L’ APPROFONDIMENTO / UNA “S…VENTURA” MONDIALE. L’ITALIA NON SI QUALIFICA ALLA COMPETIZIONE PIÙ IMPORTANTE, NON ACCADEVA DA 60 ANNI, DAL 1958

| 14 Novembre 2017 | 0 Comments

di Laura Ricci_____

Per il mondo del calcio italiano è un giorno triste.

Non sembrava possibile una disfatta del genere: che l’Italia potesse restare fuori dai Mondiali non era pronosticabile e mai lo sarebbe stato vista la storia gloriosa che accompagna la maglia azzurra da sempre.

Il percorso in discesa- Eppure, nonostante un girone decisamente alla portata con Albania, Israele, Macedonia, Liechtenstein e, l’unica nazionale davvero di spessore, la Spagna, gli azzurri non sono riusciti a fare il minimo indispensabile, ovvero qualificarsi.

Bastava non prendere sotto gamba partite sulla carta scontate, ma sul campo sofferte come quel 1-1 contro la Macedonia del 6 ottobre, preceduto da segnali di allarme dall’uno a zero strappato a fatica a Israele nel match del 5 settembre

Ventitré punti, cinque in meno della Spagna, non sono bastati all’Italia per affermarsi come una delle migliori seconde dei gironi di qualificazione, lasciando così le proprie sorti da decidere nello step finale dei play-off.

Ridursi all’ultimo per ottenere il pass per la Russia non è da nazionale “top” quale l’Italia è sempre stata.

La beffa svedese- Nel 2004 quel famoso “biscotto” con la Danimarca (2-2) segnò per la Svezia il passaggio del turno insieme ai danesi e l’esclusione degli azzurri dai campionati Europei; adesso, gli stessi svedesi tornano a beffare la nazionale italiana eliminandola, questa volta sul campo, dalla competizione più importante, i Mondiali.

Che il colore giallo non piaccia ai nostri giocatori lo si era capito, ma la leggerezza con cui si sono affrontati questi play-off è disarmante.

Con un pizzico di senso di superiorità ostentato solo a parole e la troppa superficialità in partita, sopratutto nella gara di andata in cui Johansson ha freddato gli azzurri con la rete poi divenuta decisiva, la squadra e il suo condottiero Ventura hanno permesso di vedersi sfilare via un posto che quasi la nostra nazionale sente suo di diritto.

In centottanta minuti gli undici (con annessi cambi in corso d’opera) scesi in campo non sono riusciti a mettere dentro il pallone, a sbrogliare una matassa che è cresciuta sempre di più, minuto dopo minuto, passaggio dopo passaggio, fallimento dopo fallimento.

Dispiace, ma di questo si tratta: di un fallimento. Si gioiva con incosciente arroganza di aver pescato la Svezia , per altro priva del suo diamante Ibrahimovic e dunque senza il suo trascinatore, e ci si è ritrovati al fischio finale del direttore di gara a San Siro in un mare di lacrime frutto di delusione, incredulità e tristezza.

Le cause- Si potrebbe stilare un elenco infinito delle possibili cause che hanno portato a una disfatta simile, a un evento che non si vedeva dal 1958, all’Italia fuori dai Mondiali, ma ci sono dei punti molto chiari che è bene fissare.

Alla superiorità e all’arroganza insita nell’atteggiamento dell’ambiente azzurro in questa fase, si aggiunge un allenatore non all’altezza, sia chiaro, non perché non sia un valido tecnico, ma perché per guidare una Nazionale ci vuole sempre una marcia in più.

Non è detto che si debbano avere grandi doti “nell’insegnare”, questo spetta agli allenatori dei club. Chi guida la Nazionale deve avere carisma, che non equivale sempre a urla e arrabbiature, ma a uno spirito di gruppo, determinazione e concretezza da saper trasmettere a diversi di giocatori che si ritrovano a scendere in campo insieme solo saltuariamente.

La tattica, in Nazionale, è tutto. Riuscire ad amalgamare i calciatori scelti fa la differenza, e l’eliminazione dai Mondiali ne è una dimostrazione palese.

Non si può certo dire che di individualità di spicco non ce ne fossero, che i giovani non siano stati convocati o che non ci fosse qualità. Quello che si può dire è che la coesione in campo, l’idea di gioco, il trovarsi “ad occhi chiusi” per poter esprimere a pieno le grandi potenzialità della squadra, quello si che è mancato.

A Ventura si recrimina l’aver permesso che una cosa del genere accadesse, e dando uno sguardo al recente passato si rimpiange come non mai quell’Antonio Conte sempre sotto accusa, ma sempre così unico nel suo genere, che se fosse stato seduto sulla quella panchina ieri avrebbe tirato giù l’intero Stadio.

Le lacrime di Buffon a fine gara che saluta la Nazionale da portiere, le urla di De Rossi che si rifiuta di entrare a dieci minuti dalla fine urlando “dobbiamo vincere, non pareggiare, non servo io adesso”, la perplessità di tutti rispetto a un 4-2-4 mai esploso e a Insigne, uno degli attaccanti azzurri più in forma e decisivi, lasciato in panchina al momento cruciale, sono ciò che rimarranno nella mente degli italiani che chiedono a gran voce le dimissioni di Giampiero Ventura.

 

 

 

Category: Sport

About the Author ()

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.