XYLELLA / LA TAVOLA ROTONDA DI CORIGLIANO / SALVIAMO GLI ULIVI CON SPERIMENTAZIONE E RICERCA

| 26 Luglio 2015 | 1 Comment

di Eleonora Ciminiello______

Qualche considerazione d’ obbligo, a margine della tavola rotonda dell’europarlamentare Rosa D’Amato e del consigliere regionale Cristian Casilli del M5s, che hanno riunito, presso la masseria Appidè di Corigliano d’Otranto, un folto gruppo di ricercatori.

C’ erano il professor Pietro Perrino, ex dirigente del CNR di Bari, il batteriologo Marco Scortichini, e pure il ricercatore noto all’universo scientifico internazionale Cristos Xiloiannis. Non solo ricerca e sperimentazione: ad infoltire il gruppo degli invitati anche uomini di legge di spicco nella questione xylella fastidiosa, con avvocati come Giovanni Pesce e Luigi Paccione. Invitato anche il Presidente della Regione Michele Emiliano il quale, non potendo presenziare, ha inviato ad assistere ed intervenire un suo delegato, Gabriele Papa Pagliardini. Presente anche Rosario Centonze, Presidente dell’Ordine degli Agronomi e Forestali di Lecce.

Ad accogliere l’invito Copagri, nella persona di Fabio Ingrosso, Federbio, contadini, uomini e donne dei presidi, cittadini attivi, giornalisti e tutti coloro i quali hanno a cuore il futuro della terra salentina.

Assenti illustri Giuseppe Silletti e i ricercatori del CNR di Bari e dell’EFSA che, nonostante fossero stati invitati, non si sono presentati all’incontro.

L’incontro è stato unico nel suo genere perché gli organizzatori hanno consentito che a parlare fossero le soluzioni alternative al taglio e la prospettiva puntasse alla salvaguardia del territorio e della biodiversità.

Se gli avvocati Pesce e Paccione hanno offerto la loro esperienza tecnica per dimostrare quanto la burocrazia che ruota attorno a questa vicenda, sebbene intricata, sia assolutamente impugnabile perché pregna di lacune, dall’altro il rappresentante regionale Gabriele Papa Pagliardini ha sottolineato come la Regione Puglia non intende procedere allo sterminio, ed è disponibile ad una ricerca aperta a 360°. Inoltre, sottolinea Gagliardini Papa come la Regione, la quale ha disponibili due milioni di euro per finanziare la ricerca, sia interessata a pubblicare dei bandi per far sì che lo studio sulla questione xylella sia libero ed accessibile a chiunque, associazioni o comitati compresi.

Quanto mai vicino a chi difende il territorio salentino e la sua stessa salute, è stato l’intervento del professor Pietro Perrino, ex direttore del CNR di Bari ormai in pensione.

Il professor Pietro Perrino è stato illuminante: innanzitutto parla di complesso di disseccamento rapido, e questo è un fatto molto significativo, perché sostiene come NESSUNA DELLE RICERCHE eseguite sulla questione salentina prevede come soluzione ultima l’abbattimento. Dice Perrino: “Ma allora è un fatto politico. E’ una scelta di interessi, di lobby economiche, politiche!”

Secondo il professor Perrino così come la soluzione non può essere l’abbattimento degli ulivi, non può e non deve allo stesso modo essere la sostituzione delle varietà suscettibili con varietà resistenti. La biodiversità è un elemento che deve essere tutelato e difeso, e se esistono delle varietà d’ulivo più suscettibili deve essere il ricercatore, l’agronomo, lo stesso contadino a renderle resistenti. Come? Attraverso le BUONE PRATICHE AGRONOMICHE. Chi ha proposto la sostituzione delle piante più suscettibili con altre più resistenti ha l’unico scopo di non cambiare modello agricolo, ha quindi l’obbiettivo di mantenere inalterata una metodologia agricola che si fonda sull’uso di pesticidi, erbicidi, acaricidi, rientrando a pieno titolo in un business mondiale che non si vuole in alcun modo intaccare.

I pesticidi, infatti, continua il proessor Perrino, ed in particolar modo il glifosate, distruggendo i microrganismi, abbattono gli organismi necessari a produrre nutrienti indispensabili alla pianta per vivere. Non solo. Il RoundUp, glifosate per eccellenza, ossida gli elementi presenti nel suolo, pertanto la pianta non riuscendo a nutrirsi si indebolisce, rendendosi più suscettibile ai patogeni.

Il ricercatore Cristos Xiloiannis, sulla stessa scia di Perrino, prosegue sostenendo l’insensatezza di continuare a parlare solo di batterio e vettore. E’ necessario che una ricerca libera ed aperta si occupi dell’ecosistema e dell’emergenza di sostenibilità.

Perché non limitare il batterio potando le piante? Perché non si è pensato di utilizzare il compost e le acque reflue urbane per migliorare la sostenibilità agricola pugliese? Domande essenziali secondo il ricercatore Xiloiannis che con il cambio politico necessitano di risposte forti, a partire da un ampliamento del comitato tecnico scientifico, che migliori la qualità e le competenze di quello esistente.

Interessantissimo l’intervento telefonico del batteriologo Marco Scortichini, il primo batteriologo interpellato ad oggi sulla questione. Sino a questo momento, infatti, fra tutti i ricercatori e gli esperti, primo fra tutti il professor Donato Boscia, che si sono occupati della fitopatia dall’inizio, non esiste un batteriologo, ma solo virologi. Il batteriologo sta sperimentando una soluzione alla fitopatia e sta ottenendo risultati incoraggianti: il principio seguito dal professor Scortichini è il medesimo seguito per contrastare, come lui stesso sostiene, altre importanti fitopatie. La soluzione che brevetterà, è a base fra gli altri di rame, zinco, idracidi ed acido cidrico. E’ un prodotto che migliora la resistenza della pianta ed allo stesso tempo ha un’azione battericida, molto simile ad un prodotto che si usa comunemente in agricoltura biologica.

Anche Fabio Ingrosso, Presidente di Copagri, presenta la sua ricerca e la sperimentazione che il suo team sta eseguendo, sottolineando come sia una cura “omeopatica” per gli ulivi. Una cura, che Fabio Ingrosso ammette, dopo soli quaranta giorni ha prodotto una risposta positiva sulle piante.

E quindi cosa causa la patogenicità negli ulivi? Xylella, qualcos’altro o l’uomo stesso?

Sulla domanda di Fabio Ingrosso di Copagri, mi chiedo a questo punto: perché questi agronomi, questi ricercatori, questi studiosi, questi professori che più e più volte hanno chiesto alla ricerca barese di cercare soluzioni alternative all’abbattimento, che hanno sottolineato come l’abbattimento non fosse la soluzione, che hanno evidenziato come l’uso di pesticidi avrebbe avuto come ultimo effetto la malattia e la morte dell’ambiente e dell’uomo, non sono mai state prese in considerazione?

Perché questi uomini illustri non sono stati inclusi nella ricerca, né in nessuno dei convegni organizzati sino a questo momento dalla Regione Puglia?

Perché l’intervento dello stesso Marco Scortichini, unico batteriologo intervenuto sulla questione e richiesto da Peacelink, è stato evitato durante l’incontro in Prefettura? Perché il Ministro Martina ha ritenuto la sua autorità più alta e quindi più competente di un esperto in materia?

Perché i cittadini devono sempre attendere la controinformazione di movimenti ed organi esterni a quelli istituzionali per comprendere cosa stia realmente accadendo?

E’ lecito pensare che gli interessi in questo paese siano sempre al primo posto e che quando si parla di finanziamenti da milioni di euro, qualunque sia la questione diventa sempre un affare riservato a pochi intimi, anche se le conseguenze riguardano tutti. Se poi qualche milione di persone s’ammalerà di tumore che importa: ci saranno sempre le lobby farmaceutiche ad intervenire. E la ruota continua a girare.

 

 

Category: Cronaca

About the Author ()

Comments (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. villa ha detto:

    E poi dicono k i nostri VECCHI non capivano niente: dipingere col RAME i tronchi? Lo facevano. Raccoglievano la cenere dei camini e la spargevano nei campi. Come potete notare erano più intelligenti loro senza STUDI DIPLOMI ECC. Dovremmo ritornare ai loro insegnamenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.