IL PRANZO DELLA DOMENICA / CON IL PROFESSOR LUIGI NEGRO LA MATEMATICA NON E’ SOLO UNA DISCIPLINA SCIENTIFICA, MA UNA FORMA DI ARTE E DI POESIA

di Raffaele Polo ____________
Siamo a pranzo dal professor Luigi Negro che ci accoglie con la moglie Giorgia e si presenta subito, senza fronzoli, da vero matematico…
«Sono Professore associato di Analisi Matematica presso il Dipartimento di Matematica e Fisica “Ennio De Giorgi” dell’Università del Salento. È un nome che non è solo un’intitolazione formale: De Giorgi è stato uno dei più grandi matematici del Novecento e ha lasciato un segno profondo nell’Analisi moderna. Basti pensare al celebre teorema di regolarità delle soluzioni delle equazioni ellittiche, che ha portato alla soluzione del diciannovesimo problema di Hilbert, dimostrato in concomitanza e in modo indipendente con John Nash, figura diventata famosa anche al grande pubblico grazie al film A Beautiful Mind e insignita del Premio Nobel per l’Economia.
Il mio lavoro di ricerca si inserisce proprio in questo solco. Mi occupo di Analisi Matematica che, messa in parole semplici, da pranzo della domenica, è il linguaggio fondamentale con cui si descrivono e si interpretano i fenomeni dinamici e continui. È un ambito centrale della ricerca matematica e delle scienze applicate. In particolare, mi occupo dello studio di equazioni alle derivate parziali di tipo ellittico e parabolico, anche in contesti singolari o degeneri, cioè situazioni in cui i modelli matematici presentano difficoltà strutturali ma risultano particolarmente interessanti e realistici.
Accanto a questi temi, mi occupo anche di Analisi con applicazioni alla Teoria della Probabilità, un settore oggi strategico e cruciale, anche alla luce dello sviluppo dell’intelligenza artificiale e dei modelli stocastici che ne sono alla base. In questa direzione, nel nostro corso di laurea in Matematica, abbiamo attivato il curriculum MIA (Matematica per l’Intelligenza Artificiale), che rappresenta un’opportunità formativa importante per i nostri studenti.
Come professore universitario, il mio lavoro si articola in tre grandi ambiti. Il primo, da scienziato, è naturalmente la ricerca scientifica, portata avanti attraverso attività di ricerca condivisa, conferenze e collaborazioni con colleghi della comunità scientifica internazionale. Il secondo è la didattica, che considero un momento centrale di dialogo e crescita, non solo per gli studenti ma anche per chi insegna. Infine c’è la terza missione, cioè il rapporto con la società e il territorio, attraverso attività di divulgazione, orientamento e trasferimento del sapere. In fondo, anche questa intervista ne è un piccolo esempio: portare la matematica fuori dall’aula, meglio ancora davanti a un bel piatto di carbonara…»
« Professore, come è arrivato a scegliere la matematica nella sua vita?»
«In realtà la matematica mi ha accompagnato da sempre. Da bambino era la materia che mi riusciva meglio e che mi veniva più naturale. Poi, a dire la verità, da ragazzo avevo molte passioni e molti interessi. La matematica aveva per me un grande vantaggio: non richiedeva lunghe ore di memorizzazione, ma piuttosto di capire i concetti e saperli usare. Questo mi lasciava tempo per fare sport, coltivare altre passioni, vivere insomma. Ironia della sorte, più avanti avrei comunque letto molti “volumoni”, ma all’inizio quella libertà è stata decisiva.
Ho iniziato a capire che poteva diventare davvero la mia strada al liceo. E qui confesso, proprio in confidenza, da chiacchierata a tavola, una piccola “colpa”: qualche volta, durante le lezioni, invece di seguire, mi mettevo davanti un foglio bianco e cominciavo a elaborare sistemi matematici applicati al biliardo, cercando di descrivere traiettorie, angoli e rimbalzi. Non era proprio quello che avrei dovuto fare, ma credo sia stato un segnale abbastanza chiaro. I miei amici ancora oggi mi prendono in giro per questo.
Col tempo mi sono innamorato della matematica in modo più profondo. Ho avuto anche la fortuna di incontrare ottimi maestri. Per me non è solo una disciplina scientifica, ma una forma di poesia o di arte: il momento in cui ti trovi davanti a un foglio bianco, lasci fluire i pensieri e provi a dare loro una forma rigorosa, elegante, essenziale. È un dialogo silenzioso con te stesso, fatto di intuizione, creatività e bellezza. Come diceva De Giorgi, un bel problema, anche se non lo risolvi, ti fa compagnia se ci pensi ogni tanto».
Mentre assaporiamo i manicaretti che il professor Luigi ci offre, viene spontaneo chiedergli: «È meglio insegnare o ricercare?»
«All’inizio, lo confesso, il mio percorso era più naturalmente orientato verso la ricerca, mentre la didattica rappresentava soprattutto un impegno che richiedeva attenzione e cura. Con il tempo, però, ho imparato a guardarla con occhi diversi.
Insegnare significa trasferire il sapere, ma anche rimettere continuamente in discussione ciò che si conosce, trovare nuovi modi per raccontarlo e renderlo accessibile. È un lavoro che contribuisce in modo diretto alla formazione delle nuove generazioni e che, sorprendentemente, arricchisce anche chi insegna.
Attualmente insegno Analisi nei corsi di laurea in Ingegneria e Medicina, due contesti molto diversi tra loro, che mi obbligano ogni volta a cambiare linguaggio, esempi e prospettiva: un aspetto che trovo particolarmente stimolante».
« E con gli studenti è severo?»
«Questo dovrebbe chiederlo a loro! Io cerco e spero soprattutto di essere giusto e di stimolare in loro il ragionamento, l’abilità di astrarre, di capire un problema prima di risolverlo e di saper valutare in anticipo le diverse strade possibili. Sono competenze che oggi, per tante ragioni, stanno rischiando un po’ di perdersi, soprattutto fra i più giovani, ma che restano fondamentali, non solo in matematica.»
«Bravo Professore! Ma veniamo ad argomenti più semplici, e diamoci del ‘tu’: cosa ti piace mangiare? Ti piace cucinare?»
«Mi piace moltissimo cucinare, è una delle mie grandi passioni. A casa, con mia moglie, spesso facciamo quasi a gara per decidere chi deve mettersi ai fornelli. È un momento di condivisione e di divertimento, oltre che di buon cibo.
Ho una predilezione per i primi piatti e, in particolare, per i risotti. D’estate voto senza esitazioni per degli spaghetti con le cozze, mentre d’inverno, quando voglio premiarmi per qualcosa o tirarmi un po’ su, una bella pasta con funghi cardoncelli e pancetta. Negli ultimi anni, poi, grazie a mia moglie, che se ne intende, ho riscoperto anche i grandi classici della cucina romana: oggi carbonara e amatriciana se la giocano spesso, e a volte decide semplicemente la bottiglia di vino che stappiamo».
C’è un bellissimo gatto che ci guarda con interesse…
«Si chiama Lilli. È la gatta di mia moglie, che vive dai suoi, ma che sentiamo e consideriamo parte della nostra famiglia. Io non avevo mai avuto animali domestici, ma mia moglie, un giorno dopo l’altro, l’ha messa piano piano tra le mie braccia: alla fine ho ceduto e mi ha conquistato. Oggi Lilli è semplicemente una di noi».
«Professore, grazie per quello che ci hai detto e per il tuo pranzo. Grazie a Giorgia e a Lilli… Ma un’ultima domanda te la dobbiamo fare: quali hobbies coltivi?»
«Molti, anche se il tempo per seguirli tutti è sempre meno. Amo la musica e suono la chitarra, mi piace il cinema, la cucina e lo sport: ho giocato a calcio da più giovane, oggi mi dedico soprattutto alla corsa. Un ruolo particolare lo ha avuto anche il biliardo, che ho praticato a livello sportivo e che mi ha regalato qualche bella soddisfazione. Insomma, le passioni non mancano, ma il tempo invece sì…»
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Category: Costume e società, Cultura


























