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DOVE VAI QUANDO POI RESTI SOLA? A LEGGERE IL NUOVO LIBRO DELL’ EDITORE SALENTINO PIERO MANNI, CHE OFFRE UNA TERAPIA AL MAL D’ AMORE

| 22 novembre 2016 | 0 Comments

(g.p.)______Certo, il ricordo come sai non consola. Leggere invece sì.

Una bella idea editoriale. Raccogliere in un’ antologia brani di poeti, scrittori e filosofi  che, dalla letteratura di tutti i tempi e paesi, danno consigli su come reagire alle delusioni d’amore.

Quindi, “un manuale di sopravvivenza, un’antologia che partendo dalla letteratura antica e arrivando ai giorni nostri suggerisce tecniche, pratiche e regole per vincere lacrime e autocommiserazione“.

L’ editore salentino Piero Manni ha stampato un vademecum consolatorio e terapeutico per i dolori del cuore, particolarmente indicato per chi attraversi i giorni dell’ abbandono, per cui, prima o poi, siamo passati tutti, ci stiamo passando, o ci passeremo inevitabilmente, proprio come dice la presentazione inviata oggi alla stampa: “da qui, ci siamo passati tutti…La delusione d’amore è una di quelle esperienze che, ahi noi, capita a chiunque, in ogni epoca e latitudine”.

Già, ci siamo passati, e continuiamo a passarci, purtroppo.

Già, perché amare, per una ragione o per l’ altra, inevitabilmente fa soffrire, e chi non ha mai sofferto per amore, l’ amore vero non sa nemmeno cosa sia.

Già, perché questo è il dolore della vita: che si può essere felici solo in due; ma i nostri cuori rispondono a stelle, che non vogliono sapere di noi.

Il libro, fresco di stampa, sarà presentato giovedì 24 novembre, alle 18.30, a Lecce, alla libreria Feltrinelli, in via Templari 9. Intervengono: Piero Manni, Caterina Rizzelli, Mario Cazzato e Nico Maggi. Letture di Emanuela Gabrieli.

Azzeccatissimo, pure il titolo: “Che non si muore per amore”, dove Mogol non sfigura certo, anzi, insieme a  Omero, Saffo, Euripide, Meleagro, Catullo, Virgilio, Ovidio, Dante, Tommaso Campanella, Pietro Metastasio, Ugo Foscolo, Giacomo Leopardi, e quant’ altri. E ci sono pure Fabrizio De André, Riccardo Cocciante, e Luciano Ligabue.

Aiuteranno a elaborare il lutto, a reggere le tensioni, invece di trasformare la casa in un tempio.

Ci sarà “La canzone dell’ amore perduto”, di De Andrè? Perché penso che niente di più triste sia stato mai scritto e detto sul tema.

C’è Roland Bathes, sì, meno male. Perché io penso che mai niente di più profondo e suggestivo sia stato scritto sul tema di quanto analizzato dal semiologo francese in quel libro delizioso che è “Frammenti di un discorso amoroso”. C’è un passo, per esempio, in cui l’ innamorato aspetta una telefonata dell’ amata, ma il telefono rimane muto, e il tempo passa, e così si consuma la notte, si consuma la vita.

“Ma lei, quando scrisse quel libro, era per caso innamorato?” – chiese una volta all’ improvviso una giornalista al docente francese? E il professore le sorrise.

Non sorrise invece un altro filosofo, Stefano Bonaga, quando una conduttrice televisiva lo mollò, ma anch’ egli ci scrisse su un saggio di metidazioni, “Sulla delusione d’ amore”.

L’ attesa. La ricerca: la tenerezza che non ho, la comprensione che non so trovare in questo mondo stupido.

Forse chiamiamo amore solamente quello di cui abbiamo bisogno in un determinato momento, quando in un determinato momento lo troviamo.

E quando non lo troviamo? Quando lo perdiamo?

Se non lo troviamo, se lo perdiamo, sarà bene andare a leggere.

Non c’è, nell’ antologia di Manni, un altro libro di poesia eccezionale: Roberto Carifi, “Amore d’ autunno”. Eh, ragazzi, un incanto di versi, che prendono la mente, e fanno fremere il cuore. Come quando lui se ne sta nella sua casa trasformatanin un tempio, a farneticare, ma a farneticare poeticamente, e con che esiti straordinari:

Le cose non dimenticano,
hanno troppa memoria.
Si rammenta di noi questa finestra
che un tempo, chiusa, proteggeva
i nostri corpi, lasciava passare
uno spiraglio che ti baciava il viso.
Chi sa se vedeva la minaccia,
chi sa se piange la finestra!
Ma noi duriamo, nelle cose.
E parlano, ragionano di noi,
specialmente se si accende un lume
e lo porta una mano misteriosa.
Chi sa se piangono le cose,
se questo freddo è la loro nostalgia.
Ricordi, stanza, come l’aspettavamo?
E tu, quaderno consumato, e voi,
finestra, porta, sedia con le sue forme,
terrazzo che mi somigli, così sospeso,
avete atteso invano il suo ritorno?“.

E’ chiaro: un’ antologia è sempre una scelta soggettiva.

Ma nulla vieta di integrarla, perché leggere non placa la sete di sapere, anzi, la alimenta.

Un bel libro, questo “Che non si muore per amore”. Si sopravvive, si sopravvive sempre, certo.

Uno di quei libri che può servire, la sera, a riempire il tormento dell’ inquietudine e del vano desiderio; a lenire, di notte, il rimpianto di quello che non hai avuto, e la tristezza che te ne rimane.

 

 

 

 

 

 

Category: Costume e società, Cronaca, Cultura, Eventi

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