ORARI DI CHIUSURA, ALCOOL E MUSICA ASSORDANTE IN DISCOTECA. PER leccecronaca.it L’ AVVOCATO DELL’ ASSO – CONSUM HA STUDIATO LA SITUAZIONE DELLE NORME ESISTENTI. ECCO CHE COSA HA SCOPERTO

| 12 agosto 2015 | 0 Comments

di  Stefania Isola * (avvocato – presidente Asso – Consum Lecce)______

La triste vicenda che ha visto coinvolto il ragazzo di Lecce, morto all’ uscita di una discoteca, rende doverose alcune considerazioni che potrebbero soddisfare qualcuno o dispiacere a molti, ma che comunque evidenziano l’esistenza di un problema dalla non facile soluzione.

Tralasciando l’ eventuale abuso di sostanze stupefacenti da parte dei giovani avventori dei locali notturni, le domande che ci si pone ogni qualvolta la vita di un giovane (o meno giovane) viene stroncata alla fine di una serata di divertimento sono tante.

Esiste una normativa nazionale, regionale, comunale che imponga ai locali notturni, più precisamente alle discoteche, un orario di chiusura? A chi ed in quali quantità si possono somministrare bevande alcoliche? Può la musica ad alto volume avere un qualche effetto sul cervello umano tale da indurlo in uno stato paragonabile quasi a quello dello “sballo artificiale”?

Proviamo a fare il punto della situazione.

Innanzitutto, in ordine al primo quesito è bene ricordare che non esiste una normativa nazionale che imponga il rispetto ai locali notturni di un orario di chiusura, ma gli stessi sono rimessi alla discrezionalità dei singoli comuni che vi provvedono con apposita ordinanza. Proprio sulla necessità di uniformità ma, soprattutto, di rispetto degli orari di chiusura è intervenuto il Ministro Alfano il quale, in una direttiva inviata a Questori e Prefetti, ha sottolineato la necessità di rafforzare il controllo proprio su quest’aspetto: dello stesso parere il Prefetto di Lecce, Claudio Palombo, il quale ha sottolineato che è importante il rispetto degli orari di chiusura, attualmente previsto per i locali del Salento, per le ore 04.00.

Il Governo, che ha annunciato tolleranza zero, si è anche spinto oltre proponendo il divieto di ingresso per i minorenni, con sanzioni adeguate in caso di mancati controlli da parte dei gestori e l’ idea sembrerebbe non dispiacere agli stessi i quali, però, come contropartita, propongono l’eliminazione del divieto di somministrare alcolici dopo le 3 nei locali frequentati solo da maggiorenni.

Invero, a proposito della somministrazione e vendita degli alcolici, secondo il rapporto EURISPES 2003, in Italia il consumo di alcolici è altissimo e “drammatici” sono i dati sull’ alcolismo: i ragazzi tra i 15 ed i 19 anni sono i soggetti più a rischio.

La gravità del fenomeno, quindi, impone agli organi di polizia addetti al controllo del territorio di verificare costantemente la corretta applicazione delle norme che disciplinano la distribuzione, la somministrazione e la vendita di bevande alcoliche.

Per il discorso che ci riguarda, tra l’altro, la somministrazione e la vendita di alcolici nelle ore notturne è soggetta ad una disciplina rigorosa e restrittiva (Art. 1 D.L. 117/2001).

I titolari di strutture autorizzate a somministrare alcolici e superalcolici devono interrompere la vendita e la somministrazione alle ore 3 e non possono riprenderla per le tre ore successive. E’ fatto salvo il potere del questore di disporre diversamente in considerazione di particolari esigenze di sicurezza.

Inoltre, i locali che proseguano la propria attività oltre le ore 24, devono avere presso un’uscita un apparecchio di rilevazione del tasso alcolemico, di tipo precursore chimico o elettronico, a disposizione dei clienti che desiderino verificare il proprio stato di idoneità alla guida dopo l’assunzione di alcool.

Devono altresì esporre all’entrata, all’interno e all’uscita dei locali apposite tabelle che riproducano:

a) la descrizione dei sintomi correlati ai diversi livelli di concentrazione alcolemica nell’aria alveolare espirata;

b) le quantità, espresse in centimetri cubici, delle bevande alcoliche più comuni che determinano il superamento del tasso alcolemico per la guida in stato di ebbrezza, pari a 0,5 grammi per litro, da determinare anche sulla base del peso corporeo.

Come detto, quindi, le norme ci sono, ma il problema il più delle volte non è la somministrazione e la vendita degli alcolici oltre gli orari consentiti, ma la triste circostanza che gli avventori che vogliono perseguire lo sballo ad ogni costo arrivano nel locale già ubriachi vuoi perché nelle discoteche è “cool” arrivare oltre l’1:00 di notte (e cosa fare sino a quell’ ora per passare il tempo se non bere qualche “innocuo” drink?), vuoi per i costi molto alti delle bevande nei locali.

Ritengo quindi che proprio per arginare e sopprimere questo fenomeno dovrebbero intervenire gli addetti alla sicurezza o i gestori dei locali, i quali dovrebbero vietare l’ingresso a chi si trova già in evidente stato di alterazione.

Del resto se già il codice penale punisce “L’esercente, un’osteria, o un altro pubblico spaccio di cibi o di bevande, il quale somministra, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, bevande alcooliche a un minore di anni sedici o a persona che appaia affetta da malattia di mente, o che si trovi in manifeste condizioni di deficienza psichica a causa di un’altra infermità, è punito con l’arresto fino a un anno”, non si comprende perché non possa essere punito chi consente l’accesso a chi è palesemente in uno stato di “deficienza psichica” provocata dall’alcool.

Un cenno infine merita, a mio avviso, l’effetto che la musica ad alto volume potrebbe avere sul cervello umano.

Premettendo (senza volersi dilungare più di tanto) come alcuni studi abbiano evidenziato che la musica al alto volume esacerba gli effetti dell’ecstasy, rendendola cinque volte più dannosa in termini di riduzione dell’attività cerebrale, molto spesso vengono sottovalutati gli effetti che la musica ad alto volume può avere sul cervello umano.

Gli studi effettuati, che non hanno nulla a che vedere con le numerose autorizzazioni che il gestore di una discoteca deve possedere in ordine all’ impatto acustico, riguardano essenzialmente gli effetti della musica assordante che, a parere di alcuni, e’ dannosa alla salute umana per via delle vibrazioni corporee indotte dalle basse frequenze (150-180 Hertz) ad alto volume (è scientificamente noto che la basse frequenze si propagano nell’aria come nell’acqua a grande distanza non perdendo la loro intensità) e che disturbano la funzione cellulare e neuronale eccitando e disturbando il sistema nervoso.

Inoltre, anche se sembra incredibile, anche solo concerto rock o un’unica partita allo stadio potrebbero bastare per provocare danni permanenti all’udito. Lo sostiene una nuova linea di studi secondo i quali una singola esposizione a rumori forti ma non necessariamente assordanti può provocare la morte di alcune terminazioni non isolate delle fibre nervose ed essere sufficiente a provocare un danno irreparabile ai nervi del sistema uditivo. Questo è il messaggio di una nuova linea di ricerca che potrebbe spiegare perché molte persone, specialmente con il passar degli anni, fanno fatica a isolare una conversazione dalla barriera del rumore di fondo, che è una costante di qualsiasi incontro di football o pranzo in un ristorante affollato.

M. Charles Liberman e Sharon G. Kujawa, due neuroscienziati che studiano il sistema uditivo all’Harvard Medical School e al Massachusetts Eye and Ear Infirmary, hanno scoperto che le cellule ciliate (sono un tipo di cellule presenti all’interno dell’orecchio) possono sopravvivere a un concerto rock o a una festa scatenata, ma che le fibre nervose connesse che incanalano i segnali elettrici all’encefalo potrebbero invece subire danni permanenti.

Infine, e senza presunzione di completezza, un cenno ad una notizia, apparsa su Occupational and Environmental Medicine, dove i ricercatori della University of British Columbia di Vancouver, nell’ambito del National Health and Nutrition Examination Survey (NHANES) condotto tra il 1999 e il 2004, hanno esaminato circa 6000 lavoratori dai venti anni in su giungendo alla conclusione che lavorare e vivere in ambienti rumorosi potrebbe aumentare il rischio di essere colpiti da malattie cardiovascolari.

 

I ricercatori hanno diviso i partecipanti in diversi gruppi in base al livello di rumorosità del loro ambiente di lavoro e hanno osservato che un lavoratore su cinque dichiarava di aver operato in un ambiente rumoroso per nove mesi consecutivi. Per la maggior parte si trattava di uomini di 40 anni con una maggiore tendenza, rispetto a quelli che lavoravano in ambienti silenziosi, ad essere in sovrappeso e a fumare.

Inoltre i lavoratori esposti a rumori persistenti avevano un rischio di due-tre volte superiore di avere seri problemi cardiaci.

Gli esami del sangue, hanno spiegato i ricercatori, non hanno evidenziato particolari problemi nei livelli di colesterolo o delle proteine infiammatorie, due elementi associati al rischio cardiaco, ma la pressione diastolica, fattore indipendente di aumento del rischio cardiaco, risultava essere più alta della norma.

 

Arrivare dunque a demonizzare l’industria del divertimento o, addirittura, a chiedere la chiusura le discoteche (spesso gestite con assoluta coscienza e nel rispetto delle regole) non sembra la giusta soluzione anche perché questo non farebbe altro che incentivare l’abusivismo e sopprimere il sacrosanto diritto dei giovani di divertirsi in modo sano.

E’ pur vero che bisogna vigilare e contrastare gli eccessi; salutare i propri figli e non vederli ritornare per un bicchiere in più, o per un controllo evitato, è una responsabilità che nessun adulto, nella nostra società, si può assolutamente permettere.

 

 

 

 

 

 

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Category: Cronaca

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