LASCIATO SOLO, DELEGITTIMATO E IGNORATO, GIUSEPPE DE DONNO, “U Pippi” PER GLI AMICI SALENTINI, ERA PROFONDAMENTE AMAREGGIATO. SCRIVEVA: “Come è strana la vita che ti prende e ti lascia…”

| 29 Luglio 2021 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______La notizia  della tragica morte del dottor Giuseppe De Donno divampa da ore sui social in un clima surriscaldato, e non mi riferisco a quello meteorologico di queste settimane afose d’estate. Lasciamo stare teorie e ipotesi: stiamo ai fatti. Scartiamo  sospetti e veleni: atteniamoci a fonti certe.

Ecco tutto quello che abbiamo trovato, relativamente a fatti accertati e fonti verificabili.

 

Il dottore è stato trovato morto in casa sua dai famigliari nella serata di martedì’ 27.

Non si hanno altri particolari.

 

I Carabinieri hanno avviato le indagini interrogando i famigliari, moglie e due figli.

Su tutto il resto, al Comando Provinciale di Mantova dell’Arma bocche cucite, nel doveroso silenzio investigativo.

Dalla Procura della Repubblica non c’è conferma delle indiscrezioni giornalistiche sull’apertura di un’indagine giudiziaria, quindi al momento non è dato sapere a chi sia stata affidata, quali siano le ipotesi di reato e se ci siano persone iscritte nel registro degli indagati.

Comunque sia, gli inquirenti sono al lavoro per ricostruire l’esatta dinamica di quanto accaduto e risalire ad eventuali responsabilità.

Il suo corpo si trova nell’obitorio dell’ospedale, in attesa di essere restituito ai famigliari per i funerali.

 

Hanno trovato nel frattempo ampia documentazione le ragioni del risentimento che il dottor Giuseppe De Donno covava da mesi per il fatto che la sua cura contro il Covid non fosse stata adottata, ma sostanzialmente scartata nella pratica medica ufficiale, non perché non fosse efficace, ma perché a basso costo e quindi senza margini di profitti per le case farmaceutiche: “so che funziona, ho visto i pazienti guarire sotto i miei occhi, eppure sembra che non interessi a nessuno”, diceva.

Gli hanno  risposto in pratica opponendo tesi per cui mancherebbero evidenze scientifiche sull’efficacia della sua cura, cure su cui del resto mai si è concentrata l’attenzione dei responsabili medici e scientifici.

Negli ultimi tempi il suo umore era peggiorato, lo stato d’animo esacerbato.

Aveva preso alcuni periodi di congedo.

Ai primi di giugno aveva poi lasciato l’ospedale  Carlo Poma di Mantova di cui era primario a Pneumologia da tre anni.

Ai primi di luglio aveva scelto di fare il medico di base di provincia, nel paese di Porto Mantovano, come tornare agli inizi della carriera da giovane, come al gioco dell’oca, come a Monopoli, quando capita di tornare al punto di partenza remoto..

Sperava così di poter ritrovare quella serenità che aveva completamente perso sul posto di lavoro.

A Porto Mantovano i paesani si erano messi in fila per poter diventare suoi pazienti.

 

 

Dall’ Azienda Sanitaria rimandano a due comunicati diramati ieri.  Vediamo cosa dicono..

“La scomparsa ha lasciato un vuoto incolmabile fra i colleghi che esprimono il loro dolore e la loro stima per un professionista eccellente e di grande umanità.

Era direttore della struttura complessa di Pneumologia dal novembre 2018, incarico che ha ricoperto fino a poche settimane fa, quando ha deciso di diventare medico di base per contribuire con le sue competenze allo sviluppo della medicina territoriale.

Un percorso di cambiamento maturato dopo il periodo più intenso e drammatico della pandemia, che ha visto De Donno dedicarsi con passione e abnegazione alla cura dei pazienti colpiti dal Covid. I colleghi hanno avuto modo di apprezzare il suo impegno, il suo desiderio di giustizia, il suo approccio profondamente umano e gli sono stati vicini, supportandolo anche nella scelta di lasciare la medicina ospedaliera.

Lo vogliamo ricordare per la sua completa abnegazione sia da medico prima che da primario poi, con un’attenzione quasi spasmodica alle necessità e al benessere dei pazienti non solo dal punta di vista clinico, ma soprattutto umano. Li faceva sentire in qualche modo parte di una famiglia allargata…quello che era per lui la Pneumologia.

…Aveva voluto poi  tornare a fare “il medico” in ambulatorio, senza preoccupazioni che non fossero il benessere e la salute dei suoi assistiti.

Lo vogliamo ricordare con il suo sorriso, le sue battute, il suo entusiasmo nello studio dei casi e nel trovare le risposte a tanti dubbi, anche la sua profonda delusione quando qualche paziente nonostante tutto non ce la faceva, esperienza vissuta spesso come un insuccesso personale.

Giuseppe era così, a momenti solare e in altri ombroso, perché disilluso da qualcosa o indispettito o arrabbiato per non essere riuscito a fare quello che sperava per i pazienti. Per fortuna erano più i successi che gli insuccessi e questo era in gran parte merito della sua caparbietà, che ha dimostrato bene nel periodo così drammatico della pandemia, ma che in parte lo ha profondamente logorato e stancato, come è accaduto a molti di noi e forse a lui più che a tutti.

Sarà difficile non poterlo più sentire, confrontarsi con lui, semplicemente mangiare una pizza insieme…Ci mancherà.

Speriamo che ora possa trovare quella pace e quella serenità che gli è mancata qui”.

 

Da parte sua, da mesi i suoi post su Facebook di Giuseppe De Donoo erano diventati sempre più pesanti di amarezza: “Ma mai come in questi giorni ho capito come è strana la vita. Ti prende, ti lascia, ti riprende. Come il mare. Come il sole. Come il cuore. Il silenzio. Il rumore. Il dolore”.

E ancora: “La vita è fatta così. Ti rapisce per poi ferirti. Ti rialzi e vai avanti. Non ti volterai mai indietro. Assordante, lunghissimo, silenzio. Dopo tanto rumore. Sì. Era solo rumore. La vita. Che strana che è. Ci vuole tantissima forza. Tantissimo coraggio. Tantissima serenità.
La vita. Un cammino”.

 

E pure: “Avremmo salvato molte più vite e non è stato possibile. Ho dovuto prostituirmi alle televisioni affinche i cittadini sapessero. A Porta a Porta sono stato catapultato fuori dalla trasmissione senza neanche un saluto, cosa che non si fa neppure con il peggiore degli ospiti”.

 

Infine, Giuseppe De Donno non si era mai dimenticato delle radici che aveva.

A volte, si firmava come lo chiamavano gli amici salentini, “U Pippi”, e si definiva  “Ambasciatore del Salento nel Mondo”.

Preferiamo ricordalo in un più unico che raro momento di felicità, lo scorso mese di settembre, a Lequile, nella foto che riproduciamo, sotto cui aveva scritto:  “Amo tornare a Lequile, la città che, per prima, mi ha accolto tra le sue braccia. Con la Cittadinanza Onoraria che conservo nel mio cuore. L’emozione che riesce a regalarmi questa terra, nessuno, mai, potrà rubarla. È solo mia. E lo sarà per sempre. Come l’amore di una madre verso un suo figlio. Di un innamorato verso il suo grande amore”.

 

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LA RICERCA nel nostro articolo di ieri

LA TRAGICA MORTE AL CULMINE DI UNA CRISI DI DELUSIONE E SFIDUCIA DEL DOTTOR GIUSEPPE DE DONNO, PIONIERE EMARGINATO DELLE CURE CONTRO IL COVID

 

Category: Cronaca, Politica

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