REPORTAGE / leccecronaca.it E’ ANDATA A FARE LA SPESA IN UN MERCATO E IN UN SUPERMERCATO DI NARDO’. ECCO LE VOCI CHE ABBIAMO ASCOLTATO

| 18 Ottobre 2026 | 0 Comments

di Giulio Raganato ________________

“Con 50 euro ormai non porto più niente a casa”. Al mercato infrasettimanale di Nardò, la signora Pina risponde così alla domanda se avverta l’aumento dei prezzi.

Carrelli della spesa sempre più cari e scaffali dei supermercati sempre più vuoti.

Fare la spesa è diventata per tanti un’impresa. Inoltre, in questi ultimi giorni, le stazioni di servizio sono prese d’assalto nella speranza di riuscire a riempire il serbatoio della macchina per poter far fronte ai propri impegni da qui ai prossimi giorni. Molti temono di non avere abbastanza benzina per recarsi a lavoro.

Succede soprattutto in Puglia, dove la protesa degli operai dell’ex Ilva di Taranto, che da lunedì 12 ottobre hanno bloccato l’ingresso della raffineria Eni, ha reso difficile il rifornimento di carburanti per le stazioni di servizio. Ma in alcune località iniziano a scarseggiare anche i beni di prima necessità.

Il caro carburanti ha infatti fatto scattare la rivolta dei tir nel Sud Italia. Da alcuni giorni gli autotrasportatori e gli agricoltori stanno manifestando in diverse città contro l’aumento del costo dei carburanti e il calo del prezzo dell’olio. Per tali motivi hanno iniziato a manifestarsi primi problemi di approvvigionamento anche da parte dei supermercati, dove a scarseggiare sono soprattutto i prodotti freschi come frutta e verdura. Le proteste partite da Taranto sembrano quindi intrecciarsi con quelle di camionisti e agricoltori, contribuendo a generare da una parte sempre più fila alle pompe di benzina e dall’altra sempre più scaffali vuoti nei supermercati.

Quelle di queste giornate sono le immagini anche di una popolazione sempre più in difficoltà a causa del carovita. Negli ultimi venticinque anni i prezzi in Italia sono aumentati in media del 63%, con particolare riferimento all’aggregato che comprende abitazione e utenze. Una situazione che si scontra con trentacinque anni di arretramento salariale.

A dirlo sono i dati Ocse e Istat sui salari reali misurati tra il 1990 e il 2025. Nell’arco di quel periodo gli altri Stati dell’area hanno registrato un incremento medio delle retribuzioni pari al 36.36%, mentre l’Italia è stata l’unica grande economia a registrare un risultato negativo, ovvero una contrazione del 2.06%.

Principale causa di questi numeri è l’inflazione, che cresce più rapidamente dei salari nominali e non sembra destinata ad allentare la propria morsa nemmeno quest’anno. Bankitalia stima, infatti, che nel 2026 l’inflazione arriverà al 3.2% rispetto l’anno precedente.

“Fare la spesa ormai costa quasi il doppio rispetto a pochi anni fa. È insostenibile. Non sono mai stata una persona che faceva grande caso al prezzo degli alimenti, ma ormai non nego di dovermi fermare a riflettere prima di andare in cassa” – mi racconta Francesca, un’avvocatessa con la quale ci tratteniamo a parlare tra le corsie di un noto ipermercato neretino.

“Quello che colpisce di più è l’aumento di prezzo di frutta e verdura. Prodotti un tempo accessibili a tutti ma che ora sembrano diventati alla portata di pochi. I pomodori sono arrivati a 6/7 euro al kg, un cespo di lattuga iceberg a 2 euro, mentre i peperoni toccano ormai i tre euro al kg. Mangiare verdura costa quasi come mangiare carne ormai” – a raccontarcelo è Laura, cassiera attenta che da ormai quasi vent’anni fa questo lavoro. Quando le chiediamo una frase che si sente spesso ripetere mentre è in cassa gliene viene in mente subito una: “sale tutto tranne gli stipendi”.

Una recente rilevazione di Eumetra, istituto di ricerca sociale, ha evidenziato che 7 famiglie su 10 prevedono di ridurre alcune spese. Il 62% taglierà le uscite, ma c’è anche chi, in questa situazione, prevede di intervenire sugli alimenti (27%).

Di questo scenario drammatico abbiamo parlato con Mario Lorubio, presidente provinciale di Federconsumatori Lecce, al quale abbiamo chiesto come mai comprare frutta e verdura sia diventato quasi proibitivo per le famiglie: “Le cause, insieme ai rincari dei costi dei carburanti e dei prodotti energetici, che come noto hanno un forte impatto su tali prodotti (che nel nostro Paese sono distribuiti per oltre l’86% su gomma), vanno ricercate anche nei campi: le ondate di calore anomale e la carenza d’acqua riducono drasticamente le rese agricole”. Per tali motivi i cittadini, dichiara Federconsumatori, si trovano di fronte a una doppia problematica: prezzi in forte aumento e difficoltà di reperimento dei supermercati.

Category: Cronaca, Politica, reportage

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