NON SI UCCIDONO COSI’ I DELFINI? NUOVA MORIA DI CETACEI SULLE COSTE SALENTINE. IL SOSPETTO E’ CHE NE SIANO RESPONSABILI LE MALEDETTE TRIVELLE. ANTONIO TREVISI VUOLE ISPEZIONI URGENTI DEGLI ISTITUTI REGIONALI. GIOVANNI D’ AGATA CHIEDE L’ INTERVENTO DEI MAGISTRATI DELLA PROCURA DELLA REPUBBLICA DI LECCE

| 16 dicembre 2017 | 0 Comments

di Emanuele Lezzi______

Una nuova moria di delfini sulle nostre coste. Dopo i tanti casi dell’ anno scorso, ci risiamo. Una settimana fa un povero cetaceo è stato ritrovato spiaggiato, esanime, sul litorale di Marina di Pescoluse (nella foto).

Si è allarmato e si è nuovamente attivato il consigliere regionale del Movimento 5 Stelle Antonio Trevisi, che ha ricordato di aver presentato in merito una mozione, il 15 novembre 2016, discussa in Consiglio il 4 luglio scorso, ma ad oggi rimasta inattuata, in cui chiedeva “alla Giunta Regionale di interessare gli uffici, le agenzie e le autorità competenti, in particolare l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Puglia e della Basilicata, ad indagare sulle cause che determinano lo spiaggiamento dei cetacei e sui motivi che ne causano il disorientamento.

In particolare si tratta di un fenomeno che interessa delfini e tartarughe, per questo vogliamo sapere se possa essere individuata una correlazione con le prospezioni geofisiche, condotte con la tecnica dell’air gun. Che le trivellazioni al largo delle coste avessero un devastante impatto sull’habitat marino è sempre stato chiaro, motivo per cui ci siamo opposti alle autorizzazioni ministeriali concesse alle multinazionali del petrolio”.

Ieri, un  nuovo caso, un grosso esemplare di capodoglio che è andato a sbattere contro la scogliera di Porto Selvaggio, non costituisce un episodio isolato per una specie che nelle acque del Mediterraneo è ritenuta più che vulnerabile per colpa dell’uomo.

Insorge il presidente dell’ associazione ‘Sportello dei diritti’ Giovanni D’ Agata: “autorevoli studi scientifici, infatti, affermano che al 99% le cause dello spiaggiamento sono attribuibili ad attività umane, come l’inquinamento chimico o elettromagnetico, anche perché questi animali sono particolarmente sensibili alle interferenze dei sonar delle imbarcazioni. E sono proprio le attività di mappatura geologica che da tempo interessano i mari intorno all’Italia, e per quanto di competenza l’Adriatico e lo Jonio, con prospezioni sismiche a mezzo di air gun, le cui onde sonore provocano il disorientamento degli animali a insospettire più di qualcuno tra gli addetti ai lavori e in particolare chi ha a cuore l’ecosistema del Mediterraneo. È  notorio, infatti, che da anni nei nostri mari sono in corso ricerche tese ad individuare possibili giacimenti di gas o di petrolio ed il principale metodo utilizzato per individuare gli eventuali giacimenti consiste nella scansione dell’intera zona prescelta mediante dei dispositivi detti “airguns” (cannoni d’aria) che, trainati da apposite navi, emettono suoni per via dell’introduzione nella colonna d’acqua di aria ad altissimi livelli di pressione: l’eco di questi suoni, riflessa dal fondale, rivela presenza, profondità e tipologia del giacimento. 

È necessario che questa volta – che si unisce ai sempre più frequenti spiaggiamenti di numerosi altri cetacei di più piccole dimensioni, quali i delfini – la Procura di Lecce, provveda al sequestro immediato della carcassa al fine dell’effettuazione di un’autopsia per accertare le cause della morte del povero mammifero marino. Quest’occasione potrebbe essere quella giusta per svelare la verità sul decesso di questo grande esemplare, affinché sia eliminato ogni dubbio circa la casualità o meno del suo spiaggiamento. Perché se davvero dovesse essere conseguenza dello sconsiderato sfruttamento delle risorse marine effettuato da soggetti senza scrupoli, che compiono ricerche di depositi di gas e petrolio, o da un altrettanto sconsiderato modo di gestire i traffici marini, civili o militari, allora anche la politica dovrebbe trarne immediatamente le conseguenze”.______

LA RICERCA nei nostri due ultimi articoli sulla questione, del 15 ottobre e del 4 settembre scorsi

TRIVELLA CONTINUA. IL GOVERNO GENTILONI PEGGIO DI QUELLO DI RENZI. IL MINISTRO CARLO CALENDA, SEMPRE LUI, AUTORIZZA UN’ ALTRA MULTINAZIONALE A SCONVOLGERE I NOSTRI MARI, IN NOME DEL PROFITTO DI POCHI, E IN SPREGIO DELLA VOLONTA’ POPOLARE, DEI PARTITI E MOVIMENTI E DELLE ISTITUZIONI SALENTINE

POLEMICHE E SOSPETTI SULLE TRIVELLE NEI NOSTRI MARI

 

Category: Cronaca, Politica

Lascia un commento