E’ CROLLATO L’ARCO DELL’AMORE

| 15 Febbraio 2026 | 3 Comments

(g.p.) ______________ Proprio nel giorno di San Valentino, a Sant’Andrea, marina di Melendugno, ieri è crollato il suggestivo arco naturale dei faraglioni conosciuto come “arco dell’amore”, meta abituale di turisti e appassionati.

La causa, l’erosione della costa incipiente e in ultimo il maltempo di piogge e venti degli ultimi giorni sul Salento.

Ma è possibile a volontà trovare nella coincidenza significativa altri significati.

Category: Cronaca, Cultura

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  1. Brizio Maggiore - tramite mail ha detto:

    SALENTO DIMENTICATO DAI GOVERNI REGIONALI DELLA PUGLIA!!!

    Il crollo dell’arco naturale di Sant’Andrea è un evento riconducibile a cause naturali: mareggiate violente ed erosione progressiva della costa. Nessuno lo mette in discussione.

    “Sarebbe sbagliato negare l’evidenza – dichiara Brizio Maggiore, Consigliere Provinciale – ma non possiamo permettere che dietro la parola ‘natura’ si nasconda l’assenza della politica. Qualcuno deve assumersi la responsabilità di ciò che non è stato fatto in termini di prevenzione e programmazione.”

    Brizio Maggiore prosegue:
    “Da anni cittadini, associazioni, operatori turistici e amministratori locali segnalano alla Regione Puglia l’avanzare dell’erosione lungo il tratto costiero di Melendugno e delle sue marine. Segnalazioni puntuali, richieste formali, appelli rimasti troppo spesso senza una risposta strutturale. Nessun piano organico di difesa della costa, nessuna strategia concreta per mettere in sicurezza un patrimonio ambientale fragile e prezioso.”

    “Il problema è politico ed è evidente. La Puglia governata dalla sinistra regionale continua a esercitare un baricentrismo decisionale e finanziario che penalizza il Salento. Le risorse e le priorità si concentrano su Bari e sull’area centrale della Regione, mentre il nostro territorio viene affrontato solo in chiave emergenziale, quando il danno è ormai compiuto. Questo non è governo del territorio: è una scelta politica che nei fatti marginalizza il nostro amato Salento.”

    Brizio Maggiore conclude:
    “La tutela ambientale non può essere evocata solo in campagna elettorale e poi dimenticata quando servono atti amministrativi concreti, finanziamenti mirati e opere strutturali di prevenzione. Difendere la costa significa pianificare, investire, monitorare e intervenire prima che sia troppo tardi. Esprimo la mia piena vicinanza ai cittadini di Borgagne, di Melendugno e a tutti coloro che frequentavano quel luogo simbolico. Non era soltanto una formazione rocciosa, ma un pezzo di identità e memoria del nostro Salento. La natura segue le sue leggi. La politica deve rispondere delle proprie scelte.”

  2. Paolo Pagliaro, Fratelli d'Italia - tramite mail ha detto:

    Nota del consigliere regionale Paolo Pagliaro, presidente del gruppo Fratelli d’Italia

    «La natura non aspetta i tempi della burocrazia. Il mio appello ad un piano di consolidamento urgente della falesia di Melendugno, che lanciai già a dicembre 2021, si è scontrato con l’immobilismo di chi aveva il dovere di intervenire. A novembre 2024 incassai anche la disponibilità della Regione ad aiutare il Comune a reperire i fondi necessari, quando l’ex governatore Emiliano rispose alla mia interrogazione nell’aula del Consiglio. Ma si è continuato a rimandare e, crollo dopo crollo, ora si è sbriciolata la falesia di Torre Sant’Andrea ed è venuta giù la “punta de lu pepe”, ribattezzata “Arco degli Innamorati”. Un colpo tremendo alla bellezza, all’identità e all’’economia non soltanto di Melendugno ma dell’intero territorio salentino.
    È una ferita che fa rabbia, perché si doveva intervenire per tempo.
    A novembre 2024, quando in Consiglio regionale chiesi quali interventi fossero stati messi in campo dalla Regione per salvare la falesia di Melendugno, a quanto ammontassero i fondi stanziati e quale fosse il cronoprogramma, il presidente Emiliano rispose – testualmente – che “il Comune allo stato non ha preso una posizione precisa, a interventi di recupero e risanamento costiero finalizzato alla riduzione dell’erosione dei litorali sabbiosi e della sensibilità ambientale” e lo sollecitava a “muoversi in questa direzione secondo le norme tecniche del suo Piano regolatore, chiedendo alla Regione di intervenire”. Ora i cittadini di Melendugno e l’intera comunità salentina hanno il diritto di sapere di chi sia la responsabilità per il mancato consolidamento della falesia.
    Proprio qualche giorno fa, come Fratelli d’Italia, abbiamo contestato come, a fronte di 16 milioni di euro stanziati dalla Regione per interventi di contrasto all’erosione costiera, alla provincia di Lecce non sia stato destinato neppure un euro. Da oltre quattro anni suono la sveglia alle istituzioni territoriali e regionali perché intervengano contro lo sgretolamento della falesia, a salvaguardia del patrimonio costiero e dell’incolumità pubblica. Ora che il peggio è accaduto, il presidente Antonio Decaro è arrivato per un sopralluogo, e questo lo apprezziamo. Ma la Regione si sarebbe dovuta muovere prima, supplendo all’inerzia del Comune. Ora non c’è più un minuto da perdere: si istituisca subito un tavolo di lavoro che coinvolga tutti i soggetti competenti per studiare e mettere in atto ogni azione utile a scongiurare altri crolli della costa salentina».

  3. Giovanni D'Agata - tramite mail ha detto:

    Crolla l’Arco degli Innamorati a San Valentino: un simbolo del Salento in macerie dopo le forti mareggiate e le piogge degli ultimi giorni. Non solo la zona dei faraglioni di Torre Sant’Andrea nel Comune di Melendugno da tempo sotto la minaccia dell’erosione. Lo Sportello dei Diritti: sono anni che lo ripetiamo che non c’è più tempo. Occorre un Piano Nazionale contro l’erosione costiera

    Ancor più beffardo che sia accaduto la notte di San Valentino, ma ciò che è accaduto a Torre Sant’Andrea era qualcosa di annunciato: il crollo dell’”Arco ti Lu Pepe” o Arco degli Innamorati, così chiamato in tempi di social per l’amenità di un luogo che per natura riporta la mente e i cuori ad antiche promesse d’amore, in realtà uno dei simboli non solo del comune di Melendugno, ma di tutto il Salento, era nelle cose.

    Le immagini stanno facendo il giro del mondor in un parallelo tra ciò che era, un’arcata naturale che affondava le sue fondamenta di chiarissimo tufo nel mare cristallino e le macerie che sfaldandosi, colorano il mare di una lattigine inusuale per queste zone anche quando ci sono mareggiate e forti piogge come quelle di questi giorni.

    È pur vero che se l’erosione marina, come ha ribadito Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale e Consiglio Nazionale delle Ricerche, è un processo che inesorabilmente ridisegna nel tempo il paesaggio costiero, tra perdita e trasformazione, per Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, appare del tutto assurdo che un’icona dell’intera regione Puglia, come questa, non possa essere stata in alcun modo protetta e preservata. Perché se è vero che la rimodulazione lenta e costante delle coste costituisca un fenomeno naturale, tuttavia, la scomparsa di tratti interi di spiagge e i crolli continui di porzioni rilevanti delle falesie rappresenti un’emergenza non più sostenibile che impone interventi indifferibili per il rallentamento di questi processi naturali e ciò in special modo in territori, come quello salentino, che della vocazione turistica e dell’amenità delle coste fanno tra i loro principali volani economici.

    E se fino ad ora comuni, provincia e Regione nulla hanno potuto accettando quasi passivamente la scomparsa di propri simboli, è chiaro che occorra un intervento di caratura nazionale che metta a disposizione risorse adeguate che innanzitutto attivino procedure immediate di monitorizzazione dei tratti costieri che hanno più urgente necessità di misure per la messa in sicurezza, proprio a partire dai luoghi”iconici”. Il Salento non può più aspettare.

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