MORTO IN UN CASOLARE ABBANDONATO SENZATETTO LECCESE CHE DA TEMPO LO CERCAVA INVANO

| 19 Agosto 2016 | 1 Comment

di Francesca Pagliara______

La solitudine è una malattia. Si sa. Ha bisogno di cure, necessita di attenzioni. Senza queste, c’è solo un epilogo possibile.

Lo sa bene Giuseppe Fiorentino, 66 anni, clochard, ma prima di tutto uomo solo. O meglio lo sapeva , trovato senza vita in un casolare abbandonato nei pressi di Via Taranto quest’oggi.

Non si hanno al momento notizie certe né sull’ora del decesso, né sulle cause effettive. Il sospetto è che si tratti di cause naturali. Sono tanti i dubbi, ma altrettante sono le certezze. Nessun punto di riferimento per Fiorentino, nessun parente o amico che lo stesse cercando al momento della scomparsa. Anche se due amici, ad onor del vero li ricordiamo: Dino Martina e Veronica Piggini. Una coppia di senza tetto come lui, sfrattata da piazzale Adua e morta per il crollo del pavimento di una casa disabitata a Borgo Pace. Quella casa occupata nel gennaio 2014 Giuseppe Fiorentino la conosceva bene: era stato lui a lanciare l’allarme, denunciando l’accaduto, e quella situazione di abbandono e degrado. Raccontando l’inenarrabile. Ma nessuno gli aveva dato ascolto, neanche l’arcivescovo fermato durante la processione di Sant’Oronzo.

L’ uomo da tempo chiedeva un’ abitazione.

Nessuno aveva avuto orecchie per sentire. Come ogni volta che un uomo solo si rivolge alla società, come ogni volta che chi non ha potere chiede aiuto. Chi non ha potere non ha importanza, chi non ha nessuno al mondo non va considerato. Queste sono le nostre leggi non scritte, e questa è la fine che fa un uomo come Giuseppe Fiorentino. Affetto dalla malattia più lacerante di tutte: la solitudine.

Condivisa con il cagnolino con il quale viveva, e che lo ha vegliato fino all’ arrivo dei carabinieri.

 

 

Category: Cronaca

About the Author ()

Comments (1)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Collettivo Terra Rossa- tramite redazione ha detto:

    Si chiamava Giuseppe Fiorentino il senza tetto morto ieri notte a Lecce. Aveva 66 anni ed è il quinto clochard morto negli ultimi due anni di governo Perrone. Questa volta è successo in una campagna di Borgo Pace: lo hanno trovato lì, riverso tra le erbacce, a pochi passi da quello che aveva scelto come rifugio di fortuna, dalla “sua casa”. Una morte causata dall’incuria, dall’abbandono, dalla solitudine e dall’assenza di cure. Il referto parla di morte naturale, ma la verità è un’altra: Giuseppe è morto di povertà.

    E’ morto a pochi metri dal luogo in cui morirono i suoi amici Dino e Veronica, ritrovati sotto le macerie della casa in cui avevano trovato rifugio. Fu lui a trovarli e a dare l’allarme. Prima di loro, Dino,
    ritrovato in stazione e Luigi, in pieno centro, a due passi dalla città vetrina.
    Morti nella città di Santa Croce e del Duomo, nella città che offre ai turisti spettacoli gratuiti nell’anfiteatro romano e ospitalità
    in miriadi di B&B o in lussuosi alberghi.
    Morti nella città dal centro tirato a lucido e fotografato in migliaia di cartoline che rimandano l’immagine di una città bella e opulenta, di un’amministrazione attenta, in cui invece il problema della casa è un dramma per centinaia di persone.

    Morti in una città che ha una sola struttura di ricovero, ora chiusa in attesa di nuovo bando, e che delega tutto al volontariato. Tutti vittime di un sistema che prima condanna alla povertà e poi abbandona i propri cittadini.

    Chissà se qualcuno ha disturbato le vacanze del sindaco Perrone o dell’assessore Monosi per dare loro questa ferale notizia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.