“Ho preso questa strada, perchè ti devo uccidere”…VIOLENZA E SOTTOMISSIONE. UNA MINORENNE VIOLENTATA E PERSEGUITATA PER ANNI. ARRESTATO IL CARNEFICE, E’ UN TRENTADUENNE DI BRINDISI

| 2 marzo 2016 | 0 Comments

(e.l.)______ (in casi come questo, la legge impone di omettere tutti i dati sensibili dei protagonisti, a tutela della vittima; la foto è un’ immagine di repertorio senza attinenza specifica)______Ha picchiato, vessato, violentato per due anni la giovanissima convivente, madre di suo figlio, che oggi ha 17 anni. Solo pochi mesi fa la ragazza ha trovato il coraggio di denunciare i soprusi.

Ieri sera un uomo di 32 anni di Brindisi è stato arrestato dalla polizia per violenza sessuale e stalking, in esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare, emesso dal gip Giuseppe Licci.

L’indagine svolta dalla Questura ha messo in luce una storia sconcertante per la crudeltà.

Secondo quanto ricostruito dal personale della Divisione Anticrimine, diretti dal vicequestore Angelo Loconte, l’arrestato, dall’estate 2013, aveva avviato una relazione affettiva con la giovane quindicenne, rimasta subito incinta.

Sin dai primi mesi di gravidanza, il giovane, in più occasioni, minacciava di uccidere sia la donna, sia il nascituro con frasi del tipo questo è mio e lo uccido”, “ti uccido e ti faccio a pezzi con un macete, dopo ti sciolgo quel bel visino che hai nell’acido muriatico”, percuotendo la stessa con calci e pugni e cagionandole lesioni personali, proibendone l’uso del telefono cellulare, sino a distruggerlo per impedirle di chiedere aiuto.

In particolare, nel 2014, mentre la coppia si recava in automobile a Specchiolla, dopo aver preso una strada di campagna, il trentenne minacciava ulteriormente la minore, dicendole “ho preso questa strada perché ho la pistola in macchina e ti devo uccidere. Successivamente, costringeva la ragazza a scendere dall’autovettura e, lasciato il figlio ancora in fasce nella vettura, la picchiava violentemente, afferrandola per i capelli e minacciando di gettarla da una scogliera.

Quindi, dopo averla picchiata ulteriormente, la abbandonava a terra, intimandole di non raccontare l’episodio a nessuno, diversamente l’avrebbe uccisa.

La situazione di violenza e sottomissione veniva a reiterarsi di giorno in giorno e la giovane, in preda ad un crescente terrore, entrava in una condizione di soggezione permanente che la vedeva vittima di costanti soprusi, anche e soprattutto di carattere sessuale.

Il 13 settembre scorso, ad esempio, il carnefice, dopo aver afferrato con forza la ragazza, la denudava e le imponeva un rapporto orale.

Nell’estremo tentativo di sottrarsi a questo stato di prostrazione, la vittima aveva interrotto la convivenza da qualche giorno quando, il 20 settembre successivo, a suon di calci, schiaffi e pugni, veniva costretta dal bruto a tornare assieme. Nella circostanza, quest’ultimo proferiva le seguenti parole “se mi denunci e mi fai togliere il bambino ammazzo te e il bambino, così niente per te e niente per me”.

Ancora, il 2 ottobre scorso, l’ennesima violenza e l’ennesima minaccia di morte  perpetrate dall’uomo all’indirizzo della minore: “adesso ti uccido”, quindi, calci, pugni sul corpo e sul viso della sedicenne tali da provocare alla stessa ferite ed ematomi. Ma, non pago, il carnefice, brandendo un coltello, impediva alla ragazza di aprire la porta e consentire ai vicini di casa, ivi occorsi, di prestare aiuto.

Fortunatamente, grazie anche all’intervento della madre, la giovane vittima trasferitasi con il figliolo presso il domicilio della prima, decide di sporgere querela, atto che ha consentito agli investigatori di fare luce su questa storia sconcertante, di angherie, violenze e soprusi, sia fisici che psichici.

Ieri sera, la notifica del provvedimento restrittivo a carico del 32 enne, persona che, sono parole del Giudice per le indagini Preliminari, ha tenuto una condotta per un lungo arco temporale, tra l’altro, incurante della presenza di una creatura in tenerissima età. La situazione di vita insostenibile della giovane era aggravata dalla condizione di minore età della stessa, che doveva preoccuparsi anche del figlioletto, anch’esso maltrattato”.

Tutto questo non è accaduto in qualche area geografica sperduta del continente, ma in una città europea, a Brindisi.

La Polizia e la Magistratura hanno fatto quanto necessitava, resta l’amarezza di dover registrare casi come questi, in cui il ruolo della donna è pretermesso in virtù di un’atavica condizione di pregiudizio.

 

 

 

Category: Cronaca

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