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L’ INCHIESTA DELLA MAGISTRATURA SUL PETROLIO IN VAL D’ AGRI. SITUAZIONE. RIPERCUSSIONI, REAZIONI, COMMENTI. DALLA ‘SETTIMANA SANTA’ DI TARANTO PAGATA DALLA TOTAL, ALLE COZZE FALSE DI BRINDISI CON CUI VENIVANO EFFETTUATI I CONTROLLI DEGLI SCARICHI A MARE. AMBIENTALISTI SUL PIEDE DI GUERRA: “Tempa Rossa punto di congiunzione fra interessi politici ed economici”

| 1 aprile 2016 | 0 Comments

di Emanuele Lezzi______

Cominceranno la prossima settimana, a Potenza, gli interrogatori di garanzia delle persone coinvolte nell’inchiesta sulla gestione delle risorse petrolifere in Basilicata, che ieri ha portato a sei ordinanze di custodia cautelare ai domiciliari, due divieti di dimora e la sospensione delle attività per sei mesi per due imprenditori.

Oltre che, naturalmente, alle clamorose ripercussioni politiche nazionali, con le dimissioni del ministro dello sviluppo economico Federica Guidi, e conseguenti difficoltà politiche dell’ esecutivo.

I primi a essere interrogati saranno i sei indagati ai domiciliari: Rosaria Vicino, ex sindaco del Pd di Corleto Perticara; Vincenzo Lisandrelli, coordinatore ambiente del reparto sicurezza e salute all’Eni di Viggiano; Roberta Angelini, responsabile Sicurezza e salute dell’Eni a Viggiano; Nicola Allegro, responsabile operativo del Centro oli di Viggiano;, Luca Bagatti, responsabile della produzione del distretto meridionale di Eni,  e Antonio Cirelli, dipendente Eni nel comparto ambiente.

Nel frattempo, nell’ ambito dei fatti trattati direttamente, o indirettamente dagli inquirenti, cominciano ad emergere alcune circostanze a dir poco significative, che abbiano, o meno rilevanza penale, con relative prese di posizione.

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In mattinata, il comitato ‘Cittadini e Lavoratori Liberi e Pensanti’ è andato all’ attacco dell’ arcivescovo di Taranto Filippo Santoro: “Dovrebbe dimettersi. Dovrebbe lasciare la guida dell’Arcidiocesi. Dovrebbe farlo adesso che non ha più scuse per aver accettato la sponsorizzazione della Total nella realizzazione del Mysterium Festival. Dovrebbe restituire quei soldi se ha a cuore Taranto e la sua voglia di vivere senza veleni e senza ricatti. Dovrebbe chiedere scusa perché ha visto quali manovre politiche e lobbistiche ci sono dietro le autorizzazioni del progetto Tempa Rossa, dietro quel petrolio che la Total porterebbe proprio al porto di Taranto per caricarlo sulle petroliere“.

Pochi minuti fa è arrivata la risposta della Curia: “È noto che il patrocinio dell’arcidiocesi di Taranto al Mysterium non è di natura economica, che l’arcivescovo non gestisce un centesimo di queste iniziative né in alcun modo ha titolo su aspetti gestionali. Quindi l’arcidiocesi non restituisce nulla perché non ha ricevuto nulla. L’impegno della curia è quello di contribuire a che la programmazione culturale ed artistica sia una cornice consona e opportuna ai riti della Settimana Santa, mettendo a disposizione gratuitamente siti e personale proprio per l’accoglienza delle iniziative.  La sponsorship è interamente curata dalla Ico Magna Grecia che tra l’altro a noi ha dichiarato che gli sponsor interessati a Tempa Rossa sono main sponsor dell’intera programmazione annuale dell’orchestra e non solo del Mysterium.
Dispiace ancor più dell’accusa faziosa, falsa e strumentale che tenta di infangare l’impegno di monsignor Santoro per Taranto, che ci si ostini sempre a percorrere vie di divisione e di fango”.

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Vi sono tutti gli elementi per fare di Tempa Rossa una grande vertenza europea per la trasparenza e la legalità“. Sono più politiche le valutazioni di Antonia Battaglia, Luciano Manna e Alessandro Marescotti di Peacelink e Giorgio Santoriello dell’associazione Cova Contro.

Alla luce dei clamorosi recenti sviluppi il progetto Tempa Rossa si sta rivelando sempre più il punto di congiunzione fra interessi politici e interessi economici mentre i cittadini ne contestano la validità e la compatibilità ambientale. La continua modificazione della legislazione ambientale sta trasformando l’Italia in una nazione che si preoccupa di tutelare prioritariamente gli interessi economici privati a scapito di quelli pubblici”

Avevamo acceso i riflettori sulla Basilicata e sulla questione Tempa Rossa già da tempo, con una azione in Europa che l’ha vista protagonista di una denuncia inviata presso la Commissione Ambiente della Commissione Europea

Ed é proprio di ieri invio da parte di Peacelink e Cova Contro di un poderoso dossier con le possibili violazioni che potrebbero esser state commesse in Val d’Agri“.

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Da Taranto a Brindisi.

Sulla nave “Firenze” dell’Eni, ormeggiata al largo di Brindisi, i tecnici dell’Ispra nel 2014 avevano installato gabbie con mitili utili quali “come bio-indicatori”, per monitorare la qualità degli scarichi in mare.

Però un giorno, a causa del forte moto ondoso, i sacchetti con le cozze si sono rotti e alcuni dipendenti della compagnia petrolifera “omettono deliberatamente di avvertire l’Ispra” dell’accaduto e sostituiscono le cozze con “altri mitili da loro procurati, inficiando di fatto – scrive il gip di Potenza – l’efficacia del controllo ambientale“.

E’ uno dei passaggi contenuti nell’ordinanza che riguarda le attività dell’Eni, nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Potenza sulle attività estrattive in Basilicata.

Secondo il gip i due dei dipendenti Eni finiti agli arresti domiciliari “sono apparsi ancora una volta soggetti portatori di una significativa attitudine a incidere illecitamente sulle situazioni attraverso meccanismi di alterazione“, fino a spingersi “a situazioni artificiose destinate a ostacolare gli accertamenti”.

I mitili “dovrebbero essere successivamente e periodicamente utilizzati – precisa il gip di Potenza – al fine di rilevare un possibile inquinamento ambientale causato dalle acque reflue scaricate dalla motonave, poiché nei tessuti dei mitili si bio-accumulano gli inquinanti, come metalli e idrocarburi“. La nave infatti veniva utilizzata per “la produzione petrolifera off-shore” e “durante il periodo temporale delle intercettazioni era al largo delle coste pugliesi”.

 

Category: Cronaca, Politica

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