POLVERE DI STELLE / L’IRRESISTIBILE CAPACITA’ DI PROVOCARE ATTRAZIONE NEGLI ITALIANI DI SILVANA MANGANO

| 12 Aprile 2026 | 2 Comments

di Elena Vada ______________

Cinecittà, la nostra Hollywood sul Tevere.

Nonno mi spiegava: “Andavamo al cinema perché era uno dei pochi svaghi a buon  mercato. Un’ evasione dalla realtà quotidiana che, all’epoca, era dura, difficile… Parliamo di prima, durante e dopo la seconda guerra mondiale…

Il cinema andava bene per tutti: ragazzi, famiglie, fidanzati.

In quella sala guardavamo storie capaci di generare tante emozioni: ridevamo, piangevamo, sognavamo… Avevamo bisogno di sognare, sperare… e credere in un futuro migliore,  tutto da costruire…”

Oggi vi parlo di una delle attrici preferite da nonno, che, descrivendola, diceva: “Due cosce tornite come colonne di alabastro, che sostenevano un  busto di marmo ed un sorriso perfetto…” 

Lei era:

SILVANA MANGANO.

Famosa per quello che sarebbe diventato un film manifesto del Neorealismo, “Riso Amaro” (1949).  

Fu scelta, appena diciottenne, da Giuseppe De Santis,  con Vittorio  Gassman (che divenne suo grande amico), Raf Vallone e Doris Dowling.

Il film ottenne un successo straordinario.

Gli americani la chiamarono la “Rita Hayworth italiana”, ma, secondo me, era meglio, molto meglio. Tutta VERA!

Sul set incontrò il produttore Dino De Laurentiis, che diventerà suo marito.

Fortuna o disgrazia?

Per quanto ho letto, ambedue le cose.

Silvana Mangano, divenne una STAR, una DIVA, perfettamente costruita e confezionata dal compagno. La sua carriera ed anche la vita, furono completamente controllate da Dino De Laurentiis che (dicono) se ne innamorò perdutamente e la sposò il 17 luglio 1949. Da questa unione nacquero quattro figli.

Ma dove incominciava la vita e finiva il film, e viceversa?! Silvana cercò di coinvolgersi in quella  apparente, obbligata, normalità che, in realtà, risultò strana, falsa, ma soprattutto nociva per lei, che cadde in una perenne malinconia… Era depressione?! Ma, all’ epoca, quella parola non si poteva pronunciare, perché identificava uno squilibrio mentale, non opportuno…

Fu amata dal pubblico e osannata dalla critica, ma credo MAI davvero serena e felice, come dicono le fotografie dell’ epoca, dove il suo sguardo appare sempre amaro e triste.

Silvana Mangano nacque a Roma, il 21 aprile 1930, nel popolare quartiere di San Giovanni, da Amedeo, un ferroviere siciliano e Ivy Webb, una casalinga inglese che amava il balletto, e le fece seguire alcuni corsi di danza classica, che lei adorava. 

Pochi sanno che visse in povertà.

Seguì, anche, un corso di recitazione, dove incontrò Marcello Mastroianni, il suo primo grande amore. 

Silvana Mangano fu una personaggio enigmatico, una donna prigioniera di sé stessa. Avrebbe voluto danzare, le piaceva ballare e spesso lo faceva da sola, come dichiararono alcuni amici intimi, che frequentavano la sua casa, ritenendola un po’ strana,  “toccata”.

Il marito produttore, ne aiutò la carriera, trasformando la sua bellezza grezza e popolana, in qualcosa di più sofisticato.

Con Gassman (con lui, ebbe una relazione clandestina?) giró la pellicola ” Il lupo della Sila” (1949) e, con Amedeo Nazzari “Il brigante Musolino”(1950) 

Alberto Lattuada la inserì in “Anna”(1952) e nel 1953 è con Totò in “Il più comico spettacolo de mondo” di Mario Mattoli. Interpreterà poi il drammatico “Uomini e lupi” (1957) accanto a Yves Montand.


La fine dei ruoli da ‘bellona’, avvenne con la pellicola di Vittorio De Sica “L’ oro di Napoli” (1954), nel quale interpretò un’eterea donna ansiosa di riscatto, ruolo che le permetterà di vincere il Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista.

 

Intorno agli anni Cinquanta/Sessanta, le tre bellezze italiane chiamate “le maggiorate” per le forme fisiche formose e provocanti, entrarono in competizione tra loro, erano:  Lollobrigida, Loren e Mangano, ma con la Loren lo scontro, si fece più acceso. 

Tutte e due, sposate con produttori importanti, puntarono ad Hollywood. 

A vincere sarà la Sophia nazionale che si aggiudicò l’ Oscar, con “La ciociara” (1960).

Della Mangano ricordiamo Penelope e Circe nello stesso corpo, per “Ulisse” (1954), accanto ad Antony Quinn e Kirk Douglas. 

 “La diga sul Pacifico” (1957), di Alberto Lattuada.

Nel 1959 recitò in uno dei miei film preferiti: “La grande guerra” di Mario Monicelli.

Silvana Mangano venne definita la “gran dama” del cinema italiano, infatti passò dal neorealismo alla commedia all’italiana, passando poi per il cinema d’autore. 

Sapeva essere: fatale, becera, nobile, teatrale, intima, e conquistó anche gli Stati Uniti che le offrirono una copertina su LIFE, l’11 aprile 1960, dove appariva immersa in acqua, con mezzo busto, quasi nudo (aveva un seno magnifico).

Purtroppo la sua vita privata fu un disastro. 

Era infelice. Il matrimonio con De Laurentiis la soffocava. Tutto intorno a lei la soffocava, e si  sentiva oppressa, ansiosa, angosciata. Soffriva d’insonnia.

La Mangano si chiuse in se stessa, diventando fredda e distaccata, perfino con i figli, che la vedevano solo di sfuggita (stava sempre reclusa nella sua camera da letto), immersa nel suo silenzio e con un forte astio verso il mondo esterno, che riteneva ipocrita, falso e fatuo.

Alcuni raccontano di un tentato suicidio.

Altri lo escludono. 

Chissà quale è la verità? (non sono riuscita ad appurarlo).

Il cinema americano la reclamava per molti e diversi film, ma lei si prestò solo per “Jovanka e le altre” (1960) di Martin Rett, per il quale sacrificò i suoi lunghi capelli, rasandoseli, restando, comunque, magnifica!

Nel 1962, recitó in Barabba e subito dopo ne “Il Processo di Verona” (1963) di Carlo Lizzani, che le porterà il suo secondo Nastro d’Argento come miglior attrice protagonista. 

Lavorò con Alberto Sordi (che dirà essersi perdutamente innamorato di lei) ne “La mia signora” (1964) che poi  la dirigerà in “Scusi lei è favorevole o contrario?” (1966).

Apro una parentesi su questo unico grande amore di Sordi, che dichiarò di essere rimasto scapolo perché non avrebbe potuto sposare nessun’ altra. “Era la più bella di tutte!” disse.

Con un gagliardo Mastroianni  recitò “Io io, io … e gli altri” (1965) di Alessandro Blasetti.

Il grande Luchino Visconti la dirigerà in “Morte a Venezia”  che le frutterà il Nastro d’Argento come miglior attrice non protagonista, nel ruolo della madre di Tazio. La vorrà anche in “Ludwig”(1973) e  “Gruppo di famiglia in un Interno” (1974).

Poi si scontrerà con Bette Davis ne “Lo scopone scientifico” (1972) di Luigi Comencini, per il quale vincerà il suo primo David come miglior attrice attrice.

Nel 1981 suo figlio Federico, morí in una tragedia aerea sui cieli di Bristol Bay, in Alaska, durante la realizzazione di un documentario. Aveva solo 26 anni. 

Il dolore di Silvana fu immenso.

Ma riuscì a recitare ancora una volta, nel ruolo della Reverenda Madre Ramallo in Dune (1984) di Davide Lynch.

Finalmente si separó dal marito e abbandonò i set cinematografici, per vivere tra Parigi e Madrid.

Sofferente di depressione, scoprì di avere un tumore allo stomaco e ciò la spinse a vivere ancora di più, in solitudine. 

Sentendo la morte vicina, si riappacificò con l’ex marito e accettó l’ultimo ruolo della sua vita, accanto a Marcello Mastroianni, Oci Ciornie (1987).

 Due anni più tardi, il cancro in metastasi portó un’emorragia cerebrale. 

Morì a Madrid in Spagna, il 16 dicembre 1989, a 59 anni.

Credo che il dolore sia sempre stato presente nelle sua vita e che l’ amarezza sia scorsa come un veleno, nelle vene di una delle più grandi attrici italiane: Silvana Mangano.

Rustica, popolana, aristocratica, decadente, aggressiva, vitale, regale, materna, malinconica, gioiosa.

Ha recitato dando vita a personaggi che diventavano autentici, perché la sue erano interpretazioni spontanee, naturali, “di pancia”

Disse:

“Non mi piaccio. Se una parrucca di scena è bella, la vedo imbruttita dalla mia faccia, se è bello un costume, lo vedo imbruttito dalla mia figura. Come attrice mi sono improvvisata, recitazione non l’ho mai studiata. Ho sempre provato il timore di essere inadeguata”.

Dal 1955 al 1973, Silvana Mangano vinse sei premi: David di Donatello (1963, 1967, 1973), Nastri d’Argento (1955, 1964, 1972).

Eppure noi la ricorderemo sempre così: la mondina con i pantaloncini arrotolati, la maglietta aderente e tanto naturale sexappeal… Altro che Rita Hayworth!!!

___________

58 – continua )

Category: Cultura

About the Author ()

Comments (2)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. Giusy ha detto:

    Che bella biografia!

  2. Paolo ha detto:

    Bella donna, brava attrice

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Connect with Facebook

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.