IL COMMENTO / LA CORTE EUROPEA LEGITTIMA LO SRADICAMENTO DEGLI ULIVI. ORA LA DECISIONE SPETTA AL TAR LAZIO. E LA POLITICA DA CHE PARTE STA?

| 9 Giugno 2016 | 4 Comments

di Eleonora Ciminiello_______Poche laconiche parole sono quelle riportate dall’agenzia Adnkronos, sulla sentenza emanata dalla Corte di Giustizia Europea:

“La Commissione Europea può obbligare gli Stati membri a rimuovere tutte le piante, e quindi tutti gli ulivi, potenzialmente infettati dal batterio Xylella Fastidiosa, anche se non presentano sintomi, qualora si trovino in prossimità di piante infette. Lo stabilisce una sentenza della Corte di Giustizia dell’Ue, che ha sede a Lussemburgo, secondo la quale la misura è “proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria nell’Ue ed è giustificata dal principio di precauzione” tenuto conto delle prove scientifiche della Commissione al tempo in cui ha adottato la misura in questione”.

La Corte di Giustizia liquida il Salento e il suo patrimonio sostenendo che, nonostante ad oggi manchi la prova di patogenicità di xylella sull’ulivo, nonostante tutto l’impianto scientifico a sostegno dello sradicamento degli ulivi sia inesistente, nonostante la Procura di Lecce abbia posto sotto sequestro preventivo tutti gli ulivi che si volevano abbattere attraverso il piano Silletti, nonostante la Giustizia abbia quindi visto del marcio dietro tutta questa storia, gli ulivi che presentano xylella vanno eliminati.

Si potrebbe a questo punto aprire un nuovo periodo di abbattimenti, che vede protagonisti non solo gli ulivi infetti ma anche tutte le piante sane nel raggio dei 100 metri. In realtà la decisione non può dirsi conclusa né definitiva, perché ora spetterà al Tar del Lazio stabilire il da farsi, alla luce della sentenza europea.

A poter essere sradicati quindi tutti gli ulivi al di fuori della provincia di Lecce (ritenuta infetta), ovvero nella zona cuscinetto che corre dall’Adriatico allo Ionio, toccando comuni di straordinaria bellezza paesaggistica come Ostuni, Fasano, Leporano, Grottaglie e Ceglie: sarà soprattutto qui che per ogni ulivo infetto, secondo la Corte di Giustizia, deve essere eseguito lo sradicamento di tutte le piante nel raggio dei 100 metri.

La Corte di Giustizia accoglie, inoltre, la constatazione che lo sradicamento degli ulivi rientra negli espropri per pubblica utilità al quale dovrebbe corrispondere un indennizzo pari al valore reale di ciascuna pianta: in parole povere i 140€ previsti dai Piani Silletti non sarebbero che bruscolini rispetto a quanto Stato e Regione si ritroverebbero a pagare per ciascun ulivo sradicato.

E allora quali sono i possibili scenari all’orizzonte? Ce lo stiamo chiedendo assieme a voi, ma siamo certi che questo sia il momento in cui le reali intenzioni dell’intero universo politico, partendo dalle amministrazioni comunali, per poi passare a quelle regionali e nazionali, si dovranno necessariamente palesare, svelando la loro vera natura.

In un modo o nell’altro la sentenza della Corte Europea rappresenta la fine di un Carnevale: tutti dovranno dismettere la maschera dorata che avevano indosso. Dovranno farlo quei sindaci che, fino a qualche giorno fa, in piena campagna elettorale, sostenevano di amare il proprio territorio e di aver difeso strenuamente gli ulivi: oggi, dovranno dimostrare con fatti ed azioni che non mentivano, dovranno dimostrare di avere la capacità di tutelare l’ambiente e soprattutto la salute dei loro concittadini, dovranno scendere assieme alla cittadinanza in piazza per palesare il loro dissenso.

Tutti coloro che hanno utilizzato gli ulivi come strumento di propaganda, dovranno dissentire in maniera chiara e fattiva: non potranno più nascondersi dietro i discorsi costruiti per ammaliare il pubblico. Ora tutti dovranno esserci o non esserci, stare da una parte della barricata o dall’altra.

Allo stesso modo è chiamato a rispondere delle sue intenzioni il Governatore della Regione Puglia Michele Emiliano, il quale si è sempre detto sensibile ai flagelli ambientali che si stavano abbattendo in terra pugliese. Oggi può dimostrarlo, non attraverso comunicati stampa, tweet o malinconici post su Facebook, ma producendo delibere in difesa della Regione che amministra. In tema di Ambiente e Agricoltura attualmente il governatore Emiliano ha il controllo e le mani completamente slegate: può scegliere, in piena autonomia e coscienza, se difendere il patrimonio pugliese o meno.

Dovremmo parlare anche del Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina, ma preferiamo sorvolare: il suo schieramento è abbastanza chiaro, e l’ultima conferma l’abbiamo avuta con lo stanziamento di 21 milioni di euro accordato per l’avvio in Italia del genome editing.

In questo Carnevale non cadranno solo le maschere di politici ed affini, ma anche quelle del popolo Pugliese e Salentino: è ora il momento di mostrare a tutti che gli ulivi per la Puglia sono la vita, e che la vita non si tocca. Manifestare il proprio dissenso è un diritto sancito dalla Costituzione, così come la tutela dell’ambiente ed del paesaggio è fra i suoi Principi Fondamentali; l’11 giugno, il corteo in difesa del territorio organizzato dal Popolo degli Ulivi, sarà la data in cui i salentini e i pugliesi potranno dimostrare che non sono disposti a sacrificare ciò che sono, non sono disposti a lasciar cancellare la storia, la cultura, il patrimonio della loro terra in virtù di una legge fondata su basi inesistenti, mentre i politici potranno palesare da che parte stanno.

Noi ci saremo e conteremo gli uni e gli altri.

A sabato quindi, perché sappiamo che per ogni pugliese la Terra è un bene sacro, ma soprattutto sappiamo che, anche quando sembra sconfitto, un pugliese è sempre in grado di rialzarsi.

 

Category: Costume e società, Cronaca, Politica

Comments (4)

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  1. Giovanni D' Agata, Sportello dei diritti - tramite redazione ha detto:

    La Corte di giustizia dell’Unione europea ha stabilito oggi che Bruxelles può obbligare gli Stati membri a rimuovere tutte le piante potenzialmente infettate dal batterio Xylella fastidiosa, anche nel caso in cui non siano presenti sintomi, se queste sono in prossimità di quelle malate.
    La misura, si legge nel comunicato, “è proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria” ed “è giustificata dal principio di precauzione”, sulla base di prove scientifiche.
    La decisione della Commissione risale al 2015 e prevede l’eliminazione della flora a rischio entro un raggio di 100 metri dal focolaio, senza che vi sia un indennizzo.
    Allora il tribunale amministrativo regionale per il Lazio aveva sospeso l’ordine di rimozione, impartito dal Servizio agricoltura Regione Puglia, delle piante situate in prossimità di ulivi infetti, interrogando l’organo a livello europeo.
    Spero in un intervento immediato del Governo affinchè si eviti il compimento di uno scempio preannunciato che potrebbe depturpare irrimediabilmente il nostro territorio ma che certamente è evitabile.

  2. Paolo Pagliaro, Forza Italia - tramite redazione ha detto:

    Siamo davvero senza parole: la decisione della Corte di Giustizia Europea, che ha dichiarato ufficialmente come “infetta” l’intera Provincia di Lecce, rischia di modificare irreversibilmente il paesaggio del Salento e della Puglia dei tratti più peculiari della nostra identità.

    Quel che è peggio è la certezza di aver perso treni importanti e tempo prezioso.
    La Regione aveva anche costituito una task force di cui non abbiamo più notizie -salvo una convocazione urgente di oggi e non si spende abbastanza per la ricerca.
    Dal settore agricolo alle immagini delle nostre cartoline, pensare al Salento e alla Puglia senza circa un milione di ulivi è un incubo che avremmo voluto non fare.
    Non abbiamo visto alcun impegno del governo nazionale e in Regione Puglia i giri a vuoto ci hanno fatto perdere anni e i responsabili sappiamo bene chi sono. Mi auguro vivamente che qualcuno si accorga del momento nefasto e cominci a smuovere le acque.
    Altrimenti siamo pronti, se necessario, anche a fermare le ruspe e metterci la faccia contro decisioni assurde ed improponibili della giustizia europea.

  3. Cristian Casili, M5S - tramite redazione ha detto:

    L’Europa, che è prima responsabile del disastro Xylella non avendo adempiuto correttamente al controllo sullo scambio merci internazionale, oggisi appella al “principio di precauzione” per ricorrere nuovamente alle eradicazioni.
    Allo stato attuale le eradicazioni non risolveranno nulla e causeranno solo una desertificazione del territorio di cui Emiliano sarà chiamato a rispondere.
    L’unica strada è quella della ricerca e dello studio multidisciplinare.
    E’ emblematico che sulla questione Xylella la Corte di Giustizia UE si sia incartata per l’ennesima volta su una misura che, come dicono i giudici “è proporzionata all’obiettivo di protezione fitosanitaria ed è giustificata dal principio di precauzione”.

    Ci chiediamo come mai tale principio sia valido solo quando si deve distruggere, ma rimane inascoltato quando i cittadini ricorrono ad esso per salvaguardare la propria salute e i territori.
    Torno a ripetere come fatto in tutti questi anni che, allo stato attuale, il batterio degli ulivi non è più controllabile attraverso l’eradicazione: il territorio interessato e le specie potenzialmente ospiti faranno fallire qualsiasi intervento.
    L’unica via d’uscita è la ricerca e lo studio multidisciplinare, altre strade maestre non ne vedo.
    I monitoraggi così come sono stati concepiti a questo punto serviranno solo a sprecare risorse pubbliche senza un efficace controllo delle infezioni che si riscontrano con difficoltà e scarsa precisione. O si cambia rotta o qualcuno poi dovrà spiegarci perché queste misure così drastiche non hanno funzionato causando una desertificazione apocalittica a cui le comunità locali non staranno di certo a guardare dalla finestra.
    Emiliano e la Regione Puglia si giocano una partita che lascerà strascichi così pesanti di cui ancora si sottovalutano le conseguenze.

  4. Cristian Casili - tramite redazione ha detto:

    Se non si individueranno altre forme di contrasto della Xylella questo folle piano ricomincerà a distruggere il nostro territorio a cominciare da zone “pregiate” della nostra amata Puglia come Ostuni o Fasano.

    Emiliano non faccia l’errore di Vendola, dal momento che l’Ue non ha mai dato l’obbligo di estirpare gli ulivi, ma si tratta di una decisione venuta dal governo nazionale e da quello regionale come confermato dall’ultima sentenza della Corte Europea, si proceda ad individuare misure alternative e meno pesanti per raggiungere l’obbiettivo del contenimento senza danneggiare irreversibilmente le comunità locali.

    Si tratta di una pantomima inaccettabile da parte di Bruxelles, del ministro Martina e degli organi regionali dal momento che, la mancanza di dati scientifici precisi sui vettori e di un nesso di casualità tra Xylella e disseccamenti degli ulivi, rende la decisione di “sradicare” “totalmente inutile ed infondata.

    Anche i monitoraggi al fine di individuare nuovi focolai di infezione sono inefficaci data la difficoltà di individuazione dei punti di infezione sulla pianta e la lentezza di colonizzazione dei vasi xylematici da parte del batterio.

    La Corte di Giustizia dell’UE non ha preso in considerazione questi aspetti e quelli emersi chiaramente dall’indagine della Procura di Lecce, e qualora il TAR del Lazio dovesse confermare la sentenza europea gli abbattimenti, come già è avvento nel nefasto Piano Silletti, interesseranno gli ulivi infetti e tutte e piante sane nel raggio dei 100 metri.

    Ad essere interessati saranno i territori della zona cuscinetto che interessa oggi i territori della provincia di Taranto e Brindisi.

    Emiliano deve capire in fretta che non possono esserci misure compensative ed indennizzi a ristoro dei soggetti colpiti dalla mannaia dell’estirpazione, e ci auguriamo che ciò non accada perché a Ostuni o Fasano, tanto per fare qualche esempio, non accetterebbero mai di barattare per un piatto di lenticchie la desertificazione di un paesaggio cucito sull’ulivo.
    Ad Emiliano consiglio di lasciare perdere le chiacchiere come la promessa di salvaguardare gli alberi monumentali, o di rilanciare un tipo di agricoltura differente nelle aree colpite, se già la nostra di agricoltura sta muovendo e non certo per la Xylella.

    Sono mesi che chiediamo con forza un coinvolgimento allargato del mondo della ricerca, un approccio sistemico e multidisciplinare che valuti ogni singolo tassello di un complesso mosaico di fattori.

    Il Governo regionale non può stare a guardare dalla finestra la distruzione del suo territorio, intimidita da procedure di infrazione e dal ricatto di aver diffuso un patogeno oggi già presente in altre zone d’Europa proprio per colpa degli stessi organi europei, che da anni sono responsabili e complici dell’importazione di materiale vivaistico dalle zone infette di più continenti.

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