QUO VADO? DAL ‘COMPAGNO’ ANTONIO DE CARO. E A BARI MATTEO RENZI ROTTAMA CHECCO ZALONE

| 13 Ottobre 2016 | 0 Comments

(Rdl)_____Il presidente del consiglio Matteo Renzi ha chiuso in serata i lavori dell’ assemblea dei comuni italiani, che ieri aveva nominato il ‘renziano’  di ferro Antonio De Caro, sindaco di Bari, nuovo presidente nazionale.

Nell’ occasione, il premier ha tenuto una specie di comizio – spettacolo nella versione più elevata di affabulazione del suo stile ottimista, promissorio e futuribile. Ecco una sintesi (testuale) delle dichiarazioni più significative:

“Penso che l’Italia ha un futuro straordinario, lo dico perché ne sono certo e i due anni e mezzo a Palazzo Chigi mi hanno convinto ancora di più, è uno stress test straordinario.

Non sono qui a fare campagne: questo è un incontro istituzionale ma in questi anni qualcosa è cambiato in meglio, è oggettivo, anche se questo non è ancora sufficiente.

In questi due anni il federalismo demaniale ha portato a trasferire a 1212 comuni 4000 beni per un miliardo e mezzo, qualcosa è accaduto. Ma ancora manca la totale autonomia a cui ha fatto riferimento Antonio Decaro nel saluto introduttivo.

La legge di stabilità la chiuderemo tra stanotte e domani.

Due anni fa in Europa ci dicevano che il problema immigrazione era tutto nostro, oggi è rimasto l’egoismo, continuano a essere alzati i muri. Nella discussione dei prossimi Fondi Europei, dal 2020, dobbiamo mettere una regola: quei paesi non in grado di rispettare gli impegni sul rispetto dell’immigrazione, chi alza i muri, non devono avere finanziamenti privilegiati come accaduto in questi anni.

Possiamo far notare all’Europa che il terrorismo internazionale non nasce nei barconi ma nelle periferie di Bruxelles e di Parigi e nelle scuole dove non è stata fatta integrazione.

Una delle sfide più importanti è il rapporto con la pubblica amministrazione e i nostri dirigenti, la fiducia è fondamentale. Deve essere un valore servire lo Stato, l’impiegato pubblico deve sentire l’onore del servizio. Va rottamata la filosofia Checco-Zaloniana dell’ impiegato pubblico e sfidare chi lavora con noi, dicendo che devono sentire l’orgoglio di servire il tricolore. Chiaro, poi bisogna anche sbloccargli i contratti ma va rovesciato l’approccio che c’è stato finora.

Dire che si modifica il turn over significa tornare a fare i concorsi, una cosa che è mancata in questi anni: possiamo immaginare di avere tra infermieri, forze ordine e spero medici, dieci mila unità. C’è fame di lavoro”.

 

 

Category: Cronaca, Politica

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