IL DISCORSO DI FINE ANNO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA SERGIO MATTARELLA / UNO SCIALBO E IPOCRITA REPERTORIO DI LUOGHI COMUNI

| 1 Gennaio 2018 | 0 Comments

di Giuseppe Puppo______

Al terzo tentativo, il risultato è sempre quello: deludente. Sergio Mattarella nel suo tradizionale messaggio di fine anno affastella una serie di luoghi comuni che non lasciano segno alcuno, né nelle menti, né tanto meno neo cuori di alcuno: evaporano, evanescenti.

Senza alcun accenno critico a responsabilità per la situazione difficile, che pure però si può superare, i problemi si posso risolvere, assicura.

Senza alcuna indicazione, senza nessuna chiamata di responsabilità, senza nessuna indicazione di come sia possibile.

E senza nemmeno un minimo di autocritica, di chi, come lui, fa politica, partitica, da decenni.

Faccio un solo esempio, e potrei continuare a lungo.

Il presidente invita gli Italiani ad andare a votare, cosa di per sé buona e giusta.

Ma prima aveva rassicurato, con l’ unico lampo passato dentro ai suoi occhi, del fatto che adesso c’è una legge elettorale nuova, “uniforme”, ha detto così, e basta, che egli ha inopinatamente firmato, dopo averla ispirata, certo più di quella precedente che portava il suo nome: sì, il “rosatellum bis”, che, per come è articolata, sembra fatta apposta per scoraggiare il voto dei cittadini, sminuirlo, minimizzarlo.

Tutto così.

Se la politica, in una delle definizioni migliori che siano mai state ad essa attribuite, è la capacità di costruire il futuro, bisogna cominciare a farlo.

Il futuro è già cominciato.

La politica, è chiamata a costruirlo, prima, e a governarlo, poi.

Con il rispetto per il territorio, la natura, con nuovi stili di vita, con l’ informazione, la condivisione, la partecipazione, la giustizia sociale, la lotta alla povertà, il rupudio della guerra e della violenza di ogni genere.

 

Noi, in genere, per come ci siamo ridotti, e soprattutto per come ci hanno ridotto, del futuro abbiamo paura: ci fa inquietudine, sviluppa ansia, e, nel migliore dei casi, desta preoccupazione.

Ecco, ci manca la consapevolezza, di volerlo affrontare, e non tanto per noi, quanto per le nuove generazioni.

La vera sfida, è riuscire, subito, a recuperarla, con quell’ entusiasmo, che certo non può venire da questo presidente della Repubblica, da questi signori che la Repubblica hanno governato negli ultimi decenni.

 

 

 

 

 

 

Category: Politica

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