“L’ALLENATORE CHE NON DEVE CHIEDERE MAI”: ANTONIO CONTE E IL PROSSIMO ADDIO ALLA PANCHINA AZZURRA

| 17 marzo 2016 | 0 Comments

foto da: superscommesse.it

di Laura Ricci______

O lo si ama o lo si odia, ha da sempre diviso l’opinione pubblica calcistica e non si è mai tirato indietro in nessuna occasione: stiamo parlando di Antonio Conte, attuale CT della Nazionale Italiana e prossimo allenatore del Chelsea.

La scelta- Si parla ormai di ufficialità per quanto riguarda l’addio del leccese alla guida degli azzurri in quanto, ha sottolineato il presidente della FIGC Carlo Tavecchio, “sente il richiamo del campo, si sveglia la mattina e gli manca la quotidianità degli allenamenti”.

Visto il carattere fermo e deciso del tecnico, dichiarazioni del genere equivalgono alla certezza che dopo gli Europei 2016 di Francia, la panchina italiana sarà nuovamente oggetto di cambiamenti.

Dopo l’avventura divenuta “leggendaria” in veste di allenatore della Juventus dal 2011 al 2014 vissuta da vero e proprio protagonista del ritorno bianconero ai massimi livelli dopo diversi anni di affanno e dominio delle due milanesi, Conte, forte dei tre scudetti di fila conquistati e due supercoppe portate nella bacheca del club torinese, aveva preso la decisione di “cambiare aria”, un pò per cercare nuovi stimoli, un pò per degli screzi interni con la società in termini di calciomercato.

Decisione discussa e ridiscussa, con i tifosi juventini delusi per l’abbandono improvviso di un tecnico vincente che sembrava aver trovato una dimensione perfetta nell’ambiente bianconero, ma inamovibile e “incassata” da sostenitori e non.

Tavecchio, fresco di nomina presidenziale nel 2014, non si era fatto sfuggire l’occasione di portare un’eccellenza del calcio mondiale sulla panchina della propria Nazionale; adesso, però, anche lui si ritrova di fronte a quel Conte che decide da solo del proprio destino, senza “se” e senza “ma”.

I motivi dell’addio- Lo si fiutava dal principio e adesso ogni dubbio è divenuto certezza: Conte non è un allenatore che si riesce a domare e i vari screzi con i diversi presidenti e allenatori dei club per la questione “disponibilità dei giocatori per la nazionale” erano evidenti e hanno avuto il loro peso.

All’ex giocatore di Lecce e Juve sarebbe piaciuto avere a disposizione la rosa prescelta per l’azzurro in maniera più costante e costruttiva, ma le società, dal canto loro, hanno sempre dimostrato un certo tentennamento in quanto “cedere” i propri gioielli per un determinato periodo equivale sempre a un rischio di affaticamento o infortunio.

A questo, si aggiunga l’esplicita voglia di vivere giorno per giorno il campo, gli allenamenti, gli obiettivi e il senso del gruppo che solo un club può regalare.

I rimpianti- Dispiace, da italiani, dover salutare così presto un allenatore che avrebbe potuto riportare sulla cima più alta del mondo la nostra nazionale.

Un tecnico di tale lusso ha guidato l’Italia per un periodo forse troppo breve per poter lasciare una vera impronta; i più ottimisti avevano in cuor loro la speranza di vederlo cavalcare in azzurro fino ai mondiali del 2018 in Russia per creare quel senso di continuità nella squadra che avrebbe potuto regalare grandi gioie agli italiani.

Dopo gli Europei bisognerà invece smontare e rimontare tutto nuovamente: ‘allenatore, rosa di giocatori e mentalità di squadra.

La nuova avventura- Se si pensa al fatto che gli Europei debbano ancora iniziare, pare prematuro parlare del nuovo cammino che Conte intraprenderà, ma le sirene del Chelsea sono già altisonanti e vicine: il club inglese di Abramovic lo vuole a tutti i costi e le due parti sono molto vicine.

A Conte piace l’idea di imboccare la via della Premier League e farlo alla guida di un club prestigioso e dalle grandi risorse economiche, fattore che in Italia manca, crea sicuramente tutti i presupposti per l’inizio di una nuova storia.

“Finché Conte non ci separi”.

 

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