POLVERE DI STELLE / FRANCA VALERI

di Elena Vada ______________
Bruttina …. Per la società borghese del suo tempo, che giudicava le donne quasi esclusivamente in base all’avvenenza fisica ed i prototipi erano: Loren, Mangano, Lollobrigida, Cardinale…
Ma quanto simpatica, intelligente e brava era!
Con straordinario piacere, oggi vi racconto di FRANCA VALERI, attrice cinematografica e teatrale, comica, drammaturga, cabarettista, sceneggiatrice, regista, interprete caratterista.
Franca Valeri visse nel periodo del boom economico italiano. In quel mondo in fermento, l’ attrice intercettò aspirazioni e riti sociali, che diventarono fortunati sketch. Colse l’ambiente che la circondava e lo riprodusse con tagliente ironia.
È stata tra le prime ad aver portato ed affermato, la comicità femminile, intelligente e mai banale, nel mondo dello spettacolo.
È stata la prima donna, nel nostro Paese, a scrivere autonomamente i propri testi teatrali e cinematografici.
Rivoluzionaria. Inimitabile.
Forse ci hanno provato (pur tanto diverse) la compianta Anna Marchesini, Paola Cortellesi e Sabina Guzzanti.
Alla radio, creò i personaggi di “Signorina Cesira” (la signorina snob) e “Signora Cecioni” (popolana romana) ritratti esilaranti di donne superficiali, con abitudini e manie tipiche dell’Italia anni Cinquanta. Ad unirle un oggetto feticcio, inseparabile compagno per entrambe: il telefono.

Proprio negli anni cinquanta, Franca Valeri, intraprese l’attività di attrice cinematografica. Esordì con il film ‘Luci del Varietà’ per la regia di Federico Fellini e Alberto Lattuada, nel quale interpretò una piccola parte, ovvero la coreografa ungherese che allestisce un balletto surreale.
Farà seguito una lunga serie di film-commedia, (uno più bello dell’altro) spesso al fianco di Alberto Sordi o Totò:
Totò a Colori (1952), Piccola Posta (1955) Il Segno di Venere (1955), Il Bigamo (1956), Arrangiatevi (1959), Il Vedovo (1959).
Franca Valeri è il nome d’arte di Alma Franca Maria Norsa, che nacque a Milano il 31 luglio 1920, in una famiglia dell’alta borghesia milanese, da Luigi Angelo Norsa, ingegnere mantovano, ebreo e Cecilia Pernetta, cattolica. I figli non vennero né battezzati come cristiani, né avviati all’ebraismo.
Il nome d’arte fu un omaggio al poeta francese Paul Valery, ma fu anche il doloroso segno di una dura necessità: nascondere il proprio cognome ebraico, durante la dittatura fascista.
Franca adolescente iniziò recitando caricature, in compagnia di alcune amiche. Nacque così, il personaggio della Signorina Snob, che stigmatizzava con sagacia e ironia i comportamenti ipocriti della borghesia milanese, cui lei stessa apparteneva.
Dopo l’armistizio dell’8 settembre 1943 Franca, rimasta a Milano con la madre, sopravvisse alle deportazioni grazie a un impiegato dell’anagrafe, il quale le rilasciò una carta d’identità falsa, che la trasformò nella figlia illegittima di sua madre Cecilia Pernetta. Il padre e il fratello trovarono rifugio in Svizzera.
Nel 1944, ospitata a Roma da una cugina del padre, si presentò all’audizione per l’ingresso all’Accademia d’ Arte Drammatica. La respinsero.
Franca non si diede per vinta, e, complice la cugina, fece credere ai suoi di frequentare l’accademia; nel frattempo riuscì a recitare e a fare cabaret, diventando amica di Ennio Flaiano.
Negli anni sessanta venne diretta dal marito Vittorio Caprioli in alcune commedie a colori, di cui fu anche coautrice della sceneggiatura: Leoni al sole (1961), Parigi o cara (1962) e Scusi, facciamo l’amore? (1967).
Franca Valeri fu colonna portante del varietà televisivo dagli anni sessanta, spesso diretta da Antonello Falqui, in trasmissioni come Le divine (1959), Studio Uno (1966) e Sabato sera (1967), gli ultimi due condotti da Mina.
In questo periodo, pubblicò una serie di dischi nei quali vennero registrati i suoi personaggi femminili.
Durante gli anni settanta partecipò alla fertile stagione degli sceneggiati televisivi della Rai.
1982 fu nuovamente in TV nel varietà di Enzo Trapani ‘Due di tutto’.
Dal 1989 fino al 1993 Franca Valeri, grande appassionata di opere liriche, con il direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, curò la regia delle opere: Il Barbiere di Siviglia di Gioacchino Rossini e Rigoletto di Giuseppe Verdi.
Franca Valeri fu moglie di Vittorio Caprioli, attore e regista, assieme al quale lavorò in teatro e al cinema. Divorziarono nel 1973, ma la Valeri era già legata, da cinque anni, al direttore d’orchestra Maurizio Rinaldi, col quale rimase fino al 1978.
Morì serenamente, all’alba del 9 agosto 2020, nella sua casa di Roma, pochi giorni dopo aver festeggiato il suo centesimo compleanno. La scomparsa avvenne per cause naturali legate all’età.
Disse: “E’ importante trasmettere alle giovani donne che non si dimentichino mai di essere intelligenti. Il femminismo non è una militanza, il femminismo è un sentimento”.

Tra i film più significativi da vedere, ‘Il Segno di Venere’ diretto da Dino Risi, che mette in contrapposizione due figure femminili emblematiche degli anni Cinquanta:
Agnese Tirabassi (Sophia Loren): Una giovane donna di una bellezza prorompente, corteggiata da tutti ma ingenua e semplice, che Involontariamente, attira tutte le attenzioni maschili rubando la scena alla cugina. Cesira Colombo (Franca Valeri): Una ragazza non più giovanissima, ironica, intelligente ed ambiziosa e che soffre di un profondo complesso di inferiorità rispetto all’avvenenza di Agnese e cerca disperatamente di trovare marito per sistemarsi.
La forza della Valeri fu proprio quella di non piegarsi mai ai canoni estetici tradizionali.
Lei ebbe il fascino dell’ intelligenza, unita ad ironia, carattere e personalità.
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( 61 – continua )
Category: Cultura




























Cara Elena,
ho letto con vivo piacere quest’articolo che hai dedicato a Franca Valeri e sento il desiderio di farti i miei complimenti sinceri.
Hai centrato perfettamente il punto, ossia descrivere la Valeri non come una semplice attrice, ma come una vera rivoluzionaria. Hai saputo restituire con efficacia non solo la sua intelligenza tagliente e la sua capacità di precorrere i tempi, ma anche quella sua ironia capace di smascherare i tic e le ipocrisie dell’Italia del boom. È una lettura lucida e appassionata, che rende giustizia a una figura che ha davvero cambiato il volto della nostra comicità.
Grazie per averle dedicato questo spazio prezioso con la consueta sensibilità che distingue la tua scrittura.
Grazie, mi hai fatto piangere. Bei ricordi di una grande.
È giusto ricordarla come hai fatto. Un grande personaggio anni 50/60/70. Evergreen…
Bella biografia di un artista dimenticata ma validissima. Grazie
Che donna e che artista! Ci regalò tanti, tanti sorrisi
Non ne abbiamo più avute di così brave! Complimenti alla biografia