettere da una vita (Rizzoli, pagg. 410, Euro 19,50)

“Sono un disordinato assolutamente refrattario al lavoro di team e animato da uno spirito d’indipendenza che spesso sconfina nella riottosità: non conosco remore di cautela e di diplomazia; non credo che riuscirei a imporre la disciplina per il semplice motivo che non l’ho mai rispettata io stesso.” Così scriveva Indro Montanelli in una lettera del 1967, pochi anni prima di fondare “il Giornale”. Per tutta la vita il grande giornalista ha tenuto una fitta corrispondenza, pubblica e privata, con i protagonisti della politica, della cultura e del giornalismo, da Andreotti a Cossiga, a Nenni e Pertini, da Buzzati a Prezzolini, a Longanesi e Guareschi, ma anche con la prima moglie, gli amici, i familiari. Dalla lettera al suo professore di liceo, in cui un Montanelli ventenne rivela le sue aspirazioni di giornalista, a quelle inviate ai genitori dal fronte africano nel 1935 e dal carcere nel 1944. E naturalmente i lunghi anni al “Corriere”, quelli al “Giornale” fino allo scontro con Berlusconi. Questi testi inediti, nella freschezza del dialogo e nell’immediatezza delle emozioni raccolte, ci rivelano il lato più intimo di Montanelli, ricostruendone l’intera parabola esistenziale attraverso la sua viva voce. Il risultato è un’autobiografia postuma che completa le note dei suoi diari, offrendo ai lettori il ritratto sorprendente di un uomo che a novant’anni dichiara “So di avere scritto sull’acqua. Ma ciò non mi ha impedito di continuare a scrivere, impegnandomi tutto in quello che scrivo”.

 

***

 

Massimo Coco, Ricordare stanca – L’assassinio di mio padre e le altre ferite mai chiuse  (Sperling & Kupfer, pagg. 192, Euro 16,00)

Massimo Coco è una delle vittime degli Anni di Piombo. Suo padre Francesco, magistrato, fu ucciso nel 1976, nel primo attacco terroristico alle Istituzioni dello Stato. La sua storia, in fondo, non è diversa dalle tante già scritte e la sua sofferenza è quella di tutti i familiari che hanno subìto, dopo la perdita improvvisa e violenta di un padre, un marito o un figlio, anche l’umiliazione di non veder riconosciuti i propri diritti, l’ostilità della burocrazia, l¿indifferenza delle Istituzioni. Se ha deciso di parlare di sé e del padre non è dunque per aggiungere un tassello a un quadro noto, ma per porre una domanda alla quale, nelle testimonianze delle altre vittime, non ha trovato risposta: “Ma voi, la rabbia, dove l’avete messa?”. Nessuno sembra indignarsi nel vedere gli assassini di ieri pontificare dalle cattedre, intervenire sui giornali, ottenere pubblicamente un perdono che non hanno neppure cercato. Nessuno denuncia l’ipocrisia di cerimonie commemorative trasformate in riti rassicuranti che assolvono le coscienze, o la banalità di spettacoli che mettono in scena commoventi riconciliazioni sapientemente alleggerite del peso del passato. In questo libro appassionato, che è anche un appello critico e intenzionalmente provocatorio, Massimo Coco chiede che l’esercizio della memoria rispetti il patto che lega i sopravvissuti a chi si è sacrificato per non venire meno ai propri principi. Il patto ci chiede non solo di preservare il ricordo, ma di distinguere fra eversori e difensori della legge, di assicurare la giustizia, di superare il lutto per poter guardare a quei fatti sanguinosi non con serenità o distacco, come sembra raccomandare una saggezza irriflessiva, ma con senso di responsabilità.

 

TEMPI MODERNI

 

Antonio Piotti, Il banco vuoto – Diario di un adolescente in estrema reclusione  (Franco Angeli, pagg. 128, Euro 16,50)

Alcuni dei nostri ragazzi stanno sparendo: abbandonano la scuola, si nascondono nella loro stanza, rifiutano di uscire e di incontrare gli amici, dormono di giorno e si svegliano la notte per connettersi ad Internet. Passano la loro vita al computer immersi in giochi virtuali e rifiutano ogni tipo di relazione sociali. In Giappone, dove ce ne sono quasi un milione, li hanno chiamati hikikomori , che significa “reclusi”; gli psichiatri occidentali parlano di “ritiro sociale acuto”; ovunque, genitori sconcertati e allarmati cercano una risposta ed un aiuto mentre la questione del ritiro sta diventando un problema sociale. Proprio come nel caso clinico qui narrato in prima persona dove uno psicoterapeuta da voce ad uno di loro, Enrico, illustrando nel modo più diretto e più chiaro i pensieri di un adolescente che non ce la fa a vivere nel nostro contesto sociale. Un’esperienza condotta con rigore ma anche con passione nel tentativo di cogliere, attraverso un processo di immedesimazione a metà tra il racconto e la relazione scientifica, le ragioni di un comportamento così estremo.

Un libro utile per i genitori, gli insegnanti, i ragazzi e per tutti coloro che cercano di capire quanto le nuove dinamiche sociali modifichino i vissuti della contemporaneità.

 

STORIA

 

Learco Andalo (a cura di), L’eresia dei “Magnacucchi” sessant’anni dopo (Bonomia University Press, pagg. 192, Euro 20,00)

Il volume contiene gli atti del convegno “L’eresia dei ‘Magnacucchi’ sessant’anni dopo” (Bologna, 30 settembre-1 ottobre 2011) promosso da Luigi Pedrazzi, Giuseppe Cucchi e Learco Andalò, corredati da alcuni documenti esposti nella mostra “L’eresia dei ‘Magnacucchi’ 1951-1957” (Bologna, Biblioteca Comunale dell’Archiginnasio, 27 settembre-15 ottobre 2011).

I contributi inseriti nel volume prendono in esame, sotto vari aspetti, la vicenda dei parlamentari reggiani Valdo Magnani e Aldo Cucchi (spregiativamente soprannominati “Magnacucchi”), usciti dal PCI nel gennaio 1951 criticandone la supina adesione alla politica estera dell’URSS, e il movimento denominato Unione Socialista Indipendente (USI) cui diedero vita fra il 1951 e il 1957.

Dai saggi pubblicati emergono vicende poco note, ma importanti, della storia politica e culturale dell’Italia degli anni ’50 del Novecento. Basti ricordare la violenta campagna del PCI contro Magnani e Cucchi e la passione politica con cui i due parlamentari, e altre personalità di diversa provenienza che si unirono a loro, si dedicarono a diffondere le loro posizioni e a costituire il movimento dei socialisti indipendenti, che porterà un decisivo contributo alla sconfitta del progetto di “legge truffa”, voluto dalla DC e dai partiti centristi alle elezioni politiche del 7 giugno 1953.

 

***

 

Simonetta Cerrini, L’Apocalisse dei templari – Missione e destino dell’ordine religioso e cavalleresco più misterioso del Medioevo (Mondadori, pagg. 192, Euro 19,00)

Nel XIII secolo i templari consegnarono a un affresco di grande forza simbolica, dipinto sulla controfacciata della chiesa perugina di San Bevignate, il compito di delineare i tratti salienti e più enigmatici del loro ordine religioso. Dipingendo un itinerario immaginario dalla terra al cielo, i frati del Tempio rappresentarono, in quattro scene sovrapposte, ciascuna contrassegnata da un animale il cuore della loro missione e visione del mondo: la battaglia contro gli avversari del Santo Sepolcro, la sfida al nemico interiore dello spirito, il legame con la Chiesa di Cristo e la prospettiva apocalittica. Simonetta Cerrini, studiosa dei templari, assume l’affresco di San Bevignate come bussola narrativa per addentrarsi nei territori inesplorati della loro storia. Affidandosi a molteplici strumenti d’indagine, l’autrice ricostruisce le imprese della prima congregazione di religiosi laici in armi della cristianità, che mosse i suoi passi in un’età permeata dall’ansia della fine dei tempi. Il lettore affronterà così il deserto degli eremiti, ritroverà le tracce della reliquia più prestigiosa, la Sindone, dopo aver recuperato in Spagna quella di Bevignate, il misterioso santo templare. E con il cuore e gli occhi alla Città Santa non potrà restare insensibile all’attesa escatologica che non abbandonò mai i cavalieri dalla veste bianca, capaci di immaginare un “nuovo mondo” dopo la cocente disillusione seguita al fallimento delle ragioni ideali delle crociate.

 

***

 

Felice Benuzzi, Fuga sul Kenya – 17 giorni di libertà (pagg. 352, Euro 19,90)

Nel 1943 tre prigionieri di guerra italiani, Felice Benuzzi, Giovanni Balletto e Vincenzo Barsotti evasero dal campo di prigionia britannico a Nanyuki, in Kenya, al solo scopo di scalare il Monte Kenya. Si erano preparati per mesi, di nascosto, procurandosi con mille espedienti i materiali per costruire ramponi, piccozze, corde… Non avevano carte topografiche e quasi alla cieca attraversarono la foresta equatoriale per giungere ai piedi della montagna. Il triestino Benuzzi era un alpinista esperto, così come il genovese Balletto, mentre il camaiorese Barsotti era alla sua prima esperienza, tant’è che fu costretto a restare al “campo base”, quando, stremati e malnutriti, dopo due settimane e varie peripezie, Felice e Giovanni tentarono infine con successo “l’assalto alla vetta” raggiungendo la cima della Punta Lenana (4985 metri). Dopo aver piantato il tricolore, i due si riunirono a Vincenzo e, insieme, fecero ritorno a Nanyuki dove si consegnarono alle autorità. D’altronde non sarebbe stato possibile per loro fuggire: il paese neutrale più vicino era il Mozambico che distava più di mille chilometri. Agli inglesi, comunque, toccò organizzare una spedizione per togliere la bandiera italiana da Punta Lenana, dove aveva orgogliosamente sventolato per alcuni giorni. Questa incredibile avventura venne successivamente raccontata da Benuzzi direttamente in inglese e poi scritta in italiano e pubblicata nel 1947.

 

***

 

Marco Invernizzi, Luigi Gedda e il movimento cattolico in Italia – 1902-2000 (Sugarco Edizioni, pagg.  160, Euro 16,00)

Luigi Gedda (1902-2000) ha attraversato il XX secolo. Da protagonista fino agli anni Sessanta, da « emarginato » nei successivi quarant’anni. La guida dei Comitati Civici nelle elezioni del 18 aprile 1948 (uno scontro di civiltà che segna la nascita dell’Italia moderna), il presidente dell’Azione Cattolica dal 1952 al 1959, considerato « onnipotente» per la sua vicinanza a Pio XII, viene negli anni successivi messo in un angolo e su di lui si scaricano il livore storiografico e un’acredine tanto amara quanto persistente nel tempo. Ma lui non si ribella e neppure si lascia disorientare. Accetta con grande umiltà il suo nuovo ruolo, continua a svolgere la sua professione medica, e soprattutto

continua a guidare l’amata Società operaia, l’associazione fondata durante la Seconda guerra mondiale per la santificazione dei propri membri.

Oggi la sua vita può essere riletta con più serenità di un tempo, quando imperversavano le ideologie che erano penetrate anche in parte dell’associazionismo cattolico. Questo libro non è una biografia, ma vuole più semplicemente illustrare il ruolo svolto da Gedda nei diversi eventi che lo videro protagonista. Il lettore scoprirà un Gedda inedito, molto anticomunista e contemporaneamente impegnato per favorire il « ritorno » dei comunisti in seno alla Chiesa, molto capace nell’organizzazione e contemporaneamente consapevole che solo una dura formazione e una profonda spiritualità permetteranno la crescita di una classe dirigente. Un Gedda che merita di essere conosciuto anche dai molti che non ne hanno mai sentito parlare o che su di lui hanno ascoltato o letto soltanto « frasi fatte » o luoghi comuni.

 

***

 

Giuseppe Buttà, I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli (Edizioni Trabat, pagg. 178, Euro 12,00) 

Torna disponibile, con la pubblicazione del terzo volume di  I Borboni di Napoli al cospetto di due secoli un’opera, introvabile e poco nota del cappellano dell’esercito borbonico Don Giuseppe Buttà (1826-1866), autore del più famoso Un Viaggio da Boccadifalco a Gaeta, dolente cronaca della ritirata delle truppe borboniche, dall’invasione della Sicilia fino alla resistenza eroica di Gaeta, uscita nel 1875 e diventata un classico della letteratura legittimista e anti-risorgimentale. Nella ricostruzione delle vicende del Regno e delle Dinastia il sacerdote siciliano è consapevole del processo rivoluzionario che sta scuotendo non solo le Due Sicilie, ma l’intera Europa. La sua visione è quella contro-rivoluzionaria di Giacinto de’ Sivo, autore della fondamentale Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861, uscita nel 1868. Anche qui – come nella Storia di de’ Sivo – i grandi meriti dei Borbone sono messi in risalto di fronte alla campagna di denigrazione e calunnia che è parte della strategia rivoluzionaria per aggredire il Regno, ma non si tacciono limiti ed errori che portarono alla sconfitta. Il cappellano borbonico ha lo spessore ed il metodo dello storico e la sua testimonianza, contemporanea agli eventi ai quali assiste di persona marciando al seguito delle truppe napoletane e supportata da documenti e fonti di archivio, è di grande valore. La vulgata risorgimentale assume acriticamente l’agiografia romanzesca di Giuseppe Cesare Abba, uno dei partecipanti all’invasione della Sicilia (Da Quarto al Volturno, 1880) mentre liquida come “di parte” la testimonianza di Don Buttà, al quale, invece, la partecipazione agli avvenimenti non fa velo per un giudizio distaccato da storico.“Si rifletta – scrive il sacerdote siciliano nelle conclusioni di I Borboni di Napoli al cospetto dei secoli – che io non ho occultato punto i torti di que’ sovrani, che non son quelli però addebitati loro dai settarii; senza capziosità o declamazioni ho additato a’ miei lettori le stupende opere di utilità pubblica, erette da’ re di Casa Borbone, ed ho esposto fatti incontrastabili, appoggiati sopra documenti …”(vol. III, p. 170).

 

***

 

Michele Conte, Il sacrario di El Alamein (Mattioli 1885, pagg. 127, Euro 16,00)

In questo volume si descrivono le origini e la storia del monumento dedicato ai caduti della seconda guerra mondiale sul fronte d’Africa: il sacrario militare italiano di El Alamein (Egitto).
La figura principale del libro è Paolo Caccia Dominioni: da militare, combattente nella prima guerra mondiale, nelle guerre coloniali, nella seconda guerra mondiale, proprio sul fronte egiziano, e nella resistenza al termine del conflitto; da civile in qualità di architetto ed ingegnere, fautore della costruzione di importanti opere sia in Italia che all’estero.
Nel 1949, tornato in Egitto per riavviare la sua attività di ingegnere al Cairo, si trovò a ricoprire il ruolo di capo della Delegazione per il recupero delle salme.
Il grande impegno da lui profuso portò, dopo più di dodici anni di ricerche ed insidie, al recupero ed al riconoscimento di migliaia di salme italiane, tedesche e britanniche. Suo infine fu il progetto per la costruzione del sacrario e delle opere monumentali annesse.
Le fasi della costruzione vera e propria del sacrario italiano, nonché delle difficoltà dovute alla locazione territoriale ed alla burocrazia italiana ed egiziana per la realizzazione delle opere monumentali, sono state ricostruite grazie al materiale conservato presso l’archivio dell’ “Onorcaduti”, non aperto al pubblico e ricco di una quantità notevolissima di materiale, spesso non catalogato e di difficile lettura, a causa del deperimento fisiologico dei manoscritti dell’epoca.

 

***

 

Francesco Perfetti, Feluche d’Italia – Diplomazia e identità nazionale (Le Lettere, pagg. 252, Euro 19,50)

La nascita del Regno d’Italia fu possibile anche per il sapiente operato di una classe diplomatica di stretta osservanza cavourriana. Da quel momento le “feluche” – dal nome del copricapo anticamente utilizzato dagli ambasciatori – hanno operato, nel corso delle varie fasi della storia nazionale, per tutelare gli interessi permanenti del paese. I contributi contenuti in questo volume ricostruiscono l’azione della diplomazia italiana dal 1861 alla conclusione del confronto bipolare. Una riflessione corale che non si limita a descrivere le attività dei diplomatici, ma che cerca di comprendere i valori, la forma mentis e il modus operandi di un’élite che, anche nell’Italia contemporanea, svolge una funzione di estremo rilievo. Formalmente subordinata al potere politico, essa ha saputo ritagliarsi dei margini di autonomia che le hanno permesso, nei limiti delle sue facoltà, di contenere gli sbandamenti del paese nell’arena internazionale. Attiva quanto silente tessitrice della politica estera italiana, la diplomazia rappresenta, a centocinquant’anni dall’unità, una realtà ancora da scoprire e valorizzare.

 

***

 

Romano Vulpitta, L’Antiamericanismo in Italia – Un problema di identità nazionale (Settimo Sigillo, pagg. 200, Euro 20,00)

L’ideologia americana è cosmopolita per natura e per necessità e tende all’uniformità sopprimendo le diversità. Ed è proprio per questo che l’antiamericanismo è un problema di identità nazionale. Partendo da questo assunto l’Autore analizza l’antiamericanismo in Italia a partire dal 1893 fino ad oggi prendendo in esame le tre correnti principali di esso: l’antiamericanismo di destra, quello di sinistra e quello di matrice cattolica. Soffermandosi approfonditamente sul periodo relativo al ventennio fascista e diffidente su quanto è stato finora scritto sull’argomento il lavoro è stato elaborato analizzando i testi originari degli autori presi in esame dimostrando l’infondatezza della tesi di un fascismo beceramente antiamericano e mettendo in luce quanto la mano sapiente di Mussolini abbia equilibrato opportunamente le istanze ideologiche con le esigenze di  politica estera.

 

STORIA DELLE DESTRE

 

Elisabetta Cassina Wolff, L’inchiostro dei vinti (Mursia, pagg. 394, Euro 18,00)

Di una fase in cui era fondamentale riacquistare un ruolo politico nella nuova Repubblica poco si conosce dei progetti e delle idee di quelli che si definivano “avversari decisi e irriducibili del sistema democratico”. La stampa neofascista nel periodo 1943-1953 rivela un dibattito vivacissimo su una vasta gamma di temi, dalla critica alla partitocrazia e alla Costituzione del 1948 a proposte di “democrazia corporativa”, dall\\\’ostilità al comunismo ai progetti sulla partecipazione dei lavoratori alla gestione e agli utili delle imprese, dalle riflessioni sul processo di integrazione europea all\\\’esaltazione di valori tradizionali e antidemocratici. Questo saggio documenta la storia delle idee e degli ideali coltivati in seno ad una minoranza di italiani rimasti fedeli al fascismo-movimento, pochi, ma agguerriti, non armati di manganello ma sicuramente di una penna e di un forte spirito critico.

 

***

 

Antonio Rapisarda, 60 anni di un Secolo d’Italia (Secolo d’Italia, pagg. 167, Euro 10,00)

La storia di un giornale politico non è la storia di un giornale qualunque, soprattutto se venne fondato per dare voce e un luogo di incontro a una comunità di vinti, una comunità di uomini e donne che orgogliosamente non volevano sacrificare, sull’altare della sconfitta militare, le “idee che mossero il mondo”. Una storia, quella del Secolo, che attraversa 60 anni di vita politica italiana e che appare fondamentale per delineare il percorso di una comunità che è passata dall’iniziale sdoganamento all’emarginazione fino ad essere perno fondamentale di una politica di alleanze. Il volume, oltre a vari articoli, riporta la riproduzione fotografica di  significative prime pagine del Secolo.

 

MEDIA

 

Marco Iacona, C’era una volta una generazione – Eroi e idoli popolari nei fumetti, al cinema, alla radio e in TV (Edizioni Tabula fati, pagg. 160,00 Euro 12,00)

C’era una volta una generazione nata nel cuore dei Sessanta ed entrata nella maggiore età negli Ottanta. Una generazione che per un ventennio – distribuito nei quattro lustri Settanta-Ottanta – riuscì a sognare ascoltando la radio, accendendo la TV, andando al cinema e divorando fumetti d’ogni genere e provenienza: da Braccio di Ferro al Comandante Mark, da Cucciolo a Guerra d’eroi. Una generazione americana – non al debutto – che apprese valori e modelli direttamente dal Nuovo Mondo. Ma che bevve dai pozzi delle filosofie cinogiapponesi e lesse e rilesse i long sellers sparsi per le vie d’Europa. Allenandosi per la prima volta alla globalizzazione dei gusti.
Questo volume raccoglie venticinque interventi per non dimenticare vita e avventure di questo e quel personaggio: tipi e tipe realmente esistiti o frutto della fantasia di un uomo di penna. Una combinazione magica di cultura e divertimento come non sarebbe più apparsa. Il pianeta dei giovani profetizzato da Charles Monroe Schulz, per lungo tempo e a portata di mano.

SCIENZA

 

Enzo Pennetta, Inchiesta sul darwinismo (Cantagalli, pagg. 211, Euro 15,50) 

La rivoluzione scientifica iniziata all’alba del XVI secolo era destinata a segnare un cambiamento profondo nella storia europea. In Inghilterra Francis Bacon pensava ad una scienza al servizio del potere. Il nascente impero britannico, ispirandosi all’utopia proposta da Bacon nella “Nuova Atlantide” e alla successiva visione del “Leviathan” di Thomas Hobbes, si dotava nel 1660 dello strumento adatto: la Royal Society. Quando nel XIX secolo la teoria economica di Thomas Malthus venne fatta propria dall’Inghilterra coloniale e capitalista, il naturalista Charles Darwin la pose come fondamento della sua teoria sull’origine delle specie conferendole dignità scientifica. Da quel momento la teoria darwiniana avrebbe costituito un paradigma indissolubilmente legato alle dinamiche imperialistiche e neoimperialistiche veicolate anche attraverso le politiche ONU. Una teoria scientifica che per motivo è stata “blindata” dalla Royal Society e da altre istituzioni impedendo che potesse essere seriamente messa in discussione.

 

***

 

Giovanni Fornero e Maurizio Mori, Laici e cattolici in bioetica: storia e teoria di un confronto (Le Lettere, pagg. 376, Euro 24,00)

Che laici e cattolici, in bioetica, si trovino spesso su posizioni opposte è un fatto noto, ma la ragione per cui ciò accade costituisce un tema notoriamente controverso, su cui soprattutto nel nostro paese è in corso un annoso confronto, che oppone i teorici della diversità paradigmatica fra le due bioetiche a coloro che invece, a vario titolo, la negano o la minimizzano. Considerata l’importanza cruciale del tema, il volume offre un quadro aggiornato del dibattito in corso, presentando un percorso storico e teorico che si configura come un contributo originale a una questione ineludibile della bioetica del nostro tempo e, di riflesso, della società italiana in generale. La questione, infatti, investe non solo la dimensione conoscitiva e la riflessione etico-culturale, ma presenta inevitabili ricadute anche sul piano pratico e politico.

 

CLASSICI

 

Carl Schmitt, Amleto o Ecuba (Il Mulino, pagg. 132,  Euro 12,00)

Fra le tragedie shakespeariane, “Amleto” è una delle più misteriose e ambigue; per intenderne il senso, sostiene Carl Schmitt in questo piccolo saggio magistrale, occorre far riferimento a un nucleo di eventi storici di cui Shakespeare fu spettatore, in particolare alla vicenda di Maria Stuarda e di Giacomo I, successore di Elisabetta I al trono d’Inghilterra. Ma a Schmitt non interessa tanto identificare questi con i personaggi di Amleto e della madre Gertrude, quanto vedere come la politica lasci la propria impronta sulle più alte manifestazioni espressive di un’epoca: il genio di Shakespeare sta nell’aver riconosciuto l’elemento politicamente tragico del suo tempo (il destino degli Stuart e la nascita dello Stato moderno) e nell’averne conservato, all’interno del dramma, l’essenza concreta e vitale. Presentazione di Carlo Galli.

 

***

 

Ezra Pound, XXX Cantos (a cura di Massimo Bacigalupo) (Guanda, pagg. 384, Euro 28,00)

Come Byron ai primi dell’Ottocento, Ezra Pound inaugura il Modernismo novecentesco con un viaggio poetico lungo le coste del Mediterraneo: da Gibilterra alla Provenza, alla Grecia omerica, all’Italia del Rinascimento e di scabri paesaggi esotici – «Come lo scultore vede la forma nell’aria…» Con qualche puntata a Parigi e a Londra, dove trova fra l’altro un Inferno contemporaneo in cui finiscono coloro «che hanno messo la voglia di denaro davanti ai piaceri dei sensi».

Scritti nell’età delle avanguardie, fra scambi intensi con James Joyce e T.S. Eliot e scorribande sulle tracce di trovatori e condottieri, riuniti in volume nel 1930, i XXX Cantos costituiscono la prima avventurosa cantica del poema a cui Pound lavorò tutta la vita, un libro compiuto in cui il passato rivissuto appassionatamente dialoga con la strage della Prima guerra mondiale e regala modelli libertari e appaganti. Questa nuova traduzione commentata, la prima in oltre mezzo secolo, consente di riscoprire una delle opere epocali del moderno, intrico di riscritture e rivelazioni, in tutta la sua corrusca freschezza e progettualità

 

***

 

Dom Antonio Giuseppe Pernety, Le favole egizie e greche svelate e riportate ad un unico fondamento (All’insegna del Veltro, pagg. 420, Euro 26,00)

Le Fables égyptiennes et grecques dévoilées et réduites au même principe, avec une explication des hiéroglyphes et de la guerre de Troye fu pubblicato per la prima volta nel 1758. All’origine di questo libro, che è un vero e proprio “classico” della letteratura ermetico-alchemica, sta la tesi secondo cui Ermete Trismegisto e tutti i filosofi che da lui furono detti ermetici avrebbero deciso di affidare i segreti del loro sapere ai geroglifici, ai simboli, alle allegorie e alle favole. I miti dell’antichità, dunque, sarebbero in realtà racconti simbolici che parlano in maniera cifrata di un solo ed unico argomento, cioè di quell’Arte che gli Egizi trasmisero ai Greci. Quindi il Pernety si sforza di interpretare in chiave ermetica la storia di Iside e Osiride, la genealogia degli dèi greci, le feste e i giochi istituiti in onore degli dèi, il ciclo delle fatiche di Ercole, l’epopea della guerra di Troia, il descensus ad inferos di Enea e cerca di rintracciare il significato “filosofico” degli animali e delle piante venerati dagli Egizi. Le argomentazioni del Pernety sono sostenute da continui richiami a brani di altri autori ermetici, il che riporta ad unità e convergenza di significato testi che spesso sembrano contraddirsi l’uno con l’altro.

 

LETTERATURA

 

Gerlando Lentini, Itinerari ideali e letterari del ‘900 (Fede & Cultura, pagg. 256, Euro 18,00)

Dall’umorismo di Luigi Pirandello alla denuncia sociale di Pier Paolo Pasolini, passando per il l’ottimismo cristiano di G.K. Chesterton, la malinconia di Umberto Saba, l’angoscia esistenziale di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, la ricerca di Dio di Giovanni Papini e Giuseppe Prezzolini; senza dimenticare eventi-chiave del Novecento come la Grande Guerra (Giovanni Ungaretti), la disfatta della Seconda Guerra Mondiale (Curzio Malaparte) e l’orrore dei gulag (Solzenycin), oltre al punto di vista di chi ha attraversato i problemi di un Paese (Indro Montanelli) e la delusione della politica (Ignazio Silone). Gerlando Lentini racconta dodici tra i più grandi scrittori del XX secolo (di cui due premi Nobel), presentandoli nei loro diversi generi ma soprattutto nel loro rapporto con la fede, la vita, la sofferenza e la morte. Un excursus concepito e realizzato non per i critici e gli addetti ai lavori, ma per professori, studenti e semplici appassionati di letteratura.

 

***

 

Gilbert K. Chesterton, Il racconto del mondo – Chaucer e il medioevo (Lindau, pagg. 368, Euro 24,50)

Poche opere di Chesterton hanno la felice ispirazione di questo denso e arguto testo sulla cultura medievale e su Geoffrey Chaucer, il «padre della letteratura inglese», che fu uno dei suoi massimi rappresentanti. Chesterton rievoca alla sua maniera – libera, ironica, pungente – questa poliedrica figura di scrittore, poeta, funzionario di corte e diplomatico morto nell’anno 1400, di cui poco si sa, oltre al fatto che scrisse I racconti di Canterbury e si mosse da protagonista discreto sullo scenario europeo durante la Guerra dei Cent’Anni. Chaucer ci ha lasciato scritto che era grasso, che era pigro nell’alzarsi dal letto, che prediligeva le circostanze in cui poteva far la figura dello sciocco, che si pensava di lui che schivasse i suoi vicini a causa della sua mania per i libri… sembra l’autoritratto di Chesterton, che si riconosceva profondamente in questo erudito non paludato, spirito indipendente e curioso, razionale e sentimentale, autorevole e giocoso. Ma soprattutto, cattolico. Agli occhi di Chesterton, Chaucer incarna l’universalità della cultura cristiana e la ricchezza del suo umanesimo, elementi fondativi del medioevo e tutt’altro che inutili oggi. «Siamo abituati a sentir parlare di secoli bui, ma la maggior parte di noi sa che i veri secoli bui vennero prima del medioevo e che per molti aspetti il medioevo fu tutto fuorché buio», scrive Chesterton. Il medioevo raccontato in questo libro è un’epoca straordinaria sul piano dell’arte e della spiritualità, che non può essere ridotta a una sorta di parentesi magari suggestiva, ma in fondo un po’ estranea al corso della storia dell’uomo occidentale.

Lungi dall’essere un tributo accademico, queste pagine fanno rivivere un intero mondo e aggiungono un nuovo, suggestivo tassello al grande affresco sull’Occidente realizzato da Chesterton con il complesso della sua opera.
«In Italia la fortuna di Chaucer è faccenda di pochi specialisti, mentre una delle ambizioni di Chesterton è quella di rendere un poco di giustizia a un autore che egli ritiene sempre e anzitutto estremamente “popolare”: un uomo che ha scritto per il popolo ciò che al popolo piace da sempre sentirsi raccontare, ieri come oggi.» dalla prefazione di Edoardo Rialti

 

ROMANZI

 

Jean Lartéguy, I Centurioni  (Mursia, pagg. 520,  Euro 19,00)
 Indocina, 1954. A seguito della sconfitta di Dien Bien Phu, in un campo di prigionia nel Vietnam del nord, alcuni ufficiali del Corpo di spedizione francese vengono rieducati alla dottrina comunista vietminh. Dopo la scoperta della guerra rivoluzionaria combattuta lungo le piste e le risaie del Tonchino, vengono contagiati dal mal jaune, la «febbre gialla» dell’impegno politico strettamente affiancato a quello militare: non saranno mai più gli stessi. Hanno visto morire troppi compagni, hanno patito sofferenze, sono stati protagonisti di azioni di eroismo, alcuni hanno anche incontrato l’amore, ma tutti si sono lasciati conquistare da un universo «contaminante». Resteranno per sempre stregati dal fascino dell’Asia. Una volta rientrati in Francia, fanno fatica a riprendere il filo di una vita normale. Ma in Algeria li attende una nuova guerra e questa volta non vogliono perderla. In Nord Africa servono uomini agguerriti ed esperti, come loro, moderni centurioni impegnati ai confini dell’impero. Sono così richiamati in un nuovo campo di battaglia, nelle file del 10° Reggimento paracadutisti coloniali.
Un grande classico della letteratura di guerra, che ha fatto «scuola» tra gli ufficiali dell’esercito statunitense e non solo, come un «manuale» di combattimento, di lotta e di vittoria che insegna a calarsi nella mentalità dell’avversario per conquistare la fiducia della popolazione e sottrarne l’appoggio al nemico.

 

SPIRITUALITA’ 

 

René Guénon, Il simbolismo della croce (Adelphi, pagg. 171, Euro 22,00)

Se c’è un libro che mostra fin dove si può spingere la comprensione di un simbolo, questo è Il simbolismo della croce. Pubblicato nel 1931, dopo i due grandi libri indiani (Introduzione generale allo studio delle dottrine indù e L’uomo e il suo divenire secondo il Vêdânta), è l’opera in cui Guénon scelse l’immagine stessa su cui è fondata la civiltà occidentale cristiana per condurre una dimostrazione rigorosa e inflessibile, che permettesse di cogliere la «pluralità dei significati inclusi in ogni simbolo». I quali scorreranno qui davanti agli occhi del lettore come anelli di un’aurea catena: fra gli altri, la teoria indù dei tre guna (le qualità fondamentali che compongono il mondo), la simbolica della tessitura, l’Albero della Vita e l’Albero della Conoscenza, il rapporto fra il punto e l’estensione, il vortice sferico universale, e infine la Grande Triade (Cielo, Terra, Uomo) della Cina arcaica.

 

***

 

Corrado Gnerre, Il Natale e il Presepe nel cuore dell’uomo –  Per capire perché il Natale e il Presepe affascinano tutti…anche chi non crede (Edizioni Solfanelli, pagg. 160, Euro 12,00)

Il Natale e il Presepe affascinano tutti. Anche coloro che non credono. Perché?
La risposta sta nell’affermazione secondo cui Dio si è fatto veramente uomo, fino ad abbracciare altrettanto veramente la fragilità dell’infanzia. Questa affermazione, pur non condivisa da tutti sul piano del significato, diventa per tutti affascinante sul piano dei desideri più profondi che albergano nel cuore.
L’incanto del Natale non passa inosservato. Anche chi non crede, sente che l’annuncio “Dio è venuto fra noi!” è perfettamente rispondente alle proprie più intime attese, perché paradossale, perché umanamente inimmaginabile. Chesterton sul Natale scrive: «Tutta la letteratura ha cantato le trasformazioni di quel semplice paradosso: che le mani che avevano fatto il sole e le stelle erano troppe piccole per accarezzare le grosse teste degli animali. E il critico scientifico (…) sentenzia essere ‘improbabile’ qualche cosa che noi abbiamo quasi pazzamente esaltato come incredibile, qualche cosa che sarebbe troppo bella per essere vera, ma che è vera.»

 

***

 

Danilo Lazzarini, La dottrina segreta del duello. Gli aspetti sacri, rituali e catartici del duello  (Fonte di Connla, pagg. 82, Euro 15,00)

Sorta di agile vademecum del duello ( “tipo di combattimento formalizzato tra due persone”, “combattimento consensuale e prestabilito, che scaturisce per la difesa dell’onore e della rispettabilità, tra due contendenti armati, dotati di armi uguali, svolto secondo regole accettate in modo esplicito o implicito”), appare evidente già dal titolo  come il  libro affronti l’argomento partendo  da un’impostazione metafisica e metastorica con importanti riferimenti letterari e citazioni da Nietzsche alla Bhagavad Gita, da Evola a Orazio. Nel mondo antico che diede origine alla cultura europea il duello si pone come risoluzione di un affare tra uomini ma dove la divinità si erge a giudice ed è anche il superamento del limite della mortalità per lanciarsi verso la richiesta di eterno.

 

ARTE

 

Nikolaj Berdjaev e Sergei N. Bulgakov, Il cadavere della bellezza – La crisi dell’arte (Medusa Edizioni, pagg. 141, Euro 15,00)

Schegge dappertutto, rumori di macchine e motori, scomparsa del paesaggio umano. Ecco il “disastro” con cui si misurano due nomi tra i più grandi della cultura russa del Novecento. La civiltà delle macchine, la disgregazione del mondo e le avanguardie. La svolta avvenne nel 1914, con la mostra di Picasso a Mosca. Le avanguardie russe annunciavano un mondo nuovo, quello dell’uomo liberato dalla schiavitù del lavoro capitalista cui corrispondeva una liberazione spirituale incarnata dall’artista come prototipo dell’uomo nuovo. Picasso, esponendo le sue opere cubiste a Mosca, mostrava in realtà un mondo in frantumi, dove anche l’uomo usciva malconcio, privato del suo volto e della sua consistenza. La velocità e le scoperte scientifiche vincevano la tirannia del tempo, ma smontavano dall’interno lo stesso materialismo storico, quello che profetizzava la realizzazione di una società armoniosa e trasparente, sul modello del paradiso terrestre; a essere liquidato era anche il pensiero religioso dell’ortodossia, che al centro di tutto poneva la divinizzazione dell’uomo. Berdjaev e Bulgakov scrissero i due saggi raccolti in questo libro poco tempo dopo aver visitato la mostra di Picasso, e nella loro riflessione la “crisi dell’arte” è irrimediabilmente la crisi della rappresentazione del volto umano e la “perdita del centro” che ne deriva. Due saggi che anticipano la critica della modernità, come è stata sviluppata lungo il Novecento, da un pensiero che da Sedlmayr arriva fino a Clair.

 

CATALOGHI

 

Catalogo della mostra (Firenze, 2 settembre 2012 – 27 gennaio 2013), Anni Trenta. Arti in Italia oltre il fascismo (Giunti Editore, pagg. 256, Euro 38,00)

Nell’Italia degli anni Trenta, durante il fascismo, si combatte una battaglia artistica di grande vivacità, che vede schierati tutti gli stili e tutte le tendenze, dal classicismo al futurismo, dall’espressionismo all’astrattismo, dall’arte monumentale alla pittura da salotto. La scena era arricchita e complicata dall’emergere del design e della comunicazione di massa – i manifesti, la radio, il cinema – che dalle “belle arti” raccolgono una quantità di idee e immagini trasmettendole al grande pubblico. Un laboratorio complicato e vitale, aperto alla scena internazionale, introduttivo alla nostra modernità. La mostra rappresenta quel decennio attraverso i capolavori (99 dipinti, 17 sculture, 20 oggetti di design) di oltre quaranta dei più importanti artisti dell’epoca quali Mario Sironi, Giorgio de Chirico, Alberto Savinio, Achille Funi, Carlo Carrà, Corrado Cagli, Arturo Nathan, Achille Lega, Ottone Rosai, Ardengo Soffici, Giorgio Morandi, Ram, Thayaht, Antonio Donghi, Marino Marini, Renato Guttuso, Carlo Levi, Filippo de Pisis, Scipione, Antonio Maraini, Lucio Fontana. Raccontando un periodo cruciale che segnò, negli anni del regime fascista, una situazione artistica di estrema creatività. Un’epoca che ha profondamente cambiato la storia italiana, realizzando  una modernizzazione che ha segnato  una svolta negli stili di vita. Introduzione di Antonello Negri. Presentazione di Lorenzo Bini Smaghi e Giuseppe Morbidelli.

 

***

 

Paolo Bellini (a cura di), Albrecht Dürer – Le stampe della collezione di Novara (Interlinea, pagg. 160, Euro 30,00)

Un volume importante su uno dei maggiori incisori della storia dell’arte. Di Albrecht Dürer, la cui opera grafica comprende circa 340 tra xilografie, bulini, acqueforti e puntesecche, Paolo Bellini presenta la collezione del Museo di Novara, una delle più ampie in Italia, analizzando le soluzioni dell’artista di rilevante complessità tecnica e di singolare elaborazione figurativa e iconografica, a volte anche di problematica interpretazione. Il volume nasce come catalogo della mostra di una delle più importanti collezioni italiane delle incisioni di Dürer esposte a Novara dal 16 dicembre al 28 febbraio 2012 nell’antico palazzo del Broletto, uno dei monumenti restaurati e riaperti in occasione dell’Unità d’Italia. In Albrecht Dürer. Le stampe della collezione di Novara  si possono ammirare 178 tra le più belle opere del grande artista tedesco. Sono un centinaio di silografie, un’acquaforte e 73 opere incise a bulino appartenenti alle grandi serie dureriane: la Piccola Passione incisa a bulino e quella su legno, la Grande Passione, la Vita della Vergine e l’Apocalisse. Le opere fanno tutte parte della collezione di Venanzio De Pagave (1722-1803), donata alla città dal figlio Gaudenzio nel 1833. Il catalogo non solo illustra tutte le opere della collezione ma in particolare ne esamina con ampie schede di commento quelle ritenute più importanti e significative da un punto di vista iconografico.

 

IMMAGINI

 

Enrico Zanza, Roma siamo n’Oi!  – Scatti e racconti della scena skinhead, punk e mod dell’ultimo decennio (Derive e Approdi,  pagg. 144, Euro 18,00)

Una rassegna dell’ultimo decennio della «scena» skinhead, punk, mod di Roma, ma non solo. Quasi duecento scatti di anime ribelli, visi e corpi forse all’apparenza poco rassicuranti, ma certamente «veri». Questi ritratti non «posati» raccontano le storie di ragazzi e ragazze colti nella loro quotidiana «rivolta esistenziale»: per strada, nelle manifestazioni politiche, negli incontri culturali, nei concerti, in mezzo al pogo, nei bagordi, nella scelta di precisi stili estetici, nella dura realtà delle periferie e delle borgate dove molti di loro vivono. Una straordinaria documentazione iconografica realizzata da un fotografo in tutto e per tutto «interno» a questo circuito.

 

***

 

Claudio Marsilio, Muri in camicia nera  (Edizioni Settimo Sigillo, pagg. 175, Euro 18,00)
A cavallo degli anni ’30 l’intera Penisola divenne un muto da affrescare e oggi, dopo 70 anni dalla caduta del Regime Fascista, i motti fascisti riemergono dall’oblio, straordinaria testimonianza di storia minore dell’Italia. Questo libro tratta della genesi di questa straordinaria forma di propaganda, dalla selezione dei motti estrapolati dai discorsi di Mussolini fino alla stesura sull’intonaco e alle tecniche di realizzazione. Circoscritto per facilità di ricerca alla regione Abruzzo (per motivi che l’Autore indica nel capitolo introduttivo) il testo spazia dallo studio di tale strumento politico d’indottrinamento delle masse all’analisi dei documenti storici dell’Archivio Centrale dello Stato e d’Abruzzo, senza tralasciare la campagna per la defascistizzazione dell’Italia e le scritte vergate sui muri per il referendum Monarchia-repubblica o delle Classi in partenza per il militare o la Guerra. Il libro è largamente dotato di fotografie originali che ritraggono i motti sopravvissuti sulle facciate delle case oltre a monumenti, targhe commemorative e quant’altro resistito fino ai giorni nostri dalla fine della Seconda Guerra Mondiale.

 

***

 

POLITICA

 

Renato Brunetta, Il grande imbroglio. Cronaca di un anno difficile (2011-2012) (Marsilio, pagg. 253, Euro 17,00).

Un’Europa allo sbando sotto la guida miope della Germania. Una Francia debole, in preda all’instabilità politica che ha preceduto le elezioni presidenziali. Un’Italia in cui un primo governo ha cercato di arginare la crisi europea scontrandosi con un conflitto sugli indirizzi di politica economica – Silvio Berlusconi “sviluppista” contro l’asse Merkel-Sarkozy, e Giulio Tremonti
ossessivamente rigorista – e un secondo governo si gioca l’inestimabile patrimonio politico di un appoggio parlamentare bulgaro tra errori tecnici, mediazioni impossibili, arroccamenti non necessari, e derive conservatrici. Questi i protagonisti degli ultimi mesi in cui cambio alla guida del Paese non ha mutato i problemi reali sul tappeto: il ruolo della Banca Centrale Europea e la politica di bilancio europea. Due problemi dalla cui soluzione dipende la sopravvivenza dell’unione monetaria. Portare alla luce la verità è necessario per tornare, il prima possibile, alla normale dialettica democratica.

 

***

 

Antonio Funiciello, A vita –  Come e perchè nel Partito democratico i figli non riescono a uccidere i padri (Donzelli Editore, pagg. 204, Euro 18,00)

Si può essere, in un regime democratico, leader a vita? Nell’Italia contemporanea, specie a sinistra, sembrerebbe di sì. Non c’è difatti democrazia occidentale che conosca una classe politica più duratura di quella che, da vent’anni, guida il più importante partito italiano del centrosinistra. Un partito che è stato continuamente ribattezzato, pur di non cambiare mai i nomi dei suoi leader, mentre i laburisti inglesi, i socialdemocratici tedeschi, i socialisti francesi hanno oggi dirigenti diversi da quelli che avevano alla fine del secolo scorso. La crisi di rappresentanza dei partiti italiani coincide con la crisi di credibilità delle loro leadership. Un problema evidente a tutti, ma che all’interno del Partito democratico è diversamente valutato: i più, semplicemente, non lo considerano un problema; altri lo cavalcano coi modi dell’antipolitica; altri ancora riconoscono la fondatezza della questione, ma la reputano secondaria rispetto ad altre. E chi la tiene nel giusto conto non è ancora riuscito a porla davvero al centro della propria iniziativa politica. Le primarie previste per l’autunno invertiranno questa tendenza? Eppure, si tratta di uno dei nodi cruciali per il futuro dell’Italia. Il ristagno gerontocratico dell’élite politica del Pd si adagia sul ventre molle del mancato rinnovamento dell’intera classe dirigente nazionale: un universo di micro-élites che, pur di durare, sono disposte a tutto. In primis a non scegliere e a non decidere. A sinistra, questo coriaceo immobilismo ha una storia. Fu la generazione dei «nonni» – quella raccolta attorno al gruppo dirigente togliattiano e al suo ultimo e più tenace esponente, Enrico Berlinguer – a insediare, negli anni settanta, la generazione dei «padri» – quella dei D’Alema, dei Veltroni, dei Fassino e dei Bersani, da più di trent’anni al centro dell’agone. E i «figli»? Perché non riescono a uccidere i «padri»? Cosa li blocca? Perché i tanti quarantenni che ricoprono ruoli importanti nel Partito democratico non riescono, come accade ovunque, a diventare padroni del loro tempo? La penna caustica di un giovane quadro del partito prende l’iniziativa e apre dall’interno una discussione senza veli e senza sotterfugi.

 

***

 

NEL MONDO

Lodovico Festa e Giulio Sapelli, I primi cento giorni di Hollande  (Go-Ware, pagg. 86, Euro 1,99)

I primi cento giorni di Hollande descrivono la parabola del socialismo europeo, inquadrata da Lodovico Festa e Giulio Sapelli, che ne ripercorrono la traiettoria: dalla stagione delle “aquile”, capaci di grande politiche – come François Mitterrand o Helmut Schmidt – a quella dei “falchetti” Tony Blair e Gerhard Schröder, coraggiosi ma limitati, a quella dei “polli di batteria” – lo stesso Hollande e Zapatero – che preferiscono le frasi alle vere scelte. Senza tralasciare uno sguardo sui “pulcini” della sinistra europea: dal laburista britannico Ed Miliband al greco Alexis Tsipras, che indicano quali potrebbero essere le nuove mete. 
 Dal 13 maggio al 23 agosto 2012 François Hollande ha vissuto i suoi primi cento giorni effettivi di presidenza, che vengono ricostruiti giorno per giorno dagli autori. Ecco che si assiste all’espansione dell’influenza del Partito Socialista con le legislative di giugno, al contenimento della crisi dell’euro, al difficoltoso consolidamento dell’asse di governo dell’Europa con la Germania di Angela Merkel. 
Questo primo periodo è però sostanzialmente caratterizzato dalla mancanza di veri risultati, sui quali Hollande si era invece particolarmente impegnato in campagna elettorale. Dopo cento giorni si trova a fare i conti con una nazione scontenta che inizialmente gli aveva manifestato grande consenso (il 61 per cento di approvazione), ma in poche settimane glielo ha diminuito al 46 per cento. 
Nel tempo che dura un film, il lettore potrà farsi un’idea di questa esperienza così importante per tutti noi, trovando spunti di riflessione originali sullo stato della Francia, su quello dell’Europa e sulla sinistra nel Vecchio Continente.
Ebook per acquisti:  info@goware-apps.it

 

***

 

Sergio Canciani, Roulette Russia – Neozarismo ai tempi di Putin: viaggio nell’ex impero sovietico tra corruzione, nostalgia e illusione democratica (Castelvecchi, pagg. 184, Euro 15,00)

Chi sono, dove nascono, come si comportano gli oligarchi vicini al Cremlino? Indossano abiti firmati, cravatte francesi (ora hanno imparato a farsi il nodo) e mocassini italiani. Lunghe partite a biliardo nei saloni d’attesa, Mercedes in cortile, belle dacie tra le betulle, donne con pellicce e tacchi alti. Insomma, soldi. Tanti soldi. Da dove arrivano? Se lo chiede anche la nuova borghesia, e la risposta è presto detta: corruzione. L’ingiustizia è gratis, il diritto si paga. La vita del narod, del popolo, in Russia, è molto più confortevole di un decennio fa. Nella pratica il sovietismo è finito. Da Berlino Est a Vladivostok, il socialismo reale marciava su uno strato di cattivi odori: case luride, fabbriche asfissianti, alberghi dai bagni traboccanti liquami, abiti unti. Ecco, è qui la rivoluzione post comunista, fatta di appartamenti arieggiati, bagni lindi, sapone a volontà e deodorante. Almeno nelle città gli effluvi delle ciminiere sono stati ridotti, più per crisi di produzione che per sensibilità ecologica. Ma il livello di democrazia è ancora critico e chi cerca di raccontare la verità paga spesso pegno con la vita. Sergio Canciani – storico corrispondente del Tg1 – è il giornalista italiano che più ha seguito le vicende russe dell’ultimo ventennio, segnato in buona parte dall’affermarsi del «neozarismo» di Putin. In queste pagine, quello che consegna sono le mille contraddizioni e quanto di più sconosciuto c’è ancora dell’ex «impero» sovietico. Un Paese che si sta riaffermando nello scacchiere mondiale, che – forte dei suoi immensi giacimenti energetici – tende la mano all’Occidente ma non rinuncia a rapporti con gli «Stati canaglia».

 

***

 

PENSIERO FORTE

 

Marcello Veneziani, Dio, patria e famiglia – Dopo il declino (Mondadori, pagg. 160, Euro 18,50)

Dio, patria e famiglia sono tramontati. Un declino graduale, lungo la modernità, accelerato nel Novecento, esploso nei nostri anni. Sono stati il fondamento ideale e morale, storico e pratico della vita umana e di ogni civiltà.

Il crollo di un muro, due torri e tre principi è alle origini della nostra epoca. Con il muro di Berlino cadde il comunismo, sorse l’Europa e dilagò la globalizzazione. Con le due Torri gemelle cadde la supremazia inviolata degli Stati Uniti e riemerse la storia dal fanatismo. Ma col declino di religione, patria e famiglia si spegne la civiltà e si ridisegna radicalmente la condizione umana.
Di tale crisi di solito non ci diamo pensiero, ma ne scontiamo gli effetti ogni giorno. Ereditiamo il vuoto e la perdita di questi tre cardini con la stessa naturale passività con cui i nostri padri ereditarono la fede e la loro osservanza.
In queste pagine Marcello Veneziani non esorta a barricarsi tra le rovine, fingendo che nulla sia accaduto, non coltiva illusioni. Ma cerca di capire i motivi della loro caduta, ne osserva l’assenza nel mondo presente, riflette su cosa ci siamo persi e cosa abbiamo guadagnato, cosa c’è al loro posto e da cosa oggi si può ripartire per rifondare la vita. Un viaggio che si dipana tra filosofia ed esperienza individuale, pensieri dell’anima e sguardi sul nostro tempo. L’incontro con Dio, patria e famiglia avviene seguendo un percorso originario e originale.
“Vorrei parlarvi di Dio, patria e famiglia non attraverso i luoghi comuni, quelli più antichi di chi li elogia e quelli più recenti di chi li disprezza.
Non voglio tesserne l’elogio funebre o il necrologio onesto. Io vorrei capire quale molla spinse ad aggrapparsi così a lungo a quei tre cardini, come fu intenso e corposo il loro amalgama uno e trino, quale molla ha poi spinto ad affossarli, e cosa resta ora, oltre il rimpianto e la maledizione della loro ombra. E intravedere cosa può sorgere oltre la loro presenza e il loro declino.”

 

***

 

AA.VV., La scoperta del bello – Come arte, musica e ambienti influiscono sulle nostre tendenze (Editoriale il Giglio, pagg. 52, Euro 8,00)

Bello è ciò che risulta gradevole nell’essere guardato e conosciuto, secondo la nota definizione di San Tommaso d’Aquino. Qual è, allora, l’effetto che arte, musica, architettura, design, moda ecc. hanno sull’uomo d’oggi, immerso in una società dell’immagine nella quale comunicazione e conoscenza vengono veicolate da rappresentazioni sempre più violente, negative, deformi, disarmoniche? Quali cambiamenti produce nell’uomo e nelle sue relazioni il continuo contatto con una concezione della “bellezza” intesa come assenza, instabilità, caos, e con espressioni artistiche sempre più disumanizzate?

L’opuscolo raccoglie le relazioni del Seminario “La scoperta del bello”, organizzato da Fraternità Cattolica. Quattro presentazioni in PowerPoint (visualizzabili anche su computer senza il  sistema operativo Windows)  aiutano a scoprire quale effetto arte, musica, architettura, design, moda ecc. hanno sull’uomo e le deformazioni che il  concetto di bello ha subito nel corso dei secoli.
Un percorso per leggere le conseguenze di una comunicazione e una conoscenza  veicolate da rappresentazioni sempre più violente, negative, deformi,  disarmoniche e per scorgere le trasformazioni indotte dall’immersione in una società dell’immagine che propone un nuovo concetto di bellezza, intesa non più  come armonia, ordine e proporzione ma come assenza, instabilità, caos, fino ad  espressioni artistiche profondamente disumanizzate.

Per acquisti: info@editorialeilgiglio.it

 

***

 

ECONOMIA E SOCIETA’

Mario Bozzi Sentieri – Ettore Rivabella, Lavoro è partecipazione – Manifesto per una nuova strategia di Azione Sindacale (Settimo Sigillo, pagg. 126, Euro 10,00)

L’articolazione di Lavoro è partecipazione  si svolge secondo uno schema logico che conduce il lettore ad addentrarsi nella materia in maniera convincente e lo porta ad essere aderente alla tesi di fondo. Dai capitoli che tratteggiano i nuovi scenari e quindi i cambiamenti in corso nella scena mondiale si passa ad affrontare la tematica riguardante la nuova cultura che deve caratterizzare una diversa socialità. Quindi  – e per il lettore diventa il tema centrale – si afferma la necessità di un interventismo statale moderno fondato su una legittimità democratica di nuova concezione. Di qui la richiesta di un adeguamento della azione sindacale fondato su una battaglia esplicita per la partecipazione istituzionalizzata sia nelle attività produttive che in quelle della rappresentanza politica.

Gli autori  affrontano con capacità interpretativa coerente le problematiche del lavoro che sono sul tappeto, tenendo sempre presenti le correlazioni  con le innovazioni tecnologiche pervasive e  con le dimensioni globali delle competizioni mondiali. Soprattutto  non si lasciano intimorire dalla informazione, spesso fuorviante, dei mezzi di comunicazione asserviti in gran parte ai potentati finanziari speculativi: l’economia reale  – essi affermano giustamente –  è il vero terreno di confronto e la base imprescindibile per risolvere la crisi generale e riprendere lo sviluppo.

Tra gli argomenti sui quali riteniamo di dover richiamare l’attenzione, oltre naturalmente quelli specifici relativi alla cogestione e alla nuova caratterizzazione che deve avere una diversa attività sindacale, vi è quello riguardante il capitolo dal titolo “Ripensare la democrazia”.

«Bisogna – scrivono Bozzi Sentieri e Rivabella – prendere atto che la democrazia, quale almeno storicamente si è manifestata nelle sue forme borghesi ed ancora oggi ci appare, è, nella sua essenza, il regno dell’individualismo e dell’astrattismo (Joseph De Maistre); è la fabbrica dell’incompetenza degli uomini politici (René Guénon); è il luogo deputato della partitocrazia (Robert Michels); in essa avviene il dominio dell’oligarchia capitalistica sulla realtà politica (Julius Evola); nella democrazia elettorale, condizionante è la capacità di agire sull’ingenuità della masse attraverso l’aiuto della stampa influente e di “una infinità di astuzie”(George Sorel)».

Gaetano Rasi

 

***


Francesco Delzio, Lotta di tasse – Idee e provocazioni per una giustizia fiscale (Rubbettino, pagg. 96, Euro 10,00)

Un sentimento nuovo si sta diffondendo tra gli italiani che oggi, per la prima volta, considerano l’evasione fiscale la vera grande emergenza del Paese. Iniziano a chiedere lo scontrino, a pretendere la ricevuta, addirittura a fare il tifo per i blitz della Guardia di Finanza nei luoghi cult della ricchezza nascosta. Perché gli italiani, finalmente, stanno aprendo gli occhi su una “ingiustizia fiscale” senza pari al mondo: l’incredibile disparità del peso delle tasse sui diversi tipi di reddito e di contribuente. Da una parte i lavoratori dipendenti e i pensionati, schiavi di un fisco ormai insostenibile e costretti a “pagare” l’80% del gettito fiscale del Paese pur detenendo solo il 30% della ricchezza nazionale. Dall’altra parte i lavoratori autonomi – imprenditori, commercianti e professionisti – troppo spesso liberi di considerare le tasse come un optional. È una situazione insostenibile, da cui nasce un grave rischio. Nei prossimi anni potrebbe esplodere una nuova, lacerante “lotta di classe”: lavoratori dipendenti e autonomi contrapposti gli uni agli altri, al punto da rendere più difficile la convivenza civile. Per scongiurare questo rischio – di cui si scorgono già segnali evidenti – è necessario rivoluzionare il rapporto tra fisco e lavoratori autonomi, adottando subito misure impopolari che rendano il sistema tributario molto più giusto e più equo. Perché per coloro che possono “scegliere” ogni giorno se rispettare le regole o meno, pagare le tasse deve diventare, rapidamente, la scelta più conveniente.

 

TESTIMONIANZE

 

Gian Micalessin, Afghanistan solo andata – Storie dei soldati italiani caduti nel paese degli aquiloni (Cairo Editore, pagg. 256, Euro 15,00)

Sono più di cinquanta i soldati italiani caduti in Afghanistan dall’inizio della missione Isaf nel 2004. Ma in realtà il primo dei nostri connazionali è morto nel 1998, quando la missione delle Nazioni Unite si chiamava Unsma e aveva il compito di «sorvegliare» i talebani. In un altro millennio, prima dell’11 settembre, prima di qualsiasi «guerra al terrorismo».

Dietro questa lunga teoria di nomi ci sono volti, desideri, ambizioni di giovani uomini, scelte di vita non sempre facili e scontate. A raccontarli è Gian Micalessin, inviato di guerra che conosce l’Afghanistan da trent’anni, che l’ha visto passare dal controllo sovietico a quello talebano fino alla situazione magmatica di oggi. E non potendo raccontarli tutti, ha raccolto otto storie esemplari, otto piccole biografie che tessono una trama comune, che consentono di capire chi sono i militari italiani impegnati nel Paese degli aquiloni, qual è la loro missione, perché hanno scelto il mestiere delle armi, che cosa li ha spinti a rischiare la vita a migliaia di chilometri da casa.
Afghanistan solo andata cerca di ridare voce a quei ragazzi che sono stati figli, fratelli, mariti e padri, che troppo spesso conosciamo soltanto dalle cronache della loro morte, succinte eppure intrise di inutile retorica. Perciò le cronache di Micalessin parlano di vita, riaprono quelle porte che dopo la momentanea ondata collettiva di commozione si chiudono alle spalle delle famiglie lasciandole sole con la loro irrimediabile perdita.

 

*** 

 

STORIA

Giampaolo Pansa, La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti (Rizzoli, pagg. 446, Euro 19,50)

Giampaolo Pansa torna su uno dei capitoli più complessi della recente storia italiana. A quasi dieci anni dalla pubblicazione de Il sangue dei vinti, il giornalista pubblica La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti.   In questo  libro Pansa ha raccolto nuove storie sul sanguinoso capitolo della nostra storia nazionale: una guerra civile senza vincitori né  vinti, una tempesta di orrori e di rappresaglie, che rivive attraverso le voci dei protagonisti e il ricordo dei testimoni.
“Nella fase conclusiva del secondo conflitto mondiale – scrive l’autore presentando il suo nuovo libro – tanti italiani si trovarono scaraventati dentro l’inferno della guerra civile. E scoprirono che non esisteva differenza fra le parti che si scannavano. I partigiani e i fascisti si muovevano nello stesso modo. Alimentando una tempesta di orrori, rappresaglie, esecuzioni, torture, stupri, devastazioni. La guerra sporca dei partigiani e dei fascisti descrive il lato oscuro degli anni fra il 1943 e il 1945. Ho voluto narrarlo sfidando quanti strilleranno che il virus del revisionismo mi ha dato alla testa. Eppure – aggiunge il giornalista – che partigiani e fascisti si assomigliassero era una certezza già presente nei racconti di chi aveva vissuto da spettatore inerme un massacro mai visto in casa nostra. Ma questa realtà doveva restare nascosta”. La Resistenza era diventata una religione intoccabile. Anche parlare di guerra civile era proibito. Nessuno accettava il giudizio di uno scrittore schierato contro il fascismo in Spagna: ‘La guerra civile è una malattia, si finisce per combattere contro se stessi’. E’ accaduto anche da noi. I partigiani più forti, quelli comunisti, per fare la rivoluzione e prendere il potere hanno mostrato la stessa crudeltà dei loro avversari, le milizie politiche della Repubblica sociale”.

 

***

 

Roberto de Mattei, Pio IX e la Rivoluzione italiana (Cantagalli, pagg. 207, Euro 16,00)

Come maturò l’appellativo di «Papa liberale» assegnato a Pio IX, in realtà strenuo difensore della Tradizione? A questo quesito risponde il Professor  Roberto de Mattei, con il suo Pio IX e la
Rivoluzione italiana.
Giovanni Maria Mastai Ferretti, il pontefice che regnò più a lungo dopo San Pietro, ben trentadue anni, nella ricostruzione di De Mattei fu tutt’altro che sprovveduto in politica, ben conscio della posta in gioco, consapevole dell’attacco massonico e protestante dietro Mazzini, Garibaldi e Cavour. Addirittura sarebbe un mito quello del «Papa liberale» agli albori del pontificato, alimentato da nemici interni come Gioberti.

Non occorre militare fra i cattolici tradizionalisti per trovare in Pio IX motivi di stima: resse bene a un attacco culturale e militare senza precedenti nella storia della Chiesa. Affrontò di petto il materialismo trionfante proclamando a furor di popolo il dogma dell’Immacolata Concezione, aprendo il Concilio Vaticano I che sancì l’infallibilità papale e pubblicando il Sillabo, «sommario dei principali errori» dell’epoca, il quale  ebbe il merito di rivendicare e tramandare un’idea medioevale del cattolicesimo e la visione del mondo tomista. In quest’epoca di tronfio neo-positivismo – suggerisce De Mattei – Pio IX ha qualcosa da dire a tutti, qualcosa di attuale. Non per nulla quando riesumarono il cadavere per la causa di beatificazione del settembre 2001 lo trovarono perfettamente conservato. Se lo stesso avviene per Mazzini – ha fatto notare qualcuno – è solo perché venne letteralmente mummificato dai seguaci.

 

***

 

Massimiliano Soldani, L’ultimo poeta armato – Alessandro Pavolini segretario del P.F.R. (Testa di ferro, pagg. 480, Euro 24,00)

A distanza di anni torna sugli scaffali in un’edizione tanto rinnovata e arricchita da farne quasi un libro completamente nuovo, un classico della storiografia non-conforme dedicato a uno dei personaggi più complessi della storia del Fascismo: Alessandro Pavolini. Il percorso del fascista fiorentino, da vitale organizzatore di cultura a intransigente Segretario del PFR, ha fatto sorgere in questi anni una pubblicistica tesa a individuare un “doppio” Pavolini, diviso fra due metà inconciliabili: l’intellettuale “buono” e il gerarca “cattivo”.

Il saggio di Soldani ci restituisce invece l’integralità e la coerenza dell’esperienza pavoliniana, all’insegna della cultura delle idee che diventano azioni. Un unico Pavolini, quindi, che da squadrista, da giornalista, da intellettuale, da gerarca, da soldato perseguirà sempre un unico fine: la rivoluzione continua. Ovvero la lotta permanente del regime mussoliniano contro i suoi nemici, di fuori e di dentro, il rifiuto di conferire al Fascismo il compito di mero restauratore dell’ordine, l’inesausto spirito antiborghese.

Per  acquisti: info@ritteredizioni.com

 

***

 

Fabio Verardo, Krasnov l’atamano –  Storia di un cosacco dal Don al Friuli (Libreria Editrice Goriziana, pagg. 658, Euro 38,00)

Scrittore, autore di varie opere fra cui un grande romanzo della letteratura russa, tradotto in più lingue nella prima metà del secolo scorso, Dall’aquila imperiale alla bandiera rossa, Petr Nicolaevic Krasnov fu un accanito oppositore della rivoluzione bolscevica, in quanto monarchico, ortodosso e antisemita. Nella prima parte della dettagliata ricostruzione della sua figura, Verardo ricompone le tappe della carriera del valoroso ufficiale, dal servizio nell’esercito imperiale zarista in missioni diplomatiche e quale corrispondente di guerra, alle azioni nel corso del Primo conflitto mondiale.

Successivamente, dal 1918 al 1919, il generale cosacco fu investito dei massimi poteri militari e politici per condurre la lotta controrivoluzionaria nella parte meridionale dell’ex-impero di Nicola II. Il saggio ricostruisce l’operato del generale negli anni dell’esilio fra le due guerre mondiali, con particolare riguardo alla sua attività letteraria; porta a conoscenza del grande pubblico italiano la storia della cooperazione con la Germania di Hitler, il quale pose Krasnov a capo del complesso organismo che governava le truppe collaborazioniste dei cosacchi.

Il Führer concesse a questi ultimi, che avevano affiancato i tedeschi in Russia, disertando dall’Armata Rossa in odio a Stalin e al comunismo, e che con loro si erano ritirati di fronte al contrattacco sovietico, l’alto Friuli e la Carnia quali terre di insediamento in attesa di una riconquista che avrebbe permesso a cosacchi ortodossi, e caucasici musulmani, di tornare nei loro territori di origine.

Dall’autunno del 1944 al maggio del 1945 la Carnia divenne il fulcro dell’occupazione del contingente militare cosacco-caucasico guidato dal grande atamano, che prese possesso del territorio insediandovisi con le proprie famiglie.

Da ultimo, la tragica pagina della ritirata del contingente cosacco-caucasico, lungo un calvario che ebbe termine con la resa agli inglesi e la consegna di Krasnov, dei generali e della popolazione emigrata al loro seguito, all’Armata Rossa, cui seguì all’inizio del 1947 la condanna a morte dell’atamano e degli altri comandanti collaborazionisti cosacchi e caucasici da parte del regime di Stalin

L’opera attinge  a varie fonti archivistiche, sia italiane sia estere, tra cui i documenti, inediti, derivanti dai fondi conservati negli Hoover Institute Archives della Stanford University.

Per acquisti: leg@leg.it

 

TEMPI MODERNI

 

Kenneth Minogue, La mente servile – La vita morale nell’era della democrazia (Istituto Bruno Leoni, pagg. 404, Euro 24,00)

Uscito in lingua inglese nel 2010, in La mente servile,  Kenneth Minogue esamina in che modo la nostra intellighenzia continua a perseguire l’ideale della perfezione sociale ed evidenzia come questo sogno stia distruggendo proprio i fattori che hanno fatto sì che l’Occidente potesse esercitare un fascino irresistibile per i popoli degli altri paesi.

Il libro cerca di capire come la moralità occidentale si sia trasformata in una semplice posa e in un’esaltazione acritica di talune cause: dalla soluzione del problema della povertà all’instaurazione della pace, alla lotta contro il riscaldamento globale. Anziché agire moralmente, sostiene Minogue, preferiamo chiedere al potere pubblico di addossarsi l’onere di risolvere i nostri problemi sociali. L’aspetto di cui non ci rendiamo conto è che, più permetteremo allo Stato di determinare le nostre convinzioni più intime e il nostro ordine morale, più avremo bisogno che ci venga detto come comportarci e cosa pensare.

Come scrive Franco Debenedetti nella prefazione, «il passaggio dalla libertà individuale alla sudditanza collettiva è la riduzione dello spazio della vita morale dell’individuo. Delegando allo Stato il compito della propria protezione, l’individuo accetta che l’infinita varietà degli orizzonti personali e il valore delle energie investite per realizzarli sia sostituito dalla presunta sicurezza di un futuro predeterminato dallo Stato».

 

***

 

Giampiero Mughini, Addio gran secolo dei nostri vent’anni  – Città, eroi e bad girls del Novecento (Bompiani, pagg. 392, Euro 17,00)

Lo hanno definito “il secondo Rinascimento”. Il Novecento, il “secolo breve” cominciato nel 1914, con la carneficina della prima guerra mondiale, e finito nel 1989, quando i giovani berlinesi buttarono giù a colpi di unghie il muro che spaccava in due l’Europa. Il secolo in cui si contrapposero frontalmente quelli che massacravano in nome del comunismo e quelli che massacravano in nome del nazismo. Il tempo magnifico dell’avvento del cinema e della fotografia, di Pablo Picasso e di Andy Warhol, del rock suonato allo stremo innanzi a fanciulle che accavallavano le gambe a valorizzare le minigonne create da Mary Quant. Il tempo in cui nacque e si diffuse la stampa a rotocalco, e più tardi quel computer e relativa comunicazione virtuale che l’hanno messa a morte. Un secolo da cui è impossibile traslocare per quanti ebbero vent’anni negli anni Sessanta, quando sembrò che tutto delle libertà e dei redditi dell’Occidente fosse in movimento verso l’alto. Giampiero Mughini era uno di quei ventenni, e del Novecento porta per sempre le stimmate dolorose e inebrianti. In una sorta di faccia a faccia con Lev Trockij, Brigitte Bardot e le altre “cattive ragazze”, i grandi autori del design italiano, gli eroi e le canaglie della Parigi occupata il suo è un viaggio a spiegare territori e protagonisti apparentemente lontani. E invece non c’è virgola di questo racconto che non sia come ossessivamente dettata dalle inquietudini della sera che si è abbattuta sulla nostra vita di oggi.

“Mughini – ha scritto Stenio Solinas –  è un figlio del Novecento che non sa rassegnarsi alla sua scomparsa. Superficialmente, e complice anche il titolo del libro, si potrebbe pensare che il suo attaccamento a ciò che è stato abbia a che fare con la nostalgia della giovinezza, arrivati in un’età in cui guardando il futuro non si vede altro che il proprio passato. In realtà è qualcosa di più profondo, non facile da definire, una sorta di sindrome della grandezza, la consapevolezza di essersi formato e aver fatto parte di un’epoca terribile e insieme magnifica, una tempesta di idee e di fatti a petto della quale ciò che è venuto dopo è solo una risacca dove qua e là galleggiano relitti senza vita”.

 

***

 

MEDIA

Armando Fumagalli e Luisa Cotta Ramosino, Scegliere un film 2012 (Edizioni Ares, pagg. 472, Euro 19,00)

Come gli otto precedenti volumi (2004-2011), Scegliere un film 2012 è uno strumento ideale sia per genitori che vogliono scegliere un film da godere in famiglia, sia per chi organizza cineforum, soprattutto in contesti educativi (scuole, gruppi giovanili, associazioni…). Ma anche gli studiosi, i professionisti dell’audiovisivo e i semplici appassionati potranno trovare uno sguardo acuto, intelligente e originale per comprendere a fondo i film analizzati. Il volume raccoglie infatti i circa 190 titoli considerati più significativi fra quelli usciti da giugno 2011 a maggio 2012. Le recensioni, firmate da giovani e brillanti professionisti dei media (sceneggiatori, story editors, studiosi), privilegiano la componente narrativa: il tipo di storia raccontata, i personaggi e i valori di cui si fa portatrice, con una valutazione che tiene in primo piano le componenti etico-antropologiche del film. Per rendere la consultazione più rapida e immediata, a ogni film è stato attribuito un voto in stelline, da una a cinque. Il voto non è per cinefili, ma per un pubblico di persone «normali», ed è il frutto di un giudizio complessivo che tiene conto dei pregi estetici, ma soprattutto contenutistici.

 

***

 

PERSONAGGI

 

Ugo Perolino, Oriani e la narrazione della nuova Italia (Transeuropa Edizioni, pagg. 150,  Euro 15,00)

Nella cultura del secondo Ottocento, Oriani e Carducci sono responsabili dell’elaborazione di una logica populista, per molti aspetti simmetrica, nella quale gli strumenti della comunicazione e della scrittura letteraria concorrono al disegno della «costruzione di un popolo». Mentre Carducci conquistò nell’età umbertina il centro del canone, Oriani fu un escluso e un solitario murato nella marginalità della provincia. Ma per la generazione successiva, investita dalle filosofie della crisi, i rapporti si rovesciarono e lo scrittore romagnolo divenne il precursore del nazionalismo (più tardi del fascismo) e della guerra coloniale.

Il volume presenta una prospettiva complessiva sulle opere di Oriani inscritte nella nascente tradizione dell’italia postunitaria. Uno sguardo attento è rivolto alla produzione giovanile, nel clima di sperimentazione e ricerca formale degli anni Settanta, caratterizzati dalla diffusione del feuilleton, dallo sviluppo dell’industria editoriale, dalla professionalizzazione del giornalismo. L’analisi insiste sull’evoluzione ideologica e stilistica in relazione al mutare del contesto storico, fino alla rigorosa evidenza espressiva dei romanzi della maturità, in particolare Vortice e Gelosia.

 

***

 

Maurizio Serra, Curzio Malaparte – Vite e leggende (Marsilio, pagg. 594, Euro 25,00)

Nazionalista e cosmopolita. Pacifista e bellicista. Elitista e populista. Scrittore politico dalla prosa essenziale e romanziere dall’immaginazione barocca. Mitomane, esibizionista, gelido dandy che flirta con fascismo, marxismo e anarchia, attratto di volta in volta dall’Italia di Mussolini, dall’Urss di Stalin, dalla Cina di Mao e dall’imperialismo americano. Seduttore inveterato, esibizionista, “camaleonte” pronto a servire (e a servirsi di) ogni potere. Tutto e il contrario di tutto, in apparenza, Curzio Suckert detto Malaparte (1898-1957) sfidò solitario le convenzioni della sua epoca. Oggi questa biografia di Maurizio Serra – basata su un’ampia documentazione, su corrispondenze e testimonianze anche inedite – ci restituisce le sfaccettature di una vicenda umana e letteraria che non può ridursi ai luoghi comuni che ne hanno imprigionato la memoria. Emerge così la modernità di un Malaparte visionario interprete della decadenza europea, che non smette di stupire perché aveva, potente e inconfessato, il gusto dello scacco: “Malaparte o le disavventure di Narciso”.

 

SPIRITUALITA’

 

Giovanni D’Avila, Audi, filia – Il mondo, il demonio, la preghiera, l’amore di Dio, la bellezza dell’anima (Edizioni Ares,  pagg. 432, Euro 20,00)

È la prima edizione italiana moderna di un classico della spiritualità del Cinquecento (la precedente traduzione risale al 1769). L’autore, semplice sacerdote diocesano, consigliere di santa Teresa d’Avila, di sant’Ignazio di Loyola, di san Pietro d’Alcantara, incorse nei rigori dell’Inquisizione per la prima edizione di quest’opera, pubblicata a sua insaputa nel 1556. Ripubblicata nel 1574 nell’edizione emendata dall’autore, a cinque anni dalla sua morte, Audi, filia (che prende il titolo dal Salmo 45, 11-12, «Ascolta, figlia, guarda, porgi l’orecchio…») raccoglie i consigli spirituali rivolti alla giovanissima discepola Sancha Carrillo. È un trattato di ascetica cristiana, su come resistere alle tentazioni, sulla vita di orazione, sull’umiltà e sull’identificazione con Cristo, che attraversa intatto i secoli con la forza della dottrina e dell’esperienza vissuta.

 

TEOLOGIA

 

Serafino M. Lanzetta, Iuxta Modum: il Vaticano II riletto alla luce della tradizione della Chiesa (Cantagalli, pagg. 160, Euro 15,00)

La prima domanda che si pone agli studiosi del Concilio Vaticano II è se questo sia da leggere come un momento di cambiamento radicale, di rottura dalla tradizione della Chiesa o se invece abbia rappresentato un momento di rinnovamento nella continuità. Le interpretazioni non sono univoche e la questione da sempre suscita grandi discussioni e fiumi di inchiostro. Per molti ha significato una svolta, un momento di grande apertura, per altri un episodio difficile nella storia della Chiesa che ha lasciato dietro di sé confusione dottrinale e rimpianti.

Nel 50° anniversario della sua apertura ci si torna a interrogare su che cosa il Vaticano II abbia rappresentato per tutta la Chiesa. Padre Serafino Lanzetta, che dell’ermeneutica del Conclio Vaticano II ha fatto il cuore di tutti i suoi studi, invita prima di tutto ad accostarsi a questo argomento con amore e desiderio di comprensione, al di là dei possibili pregiudizi e degli schieramenti di parte, perché “amando si capisce meglio”. L’errore più comune dell’approccio post-moderno al tema sta nel ridurre ogni analisi a un problema di adattamento più o meno riuscito alla modernità, rinunciando a osservare il Concilio all’interno del contesto che gli è proprio, una storia millenaria che ha le sue fondamenta in Cristo. Limitare l’analisi critica del Concilio a una visione politica “di destra o di sinistra ecclesiale” significa ignorare i nodi essenziali della questione, e cioè il problema teologico della pastoralità legato a quello dell’aggiornamento e del metodo del dialogo, il rapporto tra dottrina e pastorale, il livello magisteriale del Vaticano II. Se è indubbio che un cattolico non può non riconoscere la sua autorità magisteriale è ancora più vero che non si può fare del Concilio una bandiera che neghi tutto quello che lo precede. Il lavoro di padre Lanzetta cerca di guidare le interpretazioni del Vaticano II all’interno della tradizione ecclesiastica. Perché prima è la Chiesa e poi i suoi concili.

 

SCIENZA

 

Maurizio Blondet, Cretinismo scientifico e sterminio dell’umanità (Effedieffe, pagg. 480, Euro 25,00)

«Gli scienziati europei oggi sono una specie di congiurati o di iniziati o come vi piacerà chiamarli, i quali hanno fatto della scienza una specie di monopolio e non vogliono assolutamente che si sappia di più o diversamente da essi» (Joseph de Maistre, «Le serate di Pietroburgo», 1821).

Se già nel 1821 la reputazione degli scienziati era quella denunciata da de Maistre, oggi si può con certezza ipotizzare che nei confronti di questa casta, non più solo europea ma occidentale, il giudizio da parte dell’opinione pubblica sia altrettanto negativo. In più si aggiunga che la cosiddetta scienza coltiva un progetto, sempre meno occulto, di sterminio di buona parte dell’umanità, come denuncia Blondet nel testo, con incredibile competenza scientifica per chi ha una formazione culturale umanista.
Dalla Genetica umana agli Organismi Geneticamente Modificati, dagli allarmismi del Global Warming alle minacce di Pandemie curabili con vaccinazioni di massa, passando per la Fisica, l’Astronomia, le super-tecnologie militari e i problemi di salute legati alla cattiva alimentazione, per chiudere con la drammatica realtà legata al businnes dell’Oncologia, Blondet annoda i fili di questi macroargomenti (a loro volta suddivisi in decine di approfondimenti monografici).

 

CLASSICI

 

Julius Evola, Cavalcare la Tigre (Edizioni Mediterranee, pagg. 232, Euro 17,50)

Nuova edizione – con un saggio introduttivo di Stefano Zecchi. Julius Evola tratta in quest’opera del problema dei comportamenti che per un tipo umano differenziato si addicono in un’epoca di dissoluzione, come l’attuale. “Orientamenti esistenziali per un’epoca della dissoluzione” è il sottotitolo esplicativo che l’Autore stesso dettava per la prima edizione del 1961.

Partendo da una decisa opposizione a tutto ciò che è residuale civiltà e cultura borghese, viene cercato un senso dell’esistenza di là del punto-zero dei valori, del nichilismo, del mondo dove “Dio è morto”. Il detto orientale “cavalcare la tigre” vale per il non farsi travolgere e annientare da quanto non si può controllare direttamente, mentre è possibile così evitarne gli aspetti negativi e forse anche ipotizzare una possibilità di indirizzo: esso quindi comporta l’assumere anche i processi più estremi e spesso irreversibili in corso per farli agire nel senso di una liberazione, anziché – come per la grande maggioranza dei nostri contemporanei – in quello di una distruzione spirituale. Cavalcare la tigre può dunque venire considerato, come scrive Stefano Zecchi nel suo saggio introduttivo, quasi uno speciale “manuale di sopravvivenza” per tutti coloro i quali, considerandosi in qualche modo ancora spiritualmente collegati al mondo della Tradizione, sono costretti però a vivere nel mondo moderno. Un libro complesso, fra i più importanti del suo autore, che durante gli anni della “contestazione” venne contrapposto alle opere di H. Marcuse. Un libro spesso anche oggetto di equivoci e fraintendimenti di due generi opposti: da un lato accusato di aver indotto molti a chiudersi in una torre d’avorio; dall’altro, viceversa, di aver spinto altri ad una lotta concreta e violenta.

 

***

 

Howard P. Lovecraft, Il dominatore delle tenebre – Il meglio dei racconti  (Feltrinelli, pagg. 480, Euro 13,00)

Profeta e precursore, iniziatore e ispiratore, Howard Phillips Lovecraft – HPL nell’acronimo ormai universale – è  l’erede primario di Edgar Allan Poe nella letteratura del gotico e dell’horror, del grottesco e del soprannaturale. Ma HPL è anche molto, molto di più. Trascorso quasi un secolo dal suo concepimento e dalla sua stesura, l’opera di HPL si conferma a tutt’oggi come una delle più approfondite e innovative esplorazioni del lato oscuro, non solamente della dimensione umana, ma di un’intera prospettiva cosmica. Dominando sia la tematica dell’horror tout-court sia la creazione di un’articolata mitologia fondata su una incombente, mostruosa apocalisse, HPL definisce parametri narrativi, traccia linee di confine, stabilisce modelli primari. Sulla base delle sue straordinarie storie del macabro – da Dagon ad Aria fredda, da Il colore dallo spazio a Il dominatore delle tenebre – o dei suoi agghiaccianti Miti di Cthulhu – da Nyarlathotep a L’entità sulla soglia, da L’orrore di Dunwich a L’ombra su Innsmouth – si può  affermare senza troppi timori che la letteratura dell’incubo sia  suddivisa in prima e dopo HPL. È in questa chiave di analisi che si colloca la presente antologia, che raccoglie tutto il meglio della sua vasta produzione: un omaggio alla personalità e all’opera di un autore destinato a essere, e a rimanere, una leggenda.

“Diciamo la verità – ha scritto Gianfranco de Turris – fa un certo effetto vedere una corposa antologia del «meglio» di H.P. Lovecraft pubblicata accanto a opere (citiamo le ultime uscite) di Novalis, Maupassant, Dostoevskij, Whitman, London, Wilde, Austen, Goethe in una collana dedicata – appunto – ai classici. Fa effetto presso coloro che continuano a considerare Lovecraft un autore popolare di serie B; e fa effetto presso coloro i quali lo considerano un grande della letteratura del Novecento e che mai si sarebbero aspettati un passo del genere in un Paese così provinciale e soggetto ai luoghi comuni culturali come l’Italia”.

 

AVVENTURA

 

Stefano Mazzotti, Esploratori perduti – Storie dimenticate di naturalisti italiani di fine Ottocento (Codice Edzioni, pagg. 312, Euro 16,00)

Esotismo, spirito d’avventura, sete di conoscenza e atmosfere che ricordano i romanzi di Emilio Salgari. A cavallo tra Ottocento e Novecento, in piena epoca coloniale, le zone più selvagge e inesplorate dei cinque continenti (Corno d’Africa, Borneo, Lapponia, Amazzonia, Alaska e Siberia) vennero attraversate da coraggiosi scienziati italiani che dedicarono la loro vita allo studio della biodiversità della Terra. Personaggi spesso poco conosciuti al grande pubblico, che oltre ad aver vissuto vite straordinarie hanno dato un contributo fondamentale allo sviluppo delle discipline scientifiche allora emergenti. Esploratori perduti e ora, grazie a questo libro, ritrovati al piacere della lettura. Accomunati, scrive Stefano Mazzotti, «da uno spirito di conoscenza e di esplorazione, da una curiosità che li rendeva irrequieti in patria e formidabili perlustratori e raccoglitori di nuove conoscenze, nelle “terre incognite” di un pianeta ancora tutto da scoprire».

 

LETTERATURA

 

Piero Nicola, Verità per la vita – Autori dimenticati del Novecento (Mario Pagliai Editore, pagg. 192, Euro 14,00)

Il Novecento italiano ha prodotto una vasta schiera di grandi letterati. Ma i nomi e le opere di alcuni che potremmo definire «grandi minori» sono oggi pressoché sconosciuti al grande pubblico. Pochi, pochissimi, ricordano ad esempio Ugo Betti (1892-1953), autore de La Piera altra, o il poeta Fausto Maria Martini (1886-1931), per quanto annoverato tra i maggiori «crepuscolari», o infine come Dino Segre, in arte Pitigrilli, clamoroso fenomeno editoriale del primo dopoguerra ma oggi esiliato da repertori e manuali di letteratura. In Verità per la vita. Autori dimenticati del Novecento (Mauro Pagliai Editore, pagg. 192, euro 14), Piero Nicola ci porta indietro nel tempo per strappare dall’oblio molte «firme» che hanno segnato un’epoca.

Saggista e traduttore, profondo conoscitore della nostra letteratura, Nicola costruisce una galleria di 24 cammei dedicati a protagonisti della cultura italiana del primo ‘900, molti dei quali poco noti o assenti dalle antologie perché portatori di valori non più di moda o sgraditi alle attuali egemonie culturali. Da Giovanni Mosca a Bonaventura Tecchi, da Bruno Cicognani a Margherita Sarfatti fino a Giovanni Papini: l’autore tratteggia i ritratti di figure accomunate «da una stessa fede o fiducia nella verità» – quella del Vangelo – e creatori di opere uniche per profondità e intensità spirituale. A conclusione dell’excursus, Nicola si sofferma sulla cinematografia tra gli anni ‘30 e ‘40: accanto a Vittorio De Sica rispunta Augusto Genina, padre del cinema italiano che sfidò Hollywood.

 

***

 

Romolo Runcini, Abissi del reale  (Solfanelli, pagg. 224, Euro 16,00)

Fondare un’estetica dell’eccentrico significa sovvertire un principio che è  sempre stato riconosciuto e attestato nei secoli: la prevalenza del realismo  sopra ogni altra rappresentazione che abbia a che fare con la fantasia. A iniziare dal romance greco, per finire con la letteratura di genere,  considerata una produzione di secondo livello e priva di qualità. Eppure la  fantasia è propria dell’uomo: nessun altro essere vivente ha il potere dell’ immaginazione. Anzi, se l’uomo è quello che è, se può definirsi attraverso una  cultura, lo deve alla sua capacità di immaginare. Teologi e filosofi si sono  esercitati a lungo nel tentativo di spiegare le ragioni di questa “differenza”  che, assieme ad altre, rende l’uomo un essere unico nell’universo (almeno  finché non scopriremo altre forme di vita analoghe al di fuori del sistema solare). Ciò che Runcini dimostra con questo suo straordinario volume, denso di  riferimenti culturali, vera miniera del sapere, per la sua capacità di mettere assieme conoscenze storiche, filosofiche, sociologiche, antropologiche, letterarie e artistiche, è che l’evoluzione umana ha proceduto grazie alla fantasia e all’immaginazione. Che in questa qualità stanno le ragioni profonde del progresso.

 

***

 

ROMANZI

Daniele Lembo, Prima che tutto sia finito (Bietti, pagg. 210, Euro 18,00)

Settembre 1944. Il conflitto mondiale sta volgendo al termine. Gli alleati angloamericani sono ormai sbarcati ad Anzio e si apprestano a dirigersi al Nord. In questi ultimi decisivi mesi, sullo scacchiere internazionale fa la sua comparsa una potente arma segreta, in grado di stravolgere le sorti della guerra: un innovativo “raggio della morte”, inventato dallo scienziato Guglielmo Marconi. Si dice che abbia il potere di fermare a distanza i veicoli su cui viene puntato.

Le potenzialità di questo strumento sono grandissime, e molte le fazioni che se lo contendono. Renzo D’Onofrio, maresciallo della Guardia di Finanza presso il Servizio Informazioni Militari di Roma, viene incaricato di oltrepassare le linee nemiche e di dirigersi a Milano per impossessarsi del raggio della morte. In un’Italia ormai lacerata dalla guerra civile e allo stremo delle forze, il Maresciallo D’Onofrio incontrerà una bella e misteriosa tedesca, che ha molti segreti da nascondere…

 

***


IMMAGINI

Nicola Guerra, L’Ira dei murales (Eclettica Edizioni, pagg. 138, Euro 23,00)

I murales repubblicani nordirlandesi sono studiati dall’autore sotto differenti prospettive: il linguaggio,l’iconografia, il simbolismo politico e il contesto sociale nel quale essi si inseriscono.

Essi  rappresentano certamente la reazione della comunità cattolica nordirlandese alla dominazione politica e alla violenza britannica sull’Irlanda del Nord e diventano  strumenti di ribellione e di richiesta collettiva di libertà e indipendenza.
Ma rappresentano anche un fenomeno più complesso, incarnando i valori e le prospettive dell’intera comunità nazionalista nordirlandese. Un ampio spazio viene dato all’analisi dei temi sociali e politici rappresentati, ai differenti stili linguistici ed iconografici adottati e a come questi differenti stili si integrano. I murales nazionalisti sono però studiati anche sotto la prospettiva artistica, con particolare attenzione al fenomeno dell’artista armato, l’artista visto come guerriero che fa dell’arte uno strumento per comunicare valori collettivi ed elevati: morali, sociali, religiosi e politici. Questa prospettiva d’analisi porta l’autore a disegnare e analizzare un parallelo tra il fenomeno dei murales
nazionalisti e l’arte futurista: un confronto fondato sui temi rappresentati nelle opere, sulla collocazione pubblica dell’opera e sul ruolo sociale dell’artista.
Scopo  di questo studio è, inoltre, quello di avviare una nuova prospettiva di ricerca basata su un approccio multidisciplinare fondato sull’uso integrato della semiotica e semantica in etnografia; in modo da offrire così una interpretazione più completa e olistica del fenomeno dei murales repubblicani nordirlandesi.

 

ARTE

 

Pablo Echaurren, Controstoria dell’arte (Gallucci, pagg. 144, Euro 18,00)

Spesso si guarda un quadro, una scultura, un’architettura, senza vedere, senza capire, senza partecipazione. Afferrare il senso di un’opera e inquadrarla nel contesto in cui è stata generata non è facile, ma non è neanche roba da superman con la super-vista a raggi x. Basta togliersi i paraocchi di una critica scontata, superficiale, banale. Ripetuta fino alla noia. E pensare con la propria testa senza lasciarsi condizionare dal giudizio degli altri. Qui, per sommi capi, si capovolge il punto di vista tradizionale: si affrontano temi e stili da un’angolazione particolare, personale, irriverente, ma non per questo campata in aria. Dalle caverne di lascaux alla street art, passando per il Rinascimento e l’impressionismo, di norma i capolavori vengono subiti dallo spettatore, obbligato a seguire gli studiosi che stabiliscono le regole del gioco. Questo manualetto è un primo passo per riappropriarsi dell’arte senza farsi schiacciare dal peso della cultura calata dall’alto, asfissiante e pedante.

 

***

 

Roberto Guerra, Futurismo per la nuova umanità – Dopo Marinetti: arte, società, tecnologia (Armando  Editore, pagg. 96, Euro 10,00)

La storia del futurismo post 1944, dopo la scomparsa di Marinetti, fino ad oggi e in progress: l’autore di questo volume, con originale prospettiva letteraria e particolare rigore empirico, fornisce delle interessanti argomentazioni sulla più grande avanguardia italiana Una revisione sull’essenza tecnologica e futurologica del Futurismo storico, guardando agli studi di sociologi e futuribili quali McLuhan e De Kerckhove, e alle osservazioni sulla dis-continuità aggiornata del Futurismo nel secondo Novecento e inizio Duemila.

Da Futurismo Oggi (Roma) di Enzo Benedetto, Luigi Tallarico, Francesco Grisi, Antonio Fiore e Vitaldo Conte, all’ala culturale futuribile di Riccardo Campa, Stefano Vaj (Milano); a nativi digitali (net art e fantascienza) quali Antonio Saccoccio, Sandro Battisti , Marco Milani, Francesco Verso, Alessio Bugnoli, Maurizio Ganzaroli; al celebre Graziano Cecchini (Roma), l’uomo della Fontana Rossa di Trevi e altri blitz futuristici; allo stesso postcontemporaneo, performer e musicista postpunk Valerio Zekkini (Bologna) e ai video artisti .Alessandro Amaducci (Torino) e Filippo Landini (Ferrara). Capitoli speciali anche a figure molto celebri futuristiche quali i tedeschi elettronici Kraftwerk, il critico d’arte Vittorio Sgarbi, la rock star Vasco Rossi, il nuovo futurismo stesso promosso dal critico d’arte Renat Barillii (e dall’artista contemporaneo Marco Lodola, sua la cover del volume) proprio l’inverno scorso celebrato al Mart della Rovereto di Depero.
Nello specifico del volume, in particolare, come accennato Guerra ha evidenziato il gruppo storico romano del secondo novecento Futurismo Oggi che- nonostante certa sottovalutazione per le vecchie questioni ideologiche sul futurismo, esita oggi come vera e propria arca di Noè per la più grande avanguardia italiana. Pure – fu avallato il neofuturismo del secondo novecento da critici anche ben noti, come appunto Grisi e Tallarico (nel 2002 benemerito di stato per la sua attività culturale) ed ebbe tra i suoi aderenti persino il celebre MoMa di New York

 

PER RAGAZZI

 

Franco Cardini, Storie di Re Artù e dei suoi cavalieri (Gallucci, pagg. 120, Euro 16,50)

Le imprese di Excalibur, l’amore impossibile tra Lancillotto e Ginevra, i prodigi di Merlino e le avventure che hanno reso immortale il ciclo arturiano qui riuniti per la prima volta in un racconto travolgente, curato da uno storico di grande esperienza con rispetto per le fonti letterarie originali. Franco Cardini ci accompagna nel mondo lontano e perduto della cavalleria, dove i dettagli storici si intrecciano con il mito e la fantasia prende la forma delle preziose illustrazioni di Cecco Mariniello. Due grandi autori per la storia che da secoli non smette di affascinare i lettori, finalmente in una versione completamente nuova, unica per cura, bellezza e forza.

 

***

 

FUMETTI

Antoine Buéno, Il libro nero dei puffi – La società dei puffi tra stalinismo e nazismo (Mimesis, pagg. 148, Euro 12,00)

In un villaggio collettivista dove l’iniziativa privata è vista con sospetto, Grande Puffo è Stalin e Quattrocchi il suo Trotzky. Oppure no, i puffi sono militanti hitleriani, un modello perfetto di società nazista guarda caso minacciata da un Gargamella che evoca l’“avido ebreo” della propaganda antisemita. In questo esilarante libro, il giovane filosofo francese Antoine Buéno rilegge il fortunato fumetto per svelare le tracce soggiacenti di archetipi e ideali propri dei regimi totalitari, sia fascisti sia comunisti. Scritto come un’accattivante analisi fantapolitica, il libro ha suscitato in Francia immediate polemiche. I difensori chiamano in causa la personalità apolitica di Pierre Culliford, in arte Peyo, creatore dei Puffi. I più sospettosi rincarano la dose, ricordando la visione stereotipata delle donne nell’unica rappresentante del gentil sesso, una Puffetta civettuola e disimpegnata. Un libro destinato a far discutere gli affezionati di questo fumetto, diffuso in tutto il mondo, divenuto poi un celebre cartone animato, che accompagna piccoli e grandi da due generazioni.

 

ottobre  2012

rassegna mensile di novità librarie

a cura di Mario Bozzi Sentieri

 

***

 

POLITICA

 

Alberto Di Majo, Grillo for President  (Editori Internazionali Riuniti, pagg. 320, Euro  16,90)

Alle ultime elezioni amministrative ha conquistato quattro città, tra cui Parma. Ora prepara lo sbarco in Parlamento. Ma chi sono e che cosa vogliono gli attivisti 5 Stelle? Se lo chiede Alberto Di Majo in Grillo for President. Il  giornalista, responsabile del servizio politico de ‘Il Tempo’, fa un quadro delle convinzioni degli attivisti, del loro rapporto con il ”megafono” Beppe Grillo, delle ombre che avvolgono il Movimento. In pochi anni il comico genovese, insieme con il guru del web  Gianroberto Casaleggio, e’ riuscito a costruire un ”non partito” (senza sedi, tessere e dirigenti) e a stabilire pochi ma fondamentali principi.

Questo libro cerca di comprendere e di spiegare in modo semplice e chiaro chi sono veramente, che cosa vogliono e propongono, e perché i “grillini” stanno sconvolgendo il Belpaese. Senza ignorare i lati più controversi del MoVimento 5 Stelle, ma ricostruendo e raccontando tutto con obbiettività e serietà, sfatando luoghi comuni e pregiudizi. Poiché il movimento di Beppe Grillo è un grande fenomeno, che merita di essere analizzato e discusso sul serio, per quel che è, per quello che può diventare e per quel che può fare diventare l’Italia.

Nel testo ne discutono anche il sociologo Franco Ferrarotti, l’economista Carlo Pelanda, il blogger-deputato del Pd Mario Adinolfi, i giornalisti tv Massimo Giletti e Gianluigi Paragone, il massmediologo Klaus Davi, il Gran Maestro della Gran Loggia d’Italia Luigi Pruneti.

 

***

 

Davide Allegranti, Matteo Renzi – Il rottamatore del PD (Vallecchi, pagg. 216, Euro 15,00)

È il 15 febbraio 2009, Matteo Renzi vince le primarie a sindaco di Firenze, di cui diventerà primo cittadino pochi mesi più tardi. Il Pd scopre una faccia nuova, se non altro seminuova, un grillo parlante che vuole rottamare i dirigenti del suo partito e si presenta con la volontà di scompaginare gli assetti classici della cooptazione. Piglio decisionista e cultura pop-populista che assume tratti veltroniani («Sono cresciuto con Kennedy e Mandela nel cuore»), il cattolico Renzi si presenta alla pubblica opinione, con cui dialoga anche attraverso internet, come un leader postideologico dalle doti taumaturgiche per il centrosinistra. Dal liceo Dante, dove già voleva rottamare qualche segretario, all’assemblea alla Stazione Leopolda dove ha riunito quasi 7.000 persone, passando per i duelli con il partito, ecco il ritratto di un giovane leader: i tic, il modello comunicativo, la musica che ascolta, la trasversalità che lo rende interessante anche agli occhi di un elettore di centrodestra, così l’«Obama dei lungarni» – come qualcuno l’ha ribattezzato – ha lanciato l’assalto alla diligenza, o meglio alla dirigenza del Partito democratico.

 

***

 

Pierfrancesco De Robertis, La casta invisibile delle regioni – Costi, sprechi e privilegi (Rubbettino, pagg. 252, Euro 10,00)

Numerose erano le «caste» finite sotto la lente di ingrandimento, ma mai nessuno aveva raccontato con una analisi approfondita e attenta quella delle regioni. Eppure tutti sappiamo che buona parte degli sprechi di cui tanto si discute si annidano proprio in questi piccoli venti stati che compongono il nostro Paese. Un «giro d’Italia» tra costi, sprechi e privilegi, auto blu, disservizi, società partecipate, enti inutili, viaggi merenda, sedi all’estero, maxi-stipendi e debiti record, pieno di risvolti sconosciuti e dati inediti. Divertenti da un lato e inquietanti da un altro. Al nord, al centro e al sud, nelle regioni «normali » e in quelle speciali. È lì che si annida la vera e voracissima «casta invisibile», che forse dopo questo libro sarà un po’ meno sconosciuta

 

                                                                     

NEL MONDO

Carlo Terracciano, Nel fiume della Storia  (Edizioni all’insegna del Veltro, pagg. 126, Euro 12,00)

 

Questa  raccolta di articoli apparsi a suo tempo sulle riviste “Orion” e “Eurasia” di uno dei maggiori geopolitici degli ultimi decenni, eurasianista convinto ed erede della tradizione geopolitica del continentalismo europeo, rappresenta la genesi ideologica di quest’ultima scuola. Egli asseriva che l’America è incapace di ragionare in termini geopolitici e in quanto talassocrazia non potrà impedire a lungo l’unità dell’Eurasia, opporsi per molto al processo storico ed alla situazione geostrtegica dei russi.

“Penso che Carlo Terracciano sia uno dei maggiori geopolitici europei degli ultimi decenni. Sono convinto che sarà riconosciuto come uno dei moderni autori classici di questa disciplina. (…) Carlo Terracciano ha ereditato la tradizione geopolitica del continentalismo europeo. Nei suoi scritti (raccolti in una serie di articoli intitolata Nel fiume della Storia), egli traccia la genesi ideologica di questa scuola. (…) Il suo lavoro è forse l’esempio più completo e coerente di questa tradizione. Nelle condizioni dell’occupazione atlantista e dell’egemonia talassocratica è un gesto virile di rivolta spirituale e cognitiva” (Aleksandr Dugin).

 

***

Massimo Fini, La guerra democratica (Chiarelettere, pagg. 272, Euro 14,90)

Il libro è un pamphlet che raccoglie decine di articoli che Massimo Fini ha scritto su svariati argomenti di politica internazionale e geopolitica. Da quando è caduto il Muro le democrazie occidentali, sotto la guida USA, hanno inanellato otto guerre: nel Golfo (1991), in Somalia (1992), in Bosnia (1995), in Serbia (1999), in Afghanistan (2001), in Iraq (2003), ancora in Somalia per interposta Etiopia (2006) e infine in Libia (2011). E altre ne minacciano: contro la Siria e contro l’Iran. Ora, a parte il primo conflitto del Golfo, avallato dall’ONU, visto che Saddam Hussein (nel 1985, “amico dell’Occidente” in funzione antiKhomeini; successivamente “satana fondamentalista”) aveva invaso uno Stato sovrano, e cioè il Kuwait, tutte le altre sono guerre d’aggressione. Dunque non c’è pezza di appoggio giustificativa variamente denominata- “operazione di polizia internazionale”, “peacekeeping”, “missione umanitaria”- che valga a legittimare invasioni e massacri. A “legittimarli” sono, come sempre, la volontà di potenza, la molla imperialistica, gli interessi economici e geopolitici da difendere e consolidare. La “guerra democratica” è brutta, sporca e cattiva al pari dei conflitti scatenati dai totalitarismi. Ma ci sono delle aggravanti: innanzitutto, “perché essenzialmente tecnologica, sistemica, digitale, condotta con macchine e robot, evita accuratamente il combattimento, che della guerra è l’essenza, perdendo così, oltre a ogni epica, ogni dignità, ogni legittimità, ogni etica e persino ogni estetica”; e poi perché “bombarda, invade, occupa, uccide con la pretesa di farlo per il superiore Bene delle sue vittime. Una sorta di Santa Inquisizione Planetaria. E questo è intollerabile”.

                                                                      ***

 

Emanuele Aliprandi, Le ragioni del Karabakh –  Storia di una piccola terra e di un grande popolo  (&Book, pagg. 136, Euro 12,00)

La storia di una piccola terra, un fazzoletto gettato nel turbolento Caucaso, e di un grande popolo che lotta per il diritto all’autodeterminazione. Intorno alle vicende del Nagorno Karabakh ruotano interessi internazionali e si intrecciano fitte trame diplomatiche. Il precedente Kosovo e le rotte del petrolio, la disgregazione dell’Unione Sovietica ed antichi odi. Ma soprattutto la cronaca di cinque anni di sanguinosa guerra combattuta lontano dalle prime pagine dei giornali. Mentre Armenia ed Azerbaigian cercano a fatica la strada della pace, tra proclami e venti di guerra che fanno temere un improvvisa recrudescenza del conflitto, il primo testo in italiano sulla piccola repubblica caucasica dell’Artsakh.

 

PENSIERO FORTE

 

Fausto Gianfranceschi, Aforismi del dissenso  (I libri del Borghese, pagg. 176, Euro 16,00)

Fausto Gianfranceschi, scrittore e giornalista ancorato per sempre ai valori della destra, è scomparso a febbraio 2012. Aspettava la morte come estremo atto di dignità, lui che tante volte si è scagliato contro chi la trattava un tabù, un turpe accidente da negare. E mentre le forze cedevano, le riservava a correggere, con l’amata figlia Michela, le bozze di questo «Aforismi del dissenso», ora uscito ne «I libri del Borghese». Il titolo dice bene dell’autore, raffinato intellettuale, tagliente saggista e polemista. Il motto breve e paradossale l’aveva già spesso praticato, Gianfranceschi. Nel libro postumo rivela ancora di più i fari della propria vita. Tra i quali, oltre alle idee, gli affetti. «Tutto è perduto fuorché l’amore» è il sottotitolo del libro. La dedica suona «A chi amo. A chi mi ama». Ne esce il Gianfranceschi campione dell’«amore paterno» come sottolinea nella prefazione chi è stato suo discepolo nelle idee, Marcello Veneziani. È l’innamorato forever della moglie Rosetta ma anche il cultore della bellezza femminile, uno degli aspetti entusiasmanti del Creato («In certe voci femminili, in certe inflessioni, puoi ancora percepire che una volta la parola era canto». Oppure: «Malgrado gli anni, non rinuncio a tenere accesa la polarità uomo-donna»). E poi c’è l’innamoramento per Roma, che assurge a città per antonomasia di lui orgoglioso civis romanus, devoto di Sacra Romana Chiesa, cantore del Rinascimento, del Barocco, delle ruine. Con vette tanto ragguardevoli quanto sono icastiche: «La morte mi preoccupa. Sarò all’altezza?»; «Vivi o morti, che differenza c’è? I vivi saranno morti, i morti sono stati vivi»; «Ogni morte è un sacrificio che tiene in vita il mondo». E con guizzi di sarcasmo contro le mode che svuotano di senso: «Oggi si fanno i pellegrinaggi per sgranchirsi le gambe»; «La liberazione di Vienna dall’assedio dei turchi fu un evento. Oggi un evento è la recita di questo o quel buffone». Quello che ci lascia è il coraggio di sostenere le proprie idee, anche se perdenti: «L’onore, un oggetto smarrito». La parola di Gianfranceschi ancora lievita.

                                                          ***

 

Nasr Seyyed Hossein, La crisi spirituale dell’uomo moderno (Medusa, pagg.160, Euro 17,50)

Se il rapporto tra uomo e natura, in tutte le sue forme, si presenta oggi come sopraffazione e dominio, la responsabilità grava sul mondo occidentale e sulla cultura che, come ne ha determinato la leadership, ne minaccia ora la sopravvivenza: tra i capostipiti filosofici Francesco Bacone, teorico del primato del pensiero scientifico; e Cartesio, che ponendo il “cogito” al centro della metodologia, ha reso onnipotente la soggettività umana. A partire da questi presupposti filosofici, muove l’autore di questo saggio per sviluppare una critica della civiltà occidentale moderna, che oggi rischia drammaticamente la propria autodistruzione: l’inquinamento, l’invenzione di armi chimiche e batteriologiche sempre più potenti, l’imporsi di forme estreme di manipolazione genetica delle risorse alimentari, sono gli effetti dell’abuso che l’uomo occidentale ha fatto e continua a fare delle proprie capacità e un segnale che impone un cambio di direzione rapido e radicale. Nasr, di religione musulmana ma anche studioso della tradizione cristiana, indica la via per ritrovare la sacralità della natura e “comprendere pienamente il significato simbolico delle forme, dei colori e dell’aspetto delle cose che ci circondano”. In sostituzione di una “filosofia della natura” che l’attuale visione scientifica del mondo fisico ha cancellato, occorre ritrovare una “teologia della natura” che eviti le derive mistiche e razionaliste e riscopra le basi della gnosi.

 

 

ECONOMIA E LAVORO

 

Dario Antiseri e Giacomo Panizza, Il dono e lo scambio (Rubbettino, pagg. 96, Euro 10,00)

 

È possibile fondare una società solo su relazioni di solidarietà, fraternità e dono potendo fare a meno dell’economia e delle relazioni di scambio economico che contraddistinguono fin dall’antichità le società umane? E, viceversa, è possibile immaginare un mondo regolato esclusivamente dalla legge del mercato, dall’interesse dei singoli e dalle relazioni di scambio economico? A partire da queste domande nasce un dialogo tra un filosofo cattolico come Dario Antiseri, erede della grande tradizione del cattolicesimo liberale, e don Giacomo Panizza, sacerdote di frontiera in prima linea nella lotta al bisogno, all’emarginazione e alla criminalità sull’importanza del dono e dello scambio, ma anche sulla ragione critica, l’etica, la proprietà, la solidarietà, la pace, la povertà e il benessere.

Fine modulo

 

***

 

 

Giuliano Cazzola, Figli miei precari immaginari (Guerini e Associati, pagg. 204, Euro 17,50

 

Di certo l’Italia ha il tasso di disoccupazione giovanile tra i più alti di Europa, ma anche il più alto tasso di posti vacanti. E allora il lavoro c’è o non c’è? E i giovani non saranno per caso innamorati di un lavoro intellettuale che non esiste più e non accettano di sporcarsi le mani nella tradizione manifatturiera italiana? Giuliano Cazzola,  parlamentare del Pdl e relatore del decreto sul lavoro, affronta i nodi di quella che definisce una riforma mancata del mondo del lavoro.
“Mia madre è un’operaia e mi ha detto che non consentirà mai che io faccia una vita come la sua”. È in questa frase di una giovane precaria di Anzola Emilia che si racchiude il senso di Figli miei precari immaginari di Cazzola. Una politica educativa che in un paese manifatturiero ha puntato sulla formazione a professioni intellettuali, famiglie che spingono i figli a non accettare lavori che si ritengono al di sotto delle aspettative, mentre i posti di lavoro vengono occupati dagli stranieri. Una diagnosi lucida e politicamente scorretta quella di Cazzola, che cerca di superare la mistica del precariato, il pensiero unico: i giovani sono precari. La verità rivelata che non ammette opinioni contrarie o repliche.
In un paese in cui il tasso di attività per i laureati dai 25 ai 29 anni è sceso negli ultimi otto anni dall’81% al 68%, contro l’89,1% della media UE, e in cui nel lavoro manuale è in atto un vero e proprio “effetto sostitutivo” di lavoratori stranieri (sempre più necessari) rispetto a quelli italiani, è necessario un cambiamento radicale. E allora che fare?
“Occorre impegnarsi in una battaglia culturale – sostiene Cazzola-  anche all’interno delle famiglie che favoriscono con il loro comportamento la naturale propensione dei giovani a non impegnarsi nel lavoro fino a quando non si apre, per loro, la prospettiva professionale a cui ambiscono. Occorre convincersi che tutti i lavori sono decenti e che, aver acquisito un know how scolastico e culturale, è comunque un vantaggio anche per svolgere mansioni di carattere manuale.”

 

 

AGLI ATTI

 

Aa.Vv. Per una Repubblica presidenziale della partecipazione e delle competenze, Introduzione di G. Rasi (Ed. CESI,pagg.152, Euro 15,00)

 

L’opera è il II volume della Collana Documenti, edita dal Centro Nazionale di Studi Politici CESI, che riporta integralmente gli Atti del Convegno tenuto sullo stesso argomento al CNEL Roma, il 15 dicembre 2011, ed è preceduto da una Introduzione del prof. Gaetano Rasi, Presidente del centro studi, che attualizza ulteriormente la materia trattata in relazione agli avvenimenti degli ultimi sei mesi.                                                                                                                                                       Il volume si articola in quattro sessioni: una prima relativa ai problemi economici (l’attacco all’euro da parte della speculazione proveniente dall’area del dollaro); una seconda riguardante il ricambio della classe politica in un nuovo quadro costituzionale (l’individuazione di una nuova base elettorale per una diversa rappresentanza democratica fondata sulla competenza e sulla esperienza); una terza riguarda l’analisi sociologica e comunicazionale nell’attuale fase di evoluzione (le nuove istituzioni per un diverso modello sociale e la responsabilità del mass media nei cambiamenti in corso) ed infine, una quarta relativa all’inquadramento dei problemi della politica europea e alla chiave interpretativa e metodologica per affrontare i cambiamenti in corso nel Vicino Oriente e sulle rive africane del Mediterraneo                                                                                                      Di notevole interesse sono le relazioni di G.Rasi, E.Franza, A.Bottone, A.Scaramuzzino, F.Tamassia, L.Ferrari, E.Alberti, M.Marino, C.Vivaldi Forti, L.Zichella, C.Tedeschi, I.Cruciani, C.Manganelli, R.Scarpa, E.Burlini, M.Marconi. Vanno segnalati inoltre gli interventi dei  parlamentari: on. Manlio Contento (La crisi dei partiti come crisi delle competenze), sen. Domenico Benedetti Valentini (Per una nuova fisionomia del Parlamento); on. Carlo Ciccioli (Solidarietà e funzionalità in un nuovo Sistema Sanitario Nazionale)

Il volume può essere richiesto per e-mail (cesi.studieiniziative@gmail.com)

 

 

L’ALTRA STORIA

 

Piero Vassallo, Il fascismo e la tradizione italiana (Edizioni Solfanelli, pagg. 152, Euro 12,00)

Il muro di Berlino ha sepolto i comunisti, il mito dell’unità italiana intorno ai sacri e indeclinabili valori della resistenza al fascismo ha consegnato ai postcomunisti il potere di legittimare o delegittimare il qualunque esponente della cultura e della politica nazionale.
L’uscita della tradizione italiana dai lavativi ingranaggi della censura comunista non è dunque possibile senza accettazione della verità storica sul fascismo e sui cattolici consenzienti.
La demonizzazione del fascismo proietta un’ombra infamante su tutte le espressioni del pensiero italiano che non sono riconducibili al compromesso con i rottami dell’ideologia comunista o alla condivisione dei suoi desolanti esiti francofortesi.
L’inflessibile rigore degli antifascisti giustifica ultimamente l’oblio della dottrina insegnata dai pontefici preconciliari ovvero l’esilio di tutti i pensieri cattolici (la dottrina sociale del Beato Giuseppe Toniolo, ad esempio) che non sono inclusi nella costituzione, concepita come indiscutibile surrogato del Vangelo.
Il presente saggio è inteso a riabilitare le ragioni dei prelati e degli intellettuali cattolici che avviarono un costruttivo dialogo con il fascismo. La loro aprioristica condanna è il vettore della deportazione cattolica nel margine abitato dalla scolastica bolognese e intitolato alla subalternità ad ogni costo.

***

Ernst Junger, Sulla questione degli ostaggi – Parigi 1941-1942 (Guanda, pagg. 190, Euro 14,00)

 

Nell’agosto del 1941, a seguito di alcuni attentati contro gli occupanti tedeschi, tutti i francesi loro prigionieri vengono dichiarati ostaggi: in caso di ulteriori attacchi, saranno fucilati. È l’inizio di un’inaudita spirale di violenza che culmina nell’ottobre dello stesso anno in vere e proprie esecuzioni di massa, suscitando indignazione nell’opinione pubblica francese e crescenti riserve anche tra i responsabili del comando militare tedesco a Parigi, in conflitto con Berlino. Incaricato dal comando di documentare fatti e responsabilità a futura memoria, il capitano Ernst Jünger stila un resoconto degli eventi asciutto e puntuale. Al documento accosta però la traduzione delle ultime lettere degli ostaggi condannati a morte dopo l’attentato di Nantes del 20 ottobre 1941, strazianti eppure composte e coraggiose. Tanto basta per sublimare la cronaca trasformandola in un omaggio commosso alla dignità delle vittime, per rivelare, dietro il soldato, l’uomo e lo scrittore.

 

                                                                    ***

Jean Madiran,” L’accordo di Metz”  tra Cremlino e Vaticano (I libri de il Borghese, pagg. 110, Euro 12,00)

Se la mancata condanna del comunismo da parte del Concilio è abbastanza nota, meno conosciuto è il cosiddetto “accordo di Metz”, siglato nella cittadina francese nell’agosto del 1962, quattro mesi prima dell’apertura del Vaticano II, tra il cardinale Tisserant, rappresentante del Vaticano, e l’arcivescovo ortodosso di Yaroslav, monsignor Nicodemo, futuro Esarca dell’Europa Occidentale e probabilmente un agente del Kgb. Tale accordo segreto prevedeva che, in cambio del libero accesso al Concilio dei rappresentanti della Chiesa ortodossa russa, il Vaticano si impegnasse a non condannare il comunismo, smentendo di fatto il magistero precedente. Di questo accordo lo scrittore cattolico francese Jean Madiran traccia la storia nel volumetto L’accordo di Metz. Tra Cremlino e Vaticano,  con introduzione e postfazione di Roberto de Mattei e trad. it. di Milena Riolo.

Evitata la condanna esplicita, il Cremlino cantò vittoria: i giornali comunisti accennarono all’accordo, considerandolo un palese riconoscimento della evidente superiorità del sistema socialista mondiale. Le successive ambigue prese di posizione della Chiesa (in particolare durante il pontificato di Paolo VI, definito da Madiran «il Papa dell’accordo di Metz») nei confronti dei regimi socialisti, i cavillosi distinguo tra filosofia marxista e prassi sovietica permetteranno la confusione e, di conseguenza, la nascita della teologia della liberazione, che cercherà addirittura di coniugare il Vangelo con il Capitale.

L’accordo di Metz trasformò quindi il Concilio Vaticano II in un’occasione mancata per essere vicino a chi soffriva nel blocco comunista. Anzi, a leggere le dichiarazioni conciliari e post-conciliari, sembrava che l’unico difetto del marxismo fosse l’ateismo e per il resto ci fosse piena conciliabilità, se non comunanza di intenti; per anni si criticò il sistema sovietico utilizzando il termine astratto “marxismo”, ma non quello relativo alla sua applicazione concreta, “comunismo”.

 

***

Michelangelo Ingrassia, La sinistra nazionalsocialista – Una mancata alternativa a Hitler (Cantagalli, pagg. 136, Euro 12,00)

Come in Italia, anche in Germania la Grande guerra alimentò forti tensioni, frantumò gli schemi politici del passato, produsse nuove contrapposizioni. Si è ormai stratificata nella storiografia l’idea che Hitler e il nazionalsocialismo siano stati il risultato di particolari circostanze: la Prima guerra mondiale, le ritorsioni di Versailles, la gracile democrazia nata dalle ceneri dell’Impero guglielmino. In realtà nella Germania del primo dopoguerra si agitarono forze culturali e politiche contrapposte alla repubblica di Weimar e alternative a Hitler, come la Rivoluzione conservatrice, il nazionalbolscevismo, il prussianesimo. Furono correnti di pensiero che tutte, in qualche modo, trassero linfa dalla grande tradizione del socialismo tedesco, nazionale e antimarxista. Cadute le barriere di destra e di sinistra, la linea di confine corse fra la multiforme sinistra nazionale e il nazionalsocialismo. Hitler fu l’esito finale di una storia che avrebbe potuto seguire anche altre direttrici; un dramma nel dramma della Germania nel Novecento. Questo libro disegna una mappa che guida lungo le vie seguite da uomini d’azione e uomini d’arme, filosofi e cattedratici, la cui avventura, talvolta velleitaria, risultò perdente nel confronto con il realismo politico del machiavellico Hitler.

                                                                      ***

Fulvio Izzo, Maria Sofia Regina dei briganti – Dall’assedio di Gaeta a Umberto I  (Edizioni Controcorrente, pagg. 480, Euro 30,00)

L’immagine di Maria Sofia di Borbone consegnata dalla storia al mito è quella di una giovane Regina che rincuora i combattenti e i feriti sugli spalti di Gaeta mentre infuriano i bombardamenti degli invasori piemontesi. Nessuno incarna l’ansia di riscossa contro l’ingiustizia e l’arroganza dei prepotenti meglio di questa intrepida giovane, che oppone alla violenza e alle subdole manovre dell’aggressore l’impeto ribelle dei suoi diciannove anni. Il suo spirito combattivo, che induce Gabriele D’Annunzio a coniare per lei l’appellativo di “aquiletta bavara”, non viene meno negli anni successivi alla caduta del Regno delle Due Sicilie. Pur di minare la stabilità del nuovo stato sabaudo e di ritornare sul trono di Napoli, dall’esilio e per un lunghissimo arco di tempo, Maria Sofia traccia e realizza alleanze con anarchici, sinistra radicale e comunque con qualsiasi forza politica nemica del suo nemico. Si crea così un intreccio di utopia socialista e legittimismo popolare, di rivoluzione e reazione che trapassano strumentalmente l’una nell’altra e che reciprocamente si sostengono. L’acquisizione di nuovi e decisivi documenti d’archivio (le carte di Giovanni Maria d’Alessandro, duca di Pescolanciano) permettono di definire la giusta prospettiva e consentono una messa a punto, con nettezza di contorni, soprattutto sugli avvenimenti di fine Ottocento e sulla morte di Umberto I di Savoia, che videro protagonista il mondo borbonico. Questo lavoro ha l’intento primario di chiarire storicamente e con rigore i sentieri intricati ma percorribili che videro agire con insolite sinergie borbonici, anarchici e sinistra radicale, ma non nasconde la volontà di ricordare l’immagine avvincente e coinvolgente di una Regina alla quale un destino severo ha imposto dolorosamente la crescita tra tempeste, rotture irreparabili, esili.

 

LA STORIA DELLE DESTRE

Federico Roobe, L’impossibile incontro – Gli Stati Uniti e la destra italiana negli anni Cinquanta (Franco Angeli, pagg. 304, Euro 36,00).

 

Qual è stato l’atteggiamento degli Stati Uniti nei confronti di neofascisti e monarchici dopo le elezioni del 1948? Come hanno interagito gli americani con la destra “impolitica”, ossia quel fronte ampio ed eterogeneo, con forti venature di antipolitica, che andava da Montanelli agli imprenditori nostalgici del fascismo?
Sono alcune delle domande alla base di questo volume, che ricostruisce la politica degli Usa nei confronti della destra italiana negli anni Cinquanta. Un decennio di aspre lotte politiche nel corso del quale si consolida la democrazia e inizia la stagione del centrismo, passando dalle ferite del conflitto mondiale al miracolo economico. Grazie a documenti inediti reperiti in diversi archivi statunitensi è stato possibile fare luce su alcuni aspetti controversi: la presunta connivenza degli Usa, e in particolare della Cia, con la destra per arginare il Pci; l’incoerenza, e talvolta la miopia, dei vari centri decisionali americani; il peso del ventennio fascista nella società italiana del dopoguerra; il radicamento del sentimento monarchico; i limiti del progetto di “grande destra”; il sostegno dei missini al governo Tambroni del 1960. Ne risulta un quadro originale e per certi versi sorprendente sull’impatto della Guerra fredda nel nostro Paese. E non manca qualche mito sfatato.

 

SCIENZA

Maurizio Blondet, Luccellosauro ed altri animali – La disfatta evoluzionista (Effedieffe, pagg. 256, Euro 15,00)

Viene ripresentato , perché esaurito da tempo, Luccellosauro ed altri animali, arricchito di 105 pagine di nuovi contributi di Maurizio Blondet sul tema evoluzionismo, che portano così la nuova edizione a 245 pagine rispetto alle precedenti 140. Il libro si avvale della prefazione del Professor Giuseppe Sermonti.
Blondet non oppone all’evoluzionismo il creazionismo, ma oppone ad una dottrina pseudoscientifica argomentazioni scientifiche precise quali l’intelligent design e la complessità irriducibile.
Di un rivoluzionario dibattito scientifico in corso, che è anche una vittoria della libertà sul progressismo, l’opinione pubblica italiana continua a essere tenuta all’oscuro. Nella loro battaglia contro il darwinismo, cattedratici hanno scoperto, incoraggiato e messo in contatto fra loro un’intera generazione di giovani scienziati che prima non osavano parlare. Si contano a decine paleontologi e matematici, genetisti e biologi molecolari, ormai apertamente critici del mito evoluzionista, che osano deridere il concetto di selezione naturale: nei loro argomenti mettono alle corde i baroni dell’evoluzionismo e le loro scoperte e polemiche sono accolte nelle riviste scientifiche americane.
L’ assoluta mancanza di reazione a tutto quello che ci succede, se non la beota condivisione, è, inoltre, esito della quasi completa scristianizzazione del nostro popolo, che invece in passato ha sempre reagito, contrariamente a visioni denigratorie – e false – sulle nostre caratteristiche antropologiche, anche con forza, ad ogni torto o prevaricazione che venivano tentati ai suoi danni.

TEMPI MODERNI

Franco Ferrarotti, Un popolo di frenetici informatissimi idioti (Edizioni Solfanelli, pagg. 104, Euro 9,00)

Il termine “idioti” del titolo non è un insulto gratuito. È da intendersi nel senso etimologico di “circoscritti”, “localizzati”, “irretiti”, “prigionieri nel web”.
È sempre più tardi di quanto si crede.
Ora anche i periodici a grande tiratura (si veda “Newsweek” del 13 luglio 2012) i fini dicitori del giornalismo salottiero e i compunti maggiordomi del potere quale che sia, i vati dell’ovvio e gli specialisti dell’aria fritta se ne vanno accorgendo.
Un’intera generazione — come da almeno trent’anni vado documentando — appare nello stesso tempo informatissima di tutto, comunica tutto a tutti in tempo reale, ma non capisce quasi nulla e non ha niente di significativo da comunicare. È una generazione al macero, appesa agli schermi opachi di TV, Internet, Facebook, Youtube, eccetera, destinata all’obesità catatonica e alla lordosi sedentaria. La stessa molteplicità e eterogenea abbondanza delle informazioni la deforma, la fagocita, le impedisce di stabilire una propria tavola di priorità.
Internet, priva della critica delle fonti, è la grande pattumiera planetaria e paratattica, in cui giovani e giovanissimi, adolescenti, ma anche giovani adulti, vanno quotidianamente affondando.
Questo è un grido di allarme che non si fa illusioni. Non sarà ascoltato. Quest’epoca avrà il malessere del benessere che si merita.

                                              

                                                                      ***

Marco Iacona,  Album di un secolo – Icone di un Novecento postideologico  (Rubbettino, pagg. 246, Euro 14,00)

Il  racconto di un Novecento postideologico, di un secolo senza nemici né alleati, imprevedibile, aperto come un film di Woody Allen. Un secolo nel quale bellezza, arte, indagine e solidarietà non hanno colori politici. Non un Novecento ordinato sugli eventi o sui punti di vista di parte, ma su alcuni profili esemplari. Le piccole-grandi biografie dei nuovi maestri e delle icone di un secolo né a destra né a sinistra. Trasgressivo, ma a suo modo. Un Novecento insolito, come il secolo cantato da Giorgio Gaber, nel quale si ride per le assurde divisioni fra destra e sinistra; un secolo che apre definitivamente all’indistinto, all’informale, che accosta la cultura alta (l’indagine sociologica, l’arte figurativa o il trattato filosofico) a quella bassa e che raccoglie le fenomenologie del moderno senza alcun pregiudizio. Ecco dunque un’ agile carrellata di personaggi apparentemente lontanissimi fra loro, dove non solo Nietzsche e Marx si danno la mano, parafrasando una famosa  canzone di Antonello Venditti, ma lo fanno anche Jünger e Bukowski, Sciascia e  Woody Allen, Simone Weil e Peggy Guggenheim. E i favolosi Anni Sessanta dei  Beatles s’intrecciano con l’Italia di fine boom economico di Lucio Battisti.

CLASSICI

 

Ezra Pound, Carta da visita (Bietti, pagg. 103, Euro 14,00)

 

Carta da visita è un impasto di aforismi graffianti, battute sarcastiche, tirate polemiche in una lingua che riecheggia Dante e Cavalcanti. Che si tratti della critica letteraria, del destino della poesia, dei labirinti della filosofia o della stessa astrazione scientifica, il filo rosso è l’ossessione di Pound per l’economia. I grandi finanzieri abitualmente praticano “il trucco di far aumentare il valore dell’unità monetaria manovrandolo per mezzo del monopolio d’una sostanza qualunque, e quindi facendo pagare dai debitori l’equivalente di due volte la merce e i beni avuti al tempo d’un prestito”. E’ difficile non sentire vicina l’invettiva di Pound. Le bolle finanziarie a livello globale non sono che l’altra faccia dell’oppressione fiscale, della violenza repressiva e del saccheggio dell’ambiente. Sono l’amore per la natura, l’arte e la scienza a scatenare l’indignazione di Pound il libertario. Come scrive Luca Gallesi, curatore dell’opera: “Sicuramente, in quegli anni, quando molti intellettuali impegnati si baloccavano con il mito della lotta di classe, Pound doveva risultare quantomeno eccentrico, con il suo insistere nella guerra contro la speculazione finanziaria, ricordando che “una nazione che non vuole indebitarsi fa rabbia agli usurai”. Oggi, invece, il suo avvertimento contro “la banca che trae beneficio dall’interesse su tutta la moneta che crea dal nulla”, come recita il Canto 46  , risulta ben più efficace del rimedio allora auspicato da mol­ti, e cioè la ‘dittatura del proletariato’”.

 

ROMANZI

Alvaro Gradella, L’Aquila e la spada – La storia scritta dai Vincitori, la Leggenda…dagli Sconfitti (Edizioni il Cerchio, pagg. 408, Euro 18,50)

Magno Clemente Massimo, Comes Brittanniarum, ultimo Governatore delle Britannie, fu uno degli “usurpatori” più temuti della storia del tardo Impero. Mentre la storiografia romana ufficiale dell’epoca cercò in tutti i modo di cancellarne le imprese, al contrario la tradizione orale dei Celti di Britannia lo elesse al ruolo di indimenticato protagonista di più di una leggenda. Di lui, di Maesen Wledig, i bardi avrebbero cantato nei secoli le gesta. Non a caso, egli è il solo non-nativo che animi uno dei dodici racconti contenuti nell’antico ” Mabinogion”: l’unica traccia  scritta della tradizione mitica britanno-celta. In questo libro, la Storia scritta e la Leggenda tramandata si intrecciano a creare un mondo epico e fatato in cui il realismo pragmatico e disincantato dei Romani si fonde con lo spiritualismo magico e sognatore dei Celti di Britannia, mostrando come Roma abbia lasciato in eredità alla Britannia qualcosa delle sue antichissime gloria e nobiltà. Qualcosa da cui sarebbe nata, quasi un secolo dopo, la leggenda più grande e amata di tutte, quella del Rex quondam Rex futurusque, il Re in Eterno: Artù.Il romanzo dal titolo “L’Aquila e la Spada” ed il suo seguito – già in fase di scrittura – traggono origine dal racconto ” La terza Aquila” anch’esso scritto da Alvaro Gradella e pubblicato nella raccolta ” E’ sempre tempo di eroi” (1988), edita da “Il Cerchio-Iniziative Editoriali” L’Autore ne ha sviluppato anche una sceneggiatura cinematografica che ha ottenuto un riconoscimento dalla Commisione Ministeriale competente. Il personaggio principale, il generale romano magno Clemente Massimo, è una figura realmente esistita, così come la maggior parte dei contemporanei che leggiamo fargli da contorno: gli imperatori Giulio Valente e Flavio Graziano, il generale Teodosio il Giovane, il vescovo Ambrogio (futuro santo e patrono), l’arcidruido Taliesin, e così via. Nella narrazion, quindi, lo vedremo muoversi ed agire in un contesto del tutto congruo al proprio tempo (la fine del IV secolo d.C.) e nel rispetto di quanto gli storici ci riportano di lui, nonchè della situazione politica, militare e dinastica negli Imperi Romani d’Occidente e d’Oriente. Magno Massimo non sfuggi ad una spietata damnatio memoriae, ma “L’Aquila e la Spada” restituisce voce e gloria – come mai prima – a questo straordinario protagonista di Roma e della Britannia.

***

Robert Hugh Benson, Necromanti   (Fede & cultura pagg. 288, Euro 14,00)

Quando la morte ci separa all’improvviso dalla persona amata l’amore si trasforma in disperazione e la tentazione di cercare un contatto con l’aldilà può essere forte. Così Laurie, figlio brillante e un po’ viziato di una famiglia bene, da poco convertito al cattolicesimo, comincia ad avvicinarsi allo spiritismo per il desiderio di rivedere la sua Amy. In uno scenario di inizio Novecento il geniale Autore de Il Padrone del mondo delinea una trama semplice e ricca di suspence, che sottende temi ancora attuali: l’indifferenza religiosa e la poca preparazione di molti credenti lasciano prosperare una religione “fai da te”forme di magia, spiritismo e truffe ai danni dei più deboli. I Necromanti serve come ammonimento non solo per l’occultismo, ma anche per le molte abitudini che affliggono la società post-cristiana, come il relativismo e le pratiche New Age.

FANTASY

Pierfranco Prosperi, Bersaglio Mario Monti (Edizioni Reverie, pagg. 197, Euro 15,00)

Novembre 2012. Si avvia alla fine un anno cruciale per le sorti politiche ed economiche d’Italia e d’Europa. Dopo le incertezze iniziali, l’anomalo governo di Mario Monti ha inanellato un successo dopo l’altro. Sia in campo nazionale, dove per la prima volta la spesa pubblica ha iniziato a contrarsi e lo spread è sceso a livelli mai sognati, sia all’estero, dove l’autorevole intervento di «Supermario» ha risolto crisi che apparivano inestricabili. Nico Raimondi è un dropout. Un uomo che ha scelto volontariamente di vivere ai margini di una società in cui non crede, che lo ha profondamente ferito. Non è tendenzialmente un violento, ma da tempo rifiuta il principio di autorità. L’incontro con uno sconosciuto, un uomo dall’aria aristocratica e dal grande carisma in un esclusivo ristorante di Milano cambia per sempre la sua vita. Gli viene proposto di partecipare a un grande progetto di rifondazione della società. L’obiettivo? Tornare a far valere la libera volontà dell’individuo. E la mossa migliore è cominciare a colpire il ventre molle dell’Occidente: l’Italia. Scardinato il nostro sistema politico, sarà facile generare un effetto domino che farà crollare gli altri capisaldi. Oltre a Nico, vengono reclutati altri, per vari motivi insoddisfatti e scontenti, in ogni settore della società. Qualcosa di imprevisto e imprevedibile sta per accadere, a Roma le autorità entrano in allarme.

Category: Libri

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.