IL CASO / GALLIPOLI, ‘MANOVRE’ BALNEARI

(Rdl) _______________ Testo postato questa mattina su Facebook dall’onorevole Leonardo Donno, Coordinatore Regionale M5S Puglia. La foto che pubblichiamo è tratta dal diario di Facebook di Francesco Salvatore Chetta, guida ambientale escursionistica, citato dal deputato ______________
Ho presentato un’interrogazione al ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, e al ministro per la Protezione civile e le Politiche del mare per fare chiarezza su quanto accaduto nel Parco Naturale Regionale Isola di Sant’Andrea e zona Pizzo nel territorio di Gallipoli. Come emerso da un quotidiano locale e da una denuncia pubblicata sui social da una guida escursionistica ambientale, un grosso quantitativo di sabbia sarebbe stato spostato da un arenile di un’area protetta di una spiaggia libera a un tratto di spiaggia privata in concessione ad uno stabilimento balneare, andando ad intaccare inoltre le dune.
Uno stabilimento che risulta essere di proprietà di una società riconducibile a Roberto Marti, senatore della Lega e coordinatore regionale Puglia, e del deputato leghista Salvatore Di Mattina.
Due parlamentari al centro di un’interrogazione che ho presentato lo scorso dicembre per chiedere al ministero delle Infrastrutture e dei traporti di fare chiarezza su un possibile conflitto di interessi essendo diversi esponenti e vertici regionali della Lega imprenditori del settore balneare.
Nei giorni precedenti allo spostamento della sabbia sulla spiaggia privata sarebbero stati inoltre rimossi nello stesso tratto di arenile grandi quantitativi di posidonia oceanica che si era depositata lungo il litorale. Un fatto che reputo molto grave, considerata anche l’emergenza dell’erosione costiera in Salento e più in generale nel territorio pugliese.
Per questo motivo ho chiesto ai ministeri competenti di approfondire anche per capire se su quanto emerso, su cui sono in corso indagini dei Carabinieri forestali, esistano eventuali autorizzazioni per i lavori eseguiti, di chi siano le responsabilità sui lavori effettuati sull’arenile, e se la procedura sia stata conforme alla legge o se rappresenti un illecito e abbia provocato conseguenze ambientali dovute alla movimentazione e modifica di un tratto di sabbia in zona protetta.
Auspico che venga fatta chiarezza al più presto sul rispetto delle norme e dell’ambiente, a tutela degli imprenditori del settore attenti alla salvaguardia del paesaggio, e dei cittadini che hanno a cuore il nostro territorio.





























