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L’ INTERVENTO / IO TI ACCOLGO IN CASA MIA, PERO’ TU NON IMPONI A ME LE TUE REGOLE

| 24 marzo 2017 | 10 Comments

(v.m.)______Chi va in casa d’altri è tenuto a rispettare le regole vigenti in quella casa.
Non ci dovrebbe essere bisogno di ribadirlo questo concetto, in quanto dovrebbe essere scontato.
Io ti accolgo in casa mia perchè così sono stato educato, questa è la mia cultura, nel Salento poi da sempre abbiamo accolto quanti hanno bussato alla nostra porta, questa è la mia civiltà che poi è parte integrante della mia identità.
Ma nessuno può pensare che perché viene accolto in casa da altri può fare il bello ed il cattivo tempo, può stabilire le sue norme e decidere cosa si possa o non si possa mangiare in quella casa.
Perché anche dopo essere stato accolto, quella resta sempre casa di altri. Quelle appena scritte sono frasi di una banalità, di una ovvietà  assoluta.
Eppure in Italia non è così.
Non sto a perdere tempo a ricordare le motivazioni con cui si tenta di giustificare le tesi secondo cui l’ultimo arrivato riscrive le regole, basta seguire i programmi sulle televisioni vicine al Governo, dove imperversano personaggi politici e “volontari” che autodipingendosi come caritatevoli e accoglienti, stravolgono la logica e con contorsioni mentali di ogni genere cercano di giustificare l’ingiustificabile, arrivando a dire che l’integrazione è possibile solo se gli italiani rispetteranno le regole, la cultura, la religione dei nuovi arrivati.
Costruendo moschee, eliminando dalle scuole i simboli della nostra religione come il Crocifisso o i simboli del Natale. In altre parole gli Italiani dovrebbero rinnegare la loro cultura, la loro religione, la loro civiltà per permettere a chi viene da terre lontane di integrarsi.
L’idiozia e l’autolesionismo di tali tesi sono così evidenti che non ci dovrebbe essere bisogno di confutarle, ed invece siamo costretti a farlo dato che tanti volti noti della televisione, del mondo dello spettacolo e della politica, sostengono quanto sia civile, e vantaggioso economicamente, e persino utile, perché quando gli italiani non faranno più figli saranno gli altri a farli al posto loro, accogliere tutti coloro che vogliono venire in Italia senza regole e controlli di nessuna natura, e mantenuti, nutriti e vestiti con i soldi tolti dalle tasche dei cittadini italiani.
Chi sostiene queste tesi sono politici a cui fanno riferimento le cosiddette “Associazioni di Volontariato” che grazie alle centinai di migliaia di persone che sbarcano in Italia intascano milioni di euro ogni anno.
Sorvoliamo sull’uso che poi si fa di questa montagna di denaro.
Ovviamente chi non è d’accordo con le tesi di chi ci governa, nel migliore dei casi  è razzista e xenofo.
Così, i cittadini che non hanno diritto di parola sulle televisioni governative,  su Facebook stanno facendo girare un post in cui si racconta ciò che ha scritto un sindaco americano a proposito della richiesta dei musulmani del suo paese.
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SINDACO CANADESE RIFIUTA DI RIMUOVERE LA CARNE DI MAIALE DALLA MENSA SCOLASTICA e spiega il perché.
I genitori musulmani hanno chiesto l’abolizione della carne di maiale in tutte le mense scolastiche di un sobborgo di Montreal. Il sindaco del sobborgo di Montreal di Dorval ha rifiutato, e ha inviato una nota a tutti i genitori con la spiegazione. Ecco la nota:
“I musulmani devono capire che devono adattarsi al Canada e al Quebec, ai suoi costumi, le sue tradizioni, al suo modo di vivere, perché è lì che hanno scelto di emigrare.
“Devono capire che devono integrarsi e imparare a vivere in Quebec.
“Devono capire che devono essere loro a cambiare il loro stile di vita, non i canadesi che così generosamente li hanno accolti.
“Devono capire che i canadesi non sono né razzisti né xenofobi hanno accettato molti immigrati musulmani prima (mentre il contrario non è vero, in quanto gli Stati musulmani non accettano gli immigrati non-musulmani).
“Che non più di altre nazioni, i canadesi non sono disposti a rinunciare alla loro identità, alla loro cultura.
“E se il Canada è una terra di accoglienza, non è il sindaco di Dorval che accoglie gli stranieri, ma il popolo canadese del Quebec-nel suo complesso.
“Infine, devono capire che in Canada (Quebec), con le sue radici giudaico-cristiane, alberi di Natale, chiese e feste religiose, la religione deve rimanere nella sfera privata.
Il comune di Dorval ha diritto di rifiutare ogni concessione all’Islam e Sharia.
“Per i musulmani, che sono in disaccordo con la laicità e non si sentono a loro agio in Canada, ci sono 57 bellissimi paesi musulmani nel mondo, la maggior parte di loro sotto-popolati e pronti a riceverli con le braccia aperte in conformità con la Sharia.
“Se avete lasciato il vostro paese per il Canada, e non per altri paesi musulmani, è perché avete ritenuto che la vita è migliore in Canada che altrove.
“Ponetevi la domanda, solo una volta,” Perché è meglio vivere qui in Canada invece che nei vostri paesi? ” ‘Una mensa con carne di maiale’ è parte della risposta.”

ESEMPLARE. Condividi questo per promuovere la tolleranza nel mondo. Questo è quello che dovrebbe essere adottato da tutti i Paesi.

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Questo è il post che sta girando su internet un nostro lettore, anche se in maniera sgarbata, ci ha segnalato che questo post è una bufala. In altre parole quanto su riportato, cioè la lettera ai genitori musulmani, non è stata scritta da un sindaco americano ma da un buontempone italiano.
La domanda che io mi pongo è questa, al di là di chi sia l’autore della missiva, quanto scritto è sacrosanto o no? 

Category: Cultura

Comments (10)

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  1. redazione scrive:

    Il signor Lele ci segnala che l’articolo da me inserito in coda a qualche mia considerazione, e che sta girando su Facebook , è una bufala. Lo ringraziamo per questa importante precisazione.
    Dopodichè va detto però che la sostanza dell’intervento non cambia, anzi caso mai si rafforza l’idea che la cultura dominante, quella del Governo, ma sopratutto dell’alta finanza che lo sostiene, avendo il monopolio dell’informazione televisiva e della carta stampata, condizionano al punto tale, che i cittadini che la pensano in modo diverso da chi li governa, per dare più forza alle loro tesi si inventano delle bufale.
    Per quanto riguarda la seconda frase del signor Lele, io non ho scritto “cazzate”, ho riferito che su Facebook sta girando questa notizia, e questo risponde a verità.
    Per quanto riguarda il resto, compreso le tesi che vengono messe in bocca a questo sindaco americano, saranno i lettori a farsi una loro libera opinione, stabilendo se sono cazzate oppure frutto del semplice buon senso.
    Noi, come sempre, abbiamo dato spazio anche a chi tale spazio ha utilizzato in modo irrispettoso nei nostri confronti.
    m.v.

  2. F.P. scrive:

    Non so quanto il semplice buon senso di cui lei parla, ammesso e non concesso che di buon senso si tratti, possa produrre legittimamente l’invenzione di una bufala. Il commento sacrosanto del Sig. Lele si inserisce, esso si, in un ragionamento di buon senso, visto che chi ha la responsabilità di diffondere una notizia deve dapprima verificarne la veridicità, pena la credibilità professionale. I lettori di buon senso si sono fatti certamente una libera opinione, credo quella per cui divulgare una falsità accertata non fa che fornire un assist alla peggiore cultura musulmana, svilendo le ragioni dell’occidente che per combattere un fenomeno violento dovrebbe invece utilizzare il cervello al posto della pancia.
    Ci sarebbe anche da aggiungere che il sindaco canadese ha denunciato la diffusione dell’accaduto come falso in una comunicazione ufficiale sul sito del Comune, per cui la diffusione della notizia bufala è un reato.

  3. Antonio De Giorgi scrive:

    Caro signor F.P. vedo che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire, in questo caso di chi non vuol capire.
    Qui la questione non è se la notizia del sindaco americano sia vera o verosimile, non ce ne frega nulla di quello che pensano o fanno gli americani, ma di quello che fanno girare gli italiani sui social.
    Qui la questione che lei, fa finta di non vedere, o meglio vede sin troppo bene, insieme al gruppo che si muove su internet a monitorare chi non la pensa come voi, è questa: CHE CHIUNQUE VA IN POSTO DIVERSO DA CASA SUA E’ TENUTO A RISPETTARE LE NORME DI QUEL PAESE.
    L’articolo sostiene ciò, c’è chi come lei, o come chi ci governa, pensa che chiunque arriva può dettare legge a casa nostra, e non lo si può neanche dire caso mai si dà man forte “alla peggiore cultura musulmana” come lei scrive.
    Per quanto riguarda il buon senso, a ognuno il suo.
    Ed infine faccio notare che intimidire, adombrando l’ipotesi del reato, è il classico modo con cui il potere si rivolge a chi lo contraddice.
    Non sarà che lei signor F.P., come il signor Lele, lavorate per il Governo o per una delle organizzazioni da questo (Regione Puglia) finanziato?
    Ad maiora.

  4. rosi d'agata scrive:

    D’accordissimo che il rispetto delle regole è forndamentale per il vivere civile.
    Ma queeste considerazioni mi fanno pensare che quando si vieta qualcosa la si rende più desiderabile. Leggendo, mi sono venute in mente le prime comunità dei cristiani che si nascondevano per celebrare la loro religione.
    Non è con il divieto che si insegna a rispettare gli altri, ma con l’educazione al rispetto di tutti.

  5. Francesca scrive:

    Qui il problema non e che gli italiani vietano agli ospiti qualcosa, qui il problema e che coloro che vengono sul nostro territorio ci vogliono imporre la loro cultura e le loro usanze.

  6. Teresa scrive:

    Grazie redazione per la corretta informazione e riflessioni anche perché seppur trattandosi di una bufala è un invito a non perdere le nostre radici e la nostra cultura.

    Giustamente se sono ospite, rispetto le usanze della casa.

    Oggi l’Europa stessa sta perdendo le radici che i padri fondatori gli hanno dato.

    Oriana mi pare disse che si vuole trasformare l’Europa in Eurasia?
    Beh… Ci siamo vicini, infatti qui non vengono solo i rifugiati (ben vengano!) Ma i tanti che dall’Africa vendono tutto per venire ed essere mantenuti.

    Nell’accoglienza ci vuole misericordia ma anche ragione.

  7. Guido Mascagni scrive:

    Sicuramente chi si reca in un paese straniero, pur avendo diritto di conservare le proprie tradizioni culturali non solo non deve avere la pretesa di imporle, ma deve osservare leggi, usanze e tradizioni di quel paese: è un fatto innanzitutto di rispetto e civiltà, e questo vale per tutti, ovunque.

    Tuttavia, al di là di questo principio che vedo qui unanimamente condiviso e al quale io stesso aderisco, esorto tutti a chiedersi a cosa una notizia falsa come questa – una autentica calunnia – in realtà miri e che effetti possa avere. La risposta è ovvia: solo ad inasprire i rapporti verso i musulmani, totalmente innocenti dell’avere richiesto al sindaco di vietare la carne di maiale nelle scuole; a ridicolizzare la persona stessa del sindaco, probabilmente un politico ed un amministratore ben lungi dal cadere in scivoloni del genere; nonché, per la sua falsità, ad annullare il concetto sacrosanto della tolleranza e del rispetto del paese ospitante così come espresso sopra.

    Dunque, ancorché risibile per qualsiasi persona dotata di cervello, questa finta e tendenziosa notizia è cosa assolutamente da condannare innanzitutto come fatto disgustoso incitante all’odio. Come tale la sua esacrabilità non va “mascherata” sotto dichiarazioni scriteriate (o, in realtà, come sospetto, forcaiole e razziste) quali “sì, d’accordo, si tratta di una bufala MA il concetto è giusto”. NO! Si tratta di una calunnia e di una diffamazione, dunque di un fatto mai accaduto e tendenzioso, dunque di una azione ignobile che proprio per la sua falsità annulla la verità del concetto che ha la pretesa di sostenere: e tanto basta. Ad esso quindi non va data nessuna pubblicità né tantomeno alcuna circolazione se non seguita da una condanna netta, senza se e senza ma. Questo in qualsiasi paese civile da parte di persone con un cervello funzionante e dotate di un minimo senso morale.

    A sostegno di ciò che affermo ricordo un fatto storico. I Protocolli dei Savi di Sion è un pamphlet messo in giro agli inizi del 900 dalla polizia zarista per diffamare gli ebrei, in quelle pagine incolpati di ogni crimine – crimini, sottolineo, esecrabili qualora commessi da chiunque, non solo dagli ebrei, e contro i quali non si poteva non trovarsi unanimamente d’accordo. Nonostante la sua provata falsità, attraverso discorsi quali quel che tendono a giustificare la calunnia di cui si parla qui, questo libello fu uno dei mezzi più efficaci non solo per condurre pogrom sanguinosissimi nella Russia zarista, ma per convincere i tedeschi della Germania hitleriana della necessità di perseguitare e annientare i giudei. Cosa che, come sappiamo, regolarmente avvenne.

    Gli ebrei non avevano commesso quei fatti. I mussulmani canadesi non hanno mai dichiarato di non volersi adeguare alle leggi e ai costumi canadesi. In entrambi i casi però qualcuno che aveva, e ora ha, interesse a seminare odio ha raggiunto il suo scopo, soprattutto fra persone semplici e poco dotate di capacità intellettuali e senso morale. E questa è cosa che nessuno di noi non può trovare disgustosa.

    In nome della civiltà e della difesa delle leggi e delle tradizioni di un Paese libero come l’Italia e di una civiltà avanzata come quella occidentale, figlia dell’Illuminismo e della tolleranza, chiedo formalmente alla Redazione di questo sito di condannare con nettezza un documento diffamatorio, razzista e incitante all’odio come quello di cui qui si dibatte, e di stigmatizzarne gli scopi come dovuto da ogni persona civile e rispettosa dell’altro. Grazie.

  8. direttore scrive:

    Grazie a Guido Mascagni, che ha ben spiegato la questione, e a tutti coloro i quali sono intervenuti.
    L’ autore stesso dell’ articolo aveva già rettificato a proposito della inopportuna citazione di una notizia falsa, con ciò legittimamente esponendo poi comunque alcuni concetti, affidati, come sempre, come tutti noi, alla libera valutazione dei lettori, nello spirito di riflessione che ci proponiamo di sollecitare con i nostri commenti, su tutto, ivi compreso il problema, anzi, il dramma epocale dell’ immigrazione, quando, al di là delle notizie che diamo, esprimiamo commenti, o prese di posizione.
    Verso tutte le religioni, noi tutti abbiamo il massimo rispetto, e cito fatti, non parole: per esempio, collaboriamo regolarmente con i cristiani ortodossi, dei quali seguiamo gli eventi culturali.

    Quanto ai musulmani, abbiamo intervistato più volte, oppure ospitato le sue dichiarazioni, l’ Imam di Lecce, o seguito con favore la ventilata istituzione di un’ università nella nostra città, e abbiamo tanti musulmani fra i nostri abituali lettori.

    Sfido chiunque a trovare un solo rigo di quelli da noi pubblicati in sette anni che possa essere ritenuto “diffamatorio, razzista e incitante all’ odio” nei confronti di chicchessia.

  9. cay scrive:

    Bufala e condannabile, altrettanto condannabile chi si maschera dietro stereotipi quali xenofobo o razzista per definire chi semplicemente ha rispetto della propria cultura

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