CAFE’ BAROCCO / LE RIME DEL SOLE SUL MARE DEL GROOVE, “WAKE UP” CON ROCCO HUNT – video intervista

| 20 marzo 2016 | 0 Comments

di Annibale Gagliani______

“I fantasmi non esistono. I fantasmi siamo noi, ridotti così dalla società che ci vuole ambigui, ci vuole lacerati, insieme bugiardi e sinceri, generosi e vili…”. Un maestro dalle rughe sensazionali e con un accento rigoroso, ci ricorda che l’unico “spirito aleatorio” presente nel nostro belligerante universo è l’uomo. Eduardo De Filippo aveva l’occhio lungo e da eccellente marinaio-drammaturgo qual è ci traghetta dal dopoguerra al ventunesimo secolo.

Un suo giovanissimo conterraneo, esattamente di Salerno, continua la premiata tradizione dialettale cresciuta a dismisura prima con le scene poderose del teatro made in Merola e poi con il cinema naturalista dell’affettuoso Troisi: parliamo di Rocco Hunt. All’anagrafe Rocco Pagliarulo, si impone al giorno d’oggi come uno degli MC più amati sul suolo nazionale. La favola di questo ragazzo tutto “street e core” comincia al Festival di Sanremo (firmato Fazio e Litizzetto) del 2014 nella categoria nuove proposte. Il suo brano “Nu juorno buono”, oltre a vincere la kermesse, creò un primo fenomeno di condivisione virale post-festival: tutti osservarono la bellezza del sole mattutino che alleviava i grossi problemi delle città italiane e il titolo della premiata hit apparì su sterminate bacheche di Facebook.

Dopo tre album che hanno rappresentato una crescita fondamentale per il rapper campano, arriva l’atteso ritorno sul palco dell’Ariston con un pezzo tanto discusso quanto dance: “Wake up”. Il testo è un grido sofferto sollevato dalla propria terra in cui Hunt, ospite speciale di Cafè Barocco, esprimeva “una rabbia senza veli e nè peli sulla lingua”. Lo Stato abbandona le jeunes italien a loro stessi, occludendo la vista di un futuro talvolta surreale, che ha le sembianze di un miraggio. La maggior parte dei giovani si ribella “non agendo”, legata ai propri vizi e seduta dietro a glaciali tastiere. L’atteggiamento diffuso è aspettare come la bella Penelope della mitologia omerica un eroe che porti la benedetta rivoluzione.

“Wake up guagliù, scetateve ca l’aria è doce!” urla Rocco ai suoi coetani insofferenti come zombie e lo fa con l’indomabile incoscienza dei ventuno anni, che porta su spalle larghe dalla maturità non comune. L’arma vincente di questo dialettale fabbricatore di rime e “sentimenti strong” è quella di essere rimasto lo stesso squgnizzo dalla faccia pulita e dal cuore trasparente che rappava per i vicoli del quartiere Pastena.

Wake up ha raggiunto più di dieci milioni di visualizzazioni su You tube (dato in costante aggiornamento) e le radio italiche non smettono di passarla per il piacere degli ascoltatori più agguerriti. L’ultimo album dell’idolo dei teenager di ogni landa, “SignorHunt”, è stato ristampato a grande richiesta e targato “SignorHunt – Wake up editon”. Tale fatica discografica sta regalando la possibilità al giovane rapper di visitare gli store più vulcanici dello stivale intero, prima dello start di un tour (vicino al sold out) che vedrà le sue “rime del sole” volteggiare prima a Roma il 22 aprile e poi a Milano il 30 dello stesso mese.

La musica di questo guaglione “anema and groove” vuole spingere una terra, definita spregevolmente “dei fuochi”, nella dimensione estetica e culturale che le compete, divincolandola dalle classiche etichette steriotipate. Rocco difende il proprio dialetto, ama il paesaggio fiabesco della costiera amalfitana e sopratutto crede in quella carica vesuvica che scorre nelle le vene dei suoi paesani. Non vi resta che gustarvi l’intervista esclusiva di Hunt MC per carpire un sacco di altre curiosità racchiuse tra le pareti della libreria Feltrinelli di Lecce, promotrice dell’ennesimo evento di notevole successo giovanile.

Credo che Rocco sarà stradaccordo a chiosare con l’insegnamento di un gigante dell’arte napoletana, capace di comprimere le nostre piccole parole con una frase che risuona ancora oggi come una sveglia blues: “Lunedì, mi tenevi stretto fra i libri di scuola fra i palazzi vecchi di questa città che mi dà emozione ancora… E allora sì ca vale ‘a pena ‘e vivere e suffrì, e allora si ca vale ‘a pena ‘e crescere e capì’…”. Il maestro Pino Daniele in “Allora sì” del 1993, giusto per incoraggiare ancora di più le jeune napoletano e salentino, da secoli difensore delle radici primordiali, ora più di prima cittadino di un mondo opaco. Come dipingerlo alla stregua della Scuola di Posillipo? Con pennelli imbevuti del proprio sudore e che roteano liberi su una tela “incontaminata” da smog, corruttibilità e indifferenza.

Category: Costume e società, Cultura

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