IL PANINO CON LA FRITTATA, IL TRANCIO DI PIZZA, E I ‘PRIVILEGI’ DELLA POLITICA

| 20 marzo 2016 | 5 Comments

di Giuseppe Puppo______

Oggi ho visto una foto, che mi ha fatto tenerezza. Parlano le immagini, a volte, più di mille parole e ancora mille, senza bisogno di tante spiegazioni. Mi ha commosso, poi, ma questo perché l’ ho legata immediatamente nel mio immaginario individuale a una storia, sentita anni fa in quelle serate a perder tempo (oh, un lusso che non mi posso più permettere) fra vecchi amici (maschi), in cui, per ammazzare il tempo, e quasi a esorcizzarlo, si parla di femmine erotiche, di episodi strani e di peccati di gioventù, fino a quando non arriva un’ alba che ti porti a dormire.

Una storia, fra le tante, che è rimasta indelebile nella mia mente, in cui ho visto e continuo a vedere tanti significati e tanti significanti, tanti motivi e tanti risvolti, e che adesso voglio raccontare a tutti voi, in questa sera a metà, in cui il vecchio è già finito, ma il nuovo non è ancora cominciato, in bilico fra malinconia creativa e tenera attesa.

Poi, vi dirò pure perché mi è ritornata in mente, a proposito della foto di oggi che mi ha commosso.

Non vi dirò il nome del protagonista, lo farà lui se lo vorrà, anche se penso che non ne avrà piacere, perché non sta bene mettere in pubblico quello che era una confidenza privata e personale.

Ma “il personale è politico”, si diceva in quegli anni Settanta trepidi e sapidi in cui esercitai la mia educazione sentimentale della Lecce meravigliosa che esiste oramai solamente più nella mia memoria, fra vizi privati e pubbliche virtù.

***

All’ epoca, il mio amico era il leader del gruppo giovanile  di un partito che anch’ esso non esiste più, e guidava un gruppo nutrito di ragazzini insieme ai quali non andava per niente d’ accordo con i ‘grandi’ che, a differenza di loro, facevano politica per carriera, non come essi facevano, per ideali. Qualcosa aveva già subodorato, qualcosa che poi poco tempo dopo lo portò a rifiutare ogni prospettiva di titoli e di incarichi, e a lasciare tutto, perché lui era figlio del popolo e non aveva voglia di fare quello che sarebbe diventato un mestiere, tradendo ideali lasciati appunto solamente alle illusioni dei ragazzi.

Fra una bestemmia e l’ altra, di fronte alle manifestazioni folkloristiche; predicando che le teste non dovevamo spaccarcele, ma riempircele di contenuti, e tante altre cose belle ancora, fra cui tradizione, grafica, libri, giornali, musica ed ecologia, il gruppo crebbe tanto rapidamente, da attirare sia le ostilità dei grandi notabili locali, sia l’ attenzioni dei vertici romani della formazione giovanile.

Un giorno, gli arrivò un telegramma, con cui il segretario nazionale giovanile, sul cui nome voglio stendere non il velo, ma una termocoperta, del silenzio, lo convocava, invitando a partecipare alla prossima direzione nazionale.

Facemmo una colletta, altro che crowdfunding su internet di oggi, gli spiccioli delle sigarette e delle colazioni a scuola, il resto, sottraendolo alla spesa di casa, lo mise la madre, per il biglietto del treno andata e ritorno, e così il mio amico partì di sera, e la mattina si ritrovò, un marziano, a Roma.

La riunione durò tutta la mattinata e lo lasciò ancora più confuso e basito, perché quelli, sia pur solo di qualche anno più grandi di lui, quelli che adesso poi, oh sì, che ne han fatto di carriera, e adesso in tanti sono nomi ancora affermati, perché già all’ epoca sapevano cosa avrebbero fatto da grandi, parlarono di partiti, di correnti, di prospettive opportunistiche, oppure di massimi sistemi e dell’ universo mondo, mentre egli si aspettava, sempre più deluso, che prima o poi si parlasse dei problemi dei giovani in termini concreti, e di come affrontare almeno una delle tante emergenze che li condizionavano. Niente.

Si fece così l’ ora di pranzo. I lavori furono sospesi e aggiornati al pomeriggio, nel mentre che la discussione passò rapidamente dalla logica di Yalta, alla scelta del ristorante in cui i gruppetti dei romani andarono a mangiare.

Il mio amico si ritrovò così solo, senza i soldi non per andare a mangiare, ma neppure per un caffè. Bighellonò un paio d’ ore, fra le strade di Roma – Marte, si fece tante bevute riempitive alle fontanelle sparse sulle strade, e si sorbì poi eroicamente il resto della riunione della direzione nazionale giovanile del partito, cui non fu comunque nient’ affatto orgoglioso di aver partecipato, che durò fino a sera, giusto poi il tempo di tornare a Termini, e di prendere quel mitico treno delle 00.05 che esiste ancora, sopravvissuto, l’ ultimo del tabellone diurno della grande stazione, e che porta scritto come destinazione LECCE.

Il mese dopo, gli arrivò di nuovo il telegramma di convocazione. Stesse scene: la colletta, gli spiccioli di noi ragazzini, le mille lire sottratte a un paio di pasti in famiglia, e così uscì fuori un altro biglietto andata – ritorno. Ma con una variante. Memore dell’ esperienza precedente, egli chiese alla madre di preparargli qualcosa da mangiare il giorno dopo, e la santa donna, prima che andasse via, si mise ai fornelli e preparò una frittatona gigante, quanto saporita, che mise in un maxi pezzo di pane di grano, e il tutto, in una valigetta, quelle valigette tipo “ventiquattrore”, che insieme ai borselli da uomo si usavano allora. Ciò nonostante, benché chiusa là dentro, profumava così tanto, da diffondere nell’ aria il suo invitante aroma sia, la notte, fra i vagoni del treno, sia, ancor la mattina dopo, nei locali del palazzone romano della direzione giovanile.

Che hai là dentro, che si sente uno strano odore?” – chiese al mio amico il segretario nazionale, indicando la valigetta. “Documenti riservati, che mi porto sempre appresso“, gli rispose lui sorridendo.

Infatti. Le ore della mattina passarono pesanti, con le medesime discussioni sui massimi sistemi e di nuovo, arrivata l’ ora di pranzo, i romani se ne andarono a gruppetti nei vicini ristoranti del centro.

Il mio amico rimase di nuovo solo, ma ‘stavolta il suo viso era allegro e soddisfatto. Si sedette sui gradini davanti al palazzone, si mise la valigetta sui ginocchi, l’ aprì, e tirò fuori il gigantesco pezzo di pane, con la mega frittata, e mangiò contento.

Quando gli altri tornarono, lo trovarono ancora là, “binchiato”, e felice della sua diversità.

***

Fra ieri e oggi, i mass media italiani hanno perpetrato un’ altra delle loro mascalzonate. Hanno pubblicato i redditi dei parlamentari, e fin qui va bene. Ma negli elenchi hanno compreso quelli del M5S, tanto per dire: vedete, pure loro…Anzi, l’ han fatto proprio per questo, apposta per questo. Nessuno, dico nessuno, che, nel pubblicare gli elenchi, abbia ricordato e specificato due verità assolute. La prima, che il M5S è l’ unico che ha rinunciato al finanziamento pubblico, decine di milioni di euro lasciati alle disastrate finanze dello Stato. La seconda, che i parlamentari del M5s percepiscono sì come tutti gli altri il lauto stipendio, ma, a differenza di tutti gli altri, trattengono per sé giusto l’ indispensabile per le spese personali, e destinano tutto il resto al finanziamento di un fondo che sostiene le piccole imprese private che creano lavoro.

***

Il giovane Alessandro Di Battista. Non va ai ristoranti del centro di Roma, nemmeno alla buvette di Montecitorio. Nella pausa pranzo mangia un trancio di pizza seduto sui gradini del Palazzo del potere di pasoliniana memoria. Al di fuori.

E’ un figlio del popolo. E’ come noi, cittadini ai quali vuol dire che la politica non è un mestiere, non è una carriera, è un incarico a tempo limitato, perché poi tutti devono fare sempre e comunque politica in prima persona, con la documentazione, la partecipazione attiva, il coinvolgimento delle passioni e delle idee forza.

In quel trancio di pizza, io oggi ho sentito il profumo della bontà, il sapore della passione, il gusto della bellezza, l’ identità del popolo, che c’ era, quaranta anni fa, nel panino con la frittata casalinga del mio amico.

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

Comments (5)

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  1. Anonimo ha detto:

    Giuseppe, era una frittata di sei uova messa all’interno di una “puccia”, quel pezzo di pane che di solito si mangia dopo averlo tagliato a fette.
    Son trascorsi i decenni ma vedo che la memoria non ti tradisce.
    Un abbraccio dal tuo amico.

  2. Roberto Cribio ha detto:

    Grazie Giuseppe Puppo per aver pubblicato quest’ottimo articolo.
    Ne approfitto per raccontare quanto ho vissuto, non più tardi di un mese fa, in quel di Reggio Emilia durante la “Notte della Trasparenza contro le mafie” organizzata dal M5S. Riguarda proprio il grande Dibba.
    Ale era in ritardo, in quanto proveniente da un altro meeting, tra l’altro da una località molto distante da RE. Non ti nascondo che, nonostante la mia veneranda età, ero in trepida attesa del suo arrivo. Ad un certo punto, lo vedo da lontano arrivare a piedi – e senza scorta -, trascinandosi il suo trolley come un comune mortale. Ma, al di là di questo, ho potuto apprezzare la sua disponibilità nel confrontarsi con noi sostenitori pentastellati, la passione ed il massimo impegno che mette in tutto ciò che fa. Hai perfettamente ragione: è un figlio del popolo!
    Ciao!

  3. Antonio ha detto:

    Direttore questa storia la conosciamo, all’epoca Valerio era un giovane piuttosto magro, poi però a furia di mangiare frittate oggi è un signore corpulento.
    Comunque è vero, alcuni dei Cinque Stelle, un po’ ci fanno rivivere quegli anni di grandi passioni.

  4. Filomeno Cafagna ha detto:

    Esimio Sig. Puppo, lei ha “ragione” solo in virtù del detto… “Il mondo è bello perché è vario”. La foto le fa tenerezza, tse tse, forse lei non considera che tra il suo amico ed il portavoce pentastellato Di Battista, c’è una piccola differenza… Il secondo, checche se ne dica, è un rappresentante del popolo italiano e, sino a che rivestirà detto incarico, mai e poi mai gli dovrebbe essere concesso di sedersi sulle scale di una chiesa o di un palazzo che sia; ma dove sono andate a finire orgoglio e dignità?

  5. Oberto Sabatini ha detto:

    Vorrei che tutti coloro che si lamentano
    Di questo sistema politico, non ricadano nello stesso errore . Votare sempre questa feccia politica distruttrice della nostra Patria . Se li votate ….abbiate lintelligenza di Tacere . La foto è significativa e molto profonda .

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