NELL’ARTISTICO (E SBIADITO) STIVALE C’E’ UNA “SHOWOMAN” MIGLIORE DI VIRGINIA RAFFALE? MA CERTO CHE NO!

| 13 Gennaio 2017 | 1 Comment

di Annibale Gagliani______

L’irrinunciabile Cafè Barocco, polverizzato con gusto alle piccole ore del gradevole firmamento teatrale brindisino, ci porta a trarre una conclusione artisticamente corretta: Virginia Raffaele è la migliore “showoman” (showgirl non le si addice nemmeno per un’unghia d’alluce) del panorama ironico-artistico-italico. Ebbene si, chi credevate fosse la première dame dell’arido bosco creativo che ci appioppiano h 24 in mainstrem?

Un tempo contemplavate Loredana Lecciso? Eravate davvero arditi, più di Albano, lasciatevelo dire. Oggi direste, mettendo la manona callosa sulla piastra fumante, Belen Rodriguez! Ok, resettiamo un momento il testosterone, se siete uomini di mondo – sempre intenti a forneticare con l’inconscio – e pensiamoci bene. il neologismo, nato da pochissime ore terrestri in questo consesso culturale, richiede il seguente know how: sapere recitare, ante todos; cantare come un usignolo valtellino, saper giostrare il proprio corpo, talvolta rendendolo una piccola opera d’arte mobile; creare un’empatia inestinguibile con il pubblico, che sia il neoclassicista auditore di platea o l’ascoltatore mediocratico attaccato overlimit su Canale 5.

Questa premessa da ginnasta allevata all’ombra della Muraglia ci porta direttamente al cuore del nostro ragionamento: Performance, di Virginia Raffaele. La criminologa più famosa d’Italia, la Berlusca Lady, Belen, Ornella J Vanoni, l’artista soviettista schizzata o la transgender poeticamente penetrante, sono solo alcune tra le maschere interpretate dalla fuoriclasse dell’Eur.

Alla primordiale parvenza dell’osservatore più bieco potranno sembrare comunissime, seppur esilaranti, macchiette dalla cottura televisiva, ma così non è, citando il buon Sgarbi, “studiate, capre”. Ritroviamo nelle sue interpretazioni una base velatamente malinconica, dallo spirito briosamente drammatico, che va a sfociare come un fiume comunicativo verso il mare delle emozioni. C’è un pizzico di tragedia aristotelica in questa proposta artistica: un motto inventivo che è stato il pilastro del cinema di Verdone, for example, o la base concettuale della musica di Enzo Jannacci.

Nelle sue imitazioni la Raffaele spiega indirettamente il percorso delle maschere di Pirandello, che un pò tutti indossiamo, ma le very important persons assai di più, diventando umani dal doppio io (e se già non riescono a reggerne uno, immaginate voi). Ma per poter suscitare tutto ciò nell’ascoltatore pagante (e non, gli amici degli amici) bisogna avere una preparazione eccellente in recitazione, umanità e cultura. Virginia – mi viene di chiamarla così poiché ti mette talmente a tuo agio quando la osservi semi-attonito che sembra quella vicina di casa dagli occhi brillanti, dal sorriso bonito e dal prezzemolo sempre fresco sul balcone – è certamente un’ottima attrice drammatica, tutti i maggiori dispensatori d’ironia lo sono.

Una cosa forse più di tutte ti travolge dell’artista: la capacità di tenere il palco, lo stage, e non per forza il canonico ammasso di parquet e luci sparate dritte sulle cataratte, ma quel proscenio permanente che è incastonato in qualsiasi luogo terreno. Lei potrebbe fare teatro al bar, dal fruttivendolo, in sauna, al Sistina, al Verdi di Brindisi, in piazza a Poggi Bonsi e nel deserto dinanzi ai beduini: cambiando l’ordine degli addendi il valore non cambierebbe, la sostanza è di qualità.

La gestualità vivacissima, la mimica sprezzante, i tempi di esecuzione svizzeri, sono indice di un’altissima cifra di talento fuso al carisma. Lei, allieva dell’arte circense, è un soggetto interessantissimo che avrebbe trovato spazio nei migliori Cabaret del Dopoguerra, e che con la stesso stile intrigante è d’impatto a Quelli che il Calcio, a Sanremo o a casa sua dopo il tressette sopra er lambrusco (dicono si gusti di più dopo le 23). Brindisi è rimasta piacevolmente colpita dalla capacità di costruire spettacolo in prima persona, avvalendosi semplicemente del proprio fisico (estremamente sensuale e troppo sottovalutato), dell’ingegno fino e di un pugno di effetti speciali che hanno amplificato il divertimento del pubblico.

La gavetta, quella vera mes amis, l’intelletto innaffiato all time, per l’eternità, porta a risultati strabilianti: Virginia Raffaele è la versione femminile di Rosario Fiorello! Vederli insieme in un prossimo programma sarebbe il buon auspicio di salvezza o per i geni mai comprensibili di Canale 5 o per i santoni da viagra televisivo della Rai. Pensateci, l’idea giusta cambia la vita, o perlomeno una serata nella pimpante sfida dello chare.

A Performance di Virginia Raffaele la nostra sezione speciale del Cafè Barocco di Leccecronaca.it, chiamata “E poi arrivò Godot”, dà un 9 pieno, non solo per l’opera in sè, ma fortemente per l’artista, la donna, l’anti-diva (comunque gnocca), e per la lealtà creativa dimostrata sul palco marinaresco di una Brindisi meno ghiacciata, però non ancora del tutto disincantata.

Servirà tempo, chi vivrà vedra…

«Nel teatro si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita»

Eduardo De Filippo

 

Category: Costume e società, Cultura, Eventi

Comments (1)

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  1. Paola ha detto:

    Grazie per questo articolo bellissimo, ironico, acuto ma sopratutto reale e vero. Virginia a teatro è proprio come è stata descritta, abbiamo una grande artista che ci saprà regalare tantissimo di se con il suo lavoro che è altamente professionale ma fatto con un ingrediente fondamentale che è l’amore. L’amore prima di tutti per il suo pubblico che la spinge a dare veramente tutto. E’ difficile far ridere in modo intelligente e lei lo sa fare magistralmente. Auguri Virginia per tutto davvero!

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