LA STORIA / IL PROFESSORE – CONTADINO: “Le orchidee selvatiche non si raccolgono”

| 20 marzo 2016 | 0 Comments

di Tania Pagliara______

Voglio fare gli auguri a mio nonno Vincenzo Falco, soprannominato il professore contadino, raccontando del mio primo incontro con un’ orchidea selvatica.
Da bambina andavo a villeggiare a Casalabate con i miei nonni e genitori.

Avevamo una casa vicino alla macchia mediterranea, dove tutti i bambini del vicinato giocavamo nei covi ed a fare le prove di coraggio, inoltrandosi tra i tunnel di timo.

D’ inverno andavamo tutti al mare la domenica e durante le festività.

Un giorno di San Giuseppe decisi di superare le mie paure ed inoltrarmi al di là del pozzo antico pieno di ossa di animali, per vedere cosa ci fosse sotto l’albero di ulivo accanto alla masseria.

Non avevo paura come d’estate, forse per gli odori diversi: tutto profumava di timo e di mentuccia; non c’ era l’odore pungente ed alcolico della frutta matura.

La luce era più nitida, i colori brillanti.

Giunsi sotto l’albero. Sembrava una capanna; mi sedetti sotto la sua chioma, poggiai le mani sull’erba e respirai la bellezza del coraggio.

All’improvviso, vidi vicino la mia mano un fiore piccolissimo, di una bellezza straordinaria: era nero, vellutato, con una bambolina disegnata al centro. Lo accarezzai a lungo. Fuggii di corsa a casa per dire a mio nonno della grande scoperta.
Nonnoooo! Ho incontrato un fiore vellutato, bellissimo come un’orchidea!”.

Glielo descrissi, e lui mi rispose sorridendo: “E’ un’orchidea, la nostra orchidea, hai scoperto un tesoro, non raccoglierle mai, sono la ricchezza della nostra terra”.

Grazie nonnino, per avermi insegnato a non raccogliere le nostre orchidee.

Category: Costume e società

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