Reporatege da Melendugno di Cristian Casili/ LA FITODEPURAZIONE, UNA PROSPETTIVA SALUTARE E CONCRETA PER RIGENERARE IL SALENTO

| 28 Settembre 2014 | 0 Comments

L’agronomo Cristian Casili (nella foto), di cui ci onoriamo di avere l’amicizia e la collaborazione, ha realizzato su “yuo tube” un video specifico, visibile al link

 

http://www.youtube.com/watch?v=__QMeB86cfs&feature=youtu.be&list=UUtAfsyVULdgQUYUzi1j5vrA

e un reportage collegato in cui ci spiega cosa sia l’impianto di fitodepurazione di Melendugno, quanto giovi alla rigenerazione dell’ambiante e come sia possibile crearne altri con grandi vantaggi per l’agricoltura, l’ambiente e l’economia del Salento.

Dal suo profilo “Facebook” riprendiamo e pubblichiamo qui di seguito la spiegazione, quale buona notizia del presente e concreta, possibile e positiva prospettiva per il futuro.

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L’impianto artificiale di fitodepurazione di Melendugno (Le), tra i più importanti d’Europa,  ha ricreato un ecosistema umido caratterizzato dalla presenza di specie vegetali (Fragmiti, Tife, Lenticchia d’acqua, etc,) che, combinate ai microrganismi ad esse associati, offrono un alto potere depurativo  che elimina gli organismi patogeni, BOD, COD, solidi sospesi, metalli pesanti ed altri micro inquinanti provenienti dai tradizionali sistemi di depurazione dei reflui domestici.

Tutti sappiamo quanto danno stiamo arrecando con gli sversamenti  nel  nostro mare  di reflui che  spesso arrivano tal quali, con un danno incalcolabile agli ecosistemi marini e all’ immagine dei nostri territori che si ripercuote poi sul turismo.

Questa tipologia di impianti, con soluzioni di ingegneria ambientale,  può essere allargata al trattamento di reflui provenienti dalle industrie di trasformazione alimentare, cantine, industrie chimiche e petrolchimiche, reflui agricoli e zootecnici,  e per il trattamento del percolato di discarica. Tale tipologia di impianti funzionano naturalmente senza utilizzo di energia elettrica.

Le zone umide così ricreate sono ambienti con elevata diversità ecologia, oggi fondamentale per contrastare la semplificazione della biodiversità dovuta ad un indiscriminato utilizzo di prodotti chimici, pesticidi, cementificazione e inquinamento delle grandi industrie.  Non solo.

La fitodepurazione  a Melendugno ha creato un habitat che favorisce lo stazionamento dell’avifauna, con specie che ormai non si vedevano da anni nel Salento e ha favorito anche la nidificazione e, quindi, la riproduzione di fauna selvatica.  Questi impianti possono, quindi, essere utilizzati per scopi didattici e attrarre turisti alla riscoperta della biodiversità delle aree umide di cui una volta il Salento era ricco.

Inoltre dalla coltivazione e sfalcio di alcune specie vegetali impiegate come il falasco ( Cladium mariscus) si può ricavare dalle foglie e dal fusto materiale per impagliare seggiole, intrecciare sporte  e stuoie e per la costruzione di tetti e altri manufatti in bioarchitettura.

E’ auspicabile che esperimenti come quello di Melendugno siano estesi ad altre zone nel Salento, a costruire una rete ecologica di aree umide che cambierebbero gli assetti microclimatici del nostro territorio e ci affrancherebbero dal problema di inquinamento dei suoli e del mare.

Inoltre il riutilizzo delle acque per scopi irrigui ci solleverebbe dall’annoso problema dello sfruttamento delle acque di falda a seguito dell’emungimento da pozzi disseminati in tutto il Salento.

Ciò  sta causando l’ingressione delle acque marine in falda e la salinizzazione delle stesse, processo irreversibile che ci espone al rischio desertificazione a causa della flocculazione delle argille sottoposte ai sali.

Pensiamo a quanti posti di lavoro si genererebbero dalla gestione e cura degli impianti, alla didattica attraverso le visite di scolaresche e appassionati, al riutilizzo delle acque per scopi irrigui, al turismo e a tutta una miriade di attività che possono essere svolte all’interno di queste oasi umide.

 

Category: Cronaca

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