Comunque vada… / IL PRANZO DELLA DOMENICA

| 4 settembre 2016 | 1 Comment

di Elena Vada______

(…A CASA SCOGNAMIGLIO. QUELLA DEL PAESE DEL SUD, NON QUELLA DI TORINO: SONO ANCORA IN VACANZA, BEATI LORO)

_”Pinuccia preparati, che andiamo a fare la spesa, almeno mi aiuti a portare le borse”

-”Mammà, dai, e chiamami Giusy, che mi fai vergognare”

– “…Eheeeee..Chi ci sente qui in casa?! Dunque, scrivi… qua, bell’ e mammà, facimm’ a lista… allora: due chili di manzo e mezzo chilo di maiale, strutto, pigliamm’ pure a pancetta… tre etti possono bastare, e tracchiulelle (vengono, così, chiamate le gallinelle di maiale o manzo, e sono gli scarti laterali delle fettine o altri pezzi di carne, che, a Napoli, si raccolgono meticolosamente durante la settimana, per fare il sugo alla domenica) è teng rint (le tengo dentro) o frigorifero, poi…”

-”Mamma chi deve venire a mangiare, qui stai facendo la lista per un reggimento…Chi se la mangia tutta sta’ roba?..”

-”Eh… numm fa arraggià (non farmi inquietare), tuo padre ha invitato suo fratello Pasquale, con quella “vipera” della moglie Filomena, i figli ca so’ quattro, Don Gaetano, il parroco, sua sorella Esterina (la zitella) e Gennaro che dice che vuole “combinare” tra i due…ma come gli vengono in mente queste idee, a tuo padre?!.. è un’ inciucione (pettegolo).. ma, staremo a vedere…”

-”Mammina, però, papà, non ha pensato male: Gennaro ha appena ereditato dai genitori che sono morti, un sacco di roba (dicono in paese…): casa grande, campi, frutteti, e la casa vinicola del padre, che vale tanto, perché è un vino DOC; insomma è diventato ricco. Va bene che è chiatt (grasso), pelato, basso e con la dentiera…. Tiene sessantanni… ma può darsi che si piacciono… del resto la zia non è una bellezza! Neanche sappiamo quanti anni ha? Be’ poi ha i baffi e la barba, ma si sa: “Donna barbuta, sempre piaciuta!” Poi ha il difetto dei denti storti e la pancia…. ”

 

Marì:-”Statt zitt..Quarantacinque anni, ancora zitella! Lei dice che è “per un voto”, ma in paese nessuno ci crede…Meno male che fa la maestra, almeno è istruita e indipendente”

-”SI, ma o chiù brutt è ca “fiet”.. (Il brutto è che puzza): l’alito, le ascelle, i piedi, eh…. hai capito no, miez e cosc… Maroooonn… quann stamm vicin in ta Chiesa, m’agg spustà”. (quando stiamo vicine in Chiesa, devo spostarmi)

:”Mamma, che esagerata!….ha un po’ d’alitosi perché non cura i denti…….”

-Marì: “SI, SI, lassà sta e iamm, ca facimm tardi, pe’ fa o raù (andiamo che facciamo tardi per il ragù).

 

Il ragù viene incominciato il sabato sera con mezzo chilo di cipolle che si devono caramellare, con l’aglio, a fuoco lento, nell’olio e strutto, poi s’aggiunge la carne lardellata con la pancetta e infine le tracchiulelle, si bagna con un abbondante bicchiere di vino, si aggiunge salsa di pomodoro e l’estratto, sale e pepe.

Sono ore di cottura, con il coperchio appena appoggiato, il fuoco basso e il sugo che “spippetta”. Ogni tanto una girata, (che non si attacchi, San Gennaro mio!). La pasta che verrà cotta (al dente per carità!!!), per questa ricetta, sono i mezzani.

 

Don Antonio, domenica mattina, fa capolino in cucina per vedere che tutto proceda bene, ma è tranquillo perché, ben conosce l’abilità di Marì, ai fornelli.

Intanto, lui si è preoccupato della mozzarella fresca di Procida, della provola e del caciocavallo, poi frutta fresca e secca, una cabaret da cinque chili, pieno di dolci…. Ogni pastarella (bignè) è mezzo chilo, ma così si usa qui al Sud.

 

Enzo, dov’è Enzo… invece di stare qui ad aiutare….

“Uè, Marì addò sta Enzuccio? Non sarà per caso alla spiaggia?”

– Marì: ”No, no l’agg’ mandat a piglià, quatt palaton e pan (palatone: forma di pane allungata tipo Toscano, scuro)… tre ore fa”

-:”Si, o vad a piglià al bottegone, sarà li con la fornaia…”.

***

Intanto, Giusy, ha avuto l’incarico dalla mamma di “aggiustare” un poco la zia Esterina.

Per prudenza, lei, si è portata dietro un beauty-case, pieno di cose, per ogni evenienza.

 

ORE 9.00 del mattino: “DRIN, DRIN,…… zia, ziaaaa, zia Esterina, sono io, Giusy, tua nipote, la figlia di Antonio, tuo fratello di Torino!”

-:”.. Eh mo’ arrivo… Ahaaaa, ma sei Pinuccia! Avevo capito un altro nome… vieni, vieni, dentro bella di zia, che ho appena fatto il caffè….ancora all’antica, con la Napoletana, ma sentirai che gusto, è tutta una poesia. La ricetta è di tua nonna Concetta, pace all’anima sua!.. prendi pure due biscotti all’anice, fatti con le mie mani o vuoi due taralli?”.

 

Giusy, sorseggia un po’ di caffè, in una tazza dorata. La circonda: odore di muffa, misto naftalina, misto spray anti-scarafaggi, deodorante di pessima qualità, saponetta Camay e lacca per i capelli… Il tutto, è un effluvio senza paragoni, che le dà la nausea.

 

-”Zietta, dobbiamo prepararci per il pranzo di oggi… sai è una cosa importante… papà ha detto di farti bella, che c’è anche Don Gennaro … sai com’è..!?!”

– Esterina – “….. E ALLORA….mi vuole offendere! Mi sono fatta il bagno, come tutte le domeniche, mi sono messa il talco e il deodorante. Mi sono tagliata le unghie dei piedi e asciugata i capelli con il fon, poi ho fatto o TURZ (chignon o crocchia, dietro il capo)”.

 

-”Appunto zietta, aggiustiamo un po’ la peluria che hai qui sotto il naso e sul mento (Giusy apre il suo Beauty-case “magico” e comincia con cerette, creme, pinzette depilatorie). Adesso aggiustiamo i capelli…

-”NOOO, NO, NO, i tuoi nonni, già così, si stanno rivoltando nella tomba… Adesso vogliamo pure manomettere o “TURZ”?!?! MAI!”

Ma, con tanta pazienza, Giusy riesce ad aggiustare i capelli, della zia, con la sua spazzola stiratrice e tanta pazienza, Poi appena appena un po’ di trucco, per dare colorito alle guance e un leggero rossetto.

 

”Adesso togliamo queste calze spesse…. Alt, Alt, Alt….”

I peli della zia Esterina sono così duri, lunghi e folti che ci vorrebbe, un tosaerba. La soluzione migliore? Rimettere le calze pulite, ma sempre spesse e nere. Finalmente scelgono un abito elegante, anche se datato, che Giusy rinnova, aggiungendo un bel fiore, un cinturino, e un paio di scarpe con cinque centimetri di tacco, assai strette (ma per ben apparire, un po’ bisogna soffrire) tutto questo, rubato nel guardaroba della mamma.

***

DOMENICA ORE 13,30: a casa Scognamiglio, tutto è pronto: tavola sontuosamente apparecchiata, pranzo pronto sul fuoco, la famiglia elegantemente vestita, pronta a ricevere gli invitati. Don Antonio gongola dalla gioia, gli piace fare bella figura coi compaesani!

 

Dopo i convenevoli, finalmente tutti a tavola: ecco arrivare il piatto forte, sul quale nessuno DEVE o PUO’ eccepire: MACCHERONI AL RAGU’ di Donna Marì.

 

Filomena, la cognata “vipera”, subito attacca, sottovoce, all’orecchio del marito Pasquale

-”Come si vede che vive al Nord, senti questi maccheroni, non sono buoni come i miei, deve averci messo qualche stranezza che usano loro… eh, ormai ha perso la mano… L’avrà fatto cuocere poco, si sa che al nord, hanno tutti fretta. Guarda quanto è brutta la maestra Esterina, vedrai, cercheranno di farla sposare con Don Gennaro, vedi…. Li hanno seduti vicini. Guarda lei, Marì, si sarà ingrassata di una decina di chili… e i figli? Viziati, viziati, viziati… non come i nostri…”

Eh, quando una è vipera “è vipera”! Infatti Filomena, continuando a mangiare a crepancia, critica tutto e tutti.

Intanto zia Esterina e Don Gennaro, chiacchierano amichevolmente, e sembrano proprio legare,

Don Antonio si frega le mani sotto il tavolo.

Marì, come un gendarme in servizio, vigila su ogni cosa e persona e, con l’aiuto dei figli, porta avanti il pranzo con successo. Arriva l’ora del caffè, servito con le paste, e la bottiglia buona di Don Gennaro. A quel punto, Filomena, la cognata “vipera”, dice (sempre sottovoce all’orecchio del marito Pasquale):-” Maronn che schifezz stu cafè… na’ ciofeca, lavatura di calzini… sembra fatto con la cicoria”

 

E NO, su TRE cose non potete criticare un Napoletano: sul ragù, sulla pizza e sul caffè!

 

Marì, con gli occhi fuori dalla testa, prende il piatto di Filomena, con dentro i bignè e glielo rovescia in testa. Poi prende la caffettiera, ancora piena dicendo: -”Questa è la “ciofeca” che hai criticato, col mio ragù e tutto il resto, VIPERA!” e le fa una memorabile DOCCIA!

Poi seguono schiaffi, calci, tirata di capelli e per finire,… lacrime, tra panna e cioccolato!

 

Silenzio assoluto per trenta secondi. Poi, proprio il marito di Filomena, guarda la moglie, che ha panna, cioccolata e caffè che colano dappertutto, comincia a ridere, dicendo .”Ti sta bene!”

I ragazzi, seguono a ruota, scompisciandosi dalle risate, gli adulti battono le mani!

Don Antonio, intanto, attacca un coro col fratello, accompagnandosi con la chitarra e il mandolino e cantano “O’ SOLE MIO” e tutto il loro repertorio, poi tarantelle e balli, mentre tutto il paese, a poco a poco, si aggrega alla festa………..

E le due cognate?

Mentre Marì presta un vestito, s’abbracciano, promettendosi (a denti stretti), PACE!…. Fino alla prossima volta, ovvio!

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cultura

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  1. Giuseppina Cerbone ha detto:

    BRAVA

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